La musa e il pittore



Ragazza nuda in posa

La musa e il pittore.

Adoravo i suoi quadri. In un mondo d’arte astratta, lui rimaneva così radicato nei canoni d’un tempo che faceva quasi venire rabbia.

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Era talmente bravo che tutti gli altri pittori lo detestavano. Una volta sentii dire da un insegnante dell’accademia d’arte -ucciderei mia moglie per avere la sua mano sinistra.

Quando mi telefonò per chiedermi di posare per lui fui molto contenta. Era una gran bella responsabilità essere dipinta da un tale genio.

Non provai nessuna vergogna quando mi dovetti spogliare davanti ai suoi occhi scrutatori. Lui mi guardava come nessun altro aveva mai fatto prima. Sembrava andare oltre la superficie naturale delle cose e delle persone.

Avevo una voglia di scoparlo che non aveva senso. Era solito realizzare uno schizzo a carboncino per i suoi lavori, lasciando libere le modelle nel giro di un quarto d’ora. Inutile dire che quello fu il quarto d’ora più intenso della mia vita.

Guardava ogni parte di me, come se fosse un po’ Dio e un po’ una madre. Era così attento ai dettagli perché il giorno seguente avrebbe dovuto ricrearmi su tela.

Mi bagnai molto, durante quel quarto d’ora maledetto.

-Puoi rivestirti Gemma.- disse, sorridendo.

Fu una coltellata al cuore, sentirmi dire di rimettere i vestiti quando in realtà avevo solamente voglia di restare nuda.

-Quindi, domani inizierai a lavorare al quadro?- domandai, cercando di rimandare il momento in cui mi sarei rivestita.

-Certo.

-Che bello. Dipingerai me… sono molto onorata.

-No, non dipingerò te. Tu sei qui e non sei più quella di un attimo fa; io dipingerò la te di prima. Una te che tristemente non tornerà mai più.

Mi eccitai come non mai. Come diavolo ci riusciva? Non era bello. Era semplicemente un genio e quello lo rendeva la persona più desiderabile dell’intero mondo.

-Scopami. Scopa con la me di adesso. Se questa me non tornerà mai più, voglio che almeno lei sia felice.- dissi, senza nemmeno accorgermene.

Si avvicinò a me. Sembrava un lupo davanti ad un tenero e succulento agnellino. Accarezzò la mia guancia e mi baciò intensamente. Il tempo si era fermato e solamente noi l’avevamo capito. Era un segreto che non avremmo mai gridato ad alta voce, per non interrompere la favola silenziosa che stavamo creando.

Si accorse subito che ero già bagnata, mentre tirava fuori il suo pene eretto. Mi spinse verso una colonna del suo studio e, allargandomi le gambe, mi penetrò senza pietà.

Lo sentii entrare dentro di me come un treno in una galleria di carne umida.

Fu una sensazione molto intensa. Era rude e delicato allo stesso tempo.

Era un genio anche in quello. Sembrava in grado di fare arte con ogni cosa.

Mi scopò molto lentamente, portandomi per due volte all’orgasmo e quando venne sulla mia pancia, lo fece come se fosse una pennellata d’autore.

Era tutto finito? La me di quel momento era stata ampiamente soddisfatta, ma la sua erezione sembrava non volerne sapere di diminuire per poi affievolirsi del tutto.

No, il suo cazzo era ancora lì, dritto come una spada capace solo di ferire di piacere estremo.

Mi girò di forza e, dopo avermi posizionata a pecorina, riprese a scoparmi. Ero al settimo cielo. Quell’uomo doveva essere un alieno.

Era lento e ritmato come una chitarra spagnola. Non avevo mai goduto così tanto in vita mia.

Ero così bagnata da provare quasi un forte imbarazzo.

-Se solo potessi, vorrei soddisfare la te presente, passata e futura. Purtroppo solamente l’arte ha la possibilità di fare questa cosa, immortalando gli attimi, proiettandoli in un futuro costante, sebbene anch’esso limitato.

-Voglio essere scopata. Presente, passato e futuro, cazzo… continua.

Non avevo altre parole da pescare nel mio carniere. Era tutto così confuso e senza nemmeno accorgermene, piombai nel mio terzo orgasmo.



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