Il migliore amico di mio padre

Sborrare in faccia: racconto erotico

 

 

La festa era terribilmente noiosa. Io me ne stavo sull’attico del palazzo a fumare una sigaretta in santa pace, lontana da tutti quegli snob arroganti che popolavano la festa che mio padre aveva organizzato per una raccolta fondi.

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Mi trascinava sempre a quegli eventi spocchiosi che non avevano nulla a che fare con me o con il mio mondo.

-Salve signorina.

Era Giorgio, il migliore amico di mio padre. Probabilmente anche lui era finito sul tetto di quell’attico per fumare una sigaretta.

-Si, mi ricordo ancora di quando se non fumavi ad una festa eri considerato uno sfigato… tu non eri neanche nata.- disse, sorridendo.

Odiavo quando la gente considerava la gioventù come una specie d’ignoranza momentanea.

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-Devono essere stati dei grandi tempi, senza internet e localizzatori satellitari, eh?- risposi.

-Certo… noi sapevamo perderci.

Cazzo, quella era proprio una gran bella risposta. Mi aveva colpito, l’ammetto.

Accese una sigaretta e mi guardò intensamente. Iniziai a pensare che se mi fossi impegnata, sarei riuscita a farglielo venire duro in una manciata di secondi.

-Senti, ti posso mangiare il cazzo?

Rimase di pietra. L’uomo più loquace e impassibile che avessi mai conosciuto divenne come una specie di statua di marmo.

-Co… cosa!

-Vorrei succhiarti il cazzo, bere il tuo sperma e poi tornarmene alla festa come se niente fosse successo. Voglio continuare a vederti imbarazzato ai pranzi di Natale, mentre guardandoci penseremmo per sempre a quel momento in cui il tuo cazzo era nella mia bocca… mentre mi sottomettevo a te come una prostituta. Ti va di fartelo succhiare dalla figlia del tuo miglior amico?

So di essere bella e so perfettamente di aver sempre fatto un certo effetto a Giorgio. Sono sicura che si sia masturbato molte volte pensandomi in costume da bagno. Li vedevo i suoi occhi fissi sulla mia fichetta giovane, quando uscivo dall’acqua in Sardegna.

Mio padre mi aveva trascinato in quell’inferno borghese ed io avrei succhiato il cazzo borghese del suo migliore ed unico amico.

Lui se ne stava immobile ed impassibile, mentre la sua sigaretta si stava facendo fumare dal vento. Gli slacciai la cintura. Non si mosse. Gli abbassai la zip dei pantaloni. Non si mosse.

Aveva un pisello lungo e corposo. Poggiai le ginocchia a terra, sentendo il freddo delle mattonelle penetrarmi nelle ossa, senza sapere se quel freddo provenisse da fuori o dentro di me. Accolsi il suo cazzo duro nella mia bocca.

L’inverno era alle porte e quel pisello inturgidito e caldo nella mia bocca era quasi un piacere. Stabilizzava la mia temperatura interna.

Ciucciavo lentamente, perché volevo farlo impazzire. Quel pompino non doveva essere un semplice bocchino da quattro soldi, ma doveva essere il migliore di tutti i tempi.

Lo guardai dritto negli occhi, quegli stessi occhi che mi avevano vista crescere e che adesso si specchiavano in una pompinara professionista. Ero drogata da quel cazzo che continuava a pulsarmi nella bocca. Iniziai a leccargli la cappella.

-Succhiamelo tutto, baby.- disse.

-Sì signore. Ti piace fartelo succhiare?

-Sì.

Le ginocchia iniziavano a farmi male, ma il pensiero che gli altri invitati avrebbero potuto scoprire il nostro incontro dalla sporcizia delle mie ginocchia mi stava facendo bagnare come una matta.

Mi sentii tirare per i capelli. Giorgio mi scostò da sé ed iniziò a masturbarsi, mantenendo la mia faccia sei o sette centimetri dal suo cazzo.

Voleva venirmi in faccia, guardando la sua sborra colarmi sul viso. Desideravo che mi spruzzasse tutto se stesso addosso; mi sarei anche fatta pisciare in faccia se solo lui avesse voluto.

Quando venne, il suo sperma mi colpì in un occhio, bruciava molto ma io rimasi ferma e impassibile a farmi eiaculare in faccia. Ero la sua troia e le troie dovevano rispettare le gerarchie.

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