‘Pacco’ regalo a domicilio



Bella prospettiva di una donna inculata da un cazzone

Ho superato i quarant’anni e voglio festeggiarli a modo mio. Ho una madre deprimente e un padre puttaniere. Ho preso da mio padre.

Non voglio amici stasera, non voglio regali e torte a tre piani. Non m’interessano le solite cose.

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Non sono mai andato con una puttana e, dopo dieci anni di “lo faccio, non lo faccio”, stasera me ne scelgo una come dico