Il giorno della partita

Tutto era già stato organizzato circa un mese prima.
Andrea e Roberto, miei colleghi di ufficio, sarebbero andati a casa di Francesca, cioè io, a vedere il derby Milan-Inter in una giornata di fine novembre.
Mi è sempre piaciuto il calcio, sono milanista fin dalla nascita e guardare le partite della mia squadra è una delle cose che preferisco in assoluto. Avevo invitato anche Eleonora, una delle mie due migliori amiche.
Conosco Eleonora fin da quando ero piccola, abbiamo 23 anni tutte e due e siamo migliori amiche dai tempi della scuola elementare; forse siamo così amiche perché siamo l’opposto in molte cose. Io bionda, lei mora, io liscia, lei riccia, io piuttosto bassa, lei piuttosto alta, io abbastanza estroversa, lei più timida e così via per molte altre cose.
Eleonora arrivò a casa mia intorno alle ore 15. Passammo il pomeriggio insieme facendo un giro in un grande centro commerciale per comprare qualcosa da bere per la sera.
Andrea e Roberto arrivarono da me per le 19.30, andammo a prendere le pizze alla pizzeria a pochi metri da casa mia.
Tornati su feci accomodare gli ospiti, apparecchiai velocemente la tavola, tirai fuori dal frigo un paio di birre da 66cl per i ragazzi e una bottiglia di coca cola per me ed Eleonora (non amo particolarmente la birra) e mangiammo.
Finimmo di cenare per le 20.30 circa. Mancava un quarto d’ora all’inizio della partita.
Ci sedemmo sul divano. Roberto all’angolo destro, Andrea a sinistra ed io in mezzo. Eleonora prese posto su una sedia a fianco del divano.
La partita iniziò ma la mia testa era completamente altrove. Non riuscivo a togliermi dalla mente l’immagine di Andrea e Roberto che mi scopavano. Volevo che quella fantasia nella mia testa divenisse realtà, lo desideravo con tutta me stessa. Fondamentalmente era quello per cui li avevo invitati.
Sapevo che non era difficile che accadesse, perché sapevo che in fondo era quello che volevano anche loro, o almeno sapevo che non avrebbero mai rifiutato del sesso se glielo avessi proposto; dovevo solo trovare un pretesto, un’occasione perché ciò accadesse.
La partita era iniziata già da 15 minuti abbastanza noiosi ed era ancora in pareggio, così decisi che era arrivato il momento di movimentare un po’ la serata. O ci avrei provato adesso o sarebbe stato troppo tardi.
“Facciamo una scommessa?” – dissi. Andrea mi guardò e sorrise.
“Che tipo di scommessa?” – disse lui.
“Non lo so..una scommessa!” – risposi imbarazzata. Non so se avevano capito che tipo di scommessa avevo in mente ma speravo di si. Per quello ero imbarazzata.
“Una scommessa del tipo che se il Milan perde domani ti spogli a lavoro?” – disse Roberto.
“Ahah…più o meno…” – risposi.. “Veramente preferirei una scommessa che sia valida stasera, non domani o chissà quando…” – aggiunsi.
“Se hai proposto una scommessa avrai già qualcosa in mente..” – disse Andrea. Non aveva affatto torto ma non volevo darlo a vedere.
“Non ho in mente niente” – risposi.
“Sicura?” – disse Roberto.
Girai lo sguardo verso Eleonora e notai un sorriso sul suo volto. Lei lo sapeva cosa avevo in mente, le avevo parlato diverse volte di come avrei voluto andasse la serata, del fatto che mi sarei fatta scopare volentieri da Andrea e anche da Roberto, se lo avessero voluto. Era la prima volta che Andrea e Roberto vedevano la mia migliore amica Eleonora e ciò rendeva difficile far entrare anche lei nel tipo di scommessa che avevo in mente. Avevo parlato diverse volte di lei in ufficio e avevano già visto qualche sua foto su Facebook ma di persona era il primo incontro. A parte che non avevo il coraggio di chiederlo, ma poi non era certo la situazione ideale per proporre una scopata di gruppo.
Per quanto riguarda il mio rapporto con Eleonora mi è già capitato di vivere con lei situazione particolari, l’ultima durante un weekend a Verona alla fine della scorsa estate. Stò bene quando sono con lei, più di quanto lo sia mai stata con i miei ex ragazzi. E così una sera in hotel a Verona, dopo aver cenato insieme e bevuto un bicchiere di vino di troppo mi sono trovata non so bene come con la testa tra le sue gambe a leccare la sua patatina. Non ho ricordi precisi di quella serata a dire il vero, come ho già detto non ero del tutto sobria, ma se c’ė una cosa che ricordo ė l’odore della sua vagina bagnata e il suo sapore a contatto con la mia lingua. Non mi considero lesbica ma mi piace il fatto di conoscere tutto di Eleonora, compreso il sapore della sua figa.
