La matrigna (parte 2)



Ragazza arrapata

(leggi la prima parte del racconto erotico)

Ero molto imbarazzato per quello che era successo tra me e la mia matrigna, ma lei sembrava aver dimenticato tutto. La guardavo servirci la colazione a tavola con quelle mani che solamente qualche sera prima erano ricoperte dal mio sperma.

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Non ero in soggezione nei confronti di mio padre, perché da uomo a uomo forse lui sarebbe anche riuscito a capire la situazione, il fatto era che tutta quella roba mi eccitava molto e avrei voluto continuare quel gioco fatto di tradimenti ed intrighi.

Non avevamo più avuto l’opportunità di stare da soli in una stanza, ma adesso che il fine settimana era terminato, mio padre sarebbe tornato al suo lavoro ed io avrei passato un po’ di tempo con Monica. Non vedevo l’ora.

Temevo che mi avrebbe rifiutato, probabilmente perché il pentimento dovuto al nostro incontro le aveva rovinato l’esistenza e la psiche. Era probabile e questa cosa mi faceva impazzire.

Non riuscivo proprio a togliermela dalla testa. La mia bella matrigna con le tette sode e quelle mani da fata.

-Hai dei compiti da fare per l’inverno?- domandò Monica, sorridendo.

-Sì…- risposi.

-Vittorio non è proprio uno studente modello. Fortunatamente, tu sei una super-laureata e potrai seguirlo durante la mia assenza.- sorrise mio padre.

Non potevo credere alle mie orecchie.

-Certo, che ne dici Vitto, ti andrebbe di studiare assieme a me? Prometto che riuscirò a rendere divertente ogni materia.

Quegli occhi. Non avevo mai visto nulla di più bello in vita mia.

-Certo, Monica… mi serve proprio una mano!- dissi, rivangando quello che la sua mano aveva fatto qualche sera prima.

-Te la darò io!- rispose lei, complice del mio ricordo.

Quando mio padre si alzò per andare a prendere la sua valigetta, Monica mi guardò sorridendo, come un cane avrebbe guardato un osso.

-Adesso ti faccio un bel pompino.- sussurrò piano, per non farsi sentire.

Mio padre rientrò per salutarci, dicendo -Mi raccomando Vittorio, non fare impazzire Monica, eh…

-Promesso.

-Stai tranquillo, tesoro… lo metterò sotto come si deve!

Era una vera e propria porca manipolatrice e questo mi piaceva molto. Adoravo le donne stronze e maiale; erano la mia più grande perversione.

Mio padre uscì dall’appartamento ed io e la mia matrigna rimanemmo completamente soli.

-Adesso mi toccherà farti un pompino, ne hai voglia?

-E me lo chiedi? Non ho fatto altro che pensare a te in questi giorni.

-Lo so che non dovrei dirtelo… ma anche io non ho potuto fare altrimenti. Mi sono anche masturbata sotto la doccia pensando a te.

-Ho fatto anche io la stessa cosa- risposi.

-Vieni qui… facciamolo venire duro.- disse Monica, iniziando a baciarmi in bocca.

Era bello baciare una donna che sapeva bene cosa fare con la lingua e le labbra. Le ragazze a cui ero abituato erano tutte delle sanguisughe incapaci di gestire un bacio in maniera logica.

Lei era una vera e propria poetessa del bacio. Ad un certo punto prese le mie mani  e le mise fra le sue tette ed iniziò ad accarezzarmi il pisello che mano a mano stava diventando duro. Era tutto così profondamente eccitante.

-Tiralo fuori, vado a prendere una cosa.- disse.

Ubbidii ed iniziai a masturbarmi per renderlo perfettamente pronto all’azione. Era pronto e sull’attenti per violare la bocca della donna che mio padre aveva preso in moglie.

Monica tornò con un barattolo di Nutella.

-Adesso ci divertiamo.

Iniziò a spalmarmi la crema di cacao sul pisello e senza indugiare troppo, iniziò a leccarmelo con ingordigia. Leccava, ciucciava, puliva ed ingoiava.

Mi ero totalmente innamorato di quella donna e della sua perversione così manifesta.

Era un gran succhiatrice di cazzi. Non avevo mai ricevuto un servizio orale di quel calibro; il pisello nero di Nutella era ritornato del suo colore naturale in meno di due minuti, per merito della sua spaventosamente capiente bocca.

Leccò le mie palle, guardandomi dritto negli occhi, con sottomissione estrema.

-Vogli solo essere la tua succhiacazzi. Promettimi che te lo farai sempre succhiare da me.

-Te lo prometto Monica, ma non smettere. Ti voglio sborrare in faccia.

La mia matrigna continuava a succhiarmelo senza darsi tregua, come un aspirapolvere di quelli degli anni ottanta, capaci di aspirare ogni cosa.

L’orgasmo stava per arrivare, lo sentivo perfettamente, mentre quella porca ciucciava e ciucciava con uno sguardo da attrice del porno.

-Staccati.- dissi, con la voce tremolante.

Monica si staccò, guardandomi con quelle pupille gigantesche.

Mi masturbai per qualche secondo, guardandola in faccia, per poi sborrarle in volto, come se al posto di un pene avessi avuto un cartone di latte.

Un getto bianco le ricoprì la faccia. Le accarezzai la testa come avrei fatto con un cane al parco.

Era stata brava e aveva avuto quello che si meritava sul suo viso. Ad oggi, Monica, rimane le più grande troia che io abbia mai conosciuto.



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