Viaggio di famiglia

Ero in macchina con la mia famiglia. Mio padre guidava e accanto a lui ci stava mia madre. Vicino a me, sedeva il mio compagno, che per la prima volta incontrava i miei genitori. Mio padre mi aveva chiesto d’invitarlo a passare con noi il fine settimana alla casa al mare. Eravamo in viaggio da qualche ora e in macchina regnava il silenzio.

Mio padre scrutava sempre il mio compagno dallo specchietto e lui si sentiva molto a disagio. Solamente io e mia madre ogni tanto parlavamo e lei, faceva alcune domande a lui, tentando inutilmente di rompere il ghiaccio. Era una situazione strana ma in qualche modo, volevo far rilassare il mio compagno, sapendo che era molto nervoso nel conoscere i miei genitori, soprattutto quell’armadio di mio padre, che di mestiere fa il pompiere. Allungai la mia mano sulla gambe del mio ragazzo, regalandogli un sorriso. La mia mano continuo’ poi a muoversi, fino a scivolare tra le sue gambe. Sentivo sotto la mia mano il suo cazzo. Sentire il suo cazzo mentre mio padre guidava elui raccontava a mia madre della sua famiglia, mi eccitava un casino. Io gli strizzavo il cazzo, fino a sentirlo bello duro e dritto nel pantalone. Lui mi guardava, con un sorriso complice, allargando leggermente le gambe, per farmi sentire meglio il suo caldo cazzo duro e voglioso di me. Abbassai la testa, come se volessi dormire, augurando un buon riposo a tutti e cominciai a slacciargli il pantalone, cercando, in assoluto silenzio, di tirare fuori il suo cazzo caldo. Adesso mio padre e il mio ragazzo parlavano di caldio mentre io ero finalmente riuscita, ad impugnare il suo uccello dritto. Posai le labbra sul tronco, leccando la grossa vena che collegava le palle con la cappella. Da brava sgualdrinella, presi in bocca la sua cappella, facendola scivolare tra le mie labbra, fino ad ospitare tutto il suo cazzo nella mia bocca, mentre i miei genitori, era davanti a noi in macchina.

La mia testa saliva e scendeva, con il cazzo che entrava e usciva dalla mia bocca, mentre con le mie mani
gli massaggiavo le palle. Quella situazione era cosi’ sbagliata e perversa, che la mia figa divampava calore e goduria come mai prima, sentendo tutta la mia coscia umida del mio godere. Succhiavo forte sulla cappella, che tenevo ben salda in bocca, mentre con la mano, gli facevo una sega. Sapevo che la sua cappella era sensibile e mi stuzzicava l’idea del pericolo, in caso lui si fosse dimenato. Lo spompinavo e lo masturbavo contemporaneamente, sentendo il suo cazzo duro e caldo tra le mie labbra. Non mi ero mai sentita cosi’ puttana, sfidando addirittura la presenza di mio padre, seduto direttamente davanti alla mia testa. Sentivo il suo cazzo gonfiarsi, capendo che ormai era arrivato il momento. Cominciai a succhiare con energia e a masturbarlo ferocemente, fino a quando, un caldo getto di densa sborra non si libero’ nella mia bocca, sentendo la grossa vena sul suo tronco pulsare, mentre muovevo lentamente la testa sul suo cazzo, per farlo svuotare per bene tra le mie labbra umide della sua goduria. Mentre sborrava, non parlava, ma annuiva con un cenno del capo e con un suono secco, mentre mio padre gli raccontava dei pericoli del suo mestiere. La mia lingua era coperta dalla sua sborra che io succhaivo e ingoiavo, fino a quando il suo cazzo non era cosi’ moscio da scivolarmi fuori dalla bocca. Nonostante
moscio, continuai a leccarlo e a succhiarlo, per pulire per bene quel caldo pezzo di carne, sentendo la mia sete soddisfatta. Risistemai il suo pantalone e con la bocca ancora umida di sborra, mi alzai, chiedendo se eravamo arrivati, come se mi fossi appena svegliata.

Lo guardai e lui ricambio’ il sorriso complice. I miei genitori erano persone per bene, ma io mi ero appena comportata come una lurida puttana assatenata di cazzo caldo.

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