Un mio alunno mi ha venduta



Ho già scritto di me e delle avventure che hanno coinvolto il mondo del mio lavoro. Per ora anche se ancora sono riuscita, con un po’ di fortuna, a non far trapelare nulla di quello che accade, ma mi rendo conto che sono nelle mani di altri per poter continuare a apparire la brava, moglie e l’insegnante severa a scuola, ma sempre pronta ad ascoltare i ragazzi e le loro problematiche. Ruolo che mi sono costruita in anni di insegnamento negli Istituti Superiori della provincia a cui ero destinata. Da due anni insegno in città, dove abito. Piccola realtà quasi paesana in cui tutto sommato, ci si conosce un po’ tutti.
Non avevo nessuna intenzione di accettare l’invito del mio alunno quando, durante i festeggiamenti per il carnevale a scuola mi diceva che con alcune compagne e altri due ragazzi della classe di fronte, stavano organizzando un incontro in un locale in città, tra l’altro non lontano da casa mia, per bere qualcosa e stare ancora un po’ insieme, concludendo la giornata con una festa in maschera. Assolutamente mai mi voglio far coinvolgere in queste situazioni. Mia intenzione era chiudere con tutto quello negli anni precedenti è avvenuto e che, devo ammetterlo, è stato frutto di occasionali miei cedimenti ma solo dopo che sono stata costretta a situazioni che hanno finito per coinvolgermi totalmente e di cui, mio malgrado sono stata la protagonista. Era però ora di dire basta e tornare a una vita noiosamente normale. Marito, figlia, casa e scuola. le preghiere, le suppliche dei miei alunni stavolta non mi facevano cedere di un millimetro, tanto che il ragazzo, rivolto ad alcune compagne ha detto: – ragazze, non si fa più nulla: con un ohhhhhh di scoramento come risposta. Una delle due ha detto. Bisogna dirlo ai ragazzi di terza.
Durante la lezione vedevo le facce dei tre, piene di delusione, scoraggiati tristi. Una volta suonata la campana li ho chiamati e siamo andati a parlare in Aula docenti: – mi spiegate perché mi volete coinvolgere?-
Prof. noi con lei ci siamo sempre confidati. Si ricorda quando ho avuto delle difficoltà l’anno scorso? Con chi ho parlato? Con lei.-
Si vabbè, ma in quel caso per me è lavoro, il preside mi ha chiesto di mettere su uno sportello d’ascolto per voi ragazzi-.
Si, va bene, ma i miei genitori e quelli di Marti la conoscono e se viene lei i genitori di Martina la fanno venire e se viene Marti viene anche Francesca, altrimenti siamo io e Mattia con Antonello, quelli dell’altra quinta.
Li ho guardati, erano pulcini spaventati e rassegnati. – Allora, chiariamo: se mi prometterete che a mezzanotte, mezzanotte e un quarto siamo fuori dal locale ok; altrimenti nulla e soprattutto niente intrugli o bevande strane-. Le loro urla di gioia si sono sentite alche in Presidenza, al piano di sopra, tanto che il bidello è accorso quasi 0spaventato a dirci di abbassare le voci.
Dai prof. birra? Eddaiiiii
Ragazzi siete minorenni. Faccio in tempo a cambiare idea.
Alle 20.30 ero a casa di Francesca a prenderla, poi da Martina. Con i ragazzi ci saremmo visti al locale. Mentre aspettavo che Francesca si vestisse, ero in salotto e lei mi ha detto: – professoressa, ma viene vestita così? Pantaloni e camicetta?
Io: perché? Cosa succede?
Lei. –ma è una festa in maschera. Non ha un costume di carnevale?
Io: – no non l’ho.
Ma dai prof siamo tutti in maschera! Aspetti, mia mamma l’anno scorso si è vestita da squow indiana, sa quei vestiti con le frange? Di misure è pressappoco come lei. Dai se lo provi!
Io: – ma no dai, va bene così, l’insistenza della ragazzina non mi ha lasciato scampo. Avevo dei gambaletti come calze e non sarei certo andata lì con le gambe nude sotto quel vestito in pelle che comunque arrivandomi più giù di metà coscia e avendo l’ultima parte fatta a frange abbastanza fitte mi copriva anche le ginocchia. Volevo o una calzamaglia o dei collant grossi che sostituissero i pantaloni. Ho chiesto dei pantacollant ma non è stato possibile averli, però con delle calze sempre della madre della mia alunna, che lei mi ha consegnato, mi sentivo abbastanza protetta. Ovviamente non mancava la coroncina in pelle con una penna al lato della testa. Ai piedi avevo già di mio i mocassini. Arrivati al locale, sorpresa spiacevole: problemi idraulici al pomeriggio ne avevano impedito l’apertura. Delusione
Uno di loro ha preso il cellulare e dopo poco ci ha comunicato che a mezz’ora di macchina un locale con festa in maschera era in piena attività. Ormai ero in ballo; una chiamata a mio marito per avvertirlo della modifica e, visto che c’ero gli ho detto che a quel punto se si fosse fatto molto tardi, anche se avrei fatto di tutto perché ciò non succedesse, avvisavo una collega che abitava in quel paesino e le avrei chiesto di ospitarmi.
Arrivati al locale e impegnato un tavolino e un divanetto, le bevande hanno cominciato a circolare, ma i ragazzi, come promesso si limitavano a coca, aranciata e qualche birra piccola. Quella coca-cola, però nei suoi ultimi passaggi aveva anche del wisky e me ne sono accorta al terzo bicchiere, quando volendo andare in bagno non riuscivo quasi ad alzarmi dal divanetto in cui ero sprofondata, tanto che Martina mi ha aiutata e accompagnata in bagno. Mente passavamo tra chi ballava e chi stava al banco del bar, un commento:- io queste indiane me le scoperei volentieri. Anche se non vogliono; con una manata sulla natica che però insistendo nel non mollare la presa mi si stava praticamente infilando tra le cosce, mi ha gelato. Fermandomi e voltando lo sguardo ho visto un uomo basso e tarchiato, sulla sessantina, alto non più di me circa un metro e sessanta, che dava l’idea del torello, grassoccio ma forte, abbastanza ben messo a livello muscolare. L’ho fulminato con lo sguardo. Lui, con sfida: – Che c’è? Non sei una ragazzina ma sei ben messa, se vuoi ti accompagno in bagno, con una risata, così mi faccio te e questa troietta. Chi è tua figlia? Riferendosi a Francesca che mi accompagnava e che mi ha tirato via dicendo di lasciar perdere. In effetti aveva ragione. Non ci saremo potute difendere. Ha provato a toccarmi ancora, ho fatto un balzo all’indietro urtando un tavolino e rovesciando un bicchiere il cui contenuto mi è finito sulle calze. Chiedendo scusa mi sono offerta di risarcire ma l’offerta è stata declinata.
Siamo entrate in bagno e Francesca mi ha consigliato di togliermi le calze fradice di liquore. Quello che non volevo stava succedendo. Gambe nude sotto il vestito, non corto ma quando mi sedevo, a causa anche delle frange, scoprivano gran parte di cosce. Poi, su quel divanetto l’indumento saliva ancora rischiando di mettere a nudo il triangolino bianco delle mutande. Nell’oscurità non ci si faceva caso, ma chi guardava, vedeva e i ragazzi, lo sguardo lì, lo puntavano eccome!
Tornate al tavolo si erano avvicinati due ragazzi evidentemente amici dei miei alunni, ridevano e scherzavano, uno nel vedermi: – cazzo, bella indiana! Piero il mio alunno: – è la prof ci ha accompagnato altrimenti, niente donne ahah…..
L’altro ragazzo prof si accomodi sul divanetto, si sta meglio. Mi si è seduto vicino e per far posto a Francesca la sua gamba era incollata alla mia, muovendola mi accarezzava la parte esterna della coscia. Come si accarezzava la gamba toccava anche la mia. Il loro accento faceva capire la loro provenienza da zone slave.
Altri sorsi di bevanda e una fiaschetta comparsa dalla tasca. Ho subito chiesto cosa fosse.
E’ liquore di arancia, lo fa mia zia, non è molto alcoolico lo assaggi! Quella bevanda aveva altroché la sua buona dose di alcool, cominciavo a essere assorta nei miei pensieri e a non tener d’occhio i ragazzi che intanto erano in pista a ballare. Lo slavo rimasto al tavolo mi ha invitata in pista, c’era un lento, non volevo, ma lui: – dai così si muove e sente meno le bevande! Ho accattato pian piano la mia testa si poggiava sulla sua spalla e le sue mani scendevano dai fianchi sulle cosce. Volevo bloccarlo ma lo lasciavo fare. Con la sua bocca al mio orecchio: – Sei bella; piena, morbida come piacciono a me le donne: mi piacciono le donne grandi. Sanno scopare bene. Volevo staccarmi da lui, ma non ne avevo la forza. Intanto l’altro slavo è arrivato dietro mentre i miei alunni andavano al tavolo. Mi sono sentita distintamente una mano ad accarezzarmi le natiche e un dito a infilarsi tra esse. Ho raccolto le forze fiondandomi sul divano ma senza far capire nulla ai miei alunni, Le ragazzine si sono alzate per andare in giro. Ero con i tre maschi. Lo slavo che mi aveva invitata a ballare ha detto: – signora, se vuole l’accompagno fuori a prendere un po’ d’aria. Il mio alunno ha detto che mi avrebbe accompagnata lui, ma il tizio ha ribadito: – magari voi tenete d’occhio Francy e Martina, non si sa mai. Io come un automa senza controllo mi sono lasciata abbracciare dallo slavo che all’uscita ha parlato con il buttafuori forse dicendogli che da lì a poco saremmo rientrati. Ci siamo allontanati, lui mi sorreggeva con il suo braccio sotto la mia ascella, la sua mano aveva così facilità di palparmi il seno. Il mio braccio attorno al suo collo e mi teneva la mano perché non scivolasse via, più che camminare, mi faceva avanzare lui e io muovevo i piedi uno dopo l’altro per inerzia ma non mi rendevo conto, E’ così che mi sono ritrovata all’intero di un cancello aperto, praticamente nell’androne semibuio di una casa in costruzione. Spalle attaccate al muro, un braccio del ragazzo a cingermi la vita con la mano che mi palpava le natiche. Con l’altra cercava di denudarmi i seni e io non reagivo, avrei voluto prenderlo a schiaffi, ma mi lasciavo fare tutto. Mi ha abbracciata tirando giù la lampo del vestito dalle spalle. E’ riuscito a denudarmi le tette, le impastava, le frugava, ci immergeva in mezzo la faccia, me le baciava succhiandomi i capezzoli.
Intanto la sua mano era tra le mie ginocchia e come saliva si portava su il vestito. Non avendo più le calze, le mie cosce erano nude e questo non gli dispiaceva affatto: – mmm belle cosce polpose, soffici tutte da palpare come piace a me. Sei tutta da godere-.
Lasciami porco. Non voglio togli quella mano-.
Non ci penso proprio. Vedrai come ti preparo.
Le cosce strette non impedivano alla mano di risalire fino alle mutandine e nonostante tutto a spostarne l’ elastico per strusciare sulle labbra della figa. Un attimo di sbandamento, nonostante fossi stretta tra lui e il muro, mi ha costretta a mollare la presa e aprire leggerissimamente le gambe. Quando poi le ho serrate di nuovo, il suo dito era già dentro in vagina e con il pollice mi stuzzicava il clitoride.
-MMM …. lo sapevo, sei un forno, sei bollente, mi ti faccio qui, in piedi-.
Uno “STRRRAAAPPP” e non avevo più le mutandine, si è aperto i pantaloni, mi ha sollevato le cosce portandosele sui fianchi. Con le braccia attorno al suo collo mi reggevo a lui sempre con le spalle attaccate alla parete. Senza rendermene conto ho stretto per quanto potevo le cosce attorno ai suoi fianchi e i piedi incrociati dietro. Mi sollevava le natiche con le mani per puntare il glande. Il contatto con la figa; è entrato mollando un po’ la presa delle mie chiappe. L’ho sentito tutto subito dentro. Il mio canale vaginale glielo avvolgeva tutto, la cappella mi ha subito sbattuto sulla bocca dell’utero. Mi ha fatto male, ho urlato, lui subito mi ha messo la lingua in bocca e ha cominciato a scoparmi. Più che sentirlo scorrere, mi sentivo riempita e la vagina si stringeva tutta attorno al cazzo, gli si modellava tutta attorno a quel tubo di nervi, lo avvolgeva bene.. Molto duro, abbastanza grosso. Non volevo certo dare soddisfazione a uno sconosciuto, per giunta molto più giovane, ma il mio corpo non rispondeva alla mia volontà. Ho cominciato praticamente subito a godere e dopo alcuni movimenti anche a venire. Se n’è accorto e ha aumentato la forza dei colpi.
-Siiii cosìììììì dai troia vienimi sul cazzo, sei brava. Ne avevi una voglia pazza.

Il primo orgasmo mi è arrivato quasi subito. Ero stupita di me stessa, A parte il fatto che con mio marito mai mi era capitato che praticamente appena penetrata iniziassi a venire, ma neanche le altre volte da quando mi stavano capitando le (dis)avventure raccontate nei precedenti scritti avevo avuto modo di sperimentare quella sensazione. Il dolore della penetrazione violenta che immediatamente lascia il posto al puro piacere. Ci voleva un ragazzino slavo a farmi provare anche questa novità.
Come ha detto lui, gli stavo venendo sul cazzo, duro, grosso, che adesso sentivo scorrere in vagina e mi sbatteva.
Lui: – stringi la figa in modo pauroso. Te lo stai gustando tutto vero? Gran bella professoressa troia.- A queste parole ha seguito un rantolo e un: – cazzo vengoooooo, sborro ssiiiiiiiiiiii ti vengo dentroooooo- Ho sentito le frustate del suoi schizzi di sperma in fondo, mi hanno colpito l’utero, ho sentito il suo liquido denso nelle mie intimità profonde. Sono venuta ancora puntandogli le unghie sul collo e sulle spalle. Avvolgendogli ancora meglio i fianchi con le cosce e strizzandogli il cazzo con la figa. Non volevo tutto questo ma è successo e ho goduto.
Ero rannicchiata a terra, spalle contro il muro, gambe piegate su me stessa. Una voce mi ha riportata lì. Era l’uomo di poco prima dentro la discoteca che diceva: – adesso queste cosce gliele faccio spalancare io. Me la voglio fare subito, sono carico e questa mi fa impazzire. Mi ha afferrata per i capelli, in un attimo avevo il suo pene nudo a contatto con la mia faccia, non volevo certo concedergli quello che voleva: la mia bocca.
-Dai bella, fammi un pompino così poi ti scopo meglio-. Tappandomi il naso e con degli schiaffetti che comunque mi facevano male mi ha costretta. Ha occupato subito la mia bocca, me la scopava. La cappella raschiava sul palato e mi colpiva la gola. Me lo ha sfilato. Hanno visto un telo che copriva dei mattoni, lo hanno steso per terra e mi ci hanno coricata sopra. L’uomo si è fiondato con la faccia tra le mie cosce, la sua barba mi pungeva là, dove le gambe sono più piene, nella carne più soffice e delicata. I suoi colpi di lingua in figa, le sue labbra sul clitoride mi costringevano a catturargli la testa fra le cosce nonostante la sua barba pungente. L’altro slavo usava la mia bocca e poco ci è voluto duro com’era che mi scaricasse la sua sborra in gola. L’uomo mi si è piazzato sopra, le sue cosce tra le mie. Il glande puntava la figa. durissimo non aveva bisogno di indirizzarlo con la mano, la cappella era già tra le grandi labbra carnose della mia figa,me le separava pronto alla stoccata che mi avrebbe aperta ancora. Con una mano mi strizzava una tetta, l’altro braccio attorno al collo. Un rantolo, una spinta. Ho urlato, come è entrato violentandomi mi ha fatto male veramente. –Dai bella, un altro colpo e l’avrai tutto dentro, Ahhhhhh sssiiiiiiiii cosììììììììì. – un altro mio urlo. Stavolta più per scaricare la tensione. Lo sentivo tutto dentro, i coglioni sbattevano le mie natiche e ancora una volte il mio canale vaginale si modellava sulle nodosità del pene. Questa è una qualità che madre natura mi ha dato: la mia vagina recupera elasticità in fretta.
