Il compagno di banco

La geografia e’ sempre stata la materia che piu’ odiavo, al punto che utilizzavo quell’ora per finire i compiti di qualche altra materia, oppure per cazzeggiare, facendo dei disegni, mandando dei messaggi di carta alle mie amiche di banco. Quella volta pero’, ero molto arrapata e non ricordo bene neanche il perche’. Ricordo che avevo intenzione di utilizzare l’ora di geografia per farmi una gloriosa masturbazione sotto il banco, essendo nell’ultima fila della classe, chi mi avrebbe visto?

Fortunatamente quel giorno avevo anche una gonna, cosa che facilitava non poco la mia missione. Incominciai facendo scivolare la mia mano sotto il banco, tirando su la gonna quel tanto che bastava per farmi raggiungere la mutandina. Iniziai a muovere 2 dita in cerchio sopra la mutanda. Potevo sentire come era bagnata la mia figa e ci misi veramente poco tempo a mandarla in ebbollizione. Volevo un cazzo, in quel momento avrei dato qualunque cosa pur di essere sbattuta come una puttana da tutta la classe. Volevo avere cazzi ovunque, in culo, nella figa, in bocca, tra le mani, tra le tette. Volevo essere circondata di cazzi.

Non mi resi conto che tutti quei pensieri, mi avevano portato a spostare la mutandina, per spingere 2 dita nella figa, che era molto bagnata e calda. Immaginavo che quelle 2 dita erano il cazzo di Erick, il ragazzo del quinto alla quale avrei voluto fare un pompino durante la festa di compleanno della sorella Susanna. Le mie dita scivolavano in modo molto facile, entravano ed uscivano con rapidita’. Purtroppo pero’, 2 dita non bastavano piu’, volevo avere qualcosa di grosso da sbattermi nella figa. Con una mossa felina, feci scivolare giu’ il pennarello rosso. Aggiunto alle 2 dita avrebbero dato sicuramente piu’ spessore.

Improvvisamente mi accorsi che al banco accanto al mio, un ragazzo mi stava guardando con aria stupita, mentre si strizzava il cazzo, evidentemente duro, nei pantaloni. Ormai ero una cagna in calore, gli guardavo il cazzo duro e gli feci un sorriso molto malizioso. Gli feci un segnale con la lingua e lui, ormai in preda alla voglia, si apri’ il pantalone e tiro’ fuori il cazzo. Lui se lo segava guardando me, ed io mi masturbavo guardando quel cazzo che avrei voluto succhiare, fino a farmi riempire la bocca di sborra calda. Fortunatamente la lezione ancora non era finita. Incominciai a spingere il mio banco verso di lui e lui fece la stessa cosa.

Un paio di minuti dopo avevo 3 delle sue dita, sicuramente piu’ grandi delle mie, che entravano ed uscivano dalla mia figa, mentre io, segavo quel cazzo duro e caldo, andando su e giu’ con la mano. Feci anche cadere una penna, in modo da potermi abbassare e dare una succhiata veloce ma molto avida alla cappella che stavo masturbando. Non mi ero mai sentita cosi’ puttana e mai avevo avuto voglia di succhiare quel cazzo. Lo segavo con forza, mentre lui in preda al piacere mi stava scopando la figa con le mani. Aveva ormai quasi tutta la mando dentro, che entrava ed usciva, con une velocita’ che andava aumentando, insieme al suo piacere.

Mancava poco alla fine della lezione e sentivo che mancava anche poco alla sua sborrata. Potevo sentire come il cazzo si stava gonfiando nella mia mano, pronto a sborrare. Feci cadere nuovamente la penna, in modo da potermi abbassare nuovamente e presi la cappella in bocca, pronta per succhiare ed ingoiare tutta la sborra. Improvvisamente la sborra usciva da quella cappella dura, riempendomi la bocca di schizzi caldi, mentre io la succhiavo, ingoiando tutto quanto, fino a quando gli schizzi cessarono. Succhiai ancora un po’, per pulire bene quella cappella e per assicurarmi di non aver dimenticato nessuna goccia di calda sborra.

Suono’ la campana e dissi al mio nuovo amico ” Alla prossima lezione “.

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