“Allora cosa vogliamo fare?” – disse Roberto.
“Facciamo così…se il Milan vince sarò la vostra padrona per una sera” – dissi emozionata.
“Che tipo di padrona?” – disse Andrea
“Una di quella sadomaso con i vestiti di pelle, le catene e la cinghia per frustarti…” – scherzò Roberto.
“E se vince l’Inter?” – disse Andrea.
“Se vince l’Inter non so…decidete voi…quello che volete” – dissi io.
“Tutto quello che vogliamo??” – disse Roberto maliziosamente.
“Pirla!!” – risposi io, come se non fosse quello che in realtà desideravo.
“Eleonora dì qualcosa anche tu…devi partecipare anche tu alla scommessa!”.
“Non lo so!..” – disse lei imbarazzata. Eleonora non era propriamente una tifosa di calcio, era simpatizzante interista ma spesso guardavamo insieme le partite del Milan a casa mia per passare la serata in compagnia.
“Bene…allora decidiamo qualcosa noi…” – disse Andrea.
“Non so…potresti fare uno spogliarello, uno spettacolino qui per noi…” – disse Roberto. Scherzava, ma mi piaceva il fatto che la discussione stesse prendendo quella direzione.
“Mah…vediamo…” – risposi. Speravo dentro di me che mi prendessero sul serio. Ero pronta a spogliarmi lì davanti a loro anche in quel preciso momento.
“Come vediamo? Hai detto quello che volevamo noi..” – disse Roberto.
“In effetti hai detto così” – replicò Andrea.
“Hanno ragione loro” – intervenne Eleonora.
“E va bene…se dovesse vincere l’Inter organizzerò qualcosa” – dissi.
“Oppure…” – ricominciò a parlare Andrea – “Oppure, visto che tu ambisci ad essere la nostra padrona, se il Milan dovesse perdere sarai la nostra schiavetta tuttofare!” – disse sorridendo.
Sbuffai. “E va bene…” – dissi sorridendo.
Tornammo a guardare la partita che continuava ad essere abbastanza noiosa ma a circa dieci minuti dalla fine del primo tempo il Milan passò in vantaggio.
“Gooool” – urlai. Padrona o schiava, il mio obiettivo era comunque lo stesso, quindi tanto valeva tifare per la mia squadra. Andrea e Roberto dovevano uscire da casa mia con i coglioni svuotati, non mi sarei lasciata scappare questa occasione. Avevo troppa voglia dei loro cazzi.
Il primo tempo si concluse con il Milan in vantaggio per 1-0. Durante l’intervallo chiesi ai ragazzi se volevano altra birra e gliene portai due bottiglie. Ne bevvi un po’ anche io sebbene la birra non mi piace particolarmente sperando che sciogliesse un po’ i miei freni inibitori.
La partita ricominciò e dopo una ventina di minuti l’Inter segnò il gol del pareggio.
Andrea e Roberto fecero un balzo sul divano, si alzarono e si abbracciarono.
La partita terminò con il risultato di 1 a 1 senza ulteriori emozioni.
“E adesso come facciamo con la scommessa?” – disse Andrea.
“Pareggio…non si fa nulla” – disse Roberto.
“Facciamo decidere Eleonora” – esclamai istintivamente io. Tutti volsero lo sguardo verso di lei.
“Beh Eleonora, se te la senti di decidere per me va bene…” – esclamò Andrea.
“Vale lo stesso per me” – disse Roberto.
“Ma sì che se la sente…vero Ele?” – dissi io.
Eleonora arrossì e cercò di sfuggire ai loro sguardi; Non lo so…” – si limitò a dire.
“Dai, decidi…padrona o schiava, non è difficile…devi dire una sola parola”. – insistei.
“Schiava”. – disse Eleonora.
“Non è giusto!” – esclamai fingendomi imbronciata.
La mia condanna era stata emessa, sarei stata la schiava dei miei due colleghi per una sera.
“Bene…la tua amica Eleonora ha deciso…sarai la nostra schiavetta per stasera” – disse Andrea con aria divertita. Avrei voluto che abbandonasse quell’aria e ne mostrasse una più cattiva, avrei voluto essere scopata senza pietà, volevo che mi fottessero fino a farmi piangere fino a farmi pentire di aver accettato una scommessa così stupida. Volevo mostrare loro che non c’è limite a quanto una ragazza possa essere troia.
“Ditemi voi cosa devo fare…io sono pronta” – dissi con aria di sfida ai ragazzi.
“Facci uno spettacolino…una lap dance…decidi tu purché ci fai vedere qualcosa…” – disse Roberto.
