Storia di Halloween

Pompino di Halloween, Racconti Erotici

Il mese di Ottobre e’ famoso per la festa di Halloween, una festa tanto attesa dai piu’piccoli, per via delle caramelle e dei dolcetti che riescono ad ottenere facendo “dolcetto o scherzetto” per le case del paese. Quest’anno pero’, il mio piccolo fratellino non fara’ il classico dolcetto o scherzetto per le case. Purtroppo quest’anno saro’ io a fare dolcetto o scherzetto per quel nanerottolo in quanto ho perso una stupidissima scommessa proprio con lui.

Il costume scelto per la scarpinata serale, e’ un di un’elfetto natalizio, so che non ha niente a che vedere con Halloween, ma io non sono esattamente la ragazza che ha lo spirito per ogni genere di festa.

Ammetto che truccata e vestita da elfetto non sto male, in quanto io non sono molto alta e le mie grosse tette risaltano molto di piu’ con il verde, specie se con una bella scollatura a “ v ” fatta con le forbici. Fortunatamente noi abitiamo in un piccolo paese e quindi non ci sono tante case da dover fare per riempire la finta zucca di mio fratello con dei dolcetti. Per le strade si potevano vedere tanti bambini travestiti da piccoli mostri. Non mancava proprio nessuno all’appello, vampiri, streghe, zombie, lupi e tutti i possibili mostri invadevano le strade bussando alle case della gente per dire “dolcetto o scherzetto”.

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Ero alla casa numero 13 e la mia zucca era quasi piena. Dopo aver bussato senza ricevere risposta, decisi di proseguire per la mia strada quando ad un tratto la porta emise un gemito, aprendosi leggermente. Incuriosita dal fatto che nessuno si era affacciato, decisi di entrare. La casa era calda e molto silenziosa, non feci neanche in tempo a fare 2 passi che improvvisamente qualcuno mi prese, sbattendomi contro la porta chiudendola, mettendomi un panno in bocca in modo da non farmi strillare. Non riuscivo a muovermi o a capire bene cosa stesse succedendo, l’unica cosa che potevo sentire erano delle mani che mi strizzavano le tette con molta fama ed un cazzo molto duro che mi si strusciava da dietro sul culo. Ero con la faccia contro la porta e sentivo come il cazzo spingeva, cercando di infilarsi tra le chiappe. Improvvisamente e con la stessa forza con la quale sono stata sbattuta sulla porta, venni lanciata su un divano che era sul lato dell’entrata. Senza aver il tempo di muovermi o di guardare chi stesse facendo tutto questo, 2 mani molto forti mi tirarono su la maglia, in modo da scoprirmi le tette ma lasciando coperta la faccia. Lo stesso cazzo si infilo’ tra le tette, salendo al punto che il cazzo entrava da sotto la maglia, toccandomi le labbra con la cappella. Quelle possenti mani mi tennero le tette strette in modo che il cazzo poteva entrare ed uscire come da un buco del culo, scopandomi le tette. Sentivo il suo respiro che diventava sempre piu’ pesante e che il cazzo faceva sempre piu’ velocemente su e giu’ tra le mie grosse tette bianche. Improvvisamente la maglia si alzo’ quel tanto che bastava a scoprire la bocca, dove lui ci sbatteva sopra la cappella ordinandomi di aprirla con una voce profonda. Il cazzo era grosso e mentre me lo infilava fino alla gola, una mano mi strinse per il collo e la stessa voce profonda mi ordinava di succhiare con gusto. In preda al panico succhiai come mai fatto prima. Era il cazzo piu’ grosso che avevo succhiato in vita mia. Lui spingeva fino a quando le palle non mi stavano contro la bocca ed io mi sentivo quasi soffocare. Lo faceva in continuazione e potevo sentire delle lacrime che scendevano giu’ dagli occhi per il soffocamento. Mi stava violentando la bocca e io non riuscivo a muovermi. Continuo’ a spingermi il cazzo in gola mentre mi strizzava le tette con avidita’ fino a quando non esplose in una sborrata che mi riempi’ la bocca e la gola di sborra. Era talmente tanta che ne usci’ anche dai lati della bocca, cadendomi sui capezzoli. Mi sentivo quasi svenire per la mancanza di aria. Ero piena di sborra fino alla gola e tappata da un enorme cazzo. Lo spinse fino a quando la cappella sputo’ l’ultima goccia di sborra. Una volta tirato fuori il cazzo, prese una ciotola con dentro dei cioccolatini e mi disse “ Tieni il dolcetto troia “.

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