Un Amore sgorgante



Si erano conosciuti qualche ora prima in discoteca. Dopo aver ballato assieme per un paio di minuti, Lui le infilò la lingua in bocca e lei cedette alla lusinga del momento, lasciandosi trasportare in quella scenetta adolescenziale.
Era uscita da poco da una relazione durata più di due anni e aveva voglia di divertirsi. Quel ragazzo non faceva altro che allungare le mani dappertutto, le strizzava il sedere, mentre i loro corpi sudati si muovevano al ritmo della musica del DJ. Quando le toccò i seni, provò una forte pulsione sessuale e i capezzoli le schizzarono fuori come due chiodi. Senza risultare troppo esplicito, lo sconosciuto le sfiorò la fica, scendendo lungo i jeans per poi passare alle cosce. Fu un momento denso d’eccitazione, al punto che proprio in quell’istante Diana decise che quella sera avrebbe portato lo sconosciuto a casa sua.

Bevvero ancora un paio di Drink e dopo palpatine e strusciamenti vari, Diana cominciò a muovere il suo sedere lungo l’erezione di quel ragazzo.
“Andiamo in bagno?” chiese.
“Abito proprio qui vicino e la mia coinquilina tornerà molto tardi.” sorrise lei.
“Ancora meglio.”
Lo prese per mano e iniziarono ad incamminarsi verso l’uscita del locale. Una volta fuori, immersi nel silenzio, le orecchie continuavano a fischiargli per via del rumore somatizzato.
“Io mi chiamo…”
“Non dirmelo. Non voglio saperlo. Credo che così sia molto meglio… ed eccitante, non credi?”
L’uomo la guardò, passandole l’indice sulla labbra. Diana inghiottì il dito, succhiandolo, facendo crescere ancora di più l’erezione del ragazzo che le stava davanti.
Camminando verso casa pensò se quel modo di fare la collocasse automaticamente nel mondo delle troie, ma dopo due anni di fedeltà assoluta, necessitava di un po’ di sana e pura lascivia.
Entrati in casa sua, tolse immediatamente la camicia al ragazzo, leccandogli il petto. Lui si tolse le scarpe e i pantaloni, seguendola in camera da letto. Era tutto magico. Non avrebbe mai pensato di fare un rimorchio del genere. Era una questione di fortuna.
Arrivati in camera, Diana s’inginocchiò per leccare la protuberanza al di sotto delle mutande fino a farla diventare un’erezione senza precedenti, sfilandogli le mutande coi denti.
“Cos’è quello?” domandò il ragazzo, indicando un oggetto sul letto della ragazza.
“È un giochino per l’intimità.”
“Beh, oggi ci sono io. Non credo che ti servirà.”
“Dici? Scommettiamo che ti farò provare il miglior orgasmo della tua vita?”
“E come? Con quel coso da femmine?”
“Stenditi.”
L’uomo obbedì. Diana si mise a sedere sul letto, masturbandolo lentamente, leccando di tanto in tanto la cappella.
“Sei fantastica.”
Lo sapeva. Era sempre stata molto brava a letto. la sua fantasia non aveva limiti e, oltretutto, conosceva molto bene l’anatomia del corpo umano essendo un’urologa.
Prese il vibratore, l’accese e lo posiziono davanti al glande.
“Ahhh.” sussultò l’uomo.
Diana accarezzava lentamente il pene, stimolandolo al contempo con il giocattolo erotico, sentendo la crescente virilità, pompare pressione sanguigna.
“Non ho mai avuto il cazzo così duro.”
“Cosa ti dicevo.”

Abbassandosi, dopo aver baciato la cappella dell’uomo, passò la sua lingua umida lungo i testicoli pelosi del ragazzo.
Si erano conosciuti solamente qualche ora prima e, senza nemmeno conoscere i loro nomi, era finita a leccargli le palle come una sorta di prostituta da strada. Voleva tirare fuori da quell’essere umano il miglior orgasmo del mondo, facendo qualcosa che rasentasse l’artistico.
Scendendo ancora, intrufolò la punta della lingua nell’ano dello sconosciuto, premendo sempre più il vibratore contro la cappella.
“Oh, cazzo, non è possibile. Continua… non ti fermare.” gridò, completamente privo d’inibizioni.
Era un qualcosa che non solo non aveva mai provato, ma che era convinto che non potesse esistere. Stava godendo senza ancora essere venuto. Gli sembrò che una sensazione elettrica partisse dal suo membro per estendere tramite i capillari, fino al suo cervello, facendo esplodere la sua libido, portandola alle stelle.
“Ma dove le hai imparate queste cose?”
Diana non rispose. Doveva concentrarsi sul lavoro del momento, portando a termine ciò che aveva iniziato.
Lo sconosciuto le afferrò i capelli, mentre lei continuava a leccargli il culo senza ritegno.
“Oh, cazzo, quanto sei troia.” gridò, sborrando la più maestosa eiaculazione della sua vita.
Lo sperma finì dappertutto. In faccia a Diana, sui suoi capelli, sul vibratore, lungo il ventre dello sconosciuto, arrivando perfino al petto. Sembrava non volesse fermarsi, sgorgando come latte. Provò un orgasmo talmente intenso da sentire dolore. Lo sperma non accennava a fermarsi.
Fu come venire per la prima volta.
Quando tutto terminò, Diana riemerse dall’ano del ragazzo e, guardandolo negli occhi, leccò una colata di sperma dal suo pene.
“Ecco quanto sono troia.”
Non credeva a se stessa. Non si era mai comportata in quella maniera col suo fidanzato. Iniziò a leccare tutto lo sperma di quello sconosciuto, ingerendolo, per sentirsi parte di quell’orgasmo senza precedenti che aveva provocato in lui.
“Leccalo, leccalo tutto.”
“Sono qui per questo. Per pulire il tuo corpo.”

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Kappa



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