Sotto la tovaglia

Il cameriere arrivò con le loro ordinazioni. Un cubalibre e un vodkatonic.
Carlo pagò e sorrise a Vittoria. Erano già al terzo giro e l’alcol iniziava a far galleggiare i loro pensieri.
Il mondo stava diventando solamente un rumore di sottofondo, mentre loro due sembravano vivere ad una sorta di livello più alto e inaccessibile agli altri.
Vittoria lasciò scivolare la sua mano sulla gamba di Carlo.
“Vuoi fare l’audace?”
“Io sono audace.”
“Si… ma quanto?”
“Cos’è questa, una sfida?” domandò, sorridendo.
La mano arrivò all’altezza del membro di Carlo e Vittoria iniziò a strofinare la mano, eccitando il ragazzo.
“Sai cosa? Da questa prospettiva non posso fare molto per te. Forse è meglio che vada ad esplorare altri livelli…”
Come se niente fosse, Vittoria scivolò sotto il tavolo del locale. Carlo si trovò solo, seduto nel bel mezzo di un bar affollato, vittima degli eventi erotici e fortuiti del caso.
Vittoria voleva stupirlo, in quanto rinomato libertino e quella mossa denominava una certa audacia, ma bisognava ancora misurare lo scarto tra l’intenzione e la messa in atto dell’opera.
La zip dei pantaloni scattò verso il basso e il pene eretto di Carlo uscì allo scoperto, sotto il tavolo del locale. Era una sensazione strana; se ne stava con il cazzo all’aria in una centro di aggregazione, nella totale noncuranza della gente. Si sentì libero per qualche istante, fino a quando il suo pene venne imprigionato dalle labbra sensuali e carnose di Vittoria.
Ok, era abbastanza audace la ragazza. L’aveva decisamente sottovalutata.
Bevve un sorso del suo drink, scambiando differenti sguardi con la clientela di quel locale del centro, mentre la Vittoria succhiava il suo cazzo al di sotto di quella tovaglia rossa con un enfasi tale da succhiargli via perfino l’anima.
Il cameriere si avvicinò lentamente a lui.
Aveva capito qualcosa? Avrebbe reagito bene? Male?
Vittoria non sembrava mostrare alcun cedimento, continuando imperterrita a martirizzare con lingua, accenni di denti e labbra il suo cazzo, eccitato come mai prima di quel momento, succhiando e aspirando ogni centimetro del suo cazzo.
“Tutto bene qui?” chiese sorridendo.
“Guardi, non potrebbe andare meglio.” rispose Carlo, ricambiando il sorriso.
Era vero. Sarebbe stato estremamente difficile immaginare una serata migliore di quella.
La testa di Vittoria andò a sbattere contro il tavolino, ma il cameriere aveva già preso il largo. Carlo, preso dall’impeto e dalla foga del momento, infilò la mano sotto il tavolo, spingendo la testa della ragazza a sé, facendole ingoiare per intero il suo pene.
La sentì quasi soffocare quando sborrò via il miglior orgasmo della sua vita.
Vittoria riemerse poco dopo dalle profondità del piacere.
Aveva lo sguardo soddisfatto per l’azione appena compiuta. Carlo infilò il pene nuovamente nei pantaloni e tirò sù la zip.
Vittoria era silenziosa.
“Che succede?” domandò lui.
La ragazza prese il suo bicchiere e, dopo avervi appoggiato le labbra, lasciò scivolare nel vodkatonic lo sperma del ragazzo.
“Oh mio Dio…” sussurrò.
“Credi che sia abbastanza audace?” disse, sorseggiando un po’ del suo drink corretto allo sperma.
Il pisello di Carlo torno immediatamente sull’attenti, davanti alla visione di quel gesto così piccante.
“Credo che tu sia la più grande troia che abbia mai incontrato.”

Vota questo racconto erotico !

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (37 voti, media: 3,59 su 5)
Loading...

Altri racconti erotici interessanti: