La gonna in lattice di Katie e la timidezza insita di Carlo

L’auto ha percorso una lunga strada a senso unico e si è fermata davanti a un vecchio edificio. “Qui è dove raggiungerai il nirvana”, mi sono ripetuto.
Sono sceso dalla macchina per raggiungere Katie, bellissima, ci siamo conosciuti su https://www.bacirosa.com/.

Il luogo del nostro appuntamento sembrava uscito da un vecchio film bianco e nero, un corridoio buio, una scala di legno con gradini consunti saliva al primo piano e conduceva a un piccolo pianerottolo. A destra e a sinistra un corridoio, ancora poco illuminato, separava diverse stanze. Davanti, sul pianerottolo, era aperta una porta. La luce emanava dalla stanza, così come il suono di un televisore. E lì era lei, pronta ad accogliermi e farmi vivere la notte più lunga e avventurosa della mia vita.

Con la minigonna in lattice nera e gli stivali sembra avermi proiettato già in un’altra dimensione, ma starò facendo la cosa giusta!? Il dubbio non era più consentito. Mi sono guardato intorno e lei si è morsa il labbro. Sapeva di essere sexy, mi chiedevo se molti uomini avrebbero voluto cavalcare con questa piccola escort, eppure c’ero io li in quel momento. Il mio respiro ha accelerato, avevo paura, un momento di panico. Katie mi ha riportato alla realtà.

– Andiamo Carlo, lo abbiamo organizzato in ogni piccolezza questo incontro.

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– Sono spaventato a morte. Katie, ho paura. Mi vergogno.

– Non preoccuparti, andrà tutto bene, ci siamo passati tutti. Però adesso il nostro momento è arrivato, evita di sprecare tutte le tue energie frignando, perché non durerai la notte. Lei rise piano.

L’ho seguita lungo il corridoio. Mi ha sorriso mentre mi stava accanto. Il mio cuore ha cominciato a battere più velocemente. Siamo tornati giù per le scale. Nel corridoio al piano di sotto siamo passati affianco ad una giovane donna bruna con un uomo, i quali stavano salendo. Lei mi ha guardato e ci siamo scambiati un piccolo saluto e un sorriso che voleva essere complice.

Ho visto altri uomini salire. Alcuni ci hanno guardato. Altri, la maggior parte di loro, sono passati senza nemmeno guardarci, senza vederci, quasi come se fossimo invisibili. Per loro probabilmente dovremmo esserlo, non lo so. Rispetto a loro, mi vergognavo. C’era qualcosa di malsano ma anche di terribilmente perverso, erotico nei miei occhi. Ero diventato una merce. Una merce che guardiamo, dalla cui freschezza giudichiamo la qualità. Ero diventato un oggetto sessuale che potresti affittare. Vendevo il mio corpo, nonostante fossi io a pagare quella donna.

– Ti stai mettendo a nudo?

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Mi morsi le labbra, mi tremavano le gambe. Ho trovato difficile rispondere. L’ho guardata.

– Va tutto bene, andiamo.

Stavo per svenire di nuovo. Ho guardato Katie e ci siamo scambiati una breve occhiata d’intesa, sapevamo entrambi nei prossimi minuti cosa sarebbe successo.

– Ecco, spogliati completamente. Le dico

Mi ha guardato mentre si sbottonava la camicia. Mi sono sentito arrossire. Una piacevole palla di angoscia e desideri è nata alla bocca dello stomaco. Per me la situazione era tanto imbarazzante quanto eccitante. Mi sono tolto la giacca e l’ho messa sullo schienale della sedia. Non staccava gli occhi da me mentre si spogliava. Mi sono seduto sul letto e ho sentito l’erezione palesarsi quando lei ha cominciato a togliersi gli stivali uno per uno dopo aver aperto delicatamente le cerniere. Le ho guardato le cosce, il seno. Mi sono abbassato i pantaloni dopo essermi tolto le scarpe. Le ho voltato le spalle per toglierle la minigonna.

Si è spostata per aspettarmi sul letto, evidentemente abituata a questo tipo di relazione. Questo mi ha rassicurato, non sapevo come chiederglielo. Mi sono fatto avanti.

– Mettiti a nudo, togliti anche le calze.

Ero confuso. Non appena sul letto ha preso il mio pene in mano, mi ha guardato. Il mio pene non era ancora duro. Ho provato ad applicarmi, a fare come Katie mi aveva detto. Le ho accarezzato i capelli sulle spalle, la sua mano è scesa sulla mia schiena, I miei fianchi. Di tanto in tanto i nostri occhi si incontravano specchiandosi.

La situazione per me era senza precedenti. Era l’imbarazzo più che la vergogna, il desiderio era presente alla bocca dello stomaco. La mia mano sul suo sedere, la sua bocca sul mio uccello. Non era una da convenevoli la ragazza. Sono venuto.

Io che avevo aspettato, che avevo fantasticato su questi momenti, su questo preciso momento per giorni. Stavo per godermi un altro orgasmo. Si è mossa lentamente su di me, come una vera professionista della cavalcata. Ho chiuso gli occhi, ho cercato di respingere questo desiderio che sentivo sorgere. Con la testa sopra la mia, mi ha guardato, stregandomi.

I suoi movimenti sono diventati più veloci, molto più veloci e più forti. Il mio respiro è accelerato, mi sono lasciato andare allargando le braccia sul letto, aggrappandomi ai bordi del materasso per trattenermi. Ho chiuso di nuovo gli occhi, contraendo il viso in una smorfia di dolore. Non sono riuscito a trattenere alcuni gemiti. Il mio respiro, che diventava sempre più forte e veloce, tradiva la mia condizione. Ogni colpo ai reni mi avvicinava all’orgasmo che sentivo crescere. Le ho stretto il seno ancora più forte, cercavo di incrociare la mia bocca con la sua. Ha girato la testa da destra a sinistra per evitare le sue labbra sulle mie. Non voleva che la baciassi.

– Lasciati baciare Catie.

Ho sentito che l’orgasmo era molto vicino. Mi ha tenuto la testa con una mano. La sua bocca è caduta quasi accidentalmente sulla mia, rinunciando di fatto alla lotta. La sua lingua sapeva di sigaretta fredda. Mi ha dato due o tre spinte ancora più forti. Quasi contemporaneamente l’orgasmo mi ha liberato da una tensione che era diventata troppo forte.

Mi ci sono voluti alcuni secondi per riprendere i miei sensi. Ero riuscito a trattenermi e a respingere il secondo orgasmo quasi dall’inizio. Mi sentivo bene, rilassato e sollevato. L’ho allontanato delicatamente. Si alzò, guardandomi in modo strano.

Ognuno di noi si è vestito da solo. La guardai rifare il letto, rimettere il copriletto. Ho aperto la porta, lei mi ha seguito. Siamo scesi insieme le scale, mi ha lasciato senza nemmeno voltarsi indietro.

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