Un nuovo gioco



Marisa era ormai seduta al tavolo del bar da circa dieci minuti e per buona parte di quel tempo si era chiesta cosa stesse facendo li. Da quando aveva stretto amicizia con le altri mogli del nuovo condominio era venuta a conoscenza di molti trucchi ti per riportare un po’ di pepe nella propria vita; non che ne avesse poi così bisogno, solo che…
Marisa interruppe i suoi pensieri sentendo la vibrazione sul suo telefono, allungò il collo per vedere il nome sullo schermo: Mario. Era lui, l’uomo che stava aspettando.
-Il gioco è semplice,- aveva spiegato Rosa, -devi solo aprire una qualsiasi App con annunci di lavoro e trovare quello che preferisci, il tempo di un incontro per parlare di un lavoro fittizio e poi sei a cavallo.-
-In che senso?- aveva chiesto Marisa nella piccola cucina della vicina di pianerottolo.
Rosa sbuffò divertita, -nel senso che poi puoi farci quello che vuoi. Scambi di messaggi equivoci, appuntamenti senza presentarsi. Tutto.-
Marisa sorride imbarazzata. -Non penso di essere il tipo.-
-Nessuna lo è,- aveva risposto l’amica. -Ma ti posso assicurare che è più facile di quanto sembra.-
Marisa si era limitata ad annuire e fu ben felice di eliminare quella sorta di argomento dalle ciance che si ritagliava con le nuove amiche. Eppure qualcosa in lei era rimasto, una sorta di curiosità che mai aveva sperimentato.
Un giorno che si era trovata sola in casa ripensò alla spiegazione dell’amica, apri una delle app più comuni e si mise a sfogliare i vari profili di chi si offriva per lavori. Mentre guardava quelle foto scorrere senti nascere in se una sorta di piacere mai provato prima, si chiese se fosse l’idea della novità a stuzzicarla così ma non seppe rispondere. Passò un’ora a girovagare online fino a che non arrivò il profilo di Mario: vedovo e in pensione da ormai quasi quindici anni, si offriva come tutto fare per piccole riparazioni in casa. Marisa ne scorse le foto dal quale si poteva vedere un uomo sui 65, dai capelli bianchi e dall’aspetto ancora piacente nonostante l’età è il fisico non proprio di qualcuno che amava tenersi in forma. La donna rimase diverso tempo nel l’incertezza del da farsi e, mentre la moglie che era in lei le stava urlando di chiudere li quel gioco, un lato più profondo la stava irrorando di una sorta di piacere che raramente aveva gustato prima di allora.
Marisa scorse il dito sullo schermo in modo da aprire la notifica e vide che l’uomo la avvisava che sarebbe arrivato da lì a poco, dopo aver pensato a cosa rispondere si limitò ad un semplice: “certo, grazie.”
Nel suo spiegare Rosa le aveva detto che il primo incontro determinava tutto quindi era importante scegliere gli abiti con cura e cosa dire. -Se sai giocare bene vedrai che sarà difficile smettere,- le aveva confidato con aria divertita.
Poco dopo aver inviato la propria risposta la donna vide Mario avvicinarsi con lunghe falcate, il tempo di zigzagare fra alcune persone e finalmente fu davanti a lei: -buonasera e Scusi il ritardo.-
-Nessun problema, si accomodi e diamoci del tu.-
Mario sedette davanti la donna, -molto volentieri Marisa.- l’uomo si asciugò la fronte con un panno poi una parte della vistosa chiazza calca sulla nuca racchiusa ai lati da folti capelli bianchi. -Di cosa avresti bisogno? Se posso chiedere.-
Al telefono Marisa era stata molto vaga, secondo quanto diceva Rosa era la scelta migliore poiché aiutava a capire che persona si aveva davanti e a valutare se continuare il gioco o dargli un taglio netto.
L’uomo davanti a lei si era presentato con indosso una camicia a maniche lunghe arrotolate fin sotto il gomito è un paio di pantaloni corti visibilmente scoloriti, sulla pelle del viso portava i segni dell’età anche se alleggeriti dal sorriso di circostanza che gli allungava le labbra. Dal canto suo, invece, Marisa aveva preferito una maglia a maniche corte leggermente larga e una lunga gonna. I capelli castani annodati in una treccia che le scendeva fra le scapole.
-Niente di eccezionale,- proruppe lei -diversi lavoretti da fare sul terrazzo e dentro casa.-
Mario si limitò ad annuire.
Dentro di se Marisa sentì appena il piacere che le aveva descritto Rosa, l’eccitazione di essere lì a condurre il gioco; di essere la sola a sapere cosa stava succedendo. -Forse è meglio scambiarsi i numeri, almeno posso inviarti delle foto e metterci d’accordo di conseguenza.-
L’uomo annui. -Hai il telefono con te?-
Marisa fece di no con la testa. -Segnati il mio è poi ci ti rispondo quando arrivò a casa. Ora è in carica,- aggiunse come se volesse cercare una giustificazione.
