Quattro per una



 

Ragazza sborrata in faccia da quattro uomini

Stamattina mi sono svegliata con una voglia molto particolare. Una di quelle voglie che non si possono nemmeno confessare alle amiche più intime.

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Premetto che in vita mia non mi sono mai posta dei paletti, ma ho sempre fatto attenzione a quello che le mie amiche potessero pensare di me, per non trascinarmi dietro la reputazione di troia.

La voglia che avevo oggi, invece, desideravo realmente soddisfarla e tra qualche secondo sarà soddisfatta a tutti gli effetti. Fortunatamente sono circondata da uomini, per via del lavoro che faccio: commessa in un negozio di calzature per uomo.

Non vi voglio anticipare troppo, fatto sta che questo pomeriggio, dopo il lavoro, sono tornata a casa con quattro ragazzi.

Come mai? Semplice, voglio farmi fare delle cose che ho sempre sognato che mi si facessero. Ovviamente ho scelto tutti ragazzi che conosco da un po’ di tempo, per non sembrare una totale pervertita.

Certe volte una ragazza necessita di superare i limiti della perversione per sentirsi una donna.

Davide, Manuele, Edo e Massi, sono entrati nel mio salotto. Ho offerto ad ognuno di loro qualcosa da bere e poi, dopo aver preso fiato, spiegai ciò che volevo che mi facessero quella sera.

L’obbiettivo è quello di soddisfare la mia più recondita fantasia sessuale, ovvero quella di farmi urinare a dosso da quattro uomini e, in fine, vorrei che mi sborrassero in faccia.

Li faccio tutti accomodare in bagno, mentre io mi spoglio ed entro nella vasca da bagno. i ragazzi sono sempre titubanti a spogliarsi nudi in mezzo ad altri uomini, ma non appena mi vedono nuda ed inginocchiata, iniziano a spogliarsi all’unisono.

Tutti quei piselli mi avrebbero seppellita di piscio e sperma, non potevo essere più contenta.

Il primo a pisciarmi a dosso fu proprio Edo, il mio preferito. Il suo piscio era caldo e saporito. Mi sciacquò la testa come una manichetta d’acqua calda al retrogusto di ammoniaca e, dopo avermi inumidito la faccia, mi centrò la bocca aperta e pronta a bere ogni singola goccia del suo piscio.

Appena terminò, gli dissi di avvicinarsi e glielo presi in bocca per farglielo venire duro. Una nuova pisciata mi si abbatté a dosso, tra il piscio negli occhi e il cazzo di Edo in bocca non capii chi fosse l’artefice di quello spruzzo a getto continuo giallognolo.

Una mano mi staccò dal cazzo di Edo, per portarmi sul suo. Era bello grosso. Non appena aprii gli occhi capii che era di Manuele. Glielo ciucciai con molto piacere. Era grosso e vigoroso, esattamente come piacevano a me.

Massi fu molto brusco. L’aveva già duro perché si era masturbato guardandomi e me lo infilò in bocca di prepotenza. Iniziai a ciucciarglielo e lui partì con una pisciata a sorpresa, dritta in gola. Fu rude, ma mi piacque molto quel gesto e decisi che se mai me l’avesse chiesto, ci sarei sicuramente uscita assieme.

Bevvi tutta la sua pipì e un po’ mi diede fastidio allo stomaco, ma poco importava. D’altro canto non è che bevessi piscio ogni giorno e per una volta lo si poteva anche fare.

La sborrata di Edo arrivò per prima e mi colpì dritta nell’occhio facendomi un male cane. Non ebbi nemmeno il tempo di lamentarmi, che la pisciata di Davide mi sciacquò tutto lo sperma dal viso.

Certe volte anche farsi pisciare a dosso aveva i suoi vantaggi. Ognuno aveva i propri sogni erotici ed io mi ero sempre vergognata dei miei, ma non quella sera. Per una volta volevo essere me stessa.

Quasi contemporaneamente, Manuele e Massi mi sborrarono in faccia.

Adesso viene la parte dolente. Quando avevamo deciso cosa avremmo fatto, nessuno aveva parlato di sesso. Io non volevo scoparmeli, perché un conto a dargli una ciucciata, e un conto e infilarseli dentro, ma in effetti non avevo mai detto che non ci sarebbe stato del sesso.

Così Davide entrò nella vasca con quel suo pisellone eretto e mi sbatté con la schiena sul piscio che era rimasto sul fondo della vasca e senza mezze misure mi penetrò.

L’abbracciai. Non volevo essere scopata, ma l’abbracciai lo stesso e mi feci scopare, più come se fosse una punizione per essermi cacciata da sola in quella situazione.

Quel cazzo indesiderato nella mia vagina era la mia penitenza. Il suo corpo si posava sul mio, tutto sporco di piscio e sborra.

Mi feci schifo da sola, esattamente mentre Davide mi sborrò sulla pancia, per poi lasciarmi lì come una troia.

Nessuno disse niente; si limitarono a lasciare il bagno, abbandonandomi alla mia solitudine, tutta ricoperta di urina e sperma.



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