Lui: – cazzo sei davvero ancora stretta. Aveva ragione. Intendendo il ragazzo che poco prima aveva goduto del mio corpo. Poi l’uomo ha aggiunto: – stretta come piace a me. Vedrai che gran scopata ci faremo. Come se io fossi consenziente. Ma con i fianchi cominciavo involontariamente ad assecondare i suoi colpi forti, potenti decisi. Lenti ma decisi e questo ritmo provocava in me decisamente piacere, mi stava piacendo veramente come mi stava scopando. La mano mollava la tetta per scendere sulla cosca dove stringeva. Palpava, strizzava lasciandomi evidenti lividi. Con la sua lingua che mi entrava in bocca, con i suoi baci sul mio collo, con parole alle mie orecchie su quanto mi sentisse porca per come lo accoglievo, quanto mi sentisse della giusta misura per il suo cazzo e quanto mi sentisse bollente ed eccitata (ed era vero, mio malgrado), mi sentivo aperta, spaccata lacerata. Il suo cazzo diventava sempre più grosso e duro come l’acciaio e io muovevo i fianchi il culo e le cosce sempre di più. Non volevo ma era così. Stavo facendo la sua porca. Non smettevo di venirgli sul cazzo finché anche lui mi ha dato la sua sborra, mi sono sembrati centinaia di schizzi, mi sentivo inondata, piena, completamente riempita dal suo cazzo e dal suo sperma.
Mi sono ritrovata prima nel sedile di dietro nella mia macchina con il ragazzo che si era soddisfatto della mia bocca che prendendomi per un fianco e dietro un ginocchio voleva farmi mettere sopra di lui a cosce aperte. Si era già abbassato i pantaloni alle caviglie, voleva scoparmi lì, in macchina, anzi, con me sopra voleva che lo scopassi io, mentre il ragazzo che per primo si era divertito con me guidava, dicendo all’amico: – dai fattela, scopatela, vedrai quanto ti fa godere: questa è di quelle che fa tante storie prima ma appena glielo piazzano bene dentro non capisce più nulla.
Ero inferocita, era vero, tanto che un altro urlo ha accompagnato l’ingresso in me del terzo pene della serata ed ho subito cominciato a dimenare i fianchi, la scopata è durata almeno mezz’ora, lui era già venuto e questo gli permetteva di resistere. Io ho contato netti sei miei orgasmi e addirittura un settimo mi stava arrivando mentre lui mi ha sborrato dentro.
La notte a casa loro ancora i ragazzi si sono soddisfatti con me. Anche con il mio sedere. Uno è venuto anche mentre gli catturavo l’uccello stringendolo tra le cosce, senza effettiva penetrazione.
La settimana dopo, a scuola, il mio alunno non mi guardava in faccia. L’ho preso da parte spiazzandolo con delle domande a bruciapelo: – Ti piaccio? Mi vorresti fottere? Quante seghe ti sei fatto pensando e ricordando come mi hai vista mentre i tuoi amici mi scopavano? Ti è piaciuto vedermi godere? Poi, una richiesta improvvisa: – dopo scuola passiamo a casa mia, mi cambio e mi porti dai tuoi amici slavi. Io non ricordo certo il percorso, nelle condizioni in cui mi avete ridotta. Questa richiesta lo ha letteralmente lasciato di sasso.
L’ho lasciato in macchina ad attendermi per più di un’ora. Ho tirato fuori un vestito che mai avevo indossato, me lo avevano regalato tempo addietro delle amiche che avevano vinto una scommessa sul fatto che mai mi sarei presentata da qualche parte con quel vestito addosso. Arrivava appena a coprirmi poco più in basso delle mutandine, attillatissimo, io che ho fianchi un po’ generosi e natiche diciamo piene ma fortunatamente sode, le avevo ancora più sode quando quell’indumento è entrato a casa mia. Anche sul davanti una scollatura profonda, non nascondeva la linea che divide i seni. Ovviamente il vestito andava indossato senza reggiseno. No. Mai e poi mai! In quell’occasione, invece, era proprio quello che ci voleva. Indossato con uno spolverino sopra che mi assicurava copertura fuori dall’auto, ma in macchina aprendosi non nascondeva le cosce con autoreggenti, il vestito che da seduta veniva ancora su, costringeva il mio alunno a vedere tutte le gambe della sua prof, di quella prof che lui voleva assolutamente farsi ma che per il momento aveva solo visto fottere da altri. Mentre andavamo l’ho costretto a dirmi come aveva organizzato la mia cessione ai suoi amici e quanto gli avessero dato per avermi.
1000 € era stato il prezzo che i due slavi avevano pagato per avermi a disposizione. Per scoparmi. Il vecchio non era previsto. Si era aggregato dopo l’episodio dell’andata in bagno con Francesca. Gli ho detto che era stato anche fesso perché da come mi avevano posseduta, ero sicura che se avesse voluto avrebbe tirato su il prezzo anche in maniera importante.
Sinceramente l’uomo non previsto era quello che di più avevo cercato di respingere durante l’aggressione, ma anche quello con cui avevo provato un piacere talmente intenso, forte, animalesco che se mi avesse portata via con sé non sarei stata in grado e forse non avrei voluto opporre resistenza. Non l’avevo opposta neanche mentre mi caricavano in macchina con gli slavi e neanche mentre sempre in auto uno mi scopava o a casa loro dove ancora entrambi abusavano del mio corpo. Con l’uomo, invece …. non gli sarei certo saltata addosso ma dopo la prima violenza volevo ancora quel piacere. Il piano era che dopo gli slavi, lui, il mio alunno mi avrebbe posseduta, ma l’intervento dell’uomo anziano aveva fatto saltare il progetto e lui era rimasto a secco. Adesso era lì, seduto a fianco a me che guidavo, con le mie cosce sotto i suoi occhi. Lo spolverino non abbottonato si era completamente aperto e questo lo costringeva a vedere anche un po’ di pelle nuda al di sopra della balza delle autoreggenti e un piccolissimo scorcio di mutandine da me scelte con una leggera trasparenza. Aveva il divieto di toccarmi, pena una denuncia a lui e agli altri. Ovviamente dalla scollatura, era in bella evidenza anche un po’ di solco tra le tette. Cercava di non guardare, si girava verso il finestrino, ma io lo richiamavo costringendolo a rispondermi voltando lo sguardo verso il mio corpo. Il bozzo dentro i pantaloni era più che ben evidente. Gli stava scoppiando. Potendolo fare mi avrebbe violentata lì.
I 10 Km che separavano la città di nostra residenza dal luogo dove lui mi diceva stavano i due suoi amici, sono diventati molti, ma molti di più perché per costringerlo a stare con me vicina in macchina, stavo facendo strade e stradine improbabili, anche addentrandomi nelle campagne, tanto che ad un certo punto anch’io avevo difficoltà a orientarmi e la macchina vecchia Citroen AX senza navigatore, che tra l’altro io odio, non mi agevolava di certo, ci siamo effettivamente smarriti. Percorrendo una strada che chiamare asfaltata è elevarla di molto, ci siamo trovati di fronte una casupola e guardando a destra un uomo intento a lavorare un terreno.
Abbassando il finestrino, con un: – mi scusi ……, l’ho distolto dal suo impegno e si è avvicinato nel mentre che io mi coprivo le gambe con lo spolverino che avevo indosso. Chiedendo spiegazioni sul tragitto, non mi sono resa conto che comunque un lembo dell’indumento era scivolato e che la mia coscia era visibile fino a metà. Questo particolare non è sfuggito all’uomo che, interrompendo il suo parlare ha fissato il mio alunno e poi me dicendo: noo, non è possibile, non siete mamma e figlio …. Secondo me non siete nemmeno parenti. Poi una domanda a bruciapelo al ragazzino; – dì un po’ …. Quante altre volte te la sei portata qui a questa per fartela?- poi, a me: – oppure, bella, guidi tu le danze? Secondo me lui è minorenne! Diceva questo con i gomiti appoggiati al tettuccio dell’auto e con gli occhi puntati sulla mia gamba che intanto avevo cercato di ricoprire.
