Rimini cornuto



Sono Marco da oltre cinque anni marito e complice delle avventure erotiche di Anaiis, lei è una bellissima donna mora di un metro e settanta per 58 kg una quarta di seno, un culo da perderci gli occhi e un fisico tonico grazie alle ore che quotidianamente passa in palestra, ha 32 anni (dieci meno di me) e una voglia sfrenata di sesso, voglia che io ho sempre stimolato e incitato spronandola ad essere provocante nel vestire, eccitante con i gesti e con lo sguardo e a civettare con gli uomini che le piacciono. Tutto ciò mi eccita e ancora di più sono eccitato nel vederla godere e partecipare al suo godimento in modo attivo con lei sempre al centro delle attenzioni dei partecipanti al nostro piacere. Non abbiamo figli o impegni familiari che possano ostacolarci nella ricerca e nella pratica delle varie esperienze sessuali consumate in locali notturni, nei cinema, in case private o all’aperto e dovunque la nostra fantasia erotica ci ha portati a compierle.

Siamo in vacanza da alcuni giorni in un bell’albergo di fronte al mare, lei è bellissima con la sua abbronzatura e il suo corpo sempre più provocante nei corti e trasparenti vestiti estivi e gli occhi dei villegianti sono solo per lei.

Due giorni fa dopo un aperitivo prima di cena, ci stavamo avviando verso il ristorante quando mi dice:

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– Marco hai visto quel bel ragazzo di colore che vende le borse, qui sul marciapiede, lo abbiamo appena superato. Vieni, torniamo indietro, te lo faccio vedere.-

Torniamo indietro e ci fermiamo a curiosare fra le cose che vendeva un giovane immigrato senegalese, cinture e pelletteria varia posata su un telo sul marciapiede, un bel giovane alto asciutto e con un simpatico e bianchissimo sorriso, dopo un po’ di trattative sui prezzi e qualche battuta scherzosa sulla qualità della merce esposta, si sono accovacciati uno di fronte all’altra, lei con le gambe leggermente aperte a mostrargli il bianco del minuscolo perizoma, e dopo altre battute spiritose gli ha chiesto, con fare civettuolo a sottintendere chissà cosa,  se non avesse da mostrarle della merce di migliore qualità,  lui l’ ha guardata fra le gambe sempre sorridente e dopo esseri umettato con la lingua le carnose labbra ha risposto che se era interessata a qualcosa di prima qualità avrebbe potuto mostrargliela se l’avesse seguita nel suo magazzino, non subito però ma più tardi, dopo la una e da sola, senza l’accompagnatore.

Era chiaro ciò che il ragazzo intendesse mostrarle, e lo sguardo ammiccante con cui aveva accompagnato la proposta non lasciava dubbi sulle sue intenzioni, lei mi ha guardato in cerca di un mio cenno di assenso che non ho potuto negarle anche perché ero molto eccitato dalla scena quindi si sono accordati che sarebbe tornata all’una e da sola.

Ci siamo incamminati verso il ristorante, lei era raggiante ed eccitata all’idea dell’avventura che l’aspettava, io ero eccitato quanto lei anche se dispiaciuto in quanto non avrei potuto partecipare al gioco, le ho comunque consigliato di darsi e di prendere il massimo e lei, felice, mi ha promesso che al suo ritorno mi avrebbe raccontato tutto nei minimi dettagli.

Dopo cena e dopo una sosta in un pub dove ha attirato l’attenzione di tutti gli uomini presenti, arrivato l’orario prestabilito l’ho accompagnata al suo appuntamento e sono ritornato in albergo dove nell’attesa e con mille pensieri eccitanti che mi frullavano per la testa ho aspettato il suo ritorno. Dopo una certa ora mi sono appisolato, lei è ritornata che era già giorno, è entrata in camera con un’aria stravolta, spettinata con il trucco sfatto e si è buttata a sedere sulla poltrona sfinita e a gambe larghe.

– ciao tesoro, sei sfatta, vedo che non ti sei risparmiata –

– amore, ti prego, ho bisogno di lavarmi, ma non una doccia, voglio fare un lungo bagno, per favore preparami la vasca –

Le ho dato un bacio sulle labbra e sono andato a preparare la vasca. Lei ha tolto i pochissimi indumenti e ci si è buttata dentro, io ero ansioso di sapere come era andata e lei una volta distesa nell’acqua ha iniziato a raccontare.

