La rom seducente Pt. 2

Diego se ne stava pietrificato davanti a quella che sembrava in tutto e per tutto una divinità del sesso. Marco continuava a toccarsi il membro, prevedendo l’eccitazione che sarebbe scaturita da quell’incontro.
“Mi fai quasi paura.” disse Diego, guardandola avvicinarsi come una pantera nella notte.
“Fai bene ad avere paura. Io sono la strega del piacere.”
Marco sapeva che tutto ciò che diceva era vero. La sua capacità di far provare orgasmi frastornanti era quasi surreale e da un certo punto di vista aveva anche qualcosa di magico.
Si mise in ginocchio davanti a lui e , utilizzando esclusivamente labbra e denti, gli slacciò la cintura. Con le mani si occupò del bottone e della zip, lasciando poi scivolare a terra i jeans dell’uomo.
Appoggiò la sua faccia sull’escrescenza carnosa del suo cliente. Solamente la stoffa delle mutande divideva la sua guancia dal pene in eccitazione.
Lo accarezzava con quel suo viso arrapante, fingendo una dolcezza che non faceva parte della sua indole.
L’erezione nacque spontanea e vigorosa, come un antico obelisco.
“Bene… lo show può cominciare.” sorrise lei, abbassandogli anche i boxer.
“Oh mio Dio.”
Marco riconosceva nello sguardo dell’amico quel senso di piacere che aveva provato anche pochi istanti prima. Guardandola da dietro si accorse di quanto fosse armoniosa durante la pratica del sesso orale. Quando aveva il cazzo tra le sue labbra non poteva accorgersene, vista l’estasi del momento, ma guardandola da un punto di vista esterno capì che tutta quella bravura faceva parte di una maestria di tutto il corpo.
La mano di Diego sprofondò nei suoi capelli neri, mentre la lingua della ragazza rom solleticava il suo cazzo.
Marco, con una nuova erezione si avvicinò alla coppia e, senza gentilezza o cortesia, sollevò la ragazza dal culo, lasciandola con le labbra avvinghiate al cazzo dell’amico.
Inumidì con la saliva l’ano di quella divinità del sesso e la sodomizzò.
Diego alzò la mano e si diedero un cinque, per suggellare quell’avventura erotica nata quasi per caso.
Si sentivano i padroni del mondo, mentre quella lavoratrice dell’erotismo continuava a succhiare e prenderlo nel culo, prenderlo nel culo e succhiare.
Marco raccolse dal tavolo della cucina un pacchetto di sigarette e se ne accese una, mentre la cavalcata continuava verso l’ippodromo dell’orgasmo. Avendo eiaculato da poco sarebbe durato più del solito. Una donna come quella avrebbe potuto soddisfare anche il più apatico degli stronzi.
Voleva umiliarla. Non era un uomo cattivo, ma qualcosa in lui voleva decisamente umiliare oltremodo quella ragazza. Così, ignorando il posacenere, lasciò cadere la cenere sulla schiena nuda della prostituta.
In qual momento Diego sborrò via il suo orgasmo nella gola di quella schiava dell’amore carnale.
“Nessuno ti fa venire come lei, vero?” sorrise Marco.
“Cazzo… sei di una bravura inspiegabile.”
La ragazza sentiva l’ingombrante presenza di un membro sovraeccitato nel buco del suo ano. Le stava facendo male, ma agli uomini il dolore nella voce di una donna eccitava più d’ogni altra cosa al mondo, quindi decise di soffrire in silenzio.
“Sculacciami.” disse.
Marco la sculacciò.
“Ancora.”
Una seconda sculacciata le colpì il sedere.
“Ancora.”
Una terza ed una quarta sculacciata. La chiappa destra iniziò ad arrossarsi.
L’esplosione di sperma inondò il preservativo di Marco.
“Sei semplicemente perfetta, ragazza.”
Estrasse il suo cazzo dal culo della loro nuova amica, sorridendo soddisfatto.
Il dolore si fece sempre più lieve. Anche quella giornata di lavoro era andata a buon termine.
Le piaceva soddisfare gli uomini. Era una cosa che con il passare del tempo diventava del tutto naturale per le professioniste del settore.
“Potrei avere una sigaretta? Direi che me la sono meritata, no?”
Aveva ragione sotto ogni punto di vista. Se l’era meritata.

 

 

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