Io: – Ma che dice? Ma come si permette? M a ci lasci andare via che è meglio per tutti, per favore!
Lui: – Eh no! Con uno scatto ha sporto dentro la macchina il braccio e la testa per afferrare la chiave e toglierla per non farci muovere da lì. Ha aggiunto. Siete entrati a casa mia. Vediamo che ne pensano i carabinieri; e con il telefonino si apprestava a comporre il numero.
Ora no, non mi ci volevano altre complicazioni. Semmai più in là avrei denunciato io il tutto ma non ora. Sono scesa dall’auto ed è stato un attimo: mi ha bloccata spalle all’auto, un suo braccio spingeva sulla mia gola. L’altra mano fulminea infilata fra le mie cosce e in questo non ha avuto assolutamente difficoltà visto il mio vestiario e le mie attenzioni a cercare di spingere via quel braccio dal mio collo per cercare di respirare. Cercavo di sfregare le cosce l’una sull’altra per mandar via quella mano, ma ottenevo il contrario: farla sistemare meglio tanto da sentire i polpastrelli già a contatto con le mie natiche e, attraverso le mutandine, la mano di taglio spingere verso l’alto premendo sulle labbra della figa. Il braccio sul collo ha allentato la presa ma solo per infilare la mano nella scollatura e afferrarmi una tetta.
– Mmmmmhhhhsssiiiiiiii sei bonaaaaa!
Ha cercato di farmi inginocchiare senza riuscirci, allora mi ha trascinata verso la parte anteriore dell’auto piegandomi a 90 sul cofano, vedevo dai parabrezza la faccia del mio alunno, spaventato ma eccitato come non mai. Un mio . Aaahhhhiii ha accompagnato l’ingresso violento di due dita in vagina. Il mio alunno ha cominciato a masturbarsi. Una stoccata potente, precisa, netta e non ho capito più dov’ero. Sentivo solo scorrere un ferro rovente nel canale vaginale e colpi che mi facevano sbattere la cappella alla bocca dell’utero, i coglioni sulle cosce e le mia cosce tra cofano e mascherina della macchina. Mi ha voltata, schiena distesa sul cofano, le mie gambe spalancate per aria, lui tra le mie cosce, ancora una stoccata, ancora il suo cazzo in figa. sono venuta mentre mi ha penetrata di nuovo e continuavo a venirgli sul cazzo. Stavo venendo e godendo ancora mentre un altro sconosciuto mi possedeva. Mentre un altro uomo mai visto prima mi stava prendendo con la forza. Mi ha fatto davvero male, mi bruciava quando, finito l’orgasmo, non ho più prodotto il liquido vaginale, ma è stato un attimo. Ho ripreso subito, Un altro orgasmo è arrivato quando il mio alunno sceso dall’auto, continuando a menarselo si è avvicinato a noi mentre scopavamo e ha cominciato ad accarezzarmi l’esterno coscia dal ginocchio fino alla natica. Più che carezze erano violente palpate. L’uomo che nel mentre si godeva la mia intimità, spingeva il ragazzino per allontanarlo ma lui tornava alla carica. Sono venuta ancora mentre vedevo sborrare il ragazzo, con l’uomo ancora dentro di me che dopo un altro buon numero di colpi mi si è scaricato grugnendo da autentico porco. Non gli bastava, rimessa la sua attrezzatura dentro le mutande, mi stava trascinando verso la casupola, non volevo. Ho urlato, mi dimenavo, stavolta il mio alunno e arrivato in mio soccorso e ha colpito l’uomo sulle gambe con un bastone, nel frattempo che lui si riprendeva siamo riusciti a salire in macchina, fare inversione e andare via.
Non volevo che il mio alunno si sentisse appagato, gli toccavo il pene attraverso i pantaloni, gli ho detto di farmelo vedere ancora, non gli è sembrato vero, non ho neanche finito di dirglielo che lo aveva già fuori semi rigido. Adolescenza, ormoni a palla, lo infilerebbero anche nel buco della serratura.
Gli ho intimato di accarezzarmi tette e cosce, lo vedevo smarrito, non capiva, ma non se lo è certo fatto ripetere. Arrivata a farlo diventare duro, ma duro veramente, prima però che cominciasse a venire, l’ho mollato all’improvviso togliendomi le sue mani di dosso e riprendendo il ruolo che fino a prima dell’ulteriore spettacolo porno in cui ero stata costretta a mostrarmi a lui, avevo deciso di ricoprire. Avevo ripreso la mia vendetta. Cosi, in quelle condizioni siamo arrivati a casa dei due ragazzi slavi che non credevano a quello che vedevano: la donna, la femmina per la quale avevano pagato fior di euro, adesso era lì, pronta ancora a soddisfare le loro voglie e questa volta senza bisogno di vincerne la benché minima resistenza; anzi …….. ero io che li incitavo e li stuzzicavo dicendo loro che se tutto quello che sapevano fare con una femmina eccitata era ciò che la scorsa volta mi avevano fatto, beh, allora, dicevo loro, siete proprio dei bambini. Questo faceva venire loro il sangue al cervello. Mi si sono scaraventati addosso, buttandomi sul letto, in pochi secondi ero completamente nuda. Le loro mani su tutto il mio corpo, le loro bocche a succhiarmi i capezzoli: uno ciascuno. Poi, mentre il primo mi offriva il suo pene da succhiare, l’altro piazzava la faccia tra le mie cosce. Mi infilava la lingua in figa, smetteva un po’, mi mordicchiava e succhiava leggermente il clitoride. Mi baciava la figa come se mi stesse baciando in bocca. Godevo come una matta e succiavo vorace il pene che mi invadeva la bocca. Venivo, non capivo quanto ma gli venivo in bocca. Finché uno mettendosi a pancia in su, mi ha fatto spalancare le cosce per cavalcarlo. Me lo stavo facendo. L’altro, dopo avermi fatto sfogare ballando sul cazzo dell’amico, mi si è piazzato dietro, mi hanno bloccata e dopo pochissimo li avevo dentro tutti e due.
La sottile membrana che divide vagina e culo sembrava volersi lacerare dallo sfregamento di quei due cazzi grossi e durissimi. Mi faceva male, ma godevo, godevo e venivo fino a quando entrambi mi hanno sborrato dentro, uno in culo e un altro in figa. Ero esausta, ma anche loro.
Non ricordo dopo quando mi sono ripresa dal torpore. C’era solo il mio alunno che non si era azzardato a toccarmi. Non siamo andati dall’uomo, ma rientrati a casa ognuno a casa propria. Mi sono messa a letto e ho detto a mio marito quando è rientrato, che stavo male.
L’indomani ero a scuola e alle quattro di pomeriggio in auto con il mio alunno. Destinazione casa del porco che il giorno della festa in costume mi aveva fatto godere come non pensavo si potesse. Siamo arrivati da lui e neanche il tempo do bussare avevo già le sue mani addosso. Non facevo in tempo a gustarmele su una zona del mio corpo che già si erano spostate. Gli piacevo e a me era piaciuto come mi aveva scopata. Se n’era fregato del mio piacere, ma proprio la sua rudezza e crudezza, il pensare a se stesso e basta mi aveva fatto impazzire di piacere. Forse era da tanto che non scopava. Dire che era duro non rende l’idea, sembrava una barra d’acciaio ed era così che lo volevo ancora.