“Aspetta Robi” – intervenne Andrea. “Non si trattano così le schiave, non possono fare quello che vogliono. Le schiave prendono ordini ed ubbidiscono, non decidono niente devono soltanto stare zitte e ubbidire”. Non avrei desiderato sentire parole più belle in quel momento. Sentivo che tutto stava andando nella direzione in cui volevo che andasse.
“Adesso la nostra bella schiavetta va nella sua stanza e torna qui vestita nel modo più provocante possibile”. – proseguì Andrea.
“Va bene” – dissi io, “sarà fatto”. Stavo per andare in camera quando Andrea parlò di nuovo.
“Ah, dimenticavo. Stasera noi siamo i tuoi padroni, per cui voglio che rispondi ai nostri ordini con un . Siamo intesi?”.
“Si…mio padrone” – risposi.
“Ele vieni con me?” – le domandai. Eleonora mi seguì in camera da letto; chiusi la porta, abbraccia forte Eleonora e le diedi un bacio sulla guancia.
Cominciai quindi a levarmi di dosso maglioncino e camicetta, mi sedetti sul letto e slacciai le scarpe da ginnastica, le tolsi e sfilai prima i jeans e poi le calze. I piedi nudi a contatto con il pavimento gelato mi fecero rabbrividire. Mi avvicinai al cassetto della biancheria intima e ne tirai fuori un paio di mutandine di pizzo nere, un reggiseno dello stesso colore e un paio di calze a rete. “Voglio farli impazzire” – dissi sottovoce a Eleonora che mi guardava seduta sul letto mentre mi preparavo. Mi eccitai più di quanto già non lo fossi sentendo il suo respiro sul mio collo quando le chiesi di aiutarmi a slacciare il reggiseno. Indossai quindi il reggiseno di pizzo nero, sfilai le mutandine e le cambiai quindi mi infilai le calze a rete. Diedi una sistemata al trucco sotto gli occhi e mi guardai allo specchio. Mi vedevo bella.
Presi dal cassetto dentro al comodino vicino al mio letto un paio di manette circondate da del pelo rosa, quelle che si possono comunemente comprare in un qualsiasi sexy shop e che avevo utilizzato qualche volta con il mio ex fidanzato. Dissi ad Eleonora che ero pronta e le chiesi di aprirmi la posta, Uscii dalla camera da letto gattonando tenendo le manette in bocca per la catena. I ragazzi guardarono verso di me esterrefatti. L’idea dei loro cazzi che si indurivano a guardarmi mi eccitava e mi dava coraggio. Gattonai verso il divano e mi fermai in ginocchio davanti ad Andrea. Non mi era ancora chiaro se i ragazzi avessero capito quanto le mie intenzioni fossero serie.
Lascia cadere dalla bocca le manette.
“Eccomi, miei padroni…” – dissi. “Fate di me quello che volete”.
I due ragazzi mi guardavano stupiti, io ero imbarazzatissima perché a quel punto mi era chiaro che non avevano ancora capito quanto reali fossero le mie intenzioni.
Eleonora si lasciò scappare una risatina notando il mio palese imbarazzo che cercò subito di mascherare portandosi una mano alla bocca.
Ero diventata tutta rossa, mi sentivo una scema, mezza nuda e inginocchiata davanti ai due ragazzi.
Mi feci coraggio e portai una mano all’altezza del cavallo dei jeans di Andrea, cominciai a massaggiarlo all’altezza del pacco, quindi slacciai la cintura e portai la mano sotto i suoi boxer. Mi sentivo come la peggiore delle troie e forse lo ero.
Non avevo mai avuto così tanta voglia di cazzo come adesso, abbassai i boxer di Andrea e avvicinando il viso lo presi in bocca. La parte difficile era passata, avevo il cazzo di Andrea in bocca, ora la strada sarebbe stata tutta in discesa. Comincia a succhiarlo avanti e indietro, la mia testa andava su e giù e la mia coda bionda oscillava da un lato all’altro. Roberto mi guardava con gli occhi sbarrati, certo non si sarebbe mai immaginato che la serata potesse prendere una piega del genere. La mia figa aveva già cominciato ad inumidirsi. Mentre succhiavo il cazzo di Andrea vedevo Roberto con la coda dell’occhio. Immaginavo il suo cazzo diventare duro mentre mi guardava. Senza lasciare la presa dal cazzo mi infilai una mano nelle mutandine e comincia a toccarmi. Mentre sentivo le dita bagnarsi mi eccitai ancora di più, andai con la testa più giù che potevo e per qualche secondo riuscii a farcelo stare in bocca per intero, quando tirai indietro la testa un rivolo di saliva e sperma uscì dalla mia bocca. Andrea mi passò una mano tra i capelli ed io spostai lo sguardo verso Roberto. Mi guardò negli occhi e sul suo volto spiccava un sorriso compiaciuto. Gattonai verso di lui mentre Eleonora assisteva alla scena imbarazzatissima. Sapevo che era contenta per me ma lei non poteva certo trovarsi a suo agio in una situazione come quella. Dovevo in qualche modo cercare di renderla partecipe del gioco.
