La Vampira

Troia succhia un cazzo nero

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Credete nei mostri mitologici? Ai fantasmi? Ai vampiri e uomini che diventano lupi feroci al chiaro della luna piena? Beh, penso che gran parte di voi abbia detto ” NO “, esattamente come avrei risposto io, prima del fatidico incontro, che cambiera’ per sempre il mio modo di vedere le leggende.

Era la sera del 2 Novembre, io stavo tornando a casa dopo una bella serata passata con gli amici, a bere della birra artigianale al pub. Ricordo tutto molto bene anche perche’ quella sera avevo deciso di non ubriacarmi come il resto del gruppo, pensavo che almeno uno di noi sarebbe dovuto rimanere un po’ piu’ lucido degli altri. Comunque il pub neanche era tanto lontano da casa e quindi non avevo bisogno della macchina, tanto meno di un taxi. La serata non era particolamente fredda per essere Novembre, ma ricordo che improvvisamente, l’aria era diventata fredda e gelida, al punto che potevo far uscire del fumo dalla bocca, causandomi una piccola risata. Mi fermai e respirai veloce, cercando di creare un’enorme nuvola, senza pero’ riuscirci.  Quando la piccola nuvola sfumo’ definitivamente, vedi lei. Era li, in piedi, appoggiata al palo della luce. Aveva i capelli rossi, carnaggione chiara, abbastanza alta, con delle curve da modella. Indossava un top di pelle, con le spalle scoperte ed una minigonna, che forse era anche piu’ di mini.

Se ne stava li ad osservare la mia cretinata con un sorriso sulle labbra. Mi guardava dritto negli occhi, con uno sguardo che era quasi paralizzante. Rimasi fermo ad osservarla, mentre lei, con un’andazzo da puttana sculettante, si avvicinava  me, mordendosi un labbro, sfoderando uno dei piu’ sensuali sorrisi mai visti prima. Era cosi’ vicino da poter sentire il suo respiro su di me, oltre la sua mano che sfiorava le mie labbra. ” Tu mi vuoi vero? ” il suo era un tono da bimba biricchina, io , bloccato davanti a lei, risposi di si, con il cenno del capo. ” Mmmm…lo sento “, mi disse lei, mentre la sua mano stava strizzando il mio cazzo diventato duro nei jeans. ” Mi daresti qualunque cosa vero? ” il suo tono sensuale mi aveva ipnotizzato, facendomi dire di si con il cenno del capo ad ogni sua domanda. Mi stava slacciando i jeans, abbassandomeli insieme alla mutanda, lasciandomi il cazzo nudo in mezzo all’aria gelida. ” Mmm come sei caldo, sento il pulsare del tuo sengue nelle vene ” la sua voce era di chi aveva fame, con le labbra che mi sfioravano il collo, mentre le sue mani avevano impugnato il mio cazzo masturbandolo. Potevo sentire i suoi denti aguzzi toccare il mio collo ” Mmmm sento le tue vene piene di sangue…e il tuo cazzo pieno di sperma ” e poi comincio’ a farmi un succhiotto sul collo mentre le sue mani scivolavano sul mio cazzo con esperienza.

Quando ritiro’ su la testa, vidi attraverso il suo sorriso i suoi denti, piu’ lunghi e aguzzi del normale, sporchi con alcune goccie che presumo siano state del mio sangue. ” Mmmm ottimo sangue…ora assaggiamo il dessert ” mi disse, prima che la sua testa comincio’ a scendere, arrivando faccia a faccia con il mio cazzo duro. La sua bocca si apri’ ed’era grande come quella di un coccodrillo, con dei denti lunghi e affilati. Il mio cazzo entro’ tutto dentro quella enorme bocca, che emanava un suono stridulo. La donna vampiro’ comincio’ a succhiare cosi’ forte che sembrava che il mio cazzo fosse finito dentro il tubo di un’aspirapolvere. Succhiava con gusto e avidita’, la stessa avidita’ di una persona affamata. Succhiava e masturbava quel poco che era rimasto fuori del mio cazzo, fino a quando dentro di lei il mio cazzo non esplose in una delle piu’ gloriose sborrate mai fatte. Sentivo il mio cazzo pulsare dentro la sua bocca e lo sentivo schizzare caldo seme caldo, che lei ingoiava. Succhiava ed ingoiava da far invidia migliore delle pornostar. Il mio corpo tremava e sentivo tutti i muscoli del mio corpo irrigidirsi sotto il potente risucchio di quella vampira.

Si alzo’, con della sborra che colava dal lato della sua bocca, con un dito se la riporto’ in bocca, mentre mi guardo’ dritta negli occhi, prima di sparire nel nulla, lasciandomi con i pantaloni abbassati, in una gelida serata di Novembre.

 

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