Le perversioni latenti (capitoli 3 e 4)

LE PERVERSIONI LATENTI

Capitolo 3

La casa era molto grande, luminosa, appena entravi vedevi un gran salotto con due divani disposti ad L davanti all’ingresso, un tavolino di vetro al centro con sopra vecchie foto di famiglia del nonno e della nonna, compresa la mamma da piccola, che nulla aveva a che fare con lei, pensò Miriana mentre si guardava attorno, subito oltre i due divani c’era il balcone, che permetteva di vedere per strada, si fiondò su quel balcone per guardare fuori ed ebbe una gran vista sulla zona, sul giardino, sui vari negozi, bimbi che giocano a calcio, vecchietti che portano a spasso il cane, per non parlare poi di papà, che dirigeva le operazioni degli operai, indicando loro come distribuire le cose quando sarebbero saliti a casa. “ Miriana vieni qui”! Gridò mamma con tono autoritario. “Dimmi maa”! A Miri non piaceva eseguire ordini, faceva sempre tutto di testa sua e quando era costretta a far qualcosa si innervosiva terribilmente; “Vieni qui che devi sistemare le tue cose”! Rientrò in casa, stranamente quell’idea le piaceva, avrebbe adornato e arricchito la sua stanzetta come voleva, per fortuna non doveva condividerla con quel moccioso di suo fratello, anche se le due stanze erano entrambe molto vicine, sulla destra, oltre un corridoio dopo il salotto, a loro volta vicine alla grande stanza da letto dei loro genitori. “Va bene mà dammi i miei scatoloni suu”! Era diventata impaziente, la madre gli dette tutto incredula e la vide allontanarsi di corsa in quella che sarebbe stata la sua stanza, non troppo grande, ma abbastanza accogliente e spaziosa per le sue cose: poster di Justin Bieber, dei One direction e altri gruppi famosi, iphone, tablet, il suo pc portatile, la sua tv a schermo piatto, i suoi peluche di winnie pooh.
Giovanni era ancora giù a preparare tutto, rifletteva su come distribuire le cose, pensava già a quanto sarebbe stato faticoso sistemare tutto sopra. Gli operai per fortuna erano svegli e sapevano fare il loro lavoro, lui provò ad aiutarli un po’ ma presto si stancò e restò giù a far da guardia al camion, in bella vista per i pochi passanti della zona. Ricordava quel quartiere, eccome se lo ricordava, era li che corteggiava Simona parecchi anni fa, sembrava passata un eternità, eppure non era cambiato poi molto, il solito giardinetto, il salumiere, le case popolari dall’altro lato del giardino, e poi l’amato circolo del suocero, quante volte doveva fare attenzione a passar di li per non farsi vedere da questi, lo vide ancora, esattamente come allora, quei vecchi ritrovi dove i vecchiacci si ritrovano a sparlare di tutto, a non fare un cavolo durante tutta la giornata, a bere birra e giocare a carte, ricorda bene quel riccone bastardo del suocero li dentro a giocare a calcio balilla, a ridere e tossire per quella benedettissima broncopneumopatia che l’ha fatto crepare, lentamente, purtroppo. Si avvicinò al circolo, si affacciò per guardar dentro, già aperto alle 10 di mattina, vide tre vecchietti dentro seduti a fare la solita partita a carte, riconobbe due di loro, erano cari amici del suocero, ovviamente invecchiati parecchio dall’ultima volta, fece per tornare indietro quando: “ weee ma guarda un po’ chi c’è”! Disse uno dei due, Giovanni lo riconobbe, era : “Genzino ciao, ti sei ricordato di me, non me l’aspettavo, io bene e tu?”. Genzino era uno dei veterani del circolo, un uomo molto anziano, passati i settanta suppose Giovanni. “Genzì, chi è questo”? Disse l’altro vecchio con poca delicatezza, “Antò questo è il genero di Checco, pace all’anima sua, è un bravo cristiano, ti sei trasferito a casa di Checco eh?” La voce di Genzino lasciava trasparire un insinuazione un po’ indelicata; “ Si si infatti, abbiamo pensato di avvicinarci per….e tu tutt’apposto? Disse Giovanni credendo che non fosse il caso di dover dire per forza i fatti suoi a quel impiccione fastidioso. “ Si si tranquillo, solita vita, ad averla l’età tua mannaggia te, avete figliato tu e Simona si?” Giovanni indietreggiò mentre diceva: “ si..si infatti, bhe ora devo andare carissimo, mi ha fatto piacere”. Si voltò rapidamente e prese la strada di casa cercando di scappare da quella conversazione fastidiosa. “Bhe oh qualche volta vieniti a prendere na birra qua dai, devi raccogliere l’eredità del suocero ahah”! Giovanni fece finta di non sentire e ritornò rapidamente al camion.
“ Me Genzino, vieni che tocca a te qua”! Gridò l’altro vecchio ancora al tavolo. “ Si sto arrivan…..ehhh mi stavo proprio chiedendo a che ora dovevi venire tu oggi”! Genzino si rivolgeva ad un quarto vecchio che stava attraversando il giardino verso di loro, indossava una camicia celeste un po’ umidiccia a causa dell’alta temperatura estiva e un paio di pantaloni color sabbia, era grasso e semi calvo ed aveva l’espressione incuriosita: “Ciao Genzino, dammi una birra che fa un caldo assurdo stamattina”! “ We pinuccio”! Gridarono entrambi i vecchi rimasti dentro. Pino ricambiò con un cenno di saluto e poi si rivolse nuovamente a Genzino: “ Ma chi è quello”? Indicando con un dito Giovanni che nel frattempo era tornato al trasloco. Genzino rispose: “ Quello è il genero di Francesco De Curtis, te lo ricordi”? Certo che lo ricordava, era come un fratello minore per Pino, un amico di vecchia data, si conoscevano da 40 anni, tante serata insieme, risate, birre, fin quando purtroppo le sigarette posero fine alla sua vita. Pinuccio fece cenno di si a Genzino e si accese una sigaretta in attesa della sua birra, mentre continuava a guardare incuriosito Giovanni.