Mario sorrise nuovamente, prese il telefono e segnò il numero dettatogli dalla donna poi un altro breve scorrere di dita sullo schermo. -Ti ho inviato un messaggio Marisa.-
La donna annuì alzandosi, -ti chiedo scusa ma devo proprio andare, tra poco devo andare a prendere mio figlio a casa dei nonni.-
-Certamente- rispose lui. -Ci sentiamo appena hai le foto.-
La donna annuì nuovamente poi, volendo tagliare corto, si limitò a dire: -Certo Mario, mi ha fatto piacere incontrarti.- Prima che lui potesse rispondere Marisa si incamminò verso la porta pronta ad uscire e a dileguarsi. Dentro di lei regnava una sorta di agitata piacevole confusione, prima di quell’incontro era scettica ma durante quel breve colloquio aveva sentito l’eccitazione avvampare dentro di lei come mai avrebbe pensato fosse possibile.
Tornata a casa Marisa si sincerò di cosa stesse facendo suo figlio poi, vedendolo giocare in camera col nonno si avviò verso la propria stanza per controllare il cellulare. Sullo schermo trovò, fra le notifiche, quella di Mario e dovette reprimere l’impulso di rispondergli immediatamente. -No,- si disse, -devo fare con calma, far durare il piacere.-
Invogliata da quella sensazione trovò il suo sguardo nello specchio, la voglia che aveva ora era qualcosa di primitivo che non provava da molto tempo. Stuzzicata dall’idea tolse la maglia nella calura estiva, portò le mani dietro la schiena e lasciò cadere il reggiseno a terra. Di fronte allo specchio vide le sue enormi mammelle dondolare leggermente, i capezzoli già duri spiccavano nel centro perfetto delle larghe areole. La donna prese ad accarezzarsi il seno gemendo leggermente, alternò carezze a palpare decise e sfuggenti mentre nella mente combatteva la voglia di rispondere a Mario. Marisa si palpò muovendosi con calma e decisone, conscia di quali aree stimolare con le sue dita, quando si sentì inumidire decise di spostarsi in bagno dove avrebbe avuto maggiore libertà. Si chiuse la porta dietro le spalle poi aprì l’acqua nel lavandino in modo da avere il suono scrosciante a coprire i suoi ansimi. Ora aveva solo le mutandine indosso, fissava la sua immagine nello specchio mentre l’acqua sotto di lei scorreva senza freno.
La donna prese le tette nelle mani e cominciò a muoverle in senso antiorario, lentamente, gli occhi chiusi mentre la sua mente fantasticava lontana da lì. Non seppe dire quanto proseguì quella sorta di rituale, ma la sola cosa ad interromperla fu il sentire la porta aprirsi. La donna si girò, senza coprirsi, e vide suo suocero, completamente ignaro, affacciarsi e, sorpreso, trovarsi davanti la moglie di suo figlio mezza nuda coi seni enormi dondolanti.
​-Ciao Gennaro, entra pure- lo salutò lei senza il minimo imbarazzo nè facendo niente per coprirsi.
L’uomo rimase immobile, i suoi occhi fermi sui seni di lei.
Marisa sorrise compiaciuta, chiuse l’acqua e si avvicinò di qualche passo al suocero. -Volevi dirmi qualcosa?-

Gennaro sembrò ridestarsi da quella visione, -scusa Marisa, non volevo.- L’uomo si coprì gli occhi con la mano mentre nel poco spazio a disposizione cercava di arretrare. Marisa si fece più vicina divertita dall’imbarazzo del suocero. Avrebbe voluto stuzzicarlo ancora un po’ ma preferì evitare problematiche in famiglia, toccò la mano dell’uomo e chiese: -potresti passarmi quel telo Gennaro?-
L’uomo ubbidì, nonostante gli occhi ancora coperto riuscì a passare il largo asciugamano alla sua destra alla nuora che lo usò per coprirsi il seno. -Grazie, avevo deciso di rinfrescarmi un po’… questo caldo ti entra addosso. Ma avevi qualcosa da dirmi?-
-Si,- disse lui, -ero venuto ad avvisarti che devo andare. Ma prima vorrei sapere se hai bisogno di qualcos’altro prima.-
La donna sorrise -no figurati, hai fatto fin troppo. Grazie tante.- La donna esibì il suo sorriso più dolce. -Salutami tua moglie, magari passiamo domani a trovarvi.-
-Certo, grazie molte.- Gennaro uscì dalla porta lasciandosi la visione paradisiaca di poco prima alle spalle con la speranza di non dimenticarla tanto presto.
Marisa resistette ancora due ore poi visionò il messaggio di Mario: “ciao Marisa.”
Semplice, pensò la donna ora alle prese con le faccende domestiche. Avrebbe voluto scrivere a Rosa per dirle che aveva
Voluto provare il suo consiglio ma preferì evitare; sapeva benissimo che se lo avesse fatto sarebbe stata tempestata di messaggi che richiedevano continui aggiornamenti. Con le amiche continuò comunque a scambiare le solite ciarle senza come se niente fosse. Ma la domanda era ora cosa rispondere a Mario? Avrebbe dovuto inviarle un messaggio innocuo oppure, magari, dirgli qualcosa di più personale e vedere dove la conversazione sarebbe andata a parare?