“Non è giusto che io sto qui a succhiare i cazzi tutta sola…Eleonora fai qualcosa anche tu..”.
Lei diventò rossa. Tornai con lo sguardo su Roberto, con lei ci avrei provato più tardi. Misi una mano sui suoi jeans all’altezza del pacco come avevo fatto poco prima con Andrea. Sentivo il suo membro spingere come se volesse a tutti i costi uscire. Appoggiai i gomiti sul divano e con entrambe le mani gli slacciai la cintura, poi i bottoni, lo toccai un po’ lì sopra i boxer, poi infilai la mano sotto, lo presi in mano e lo tenni stretto. Iniziai a masturbarlo dolcemente, mentre la mia mano andava su e giù lo fissavo negli occhi e lui faceva lo stesso con me. I miei occhi sono bellissimi; non lo dico per presunzione, è sicuramente la parte che preferisco di me e che non cambierei per nulla al mondo. E poi se me lo dicono tutti un motivo ci deve essere. Sapevo di avere uno sguardo innocente e questo rendeva ancora più eccitante la situazione. Ormai le mutandine erano fradicie di un lago di umori. Abbassai delicatamente i boxer di Roberto e il suo grosso cazzo in erezione sbucò davanti al mio naso. Lo presi in bocca e comincia a succhiarlo e leccarlo così come avevo fatto con quello di Andrea. Il fatto che Eleonora fosse lì di fianco a guardarmi mi faceva sentire umiliata e fiera allo stesso tempo, fiera di aver raggiunto lo scopo che mi ero prefissata per la serata e di cui le avevo parlato diverse volte.
Mente avevo il cazzo di Roberto in bocca cercai con la mano destra quello di Andrea e ripresi a masturbarlo. Mi sentivo una regina, i cazzi erano il mio scettro. Quando tolsi il cazzo di Roberto dalla mia bocca Andrea riprese a parlare.
“Chi ti ha dato il permesso di succhiarci il cazzo?” – disse; “Guarda quanto è imbarazzata la tua amica Eleonora…è colpa tua, lo sai?” – aggiunse Roberto.
“Adesso gattoni verso di lei e lei chiedi scusa” – riprese a dire Andrea; “Sì, miei padroni…” – risposi.
Gattonai verso Eleonora che era tornata a sedersi sulla sedia a fianco del divano e mi fermai di fronte a lei. Alzai lo sguardo e la fissai con aria avvilita.
“Eleonora, vuoi che la nostra schiavetta faccia qualcosa per farsi perdonare? – disse Andrea.
“Non vi preoccupate…va tutto bene” – rispose lei sorridendo e sistemandosi i capelli per l’imbarazzo.
“Sei proprio sicura?” – le disse Andrea.
“Francesca sei proprio fortunata ad avere amiche come lei” – disse Andrea; “Già…dovresti baciarle i piedi” – disse Roberto.
“Ed è quello che farà adesso…Eleonora lascia almeno che la nostra schiavetta si prostri ai tuoi piedi e li baci” disse Andrea.
“Va bene” – disse Eleonora sorridendo; “Hai sentito o sei sorda? Muoviti” – mi intimò Andrea.
Lentamente cominciai a slacciarle le stringhe delle scarpe, quindi gliele sfilai dai piedi e lo stesso feci con le calze.
Mi accorsi solo in quel momento di quanto fossero belli i piedi di Eleonora…erano piccolini, ben curati e nonostante avessimo passato una giornata a camminare erano ancora profumati e sudati solo in minima parte, quel tanto che bastava a renderli ancora più eccitanti.
Abbassai la testa e inizia a baciarglieli ripetutamente. Andrea si avvicinò e si abbassò sulle ginocchia per godersi meglio la scena.
“Brava” – disse accarezzandomi la testa. “Adesso leccaglieli” – ordinò nuovamente Andrea.
Senza alzare lo sguardo nemmeno per un momento tirai fuori la lingua e feci quanto ordinato, partendo dalle dita leccai tutta la superficie dei piedi di Eleonora. Mente a pecorina le leccavo i piedi con una mano scostai le mutandine e diedi spettacolo del mio culo a Roberto ancora seduto sul divano dietro di me.
