Una storia in cui va tutto bene



Ragazza nuda nell'erba si eccita

Marta e Luca si sono conosciuti due anni fa. Si sono visti la prima
volta a cena da amici, c’era molta gente quella sera, ciao ciao
piacere come ti chiami Marta, ciao Luca ciao poi sono andati a
prendere una cosa insieme da bere, qualche sera dopo, una scusa
semplice per rivedersi, così bere una cosa insieme senza impegno
poi sono finiti a pomiciare in macchina per qualche ora e che eccitazione
che desiderio che passione. Marta gli ha preso in mano
il pisello, gliel’ha toccato, si è anche fatta un’idea.
Quella notte non hanno fatto l’amore no, ma due giorni dopo
sì. Furiosamente, a casa di lui. Da allora non hanno mai smesso
di stare insieme. Va tutto bene in questa storia, si amano, sì sai si
amano assai, è una storia dove tutto va bene.
Un giorno vanno in gita. In campagna. Salgono sull’autobus e
si toccano di nascosto tra i sedili di dietro. Una signora sbirciando
li vede, ma non dice nulla anzi un po’ sorride sorniona perché
questa storia si svolge nel migliore dei modi possibili e va tutto
bene. Nessuno rimprovera nulla a nessun altro, non ci sono liti,
non c’è conflitto, né tabù. Va tutto bene.
Dunque loro sono sull’autobus che si toccano e pomiciano e
quando arrivano alla fermata di Prato Fiorito scendono e felici
si mettono a passeggiare tra i fiori. Ciao Ciao fanno l’autista
dell’autobus e la signora in sincrono. Ciao Ciao salutano Marta
e Luca camminando a passo spedito nel prato. Hanno portato
una coperta, vogliono salire in cima alla collina per visitare la
cattedrale abbandonata e magari tra quelle mura antiche stendere
la coperta e fare un bel pic-nic e poi una bella pecorella, una
scopatina bucolica, nel prato, tra le margherite e le api, come
animali felici.
Così, cammina cammina, abbracciati, abbracciati, salgono lungo
il pendio guardando verso l’alto la cattedrale diroccata che li
aspetta. Attraversano un prato, si inoltrano nel bosco, perdono la
strada ma la ritrovano perché in questa storia va tutto bene. Alla
fine del bosco si apre un paesaggio roccioso, l’ultima fatica pri20
ma di arrivare alla cattedrale. Si fermano un attimo a riprendere
fiato, si baciano il sudore appiccicoso sul collo. Luca è stanco e si
siede su un masso, passa un signore a passeggio:
«Mi scusi signore,» chiede Marta, «mi sa dire se passando di
qua si arriva alla cattedrale?»
«Si arriva, si arriva,» risponde l’uomo. «Se si vuole arrivare si
arriva, ma bisogna volerlo,» aggiunge guardando Luca seduto.
Marta e Luca riprendono il cammino. Tra rocce aguzze e stentati
fili di erba il percorso comincia a farsi più aspro. Questa è una
storia dove va tutto bene, ma senza accorgersene Marta e Luca si
stanno allontanando dal tracciato, mi sfuggono tra le dita nella
tastiera della vita e si ritrovano in una zona sconosciuta. La cattedrale
è sempre là in cima ma tra le rocce aride si sentono smarriti.
Specialmente Luca è stanco, ha paura, la ripida scalata gli fa girar
la testa e si sente attratto dal vuoto sotto di sé. Senso di vertigine.
Luca non può continuare. Le cose non vanno più bene.
«Forza,» lo incita Marta, ma non c’è nulla da fare e allora continua
da sola perché ormai ha deciso che vuole arrivare in cima
anche se le cose non vanno più tanto bene in questa storia perfetta.
Affanna, arrampica, passo dopo passo dopo passo, tra buche
e rocce e fili d’erba, Marta arriva al rudere dell’antica cattedrale.
Si narra che anticamente un drago di nascondesse sotto questo
luogo e che fu il fondatore cristiano della cattedrale stessa a metterlo
in fuga. Si stende nel prato dentro i ruderi a riposare Marta
e osserva le nuvole in assenza di tetto.
A questo punto la storia già da un po’ non è più perfetta, Luca
sta tornando a valle e Marta è sola in un prato in una cattedrale
abbandonata, si sta addormentando, si gira, si rigira nell’erba fresca
sulla terra profumata, piccoli spasmi sulla clitoride, si struscia
un pochino Marta sull’erba, non c’è nessuno intorno, perché no,
pensa, e velocemente si spoglia, si leva i pantaloni, la maglietta,
si sfila le mutande, il reggiseno. Ora è nuda e vulnerabile sull’erba
umida come il suo sesso che si gonfia come i capezzoli che per il
fresco e per l’emozione diventano più duri.
È sola, è nuda, all’aperto e offerta allo spazio e al tempo di una
storia non tanto perfetta della quale né lei né io conosciamo la
conclusione. Marta striscia nell’erba, si ferma bocconi offrendo le
natiche al vento, sente un rumore e si spaventa temendo l’arrivo
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di un pastore, ma non c’è nessuno di umano, striscia sull’erba,
l’ortica la punge ma lei sta godendo del suo corpo nudo e si avvicina
alle pietre antiche.
C’è un vano tra le pietre del rudere, come una nicchia, Marta si
sente attratta, sembra fatta apposta per accogliere un corpo caldo
e vivente come il suo che sente pulsare nelle vene e gonfiarsi a dismisura
in una contrazione eccitata. Si arrampica, nuda si graffia
e si sporca tra le rocce polverose e si sistema nella nicchia inginocchiata
con il volto tra le cosce mentre offre, come una statua antica, il culo allo spazio vuoto che la circonda.
Si ferma ed aspetta. Uno, due, tre, dieci, quindici minuti. Le
ginocchia le fanno male premendo sulle pietre ma lentamente
smette di sentire dolore, si sente solo carne offerta, è diventata
un corpo che non le appartiene. Non succede nulla nel tempo
dell’offerta. Nulla.
Quando decide di tornare a valle Marta è già quasi il tramonto.
Si riveste spossata, ripercorre la discesa a ritroso. Luca non c’è ad
aspettarla ma lo incontra alla fermata della corriera. Si baciano
felici di ritrovarsi. La corriera passa dopo pochi minuti, va tutto
bene di nuovo in questa storia perfetta. Luca e Marta si amano
e si desiderano, negli spazi vuoti ci si arriva da soli e non è detto
che qualcosa accada.

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