Posseduta sul cofano



Sesso sul cofano della macchina: racconto erotico

Fumava la sua sigaretta, appoggiata alla vecchia macchina di famiglia con uno sguardo profondo e vissuto, sebbene avesse solamente diciotto anni.
A quell’età le donne sono sicure di aver capito il segreto del mondo, mentre in realtà non aspettano altro che qualcuno lo mostri a loro.
-Guarda che se mi dai venti euro, te lo faccio davvero un pompino.- disse, aspirando dalla sua sigaretta.
-Ci credo… ci credo. Ma non sono interessato.
-Ok.
-Sai cosa? Credo che dovresti farmelo gratis… anzi, credo che dovresti venire proprio a letto con me.
-E perché?
-Perché stai solamente giocando a fare la ragazza emancipata e così non ne ricaverai niente se non vuotezza. Venendo a letto con me… potresti capire davvero cos’è il sesso.
-Credi di essere così bravo?
-No. Credo solamente che tu non sia stata con molti ragazzi bravi.
-Presuntuoso…
-Forse un po’… ma nella vita bisogna pur azzardare per ottenere le cose che si vogliono.
-Quindi mi vuoi?- sorrise, mantenendo la sua espressione da dura.
-Certo, sei bellissima. Chi non ti vorrebbe?
Aveva fatto centro. Ci sapeva davvero fare con le ragazze e questo lei l’aveva capito. Frequentava solamente ragazzi stupidi e semi analfabeti e adesso, quando per la prima volta si trovava davanti ad un ragazzo sicuro ed intelligente, non sapeva proprio cosa dire.
-Ok.
Lui la baciò, premendo il suo corpo sulla vecchia macchina. Lei gli sfiorò immediatamente il pacco per controllare se fosse duro.
Davide fece scivolare una mano sotto la sua gonna, cominciando a massaggiarle la figa da sopra le mutandine.
Si bagnò immediatamente. C’era forza e delicatezza in quel gesto. Era tutto così diverso da quello che aveva sempre fatto con gli altri ragazzi.
Era come se lui riuscisse realmente a capire la sua anima e la sua voglia interiore. Sapeva esattamente dove mettere le mani e soprattutto, aveva capito quando farlo.
gli slacciò la cintura, abbassandogli i pantaloni. Aveva il cazzo duro che la puntava al di sotto dei boxer azzurri.
Si sfilò le mutande, aprendole le gambe. Non le tolse nemmeno le mutandine e, dopo averle strofinato la cappella sulla figa umida, le inserì dentro il suo arnese.
Lei sussultò dal piacere, come se non avesse mai accolto in sé un pisello. Era come aver perso una seconda verginità.
Il ritmo era lento e ben misurato ed ogni tre o quattro colpi, lui si fermava sforzando l’addome, facendo così muovere il suo cazzo dentro di lei. Quella cosa le provocava un piacere immenso.
Era una tecnica nuova, molto diversa dal solito fotti-fotti che era abituata a fare, anche a pagamento alle feste. Non era una puttana, ma aveva imparato a guadagnare qualcosa dal suo libertinaggio.
-Mi piaci molto, lo sai?- le disse.
-Si sente dal tuo cazzo.
-Anche la tua fica sembra apprezzare. Sembra quasi che tu te la sia fatta sotto.
Iniziarono a ridere, continuando a fare l’amore. Non aveva mai riso scopando. Solitamente i suoi rapporti occasionali erano estremamente freddi e privi di sensuale ironia.
Con quel ragazzo stava scoprendo cose che mai avrebbe immaginato di poter provare col suo corpo.
Aderivano perfettamente l’uno all’altra, un po’ come se fossero degli elementi complementari.
-Scopami, scopami, scopami. Non ti fermare.- disse.
Non veniva quasi mai con gli altri uomini, mentre in quel momento stava venendo addirittura prima di lui. Era proprio un ragazzo eccezionale. Aveva il tocco d’un angelo e la maestria di un diavolo.
Allargò le gambe più che poteva, mentre l’orgasmo l’avvolse come un manto bagnato, coprendo ogni cosa attorno a lei.
Gridò come se dovesse vincere un concorso canoro. Afferrando la sua testa per appoggiarsela al seno.
-Cazzo… mi hai fatto talmente bene, da farmi quasi male.

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