Scopata da un camionista



Giovane troietta viene scopata nel bagno da un camionista

Questo mi è successo sulla A1, la Roma-Firenze-Milano. Era
estate, faceva caldo, molto caldo. Stavo andando a Bergamo dal
mio amante lontano, avevo ottenuto dei giorni di ferie e ci eravamo
organizzati per sfamare la voglia insopportabile che avevamo
l’uno per l’altra.
Quella mattina indossavo una bella gonna bianca con fiori rossi,
fresca ed elegante, ed un top bianco che mi lasciava le spalle
scoperte, con quel caldo! Guidando avevo tirato la gonna su, fin
sopra le ginocchia, per sentire fresche le cosce esposte all’aria che
entrava dai finestrini…
Un paio di sandali aperti color ardesia completavano il mio essenziale
ma grazioso abbigliamento per quella inaspettata giornata
di piacere.
Canticchiavo, cambiavo stazione sull’autoradio cercando i programmi
più interessanti, ero serena, ma è stato qualche chilometro
dopo l’uscita per Giove che, superando un lungo autotreno,
ho cominciato ad agitarmi. Stavo proprio finendo il sorpasso (e
superare dei grandi TIR mi rende sempre nervosa) che quel camionista
improvvisamente suona il clacson e mi fa i fari.
Io, agitatissima sussulto. Cosa ho fatto di male? Sono rientrata
troppo presto? Gli ho tagliato la strada?
Proseguo, sebbene tesa, per la mia strada quando dopo qualche
minuto, nel corso di un secondo sorpasso ecco di nuovo che
l’autista del TIR suona e mi lampeggia. Mi prende un colpo davvero
e comincio a pensare che la mia macchina abbia qualcosa
che non va.
Starò perdendo la marmitta? Sto andando a fuoco? Ho un gatto
attaccato al parafango? Non sento nessun rumore strano né
puzza di bruciato e, nonostante gli abbaglianti del camion, continuo
dritta lungo l’autostrada.
Fa caldo e mi aggiusto la gonna un po’ più su sulle cosce sudate,
appicciate alla tappezzeria del sedile. La carreggiata si restringe
ed ecco un nuovo autorimorchio di fronte a me. Devo
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superare ancora… metto la freccia, mi sposto sulla sinistra, scalo
la marcia e mentre rientro in carreggiata… «!!!!!»… L’autorimorchio
mi suona.
Una scarica di adrenalina mi pervade il corpo fino alla punta
dei piedi. Tremo tutta. Lui continua a lampeggiarmi. Devo assolutamente
fermarmi. Alla prima area di servizio metto la freccia e
accosto. Ancora tremante parcheggio e mentre scendo dalla macchina
vedo arrivare l’ultimo TIR che ho sorpassato una decina di
minuti prima, sterza nell’area degli autorimorchi e scompare alla
mia vista. Entro nel bar lievemente agitata all’idea di incontrare
la persona alla guida di quel bestione della strada. E proprio
come temevo, mentre ordino un caffè, entra un giovane uomo
sorridente come il sole.
È il camionista. Si vede dalle grandi mani callose sporche di
olio di motore e dagli avambracci forti e possenti. Indossa una
maglietta a maniche corte e pantaloni da lavoro, si avvicina al
bancone guardandomi con il suo sorriso accattivante come se ci
conoscessimo da sempre. Non capisco se sorride a me o a tutti.
Mi chiedo se mi ha riconosciuta dalla gonna, se ha capito che
ero io quella a cui suonava il clacson facendole sussultare ogni
singola cellula in corpo. Finisco il mio caffè e scendo a cercare
la toilette.
Non vi sarà difficile immaginare come all’uscita del bagno delle
signore non trovi proprio lui ad aspettarmi. Mi sorride e, senza
parole, semplicemente mi spinge nel bagno per i disabili chiudendo
a chiave la porta alle sue spalle mentre mi infila una mano
in bocca. Io mi scopro languidamente troia. Non ho paura, anzi il
mio corpo aderisce immediatamente a quello del giovane camionista,
lo riconosce senza alcun dubbio, si lascia aprire e divaricare
senza resistenza. È così naturale succhiare quel cazzo caldo
e polposo, sbavare con le sue dita sporche in bocca mentre mi
lascio scopare appoggiata alla cassa dello sciaquone.
Lo facciamo in silenzio, gemendo sottovoce per non farci sentire.
Mi avvolge con le braccia da dietro mentre mi scopa e continua
a torturarmi la bocca con le mani. Non diciamo una parola
fino alla fine, solo suoni e sussulti e il respiro. Io potrei restare
inchiodata in quel cesso tutta la vita ma lui si ricompone subito
ed esce dal bagno con grande disinvoltura. Io resto a guardare il
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vuoto. Seduta sul cesso con la gonna ancora tirata su attorno ai
fianchi. Sono rilassata adesso, non tremo più. Mi sciacquo la faccia
per svegliarmi bene e quando torno alla guida sono lucida e
serena, non mi scuote più l’interesse ossessivo dei TIR per le mie
cosce e leggera leggera mi avvicino alla meta.
A casa, a Bergamo, il mio amore sorridente mi sta aspettando,

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