TORNARE INDIETRO 25 ANNI



pompino-in-auto
E’ riapparsa così dal nulla.
Come se non avessimo mai smesso di scriverci.
Piena di fantasie, capace ancora ad emozionarmi, a scioccarmi e a vincermi.
E accorgendosi che la mia voglia di essere tradito risaliva a 25 anni fa, Barbara mi ha proposto un gioco.
Ti racconterò tutti i tradimenti che ti ho fatto, anche se sono inventati, cercherò di metterti un dubbio in testa.
E Barbara ha iniziato a raccontare.
Il gioco è molto semplice, e nella sua semplicità deve essere convincente.
Una premessa è doverosa.
Io ho sempre pensato che Barbara mi avesse tradito parecchie volte, non solo una come mi confesso tanti anni fa, mentre facevo il servizio militare.
E così Barbara inizia i racconti:
Ho bisogno di liberarmi la coscienza, sono passati tanti anni e tutte le menzogne che ti ho raccontato ancora oggi non mi lasciano dormire serena – inizia lei, subito in modo convincente.
Ti ricorderai ovviamente il mio capo.
Quando comprammo i magazzini nuovi per un mesetto io ero solo lì a preparare la contabilità di magazzino.
Ogni tanto anche tu venivi dopo il lavoro, ti ricordi?
Mi ricordi si – rispondo io.
E ti ricordi che mi rimproveravi sempre il fatto che ero con la maglietta bianca e la tuta, sempre senza reggiseno, ti ricordi anche questo? – continua lei.
Questo fatto forse l’avevo rimosso, ma iniziando a pensarci mi è tornato tutto in mente.
Barbara era sempre vestita così, con quelle cazzo di magliette bianche attillate, i capezzoli sempre duri in evidenza, in mezzo a tutti i trasportatori che portavano il materiale nuovo e al suo capo, un uomo 30 anni più grande di noi, il classico uomo affermato, benestante per non dire ricco, fissato con la fica.
E vedevo il suo sguardo sempre posizionato sulle tette di Barbara, la cosa non mi piaceva per nulla, e mi faceva ingelosire in maniera ossessiva.
Beh, una sera tu non riuscii a venire da me – continua Barbara – perché dovevi vederti con gli amici.
Io ero incazzata nera, tu non mi venivi a prendere e io avrei dovuto fare un’ora di autobus alla sera, stanca e sporca.
E così Marco si offrì di accompagnarmi a casa.
Venne a prendermi con il Porche, ti ricordi la sua splendida macchina?
Io rimasi in silenzio, mi stava tornando in mente tutto.
Vuoi che continui, o ti sto facendo troppo male? – mi dice Barbara ancora, con voce piena di vergogna.
Il suo timbro di voce mi ha stupito, doveva essere un gioco, adesso sembra una vera confessione.
Continuo, o è meglio che smetta? – mi incalza lei.
Continua, rispondo e perdendo ogni sicurezza.
Salii in macchina, avevo una sete tremenda.
Marco di diede una bottiglia d’acqua, iniziai a bere dalla bottiglia, ma un buco sulla strada fece sobbalzare la macchina e tanta acqua mi cadde sul petto, bagnando molto la maglietta che divenne immediatamente trasparente.
Il mio capo iniziò a fissarmi, i capezzoli si inturgidirono, e io mi sentii così desiderata da lui che un’eccitazione mi pervase tutto il corpo.
devo continuare? – mi chiese ancora lei – non credi che quello che potrei dirti ora rovinerà la nostra amicizia?
Non capivo più nulla, era un gioco o era vero?
Mi sentivo strano, mi sentivo tremendamente eccitato dal racconto, talmente eccitato che la mia mano involontariamente stava sfregando la pappa dei pantaloni.
Continua – rispondo, accorgendomi che la salivazione si era completamente azzerata.
Allora, non è successo chissà che – continua Barbara – non mi sono mica fatta scopare!
Vai avanti e tira fuori tutto – rispondo io, sentendo che il mio cazzo aveva iniziato a gocciolare dall’eccitazione e stava bagnando addirittura i miei jeans.
Lui guidava tenendomi sempre lo sguardo sulle tette, a me piaceva questa cosa, mi appagava molto.
Mi appagava anche moltissimo vedere che sotto gli eleganti pantaloni di lino premeva forte un cazzo eccitato.
E così gli ho sbottonato i pantaloni, ho tirato fuori il cazzo e ho iniziato a succhiarglielo.
Eravamo a poche centinaia di metri da casa mia quando lui ha schizzato tutto il suo piacere nella mia bocca.
E quando mi sono tirata su, ancora con la bocca piena di sperma tu eri lì ad aspettarmi chissà perché sotto casa.
Ti ricordi che ti baciai a lungo chiedendoti scusa perché mi ero comportata male al telefono….

By: Giovanni Bondo

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