All’una quando mi hai lasciata dal senegalese lui mi ha accolto e salutato con calore, forse non pensava che sarei ritornata, ha raccolto nel telo la sua mercanzia e siamo saliti sulla sua scassatissima macchina parcheggiata poco distante, io ero eccitatissima e appena partiti ho iniziato a scherzare sul suo nome: Bamba, a stuzzicarlo con chiacchere e risatine ammiccanti, ho sbottonato ancora un po’ la camicetta lamentandomi del caldo e mettendo in mostra le mie tette, avevo le gambe scoperte fin quasi all’inguine, e finalmente ha posato la sua manona sulla mia coscia sinistra e, visto che io, con indifferenza, continuavo sullo stesso tono facendo finta di nulla anzi allargando leggermente le cosce, la portava lentamente sempre più su fino a sfiorarmi la passerina che intanto produceva i suoi caldi umori. Ha iniziato ad accarezzarmi delicatamente ed io per facilitargli il compito ho portato il mio sedere più avanti sul sedile allargando ancora le gambe, incoraggiato ha spostato il triangolino del perizoma mi ha stimolato per un pò il clitoride e poi ha infilato con facilità il dito medio nella vagina ormai allagata.

Mi ha portata in una catapecchia fuori città, appena entrati mi è saltato addosso, mi ha infilato la sua enorme lingua in bocca, mi ha strizzato le tette, ha insinuato un dito nel mio culo, mi ha spogliata completamente, mi ha sbattuta su un grande materasso che era per terra ed ha iniziato a leccarmi la figa prima intorno alle grandi labbra poi all’interno poi ha iniziato a succhiarmi e a titillarmi con la lingua il clitoride, stavo per avere il primo orgasmo quando si è fermato, si è spogliato mettendo in mostra un bellissimo e robusto cazzone nero e, con mia grande goduria, ha iniziato a montarmi come fossi una cavalla, non la smetteva più. Mi ha scopato una volta impalandomi col suo grosso cazzo tenendo sollevate le mie cosce sulle sue spalle, poi, dopo avermi trombato con impeto la vagina, mi ha rivoltato a pancia in giù ha sputato sul mio culo ha inserito prima uno, poi due delle sue grosse dita e quando ha ritenuto fosse pronto lo ha violato con il suo cazzone duro come il marmo. Mentre mi scopava, prima piano per adattare il mio ano a quella grossa verga e poi sempre più forte, come un forsennato, mugolava parole incomprensibili che intuivo non fossero complimenti. Non capivo più niente, il suo modo di fottere mi aveva fatto perdere completamente la testa, mi sentivo e mi comportavo come una troia, mi davo completamente, concentrata solo a godere, godere, godere e ho goduto.
Poco prima di venire è uscito dal mio culo mi ha infilato in bocca il suo grosso cazzo nero e ha continuato a scoparmi nella bocca finché non è venuto allagandomi la gola, costringendomi ad ingoiare quanto più potessi, è vento così copiosamente che non riuscivo ad ingoiare tutto, lo sperma mi usciva perfino dal naso.
Ero esausta quando Bamba si è alzato, si è infilato i pantaloni ed è andato alla porta, l’ha aperta e guardandomi ha detto: “Chi viene con me deve andare anche con i miei fratelli”.
Così è entrato un altro negrone, che si chiamava Moussa: più vecchio di Bamba, ma anche lui  grosso e massiccio.
Io non sapevo se reagire o accettare la cosa, la figa mi faceva ancora male il culo era in fiamme e mi sentivo distrutta. Ho provato a dire “No… io non”, ma Bamba non mi ha nemmeno sentita. Ha chiuso la porta e Moussa avvicinatosi ha tirato fuori il suo bastone, mi ha allargato le cosce e ha cominciato a trombare senza tanti preamboli. Sentivo la sua verga dura che mi scavava picchiava con forza in fondo al canale vaginale quasi volesse bucarmi.
Il suo ritmo era frenetico, e anche con lui la troia che è in me si è scatenata e sono venuta abbondantemente, strillando, gemendo e ululando come una cagna in calore.
È andato avanti per un bel po’ e quando ho sentito il fiotto del suo sperma inondarmi la vagina mi sono rilassata e ho sentito il suo cazzo scivolare via.

Ero spossata, temevo che come Bamba volesse prendermi ancora, invece si è alzato e se n’è andato.
Immediatamente è entrato nella stanza un altro: questi era Ousmane, stavo per svenire, abbozzai un “No… basta… non ce la faccio più”, ma lui sembrava che nemmeno capisse la mia lingua. Sfoderò il suo cazzo e me lo cacciò in gola  mi afferrò per la testa dettando il ritmo ad un pompino vertiginoso che quasi mi faceva soffocare. Lo succhiai con particolare passione perché, stanca com’ero, volevo solo che venisse in fretta e che quella storia finisse. E in breve lo sentii fremere, estrasse con la mano il cazzo dalla mia bocca e mi schizzò il suo sperma diritto in faccia per vedermelo colare sulle guance, sulle labbra e sulle tette.
Se ne andò e io mi asciugai con un lenzuolo. Non avevo nemmeno la forza di alzarmi e mi accasciai sul materasso con gli occhi chiusi. Sentii di nuovo la porta che si apriva. Un altro ancora: Cheikh. Mi venne vicino e con gentilezza mi fece girare, mi carezzò la schiena e mi mise un paio di cuscini sotto la pancia. Con calma mi allargò le cosce e spalmò con le sue dita un po’ di saliva che aveva sputato sul mio culo, poi appoggiò la cappella di quello che doveva essere un enorme e nodoso cazzo e mi inculò ferocemente lacerandomi nonostante Bamba avesse già allargato il mio buco, senza che io riuscissi ad abbozzare una minima reazione.
Ricordo solo che gridavo:
– Ahhh! Noooo!! Mi fai maleeee! mentre delle grosse lacrime mi scendevano dagli occhi.