“Anche sotto” – disse Andrea con tono deciso. Eleonora passò nuovamente una mano tra i suoi capelli neri lunghi e ricci ed alzò delicatamente il piede destro. Le leccai la pianta del piede, presi il pollice in bocca quindi le leccai una per una tutte le dita. Feci la stessa cosa col piede sinistro. Andrea si rimise in piedi, prese in mano il suo uccello e cominciò a masturbarsi lentamente, Roberto era ancora seduto sul divano esterrefatto per tutto ciò che stava accadendo. Andrea tornò a sedersi a fianco a lui. “Brava puttanella…adesso torna qui” – disse battendo ripetutamente la mano sul divano. Tornai gattonando a sedermi in mezzo ai due ragazzi, presi in mano entrambi i cazzi e comincia a segarli. Roberto avvicinò la mano ai miei slip e li spostò scoprendomi la figa.
“Chi dei due vuole cominciare?” – disse Andrea a Roberto.
“Cominciare a fare cosa?” – rispose Roberto sogghignando mentre la sua mano insisteva sulle labbra della mia vagina.
“Sai benissimo a fare cosa…” – ribatté Andrea sorridendo e guardandomi negli occhi mentre la mia mano contribuiva a rendere il suo cazzo sempre più duro così come faceva con quello di Roberto.
“Toglimi le scarpe, schiava” – disse Andrea dopo avermi nuovamente fatta inginocchiare a terra e strofinandomi un piede con tanto di scarpa sul viso.
Lascia la presa dai cazzi e lentamente cominciai a slacciare le stringhe delle scarpe, quindi le sfilai dai piedi di Andrea che mi strofinò nuovamente il piede sul viso. “Anche le calze…ti devo dire tutto?” – disse ancora Andrea; “Sei la schiava più stupida che potessimo trovare” – aggiunse Roberto.
Sfilai le calze dai piedi di Andrea che avvicinò un piede alla mia bocca. Sapevo già cosa avrei dovuto fare, non mi sarei presa della stupida un’altra volta. Aprii la bocca e Andrea ci appoggiò il piede dentro. Riuscii a farci stare tutte e cinque le dita, chiusi la bocca per quanto potevo. Andrea prese in mano il suo cazzo e cominciò a masturbarsi mentre la mia lingua cercava di leccare tutto quello che riusciva. Dopo qualche secondo Andrea tolse il piede dalla mia bocca e per l’ennesima volta me lo strofinò sul viso. La mia saliva sui suoi piedi contribuiva a rendere tutto ancora più eccitante ed umiliante. Senza bisogno che mi comandasse altro gli abbassai i pantaloni e glieli sfilai dai piedi come feci anche per i suoi boxer.
Roberto si sfilò felpa e maglietta di dosso; “E a me chi li toglie i pantaloni?” – disse alzandosi in piedi.
Portai le mani sulle scarpe di Roberto, gliele slacciai e sfilai dai piedi, tolsi le calze e tirai i jeans verso il basso per poi sfilarglieli insieme ai boxer lasciandolo completamente nudo davanti a me.
Andrea si alzò quindi in piedi e si spogliò completamente anch’egli togliendosi di dosso maglioncino e t-shirt. Mi mise una mano sopra la testa, poi mi afferrò per la coda e la tenne stretta in pugno. Senza bisogno che mi dicesse nulla spalancai la bocca e attesi che lo infilasse dentro. Mentre lo succhiavo avanti e indietro Andrea continuava a tenermi stretta la coda e questo mi faceva sentire cagna.
“Ti piace provocare i maschietti eh?” – disse Roberto. Andrea tolse il suo cazzo dalla mia bocca e con una mano mi spinse il volto verso quello di Roberto che me lo appoggiò in bocca a sua volta. Succhiai il cazzo di Roberto per qualche minuto, poi presi in mano i due cazzi e li masturbai in contemporanea, li avvicinai alla mia bocca e cercai di farli entrare tutti e due insieme.
I ragazzi apprezzarono lo sforzo e mi diedero qualche lieve carezza seguita da qualche debole schiaffetto in viso.
Presi nuovamente in bocca il cazzo di Andrea, poi quello di Roberto. I loro cazzi si alternavano nella mia bocca a distanza di pochi secondi. Mentre succhiavo quello di Roberto, Andrea mi abbassò il reggiseno scoprendomi le tette.
“Che vacca da latte…” – esclamò Roberto fissandole.