Non mi ha deluso poche succhiate, un po’ di sessantanove e lo avevo dentro. Per qualche istante devo aver perso i sensi, poi un minuto di dolore lancinante che quasi lo imploravo di smettere, ma poi solo piacere. Piacere intenso, pazzesco, furia da animali. Finché di nuovo dolore quando ha voluto che gli stringessi le natiche attorno al cazzo. Ha voluto il mio culo. Anche allora, attimi di dolore. Bruciore pazzesco, poi il calore del piacere. Mai, mai, mai provate sensazioni così. Pazzesco! Il suo unico commento prima di rinchiudersi in bagno e poi vestirsi e uscire di casa è stato: -hai un vulcano tra quelle cosce. Ma cosa te ne fai di un anello al dito se poi chi te lo ha messo non ti sa trattare da femmina quale sei, quando arrivano i momenti giusti? Sei troppo per lui? Viene appena tu glielo stringi in figa? Hai bisogno di maschio!
Sentivo le guance avvampare, sicuramente il rossore era evidente, perché pur non volendolo ammettere, lui forse aveva ragione e me ne rendevo conto solo adesso. Però amavo mio marito, poi c’è mia figlia e di cambiare lo status non se ne parla proprio, ma lui aveva ragione.
Vedendomi imbarazzatissima, una risata lo ha colto e avvicinandosi mi ha palpato infilandomi ancora la mano tra le cosce e un dito in figa. Ho avuto un fremito. Lui: -Sei incontentabile, hai tanto di quel sesso represso …………. Sei già nuovamente fradicia, ne hai ancora voglia e se mi aspetti quando torno ricominciamo. Oppure sai dove trovarmi. Ero indecisa, ma sono andata via.
Dalle 17,00 siamo andati via alle 21.00. Litigata furibonda con mio marito.
L’indomani di nuovo a scuola, gonna un po’ lunga sotto le ginocchia, autoreggenti e mutandine leggere. Non so nemmeno io perché non i soliti pantaloni comodi, non volevo certo farmi scopare a scuola, ma la mia vendetta continuava.
Non mi è sembrato vero, mentre spiegavo notavo il mio alunno senza che se ne accorgesse, lo vedevo distrarsi con il cellulare in mano e lo sguardo rivolto oltre i vetri della finestra. E’ stato un attimo, due secondi di rabbia furente; dopo essermi rassicurata che non mi avesse colto in situazioni strane come per esempio che muovendomi non mi si fosse sollevata la gonna scoprendo le cosce, cosa molto difficile perché l’indumento finiva al di sotto delle ginocchia e anche se di stoffa non pesante, in aula non c’era certo vento che ne potesse sollevare i lembi, richiamando la sua attenzione ho detto: – visto che non mi trovi più interessante, parole di cui subito mi sono pentita, potevo dire: – visto che non trovi interessante la lezione,- perché non prosegui il tuo rapporto con il telefonino fuori dall’aula? Anche nell’atrio ci sono le finestre, anche da lì puoi ammirare il panorama sai!? Senza battere ciglio e con tutta calma si è alzato e mentre si guadagnava l’uscita, passando vicino alla cattedra senza fermarsi, mi ha rivolto un occhiolino e un cenno del capo come a dire –raggiungimi-. Un gesto impercettibile, di cui nessun altro si è accorto, almeno nelle mie speranze. Prima di chiudersi la porta dietro di sé, si è voltato e dall’atrio con una mano mi mostrava lo schermo del telefono, in cui però non c’erano immagini, e con l’altra mano mi invitava ancora a raggiungerlo. Il messaggio era chiaro: -Ti voglio mostrare qualcosa-.
Che cosa? Nell’attimo in cui chiudeva la porta, mille pensieri nella mia mente: aveva contattato qualcuno di coloro i quali ormai mi conoscevano intimamente? O qualche altro uomo che ancora non avevo incontrato? Stava guardando qualche video o foto delle mie prestazioni? O peggio stava facendo circolare del materiale? Attimi di terrore, ancora una volta mi aveva presa; dovevo raggiungerlo prima possibile. Era mercoledì, alle 11,15 avrei finito e sarei andata via, ma a un quarto d’ora dalla fine della lezione, il bidello, bussando, si è affacciato in aula per dirmi che mi volevano in Segreteria, offrendosi di stare lui a badare ai ragazzi, come da ordini che aveva ricevuto.
Prima di scendere di un piano, sono andata a far pipì nel bagno dei professori. All’uscita mi attendeva lui, l’alunno che avevo sbattuto fuori dall’aula poco prima. Mi ha spinta facendomi rientrare nell’anti bagno e subito, mettendomi spalle al muro, la sua mano mi si è infilata tra le cosce, sotto la gonna. Lui: – Sei calda! Io: – ma sei impazzito? Già per quello che mi hai fatto finisci in riformatorio, poi se dico che mi hai costretta qui a scuola sei finito. Non sentiva ragioni, lo avevo addosso. Mi ha costretta a entrare in uno degli stanzini dei wc. Ha chiuso. Lo avevo incollato dietro, il suo arnese sulle chiappe. Le sue mani a coppa sulle mie tette. Le soppesava e palpava attraverso maglioncino e reggiseno, poi giù, sulla gonna a sollevarla fino ai fianchi, non volevo urlare ma volevo liberarmi, inutile. Spostando l’elastico ha messo a nudo la figa scorrendo con il polpastrello sul taglio tra le labbra, ha affondato prima uno poi due dita, mi sono morsa le labbra e gli imprigionavo la mano tra le cosce, respiravo affannosamente dopo un attimo di apnea quando è entrato.
Sfilando la mano e staccandosi leggermente si è denudato il cazzo. Me lo puntava tra le gambe sempre da dietro, voleva possedermi lì e sarebbe riuscito nell’intento se non glielo avessi catturato tra le cosce. Abbassando lo sguardo vedevo la sua cappella spuntare tra esse. Le labbra della figa gli si poggiavano sopra, sfregavano su quel pene non grossissimo, duro, abbastanza lungo che dando il colpo di reni, la cappella spuntava fuori tutta mentre glielo massaggiavo con le cosce strette attorno. Praticamente gli facevo una sega a cosce strette. Avrebbe voluto fottermi, ma è venuto così, schizzando sulla parete, dandomi il suo seme che la pelle delle mie gambe ha accolto. Ero fradicia, Le labbra della figa ancora gonfie di voglia
-Puttana! Ma tanto prima o poi vedrai se non mi ti faccio di brutto …. E magari ti metto anche un bambino in pancia, tanto sei ancora giovane e figli ne puoi ancora fare-. E’ uscito. Mi sono sistemata alla meglio e sono corsa in Segreteria con la paura che si leggesse in faccia il mio essere sconvolta e comunque eccitata, dopo tutto questo.
Certo, vedendomi nella solita veste di professoressa, mamma,moglie, seria e irreprensibile e anche abbastanza severa, nessuno poteva sapere che le cosce sotto la mia gonna, abbastanza carnose (non sono certo grassa), lisce, tra le quali quando sono davvero eccitata, mi si sviluppa un calore che a volte mi mette anche in imbarazzo, avevano appena soddisfatto un sedicenne catturando tra esse il pene, massaggiandolo e stringendoglisi attorno fino a farlo sborrare, però sapevo bene che se veramente eccitata, il mio comportamento era insolito. Piccole cose come rientrare in casa perché avevo dimenticato qualcosa e rientrare una seconda volta perché uscita di nuovo senza averlo preso, sbagliare il nome di qualche alunno ( cosa non così scandalosa) quando in condizioni normali non mi capitava mai, non ricordare di aver dato un appuntamento a casa ad un’alunna (difficile a maschietti, meglio evitare) e dover disdire altri impegni presi quando l’interessata mi suonava alla porta, insomma stupidaggini, sciocchezze così che però, chi mi conosceva davvero anche dal punto di vista dell’essere femmina, quindi solo mio marito almeno fino a quando le mie (dis)avventure non sono cominciate, sapeva interpretare bene. Era proprio a mio marito che all’improvviso ho pensato e quel pensiero mi ha trattenuta dall’entrare in bagno e provare a far da sola anche se sicuramente non mi sarebbe bastato. Non sapeva certo nulla e quello che era successo non me lo ero cercata io, ma mi sentivo in colpa, quantomeno per non essere stata in grado di non provare piacere le volte che ero stata praticamente costretta a concedermi. Un piacere violento, improvviso, che mi ha catturata e a cui non ho avuto la forza di sfuggire, animalesco.