Continuò ad incularmi selvaggiamente e a lungo e sembrava che non dovesse arrivare mai all’orgasmo.
Forse richiamati dai miei strilli entrarono anche Bamba, Moussa e Ousmane. Mi guardavano con un ghigno nel volto e sembrava che vedermi sbattere a quel modo non facesse che accrescere la loro libidine.

A quel punto Cheikh rallentò i colpi fino a fermarsi ben dentro il mio culo, serrò le sue braccia intorno al mio corpo e così avvinghiato si rigirò sulla schiena trascinandomi con lui e mi ritrovai distesa di schiena sul suo petto con il suo cazzo sempre piantato nel mio sfintere, Ousmane che prima aveva goduto nella mia bocca, si posizionò davanti a me, mi allargò le gambe, introdusse con non poca fatica il suo notevole cazzo nella mia figa e iniziò a pompare prima piano e poi con foga animalesca. Ero piena Cheikh nel fondo del mio culo e Ousmane che mi martellava l’utero con inaudita violenza. Passato il dolore iniziai a godere come una troia infoiata, quella doppia penetrazione mi sconvolgeva, i miei muscoli vibravano e tremavano come colpiti da una crisi epilettica, urlavo il mio godimento fino a quando Bamba si posizionò in ginocchio sul mio volto tappandomi la bocca con la sua enorme cappella a fottermi fino in fondo alla gola. Non avevo un buco libero, mi fottevano da tutte le parti e godevo, godevo, godevo ed ebbi un furioso orgasmo sentendo il caldo fiotto di sperma che Cheikh versava nel fondo delle mie viscere.

Si fermarono, cambiarono posizione, Ousmane si è disteso al posto di Cheikh invitandomi ad impalarmi sulla sua bellissima asta color mogano, cosa che ho fatto con infinito piacere godendo della penetrazione, Moussa spingendomi da dietro mi ha costretta a poggiare le tette sul petto di Cheikh ed è entrato nel mio ano ormai abbondantemente dilatato senza alcuna fatica, hanno iniziato a fottere regalandomi un piacere mai provato, erano enormi, grossi, mi riempivano, mi dilatavano e godevo, con la vagina, con il culo e soprattutto con il cervello, mi scoppiava, non capivo più nulla, scuotevo la testa come a staccarla dalle spalle, è stato Bamba che l’ha bloccata con entrambe le mani, mi ha baciata a lungo con lascivia impudica poi ha strofinato la sua cappella sul mio volto, sugli occhi, sulle labbra per poi violarmi la bocca col suo meraviglioso cazzo fino a far straripare nella gola il suo caldo sperma, poi fu la volta di Ousmane a venire aggiungendo il suo sperma a quello che già inondava il mio utero e poi venne Moussa assestando gli ultimi violenti colpi al mio culo facendomi raggiungere un acuto orgasmo anale che partendo dall’ano e risalendo lungo la spina dorsale fino al cervello mi fece quasi perdere i sensi.

Si rivestirono in silenzio e se ne andarono, restò con me solo Bamba che mi aiutò ad indossare la gonna e la camicia, il perizoma chissà dove era andato a finire e rinunciai a cercarlo, mi accompagnò di nuovo in città che stava già albeggiando lasciandomi nelle vicinanze dell’albergo e, toccandomi per l’ultima volta fra le cosce, mi invitò ad andarlo a cercare su quel marciapiede qualora mi fosse ritornata la voglia di acquistare della pelletteria speciale.

Aveva finito il suo racconto, e che racconto! Ero seduto sul bordo della vasca, ero in mutande e avevo il cazzo che stava per romperle, avevo voglia di buttarmi nella vasca e scoparla subito, ma avevo timore di disturbarla, aveva senz’altro tutti i buchi indolenziti e dopo la razione di cazzi appena consumata mi avrebbe respinto. Lei capì la mia voglia si inginocchiò, mi chiese di alzarmi, abbassò il mio slip e mi regalò un delizioso e profondo pompino.

Anaiis sei una troia meravigliosa ed io sono felice di viverti accanto.



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