QUINTO PIANO IN ASCENSORE



Sesso in ascensore: Racconto Erotico

Eravamo a cena al ristorante cinese e avevo un gran mal di testa. Non avevo ibuprofene con me e neanche molta fame ma ordinai ugualmente qualcosa. L’appetito vien mangiando, pensai. Inoltre mettendo qualcosa nello stomaco magari mi si alleviava il dolore alle tempie. E così fu per un po’. Ero in compagnia della mia amica Teresa, piccola e porca come poche. Più mangiavo e più vedendola mi saliva una gran voglia di scoparmela, ma non si poteva tra camerieri cinesi, mal di testa e mestruazioni. Finimmo la cena e l’accompagnai a casa in scooter. Qualche giorno prima le avevo prestato una valigia. “Vado a prenderti il trolley e te lo riporto giù, va bene?” mi disse.

“Posso salire con te, non entro in casa” (in casa c’erano le sorelle e quindi zero possibilità di scopare. “Va bene, meglio, così evito di riscendere. Sono otto piani” rispose sorridendo.

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Mentre stavamo entrando nel portone le sussurrai: “Lo sai che non scopo da due giorni, neanche una sega. Come minimo mi devi fare un pompino in ascensore”.

“Ovvio” rispose lei che forse non si aspettava quella proposta ma che incuriosita ne fu felice.

Aprimmo il portone dell’ascensore e il mio pisello era già durissimo, bastò qualche piccola carezza sulla patta dei pantaloni. Arrivammo al secondo piano e per sicurezza lei pressò il pulsante ALT bloccando la corsa. Probabilmente aveva già fatto sesso in ascensore e conosceva il trucco.

In quei secondi la bocca calda di Teresa era qualcosa di indescrivibile. Dopo più di due giorni senza venire mi sarebbero bastati pochi minuti per riempirle la bocca di sborra. Potevo vedere lo sguardo da troia di Teresa che mi osservava dal basso con i suoi occhi da cerbiatta viziosa. Prese poi a menarmi il cazzo davanti la bocca spalancata con la lingua di fuori che accoglieva la cappella, come assetata di sborra. Mi sorrideva e succhiava il cazzo fino alle palle. Trascorsero pochissimi minuti, bastarono poche succhiate e un po’ di sega per schizzarle lo sperma in bocca. Lei succhiò tutto senza far cadere nulla in terra e ripulendo per bene il nerbo del cazzo bagnato di sborra calda. Mi strizzò dalla base del pene fino al buco della cappella facendo finire le ultime gocce nella cavità orale a ventosa. Succhiò fino all’ultima goccia letteralmente.

Non mi diede il tempo di ricompormi che subito pressò il tasto ALT per far riprendere la corsa. Eravamo al sesto piano, ne mancavano due. Ci baciammo e riconobbi il sapore del mio sperma sulle sue labbra. Le porte si aprirono, Teresa entrò in casa per ritornare pochi secondi dopo con la valigia vuota. Ci demmo l’ultimo bacio della serata, arrivai al piano terra e una coppia sui trent’anni attendeva nel pianerottolo per entrare.

Avrebbero riconosciuto immediatamente l’odore di sperma. Ne ero sicuro. Li salutai con un sorriso e mi diressi allo scooter. Niente ibuprofene per quella stasera, il mal di testa mi passò all’istante.

 

 



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