“Eccomi Mario, scusa il ritardo.” Marisa inviò poi posò il telefono in attesa di una risposta.
La sera passò rapida e senza novità, le pulsioni provate quel pomeriggio si spensero presto nel vedere che
Il telefono sembrava non dare segni di vita. Dopocena Marisa sedeva sprofondata in poltrona accanto al divano sul quale, sdraiato, suo marito dormicchiava mentre la donna si concedeva uno zapping disinteressato. Con la suoneria del volume azzerata ebbe un piccolo sussulto quando il telefono che teneva su uno dei braccioli vibrò vistosamente. Ebbe un sussulto, vicino a lei l’uomo continuò imperterrito a russare, la donna ravvivò lo schermo trovando un messaggio nuovo: “Nessun problema, ciao.”
Marisa si sentì delusa da quelle poche parole, si chiese se forse l’uomo non avesse nessun interesse verso di lei come donna. Tamburellò su una gamba poi si mise a scrivere. “Domani ti invio le foto, ma vedrai che non è niente di eccezionale.”
Questa volta Mario non si fece attendere: “non ti preoccupare, prenditi il tempo che ti serve. Anche se ci fosse da comprare pezzi di ricambio, sarebbe comunque una cosa veloce.”
La donna annuì, le sembrava che quell’uomo non avesse alcun interesse per lei; se avesse voluto semplificarsi le cose avrebbe potuto sceglierne uno fra la miriade di messaggi privati che ci via riceveva su Facebook. La cosa sembrò stuzzicarla, si chiese se fosse una sorta di rispetto, di timore o davvero semplice indifferenza.
Desiderosa di vedere se avesse ragione o meno, cercò di azzardare qualcosa in più: “potrei farle anche adesso, ma mio marito è qua sul divano che dorme ormai.” Inviò.
“Non uscite mai la sera? Siete una coppia giovane.”
Mmh pensò Marisa, “certo ma purtroppo coi ritmi di lavoro non è semplice immaginare una vita di coppia tutta rosa e fiori.”
Dopo aver letto quella frase Mario non rispose, Marisa osservava lo schermo in attesa per poter replicare. Mentre scorreva gli altri messaggi in privato e metteva qualche distratto like il telefono vibrò nuovamente: “mi spiace molto.”
Sul divano l’uomo russava della grossa, Marisa si alzò e si diresse in camera in silenzio per portare avanti quella chiacchierata con più calma. Indossava il solo intimo con una lunga t-shirt bianca a cui erano state tagliate le maniche. “Grazie Mario,” scrisse. Poi dopo aggiunse: “son cose comuni nei rapporti di oggi.”
Nuovamente Mario sembrò astenersi dal replicare atteggiamento che Marisa cominciava a trovare fastidioso, si era sbilanciata in quella sorta di gioco eppure la persona da lei scelta non sembrava minimamente interessato a lei. Demoralizzata mise il telefono sul comodino, si girò dall’altra parte e lentamente si sentì assopire.
La donna si svegliò due ore dopo dall’entrata nel letto di suo marito, prima di addormentarsi nuovamente ebbe lo stimolo di urinare per cui, cellulare alla mano, si recò in bagno e sedette sul water. Ravvivò lo schermo trovando nuovi messaggi fra i quali, con sua sorpresa alcuni di Mario. “Eccomi Marisa scusa, ero al telefono.” Poi: “se già dormi ti auguro buona notte.”
La donna prese la palla al balzo: “sono sveglia Mario grazie, tu?”
“Eccomi Marisa.”
La dona sorrise. “Grazie per la compagnia.”
“A te. Posso farti una domanda?”
“Certo Mario,” inviò poi, per stuzzicarlo: “sono tutta per te.”
Mario si limitò a ringraziare e rispondere con un semplice cuoricino, a quella reazione Marisa avvisò l’uomo che era per lei ora di dormire quindi gli diede la buona notte e gli assicurò che si sarebbero sentiti l’indomani mattina.
Marisa tornò in camera, distesa sul letto si girò in posizione fecale dando le spalle al marito, scese con la mano senza far rumore e insinuò due dita nel pertugio già umido desiderosa di titillare il clitoride. Mentre le dita si muovevano lentamente nella sua mente continuava a rivedere la chiacchierata di quel pomeriggio, a riprovare i brividi di piacere che l’avevano spinta in bagno a titillarsi i capezzoli fino all’istruzione di suo suocero. Con sua sorpresa si ritrovò a pensare a Gennaro come prima le era mai successo poi il suo pensiero giunse a Mario e alii si fermò mentre Rivoli caldi le scivolavano sopra le cosce e il suo corpo veniva pervaso da brividi di piacere.

Autore:
Steto

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