Capitolo 4

Fu facile abituarsi alla nuova casa, più autobus per la scuola, possibilità di uscire a piedi e tornare un po’ più tardi la sera, andare a casa di amiche per studiare. Tutto ora era più semplice per Miri, quel giorno poi era particolarmente felice di tornare a casa per poter mettere le nuove foto sul suo fornitissimo profilo facebook. Mangiò molto rapidamente e si fiondò in stanzetta al pc, collegò il suo cellulare e passò tutte le nuove foto fatte a scuola con le amiche. Quel profilo era pieno di album, “estate 2015”, “ vacanze di natale”, “ amiche per sempre”, “la mia pazza famiglia” e ovviamente non potevano mancare le “immagini del profilo”: Miri si divertiva a posare in tutti i modi possibili e immaginabili, aveva già inaugurato il bagno di casa nuova con tante fiammanti foto in pose provocanti, quanto adorava avere i “Mi piace”! Per lei era diventata quasi una droga, non si accontentava fin quando non raggiungeva almeno i 500, e di ammiratori ne aveva parecchi, stare su facebook era come un lavoro a tempo pieno, ogni giorno accettare centinaia di richieste di amicizia, NON rispondere ai numerosi ragazzi che la contattavano, leggere i loro commenti da fessacchiotti, tutto ciò accresceva il suo ego in una maniera spropositata, si sentiva padrona di quel sito, anche se le rimaneva un ultimo dubbio: “Come foto profilo meglio quella con il top nero e le poppe in bella vista o quella al mare di spalle sulla sabbia”?
Incredibile pensare come ci si può abituare a tutto, pensare che pochi giorni prima Giovanni odiava quel circolo, ma ora gli sembrava fosse diventata una seconda casa, era diventato naturale, dopo il lavoro e prima di cena, passare i pomeriggi a scolare birra e giocare a carte con quei quattro bifolchi, che tutto sto male non erano, specie in un ambiente come quello dove le amicizie erano rimaste comunque lontane e il tempo, in qualche modo, bisogna pur perderlo. Non era un padre molto presente Giovanni, in effetti ricorda quando in gioventù pensava che non avrebbe voluto figli, non era per lui, ma come potersi opporre a Simona, la sua chiave d’accesso ai soldi, doveva accontentarla, bisognava prenderla in questo modo: meglio i figli con i soldi che scapolo squattrinato. “Giovà tocca a te”. Disse Genzino spazientito. “ A che stai a pensare alle vacche”? “ No no hai ragione, scusate. Prese e scartò l’asso di bastoni senza rendersi conto che poteva servirgli. “ Bhe Gianni”, continuò Genzino, “ come ti stai trovando nella casa nuova?”. “ Bene bene, alla fine mi è comodo per il lavoro, poi stare così vicino al centro è troppo bello, i ragazzi pure sono contenti, Simona può andare a fare la spesa a piedi, insomma non potrebbe andar meglio”.” Me mi fa piacere “ rispose Genzino sempre tanto loquace. Pinuccio era li che guardava le notizie sportive alla tv, un po’ in disparte con la birra in mano e seduto sulla sedia, oggi si sentiva più triste del solito, il lecce aveva perso in casa, il calcio era una delle poche cose ancora in grado di fargli provare sentimenti positivi, oltre a internet naturalmente. “ Sono giovani i figli tuoi Giovanni?” Chiese un compagno di briscola al tavolo. “ Si giovanissimi, ho il piccolino, Francesco di 8 anni che è una vera peste, urla e frigna tutto il giorno e litiga sempre con la sorella, Miriana, che invece ne ha 15, na bimbetta che si sente già na donna, non sapete quanti soldi in vestiti mi fa spendere”. Pinuccio drizzò le orecchie, “bimbetta che si sente già donna”… gli ricordava la frase che disse tantissimi anni fa, quando era un bimbetto anche lui, ad una ragazzina di cui era innamorato, aveva perso completamente la testa per questa ragazzina, era bionda con gli occhi blu e già a 15 anni aveva due tette così grosse che non passavano inosservate, Pino le ricordava ancora e al solo pensiero la patta dei pantaloni cominciò a gonfiarsi. Era tanto bella quanto crudele, lo sfruttava per piccoli favori, si faceva accompagnare col motorino, si faceva pagare da mangiare, regalini ecc, ma nel momento in cui Pino si dichiarò fu di una cattiveria unica: “ Ma che vuoi da me…sei un mostro!” Quelle parole lo distrussero, per diversi giorni non uscì di casa, non mangiava, non beveva, non andava a lavoro. Si può dire che quell’esperienza condizionò molto la sua vita, si chiuse in se stesso, provarci con le ragazze divenne sempre più difficile, si sentiva a disagio con loro, cominciò a comprare piccole riviste erotiche, ricorda ancora il primo numero di Playboy nascosto sotto il letto di casa, Milo Manara letto a sbafo nel giornalaio, e poi ricorda ancora quel giorno in cui il figlio di suo fratello gli insegnò ad utilizzare internet, fu una vera svolta, finalmente poteva avere tutto lo svago che voleva comodamente da casa; non era di certo molto portato per il pc, ma andare sui siti porno e l’utilizzo di facebook e altri social diventarono sue specialità. Cominciò a esplorare mondi trasgressivi di cui non sapeva manco l’esistenza, donne anziane con ragazzini, viceversa, donne con cani e cavalli, donne con il cazzo, tutto gli sembrava così nuovo ed eccitante. Diventò dipendente dalla pornografia, non riusciva più a liberarsene, anche le prostitute passarono in secondo piano ora che poteva vedere e immaginare tutto ciò che voleva. Era perso completamente nei suoi pensieri, quando ad un certo punto una voce lo riportò alla realtà: “Scusate…è qui mio padre?”

 

Autore: MIckis

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