Andrea cominciò a palparle mentre il cazzo di Roberto continuava a spingere nella mia bocca. Quando Roberto me lo tolse di bocca Andrea avvicinò il cazzo alle mie tette e lo strofinò sopra i capezzoli, quindi mi slacciò il reggiseno e lo fece cadere a terra; “Sai quello che devi fare” – disse; “Sì, mio padrone” – risposi io. Sapevo cosa dovevo fare e lo feci. Presi in mano il suo cazzo e lo poggia tra le mie tette, quindi strinsi forte e comincia a segarlo. Non avevo mai fatto una spagnola ad una ragazzo prima d’ora. Dopo un paio di minuti il suo cazzo era ancora nella mia bocca. Cominciavo a sentire il sapore del suo sperma ed ero eccitata da morire
Andrea mi fece quindi cenno di tornare verso il divano, mi sollevò di peso e mi ci buttò sopra. “Seduta!” – mi ordinò come se fossi un cane. Mi misi a sedere e Andrea mi spinse indietro in modo che la schiena poggiasse lungo lo schienale. “Allarga le gambe” – disse; cercai di allargarle quanto più mi era possibile. “Sei proprio brava ad aprire le gambe” – disse Roberto sedendosi accanto a me sul divano e spostandomi un ciuffo di capelli dietro l’orecchio; “La forza dell’abitudine” – esclamò Andrea mentre inginocchiandosi davanti a me mi scostò le mutandine e cominciò a leccarmi la figa. “Ti piace farti leccare la patatina eh puttanella?” – disse Roberto. Ero su di giri, posai entrambe le mani sulla sua testa di Andrea e la spinsi verso di me come se volessi che mi entrasse dentro, che mi sfondasse con la testa la vagina. Per l’ennesima volta mi sentivo come la peggiore delle puttane ed era una sensazione bellissima. Andrea si alzò quindi in piedi e mi sfilò le mutandine di dosso, prese in mano il suo cazzo e me lo spinse dentro. Emanai un grido di piacere. Erano circa due mesi che non scopavo, da quando mi ero lasciata con il mio ragazzo. Il fatto che la mia migliore amica fosse lì a guardarmi mentre Andrea e Roberto abusavano a loro piacere del mio corpo mi faceva impazzire. Mentre Andrea me lo spingeva nella vagina tenendomi le gambe con le sue forti braccia Roberto assisteva alla scena masturbandosi. Si voltò quindi verso Eleonora; “Scusami, ma dobbiamo farlo…” – disse quasi a volersi fare perdonare per le scene a cui stava assistendo. “Non ti preoccupare…se l’è cercata più di quanto possiate immaginare..” – rispose lei sorridendo. Andrea tolse il suo cazzo da dentro di me e fu il turno di Roberto. L’ennesimo gemito di piacere uscì dalla mia bocca non appena la mia vagina fu penetrata. Chiusi gli occhi mentre il suo cazzo spingeva dentro di me e mi sentivo bene. Dopo avermi fottuto nella figa per almeno 5 minuti ininterrotti Roberto uscì dal mio corpo.
“In ginocchio, schiava!” – disse Andrea. Scesi dal divano e mi inginocchiai di fronte ai due ragazzi. “Girati!” – disse ancora Andrea. Mi girai, Andrea con una mano mi spinse facendomi sdraiare a pancia in giù sul divano; i due ragazzi ripresero a fottermi a turno la vagina.
“Lo voglio nel culo..” – sussurrai ansimando dopo una quindicina di minuti. Nessuno dei ragazzi riuscì a sentirmi così riprovai un’altra volta con un filo di voce in più; “Lo voglio nel culo..” – ripetei.
Andrea tolse il suo cazzo da dentro di me e smise per un attimo di fottermi la figa.
“Come hai detto?” – mi disse.
“Mettetemelo nel culo..” – sussurrai ancora una volta.
“Da quando le schiavette danno gli ordini?” – ribatté Roberto.
“Già…da quando? – gli fece eco Andrea.
Non era certo la prima volta che lo avrei preso nel culo. Marco, il mio ex ragazzo pretendeva di scoparmelo praticamente ogni sera. Diceva di averne bisogno per sfogarsi dopo una giornata di lavoro ed io non ho mai posto particolare resistenza. A parte le prime due o tre volte mi era sempre piaciuto anche se ogni tanto Marco perdeva il senso del limite fino a farmi veramente male.
“Cosa facciamo, la accontentiamo?” – disse Andrea rivolgendosi a Roberto.
“Non lo so…secondo me deve pregarci ancora un po’..” – ribatté Roberto.
“Mettetemelo nel culo…per favore miei padroni…” – ripetei un’altra volta guardando Roberto negli occhi mentre cercavo di fare lo sguardo più dolce e innocente che potessi spalancando i miei bellissimi occhi verdi come una bambina la mattina di Natale.
“Vieni qui” – disse Andrea e afferrandomi per la coda mi posizionò a pecorina sul bracciolo del divano con le braccia distese in avanti.
Massaggiò delicatamente il buco del mio culo e ci sputò sopra. Non avevo bisogno di molta preparazione per il sesso anale. Il mio ragazzo me lo metteva sempre nel culo senza lubrificante fin dalle prime volte e dal dolore che provavo inizialmente sono passata ad amare il sesso anale più di ogni altra cosa; in questo momento tutto quello che volevo era un cazzo che mi sfondasse il culo o meglio ancora due, anche contemporaneamente.
Andrea si sputò sulla mano destra e la passò per qualche istante sul suo cazzo, poi infilò con delicatezza il buco e lo spinse dentro. Cominciò a spingere avanti e indietro a ritmo sempre più sostenuto. Mi è sempre piaciuto il senso di impotenza che provo quando lo prendo nel culo, la sensazione di essere un pezzo di carne utile soltanto per soddisfare le voglie dei maschi. Mentre Andrea continuava a scoparmi il culo Roberto assisteva in piedi alla scena massaggiandosi il cazzo e preparandosi a sua volta a penetrarmi l’ano.
Eleonora stava in piedi vicino al tavolo poco distante. Pensai nuovamente a come poterla coinvolgere in qualche modo ma avevo idea di come fare; i ragazzi ogni tanto le lanciavano qualche sguardo, immagino che si sarebbero scopati volentieri anche lei se solo avessero avuto un minimo di confidenza.
Andrea tirò fuori il suo cazzo e mi diede un forte schiaffo sul culo.
“È tutta tua” – disse a Roberto mentre quest’ultimo si avvicinava per infilarmelo nel culo a sua volta.
Roberto lo spinse delicatamente dentro facendomi gemere di nuovo. Mentre Roberto mi fotteva il culo Andrea si spostò dal lato della mia testa e mi accarezzava i capelli. Mi sollevò delicatamente il capo, avvicinò il cazzo e lo strofinò contro le mie labbra finché io non aprii la bocca e c’è lo infilo dentro. Un cazzo in bocca e uno nel culo, speravo che quel momento durasse per sempre.
Quando Andrea me lo tolse di bocca andò a raccogliere da terra le manette che avevo consegnato ai miei padroni così come fa un cane con un bastone.
Appena Roberto ebbe finito di incularmi Andrea mi trascinò per la coda giù dal divano sul pavimento fino al centro della stanza come fossi un sacco dell’immondizia.
“Eleonora vuoi avere l’onore di ammanettare questa troietta al tavolo?” – disse Andrea.
Eleonora inginocchiandosi mi ammanettò per un polso alla gamba del tavolo. Andrea si mise in piedi con le gambe divaricate sopra la mia testa, i suoi coglioni penzolavano sopra il mio naso mentre io restavo inginocchiata per terra; Andrea mi spinse verso il basso a pecorina e me lo infilò nuovamente nella vagina, poi nel culo e poi ancora nella vagina, quindi lo tirò fuori e mi fece tornare in ginocchio tirandomi per la coda.
I due ragazzi ripresero a masturbarsi a pochi centimetri dal mio viso, io guardavo i loro cazzi gonfi e pronti a esplodere su di me per sancire la mia definitiva umiliazione.
Prima fu il turno di Andrea che decise di svuotare le palle sul mio viso. Tenevo gli occhi chiusi mentre i suoi schizzi mi colpivano su tutto il volto. Roberto preferì venire riempiendomi la bocca. Trovai piacere nel fatto che nessuno dei due mi avesse chiesto se mi desse fastidio o meno farmi sborrare in faccia o in bocca. L’avevano fatto e basta.
“Aspetta a ingoiare…tienila un po’ in bocca” – mi intimò Roberto.
Andrea mi slacciò l’elastico e si pulì il cazzo passandolo tra i miei capelli sciolti e arruffati. Scostò quindi una sedia dal tavolo e invitò Eleonora ad avvicinarsi con un cenno della mano.
“Vieni Eleonora, siediti un momento qui” – disse. Eleonora prese posto sulla sedia, era ancora scalza. Andrea riprese a parlare; “Francesca, ringrazia Eleonora per averti dato la possibilità di essere la nostra schiava stasera”. Detto questo mi poggiò un piede sopra la testa e me la spinse verso il basso, verso i piedi di Eleonora.
Lasciai cadere lo sperma fuori dalla mia bocca sulle dita dei piedi di Eleonora, li leccai e poi succhiai di nuovo lo sperma per averlo ancora nella mia bocca. Andrea e Roberto mi fissavano dall’alto, io alzai lo sguardo e aprii la bocca mostrando loro per un’ultima volta quanto fossi troia. La lingua si faceva spazio tra lo sperma, quindi chiusi la bocca e ingoiai.
“È stata proprio una bella partita” – esclamò Andrea. Andò verso il divano e si rimise i pantaloni.
“Visto cosa succede a essere milaniste?” – disse Roberto rivolgendosi ad Eleonora in tono scherzoso. Tornò quindi anche lui a rivestirsi.
Io ero ancora ammanettata al tavolo ansimante e soddisfatta.
“La prossima volta se vince il Milan vi faccio scopare lei però” – dissi con quel poco di fiato che mi era rimasto e un sorriso sul volto.
“Ma stai zitta che non aspettavi altro!” – rispose Eleonora. Andrea e Roberto finirono di vestirsi e recuperarono i loro giubbotti dalla mia camera da letto.
“Bene…noi andiamo…” – disse Roberto. Si avvicinò a Eleonora e la salutò con un baciamano. La stessa cosa fece Andrea, poi si avvicinò a me.
“Con te ci vediamo domani” – disse, poi si inginocchiò e mi diede un bacio sulla guancia.
“Sempre se qualcuno ti libera” – aggiunse Roberto baciandomi anch’egli sulla guancia.
I ragazzi fecero per uscire quando Andrea tornò indietro e si diresse per un momento verso la cucina. Aprì diverse mensole prima di trovare quello che cercava, una ciotola per i cereali che riempì d’acqua quindi tornò verso di me e me la appoggiò davanti.
“Per i croccantini ci pensi tu Eleonora?” – disse. La mia amica rise.
“Ci penso io non vi preoccupate” – esclamò sorridendo mentre con una mano mi accarezzava la testa.
“Bene…buonanotte ancora” – disse Andrea. I ragazzi uscirono e restai sola con Eleonora.
“Bevi, cagna” – disse in tono scherzoso spingendomi dolcemente la testa verso la scodella.
“Fanculo!” – risposi io ridendo. Per qualche secondo ci guardammo restando in silenzio mentre Io stavo ancora cercando di riprendere fiato. Mi sentivo un po’ in colpa per qualche momento in cui Eleonora si era sentita in imbarazzo ma lei sorrise e disse che era contenta per me. Vedevo però nel suo sguardo qualcosa che non andava. Era gelosa. Gelosa di me. Sapevo di piacerle.
Eleonora si inginocchiò e mi liberò i polsi dalle manette.
“Vieni qui…” – sussurrai. Eleonora si avvicinò a me, le slacciai la cintura, le abbassai prima i pantaloni quindi le mutandine. Mentre gliele sfilavo mi accorsi di quanto fossero umide…evidentemente Eleonora si era bagnata molto assistendo alla mia sottomissione. Le mutandine caddero a terra, la sua figa era a pochi centimetri dal mio volto. Eleonora si piegò sulle ginocchia e mi diede un bacio in bocca, poi mi diede qualche leccata sul viso pulendolo dagli schizzi di sperma di Andrea. Quando si alzò in piedi avvicinai il naso alla sua vagina ed inspirai profondamente. Appoggiai delicatamente la lingua sulle sue labbra e cominciai a leccargliela. Tutto intorno un silenzio assoluto, solo il rumore della mia lingua a contatto con la sua figa e il suo leggero ansimare. Passarono almeno 10 minuti prima che riuscissi a staccare la lingua dalla sua vagina. Eleonora si inginocchiò e mi diede un altro bacio. Il suo bacio era un misto tra il sapore della sua saliva e quello dello sperma di Andrea. Era il bacio più eccitante che avessi mai ricevuto.
“Ti va di restare a dormire?” – le dissi.
“Ma certo” – rispose lei.
Capitava spesso che Eleonora rimanesse a dormire da me, tenevo addirittura un suo pigiama nell’armadio.
“Ok…vai pure a metterti il pigiama…io ho bisogno di andare in bagno a darmi una rinfrescata…” – dissi.
“Eh si vede…sei distrutta!” – disse lei ridendo.
Andai in bagno e mi guardai allo specchio. Eleonora aveva ragione, se non ero distrutta poco ci mancava…Il trucco era sbavato e sotto gli occhi cominciavano a comparire delle evidenti borse. Ma ne era valsa la pena, senza dubbio. Mi diedi una sciacquata al viso, al culo e alla patatina e tornai in camera. Eleonora era già pronta ad andare a dormire con il suo pigiamino con i coniglietti rosa seduta all’angolo del letto.
Mi spogliai, la vedevo con la coda dell’occhio guardarmi mentre fingeva di sistemarsi i capelli.
Mi guardava le tette, la figa, le gambe…le piaceva tutto di me.
“Sono gentili i tuoi colleghi…hai visto come mi hanno baciato la mano prima di uscire?” – disse.
“È stato solo un gesto per farti capire che la prossima volta scopano anche te Ele…”. – dissi io. Ridemmo.
Mi infilai velocemente il pigiama e ci infilammo sotto le coperte, spensi la luce e la abbracciai. Pochi secondi dopo mi tolsi i pantaloni, li gettai per terra in un angolo e rimasi a gambe scoperte. I nostri piedi si strusciavano riscaldandoci l’un l’altra.
Sprofondai sotto le coperte e avvicinai la testa alle sue gambe.
Avevo ancora voglia di leccarle la figa.

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