Il pene del ragazzino tra le mie cosce, sentirlo indurire poi afflosciarsi, il denso della sborra di un altro estraneo sulla pelle in un luogo, la scuola, che sentivo un po’ casa, dove mai mi sarei immaginata potessi essere a rischio, mi hanno resa vulnerabile e in quei momenti tale mi sentivo, avevo paura di trasmettere involontariamente dei messaggi che facessero percepire questo mio stato. Sarebbe bastato che qualcuno mi sfiorasse o che anche leggermente tenesse a contatto il dorso o il palmo della mano sulle mie intimità per procurarmi piacere da cui non sarei stata in grado di staccarmi fino a pieno soddisfacimento. Mi sobbalzavano in mente i viaggi in treno per studiare all’Università con le carrozze strapiene o sui mezzi pubblici appiccicati gli uni agli altri, oppure al cinema, mi era capitato di sentire mani addosso e per timidezza non reagire; ecco cosa mi veniva in mente in quel momento oppure mi tornava alla memoria il porco di uno dei padroni di casa che ci provava pesantemente con noi studentesse, come scritto nei racconti precedenti.
Il pensiero di mio marito, come avrebbe reagito sapendo tutto visto che abbiamo sempre privilegiato la sincerità ad ogni costo basa per la piena fiducia?
Ovviamente sapeva di alcuni miei flirt da studentessa, come sapeva che a volte essendo timida da ragazza non reagivo subito e questo, che comunque ancora in parte succede, veniva scambiato per consenso. No n di rado in viaggio, i porci che mi si incollavano addosso riuscivano a fare i loro porci comodi non nel senso che mi lasciavo scopare, ma palpata per bene, strusciamenti fino a sentire il loro godimento e qualcuno che mi seguiva fin sotto casa c’è stato. Non ho mai ceduto. Fino agli episodi ricattatori di cui ho già scritto. Di questi ultimi lui non sapeva nulla.
Volevo arrivare a casa con tutta l’eccitazione, la voglia, la lussuria che mi sentivo addosso. Mi sarei concessa a lui totalmente e sarebbe stato l’inizio della confessione di tutto all’uomo che amo e con cui faccio l’amore appassionatamente, in modo dolce e romantico.
Però, la rudezza, la decisione forte, cruda, il fare da bestie dei maschi ai quali devo ammettere, mi sono concessa anche completamente dopo tentativi strenui di difendermi, tutti resi vani dalla forza di quegli uomini, ma anche dal mio cedere presto, lasciavano, e tutt’ora è così, in me sensazioni, piaceri, voglie, che si calmano attraverso i ripetuti orgasmi, ma che all’improvviso divampano ancora, senza pietà. Come riuscire a comunicare a lui tutto questo? Come dirgli che tutto questo mi aveva cambiata? Come dirgli che essendo usata e abusata mi sento più femmina? Lo accetterà?
A scuola ho tardato. Sono arrivata a casa che mio marito e mia figlia stavano uscendo e un bacio con un – a stasera- sono state le uniche parole tra noi con un sorriso mentre saliva in macchina: era sereno; io un po’ meno.
Una doccia, mutandine e reggiseno, un vestito con delle bretelline che lo reggevano sulle spalle, con la fila di bottoni sul davanti, da appena sopra il seno fino a coprire le ginocchia e un paio di sandali ai piedi, In casa stavo comoda. Non erano passati cinque minuti e il campanello ha suonato.
Era lui. Il porcello del mio alunno.
Ovviamente mi guardavo bene dal farlo entrare, stavamo al cancello, in strada.
Io: – cosa vuoi? Cosa ci fai qui? Vattene!
Lui: – ho visto tuo marito con tua figlia. Li ho fermati allo stop, ho detto che sono un tuo alunno e che avevo urgenza di parlarti, chiedendo se potevo disturbarti un attimo.
Tuo marito mi ha sorpreso perché ha detto di conoscermi e sa che sono un tuo alunno. Gli hai per caso detto di noi?
Io: – DI NOI…..??? ma che dici!?? Come parli!??? Ma quali noi?? Tu sei pazzo!
Avevo descritto un po’ la composizione delle mie classi ed era anche vero che il ragazzo in questione era abbastanza noto alle cronache cittadine per le bravate di cui si era reso protagonista con i suoi amici, tutti provenienti da ambienti non certo da monache di clausura o fraticelli francescani.
Allora prof, mi fai entrare o ti vedono con me da sola senza tuo ,marito?
Io:- Forza entra, muoviti. Ma ….. attento a quello che fai?
Un sorriso da un’orecchia all’altra da parte sua mentre si fiondava in casa. Gli ho chiesto come conoscesse mio marito.
-Prof. Siete persone in vista, questa è una cittadina. Ma poi….. con una moglie come te …! Sua risata
-Cosa vuol dire una moglie come me?
– ma dai prof ……… sei bella, sei bona e forse non immagini neanche quanti maschietti vorrebbero stare un po’ di tempo soli con te
Mio pensiero: maiale schifoso! Un fremito alla schiena mi è arrivato eccome. Mi sono vista per un momento a disposizione di tutti, Distesa chissà dove a cosce spalancate o cavalcando maschi sconosciuti di cui non individuavo il volto presa da dietro, l’impressione di mani dappertutto; ma era anche un brivido di compiacimento da donna, da femmina.
La sua domanda è arrivata come una fucilata, così, senza preavviso, le ginocchia hanno leggermente ceduto mi ha fatto addirittura vacillare: – Prof, ti ho sentita mentre mi facevi sborrare stringendomi il cazzo tra le gambe. Tremavi tutta e sai, non credo fosse per il freddo visto che ancora un po’ e me lo squagliavi con il calore che stavi tirando fuori tra quelle cosce da sballo che la natura ti ha dato. Dimmi la verità, hai goduto e mi sei pure venuta sul cazzo, è vero? Dai dimmelo che ti sono piaciuto!
Sai perché? Perché anche i due miei amici quando ti hanno scopata, ti hanno sentita tremare da testa a piedi mentre venivi. Quando ti arrivavano gli orgasmi mentre ad entrambi stritolavi il cazzo con pla figa e con il culo.
Scommetto che anche il cazzo di quel vecchio porco che si è aggiunto la sera fuori dalla disco, ti ha fatto lo stesso effetto. Oppure lui di più? Forse più esperto di noi? So che si è fatto un bel po’ di tue colleghe e anche alcune mamme di tue studentesse. Ci ha detto che preferisce le donne un po’ più grandi rispetto alle ragazzine. Io e i miei amici invece ce le facciamo tutte. Tutte quelle che ci capitano, anche nonne.
Mentre parlava cercavo di non ascoltare, cercavo di pensare ad altro. Non riuscivo però a smettere di immaginare alcune mie colleghe che davano soddisfazione al porco conoscevo le case di alcune di loro, inviti per una chiacchierata, un caffè, qualche cena. Conoscevo la disposizione delle stanze, dei mobili … Questo mi faceva fantasticare immaginandole scopate negli stessi letti dove lo prendevano dai rispettivi mariti. Loro distese sulla schiena a cosce spalancate e lui sopra che ci dava dentro. Oppure che lo cavalcavano furiosamente gustandosi il cazzo o sul divano o distese sul tavolo in soggiorno o cucina farsi fottere a gambe all’aria o prese da dietro. Dallo stesso maiale che mi aveva posseduta molto meno delicatamente di come si scopa una puttana pagata per strada. Buttata per terra sopra un telo sudicio. Era stato il modo di prendermi che più mi aveva fatto sentire femmina più che donna. Il modo in cui io non potendo opporre resistenza avevo provato sensazioni talmente forti, sconvolgenti, animalesche che già mentre mi leccava, il piacere era arrivato improvviso, senza che io potessi controllarne minimamente gli effetti. Già mentre affondava la lingua in vagina avevo cominciato a sentire l’arrivo dell’orgasmo e pur non volendo dimenavo i fianchi in modo osceno, stringevo le cosce attorno alle sue guance, sentivo pungere la sua barba nella parte più carnosa e delicata dell’interno delle mie cosce, vicino alla figa e mi piaceva, mi piaceva molto. Pensavo al fatto che le pochissime volte che ho acconsentito di farmi leccare da mio marito ho sempre preteso che si radesse la barba. Volevo che le sue guance fossero lisce come quelle di un bambino, come io ho la pelle proprio lì in quella parte di cosce che nel bagno della scuola hanno stretto il cazzo del ragazzino con cui adesso ero sola in casa mia. La parte più soffice delle cosce con cui lo avevo masturbato e fatto venire.
Mentre il mio alunno continuava a raccontare e si avvicinava a me, pensavo a mio marito, al fatto che l’intenzione era quella di raccontargli tutto dopo aver fatto l’amore con lui come mai prima e per questo ero arrivata a casa eccitatissima dopo l’episodio a scuola la mattina. Ma lui, il mio lui, era uscito e io avevo di fronte la persona che in quello stato mi ci aveva messa e che ora, parlando cominciava ad avvicinarsi a me. Stupidamente sono rimasta lì, dall’altra pare del tavolo mentre lui si avvicinava cingendomi da vita con le braccia, facendo aderire il suo cazzo, già molto duro, al mio sedere. Lo aveva ancora dentro i pantaloni ma, abbassandosi un po’, mi faceva sentire la punta tra le natiche. Le ginocchia mi hanno ceduto e questo non ha fatto altro che favorire il suo glande accolto da natiche paffute e, a quanto mi stava facendo capire lui, ma anche chi precedentemente con il mio culo aveva fatto i suoi porci comodi, ancora attraenti e invitanti. Ero seduta sul suo cazzo molto, molto duro. I vestiti, io in abitino leggero, come descritto prima e mutandine in pizzo, lui in pantaloni un po’ larghi e sicuramente boxer dove il pene era abbastanza libero di muoversi, impedivano certo l’effettiva penetrazione, ma non gli impedivano di farmelo sentire bene. Il suo glande mi puntava nel solco tra le natiche.
Il vestito, anche abbottonato, tra un bottone e l’altro, lasciava lo spazio per le dita che volevano infilarcisi. Lui mentre mi abbracciava costringendomi a schiacciargli il cazzo con il culo, lo faceva. Una mano al seno e una sulla figa. le dita dentro il vestito hanno sganciato i bottoni in quelle zone. Le stesse dita dentro una delle coppe dei reggiseno a raggiungere il capezzolo, stimolarlo giocandoci. Le dita dell’altra mano hanno sganciato dall’asola due bottoni all’altezza delle mutandine , la mano si poteva cosi infilare bene tra le cosce che tenevo ben strette, ma questo non bastava a impedire, anzi, era ancora più eccitante, anche per me e aumentava i miei timori per la previsione che il momento in cui mi sarei lasciata andare completamente sarebbe arrivato prestissimo. Lo spostamento da un lato dell’elastico delle mutandine, il dito che si infila in figa, fino in fondo, il cazzo, ormai di ferro che preme sul culo. Non ho capito più nulla. Stordita, annullata, come in preda ai fumi. Mi ha riportato alla realtà un calore intensissimo, il dolore per l’ invasione. Mi stava possedendo nel modo più osceno: il suo cazzo infilato tutto in mezzo alle mie natiche, per giunta non riuscivo a stare ferma e muovendo il culo glielo massaggiavo. Con due dita mi masturbava fino in fondo e l’altra mano a palparmi il seno.
Lui: – aaahhhhhhhhh sssiiiiiiiiiiiiiiiiii, meraviglia sei fantastica. Chiappe dolcissime, tette da paura e mi stai risucchiando le dita… oooosssshhhhhhhhhhh siiiiiiiiiiiii se continui così tra un po’ mi fai sborrare
Gli ho allagato la mano con il succo della vagina mentre mi scaricava lo sperma in fondo, nell’intestino. Sono bastati cinque minuti perché mi chiedesse di succhiarglielo. Gli ho risposto, prendendo un tono da donna che era stata costretta a edere alle prepotenze di un uomo,seppur di giovanissima età, che non se ne parlava proprio. Gli ho intimato che doveva andar via. Sapevo bene però, che se ci avesse riprovato non gli sarebbe venuto difficile possedermi ancora e non sarei stata in grado di opporgli resistenza. Ne avevo voglia anc’io, ma non volevo darla vinta a un ragazzino. Un mio alunno.
Proprio in quel momento il campanello di casa ha suonato: ho pensato alla mia salvezza ma anche un filo di sconforto e delusione mi ha assalito: lui non poteva più provarci. Ovviame4nte mi sono mostrata a lui come contenta che qualcuno arrivasse. Aprendo il cancello mentre lui non ne voleva sapere di rivestirsi, con mia preoccupazione, mi sono trovata davanti un uomo sulla sessantina. Altezza pari alla mia, circa un metro e sessanta, un po’ panciuto, stempiato, mai visto prima.
Lui: – sei Monica? Alla mia risposta affermativa ha proseguito: – Bobo è dentro?
Io: – Bobo? Bobo chi? Qui non c’è nessun Bobo .
Intanto spostandomi di lato con un braccio, ha cominciato ad avanzare nel vialetto che dal cancello arriva alla porta di casa. Io cercavo di fermarlo senza riuscirci.
Lui: – si , Bobo, Thomas, il tuo alunno quello che mi ha detto che ti scopa. Poi . girandosi verso di me . – Ma … è vero che gliela dai? A vederti sei una gran figa. bassottina e pienotta, ma a darla a un sedicenne vuol dire che tuo marito è proprio una frana e una come te non se la merita proprio!
Entrando in casa ha subito visto il mio alunno che non si era proprio minimamente sognato di rivestirsi.
-ah … allora sei qua …! Poi vedendolo senza pantaloni … non dirmi che te la sei fatta qui in casa sua! Cazzo ….. che bastardo sei … Ahahahah …
L’hai costretta o c’è stata? Parlavano come se io non fossi lì. Mi sentivo umiliata, ma sapere che uno sconosciuto era a conoscenza delle mie avventure sessuali, che praticamente mi facevo sbattere da un mio alunno ed ero praticamente la sua bambola per il sesso, che prestava anche ad altri, mi eccitava e non riuscivo ad evitarlo.
Il mio alunno gli ha risposto: – gliel’ho messo in culo. All’inizio non voleva, ma poi … ha goduto come una troia. Vero prof.? Cazzo praticamente è stretta sia in figa che in culo, eppure so che non sono certo io il primo. L’ho anche vista mentre altri se la scopavano e le godevano dentro.. figurati!
Ah prof lui e il meccanico dell’officina dove ci siamo fatti un po’ di tue colleghe … oltre che a casa loro.
Poi, rivolto a lui: – dai, dille chi è l’ultima che ti sei fatto, raccontalo alla prof, magari, anzi, sicuramente si eccita e si bagna nuovamente, tanto ogni volta che la tocco è fradicia.
Il meccanico: -ah si … la suorina!! Era entrata perché le si era alzata la temperatura del motore del pulmino che usano loro, le suore dell’asilo. Lei, però non credo sia ancora suora effettiva anche se sta con loro, si era dimenticata di controllare il liquido di raffreddamento e aveva già fatto un po’ di danni, quando le ho detto che telefonavo alla Madre Superiora per concordare il pagamento è sbiancata. Mi pregava di non chiamare che avrebbe pagato lei, ma che doveva andare a prendere i soldi e a quel punto … cosa vuoi … già ero a cazzo duro -. Con un pezzo di ragazza così ….. Minchia se me lo ha stretto con quella figa che si ritrova. Per lei era la prima volta. L’ho portata nell’altro locale, dietro perché urlava, non voleva Mi ha fatto sudare per metterglielo dentro. Mi ha anche graffiato, ma poi ….. dopo che si è sentita due dita in figa … mmmm … mamma mia che sballo …! All’inizio tutta no non voglio. Bastardo porco lasciami e io mi eccitavo di più. Poi ha cominciato con -no ti prego sono vergine …. lì non ci ho visto più. In effetti già sfilando le dita .. un po’ di sangue …
Le ho spalancato quelle coscione e ho cominciato a leccarla. Mi stringeva le cosce sulle guance, un calore pazzesco, quando gliel’ho sbattuto dentro ha urlato come un’indemoniata. Ma dopo tre colpi di cazzo stava già venendo. Mentre me la facevo la sentivo ogni tanto: -oh mio Dio , vengo … vengooooooo ah godoooooooo. Lo avrà detto per almeno tre o quattro volte. Era talmente stretta che una volte infilato non sono riuscito a toglierlo fuori. Dopo averle sborrato dentro,sentivo ancora la sua figa stringermi il cazzo. Continuava a muovere il culo e quelle cosce fantastiche che si ritrova. Le sono rimasto dentro e me lo ha fatto diventare più duro di prima. Altra grandissima scopata. Avevo anche paura di averla ingravidata. Poi tre giorni dopo me la sono vista presentata mentre chiudevo. Non abbiamo fiatato. Ho chiuso, siamo entrati dentro e senza dire nulla si è messa in ginocchio. Sublime pompino. Bocca stupenda. Poi ovviamente ….. culetto tutto mio. Anche in questo caso è stato stupendo: culetto intatto, non sono riuscito a durare molto, ma gliel’ho aperto alla grande e non voleva andarsene.
Piace anche a Giulio e mi ha chiesto se la prossima volta può esserci anche lui o lui al posto mio. Gli piace un casino e se la vuole fare di brutto.
Cercavo di far finta di non ascoltare, ma quel racconto faceva i suoi effetti, la mia eccitazione aumentava incontrollata e mi maledivo perché non riuscivo ad evitare che mi accadesse. Conoscevo la protagonista ventitreenne, una ragazza che già da bambina abitava con le suore avendo perso precocemente i genitori,Il tizio che raccontava, visibilmente eccitato, non riusciva a staccare gli occhi dalla mano del ragazzino affondata tra le mie cosce e che io non riuscivo a sfilarmi da li. Eravamo seduti uno a fianco all’altra ad di là del tavolo, mentre chi raccontava seduto in poltrona di fronte a noi poteva vedere tutto.
Immaginavo la ragazza, era davvero bella, più alta di me di almeno dieci centimetri, slanciata, capelli lunghi castano scuri, come gli occhi. Non molto seno, ma un fisico da statua. Effettivamente il suo sedere non passava inosservato e anch’io avevo sentito dei commenti di uomini nei suoi confronti. A scuola essendo colleghe avevamo approfondito la reciproca conoscenza, mi aveva invitata dove abitava, dalle suore e io l’avevo invitata a casa mia, non eravamo distanti, solo un paio di centinaia di metri.
Una mattina mentre entrambe avevamo finito le lezioni e salivamo sulla mia auto, un tizio che non ho capito come sia potuto entrare nel cortile della scuola, avvicinandosi a noi ci ha chiaramente detto cosa voleva farci.
-Con voi due in scuderia, un uomo si risolverebbe la via alla grande. Ci penserei io a farvi mettere in mostra la mercanzia che nascondete sotto quegli stracci che vi mettete addosso.-
Avvicinandosi alla ragazza ha potuto allungare la mano per toccarle la figa. una toccata veloce. Lei ha reagito con un urlo, cercando di allontanare quella mano, come ha indietreggiato , ha battuto il sedere alla macchina. L’uomo ha infilato di più la mano tra le cosce della giovane prof per poi sfilarla, annusarsi le dita e andarsene calmo con un sorriso a tutti denti. Noi, senza dirci nulla, siamo salite in macchina. Non abbiamo fiatato per tutti i cinque minuti o poco più del tragitto da scuola alla zona dove entrambe abitiamo. Un semplice ciao, nessuna voglia di commentare e ognuna a casa sua.
Nessuna delle due nei giorni successivi è voluta tornare sul fatto, anzi, cercavamo di non farci vedere molto insieme.
Quei ricordi suscitati dal racconto dell’uomo seduto di fronte a me, mi hanno distratto dal provare ancora a tentare di togliere la mano che il ragazzino teneva sempre di più affondata tra le mie cosce. Seppur non arrivava a toccarmi il sesso, mi procurava piacere.
Il tizio che raccontava ha esclamato al ragazzino: – sei un vero porcello, te la vuoi godere ancora vero? Ti piace ? Non ti do torto. Guarda che cosce …. che tette! Me la voglio fare anch’io. Dicendo questo si avvicinava e quando mi era a fianco ha allungato una mano afferrandomi un seno e strizzandomelo. Mi ha fatto male, sono scattata in piedi cercando riparo dietro il mio alunno ancora seduto. Lui si è alzato e anziché difendermi mi bloccava i polsi dietro la schiena dando modo al porco adulto di denudarmi le tette, massaggiamele e prendere i miei capezzoli tra le sue labbra.
Presa di peso hanno individuato camera da letto e mi hanno buttata sul letto dove faccio l’amore con mio marito.
Mani su tutto il corpo, nuda in pochi istanti, dita in figa e in mezzo alle chiappe. Baci e leccate in tutto il mio corpo. Il cazzo dell’ultimo arrivato tra le mie tette, poi in bocca, la cappella che mi sbatteva la gola, poi, una volta ben duro, il glande che mi separava le natiche cercando l’ano. Trovato, si limitava a stare all’ingresso, cominciava a bruciarmi. La mano del ragazzini tra le mie cosce, spingeva il mio sedere verso quel cazzo, tanto che l’uomo ha detto: – lo vuoi eh …? puttana! Vedrai come ti soddisfo tra un po’. Poi rivolto al ragazzino: – Lasciamela fare. non ho molto tempo. Devo tornare al lavoro. Tanto sono sicuro che con questa mi ci divertirò ancora.
La cappella dentro, bruciava, cominciavo a non capire più nulla. Un affondo e il cazzo era nel mio culo. Le mie urla soffocate dal cuscino in cui quello che mi inculava mi spingeva la faccia, ma già al secondo affondo non urlavo più.
-Bravaaaaaaa si cosììììììììììì muovi il culo. Vedi che ti piace .. e facevi tante storie … gustatelo, goditelo tutto. Poi rivolto al ragazzo: – E’ talmente stretta che me lo sta scuoiando. Gran femmina. Se continua a muoversi così e a stringere mi fa venire subito. mmmmSsssssiiiiiiiiiiiiiiiii.
In effetti, io sotto a pancia in giù, lui sopra di me con il cazzo tutto tra le mie natiche, i suoi coglioni a contatto con le labbra della mia figa. sono venuta mentre mi si scaricava nmell’intestino. Quattro fiotti potenti.
Si è sfilato, è rimasto un po’ sul letto, poi rivestendosi diceva al mio alunno di non rovinarmi troppo perché mi voleva ancora.
Intanto il mio alunno, prendendomi il polso me lo ha messo in mano e io senza rendermi conto ho subito iniziato a masturbarlo. Mo sono un po’ ribellata ma senza risultato quando me lo ha messo in bocca.
Mi ha fatto stendere sul letto e mi si è messo tra le cosce. Guardandomi in faccia ha detto: – ti ricordi quando ti ho detto che voglio venirti dentro? Non me ne frega nulla se ti metto incinta. Voglio venirti dentro e basta.
Io: – ma tu sei pazzo. No smettila non farlo non voglioooooooo lasciami schifoso.
Stoccata. Il cazzo del mio alunno dentro di me. Pompava, mi baciava il collo, mi sussurrava all’orecchio quanto gli piacevo, quanto mi sentiva calda e accogliente, quanto gli piaceva sentire le mie cosce morbide che gli cingevano i fianchi.
L’ho pregato ancora di venirmi fuori. Lui : – la tua gran figona voglio godermela tutta. Fino in fondo. Fino alla fine. Sono venuta stringendomi a lui, graffiandogli le spalle con le unghie puntandogli i talloni sulle natiche per sentirlo più in fondo, mi sono data a lui senza ritegno. Mi riempiva. Sentivo il suo cazzo in pancia, nel cervello. Sono venuta ancora mentre sborrava in fondo alla mia vagina. Non sono rimasta incinta. Glielho detto. La sua risposta: – voglio farti fare un bambino.

Autore:
monicaprof

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