Una milf beona



racconti erotici: milf si fa inculare sul divano

Barbara era sempre la stessa. Ogni volta si riprometteva che non avrebbe mai più toccato un goccio in vita sua e ogni fine settimana finiva a bere come una spugna nei peggiori locali di periferia.
Aveva quarantasei anni e la sua vita era così vuota che il bere era l’unica cosa che l’aiutava a superare le giornate. Il problema non era neanche l’alcol, perché Barbara non si poteva assolutamente definire un’alcolista; il reale problema era il suo comportamento quando beveva.
Ogni volta finiva a casa di qualcuno, scopandoci per tutta la notte come se non ci fosse un domani e alla fine… il domani arrivava sempre, facendola sentire inesorabilmente una troia.
Quella sera aveva nettamente esagerato. Aveva bevuto tanta di quella tequila che perfino i beoni più esperti erano arrivati a guardarla con rispetto.
Come al solito aveva iniziato ad attaccare bottone con tutti gli uomini che le passavano a fianco. C’era chi le toccava il culo, chi le palpava le tette e via dicendo. Aveva baciato con la lingua almeno sette persone, solamente nell’ultima mezz’ora.
Ad un certo punto un uomo le si avvicinò, dicendole -Senti bella… che ne diresti di venire in bagno con me?
-E cosa vuoi fare in bagno?- domandò lei, sorridendo.
-Te lo ficco dentro.- rispose lui, senza scomporsi.
-Come sei divertente. Dai, andiamo in bagno.
Quell’uomo fece cenno ad un suo amico di seguirli e si diressero tutti e tre verso il bagno.
-Cosa ci fa quello lì con noi?- domandò Barbara, notando che anche lui era entrato con loro nel bagno.
-Ci guarda scopare.- rispose l’uomo che l’aveva convinta a portarlo in bagno.
Fu così che Barbara notò proprio in quell’istante che l’uomo che li aveva seguiti si stava masturbando fissandoli in maniera inquietante.
Era proprio così, un guardone si stava toccando davanti a loro. Era quella la sensazione che Barbara odiava: il sentirsi una puttana.
Era troppo tardi al momento, non avrebbe mai potuto tirarsi indietro, così, aprì le gambe e si fece penetrare da quello sconosciuto, mentre il suo amico li guardava, toccandosi il cazzo.
Era tutto così sbagliato. Quel bagno, lei , l’uomo che si toccava, quello che la stava scopando e quelle serate in generale. Tutto era sbagliato nella sua vita.
Era piombata in un delirio dal quale non riusciva più ad uscire; un delirio che l’aveva trasformata in un semplice contenitore di sperma per disperati. Non che lei non fosse una disperata, perché lo era, ma non voleva essere ricordata in quella maniera.
Non faceva altro che bere e lasciarsi fottere dal primo stronzo che le veniva a tiro.
-Ah… lo sapevo che l’avevi bella larga. Ti dai parecchio da fare, eh? Troietta.- disse l’uomo, impegnato a prenderla da dietro.
Non sapeva cosa rispondere, così preferì restarsene in silenzio, lasciandosi scopare senza dire nemmeno una parola.
Dopo quella sera non avrebbe mai più toccato un goccio d’alcol, quello era poco ma sicuro. Avrebbe abbandonato quello stile di vita per il resto dei suoi giorni e avrebbe fatto sesso, solamente quando ci sarebbe stato anche l’amore.
Era un bel progetto, ma al momento quel grosso cazzo la stava invadendo in un fetido cesso pubblico, come se non fosse nemmeno una vera persona, costringendola al ruolo di semplice bambola gonfiabile.
Senza parlare di quel pervertito che continuava a farsi una sega, guardandola, allungando di tanto in tanto una mano per toccarle le tette.
Non si sentiva una donna, ma in fin dei conti non si sentiva nemmeno una persona. Non si sentiva niente. Quello era il vero problema.
-Adesso ti annaffio col mio sperma, troia.- disse quello che si stava masturbando.
Non conosceva nemmeno i loro nomi e la cosa peggiore era che preferiva non conoscerli. Non la giudicava una cosa utile.
Quel porco le sborrò sul vestito, fregandosene del fatto che lei avrebbe dovuto continuare la serata con una chiazza di sperma sul suo bel vestitino. Era così umiliata.
-Le ho sborrato sul vestito! Che troia.
-Così adesso lo sapranno tutti che sei una puttana, eh? Una lettera scarlatta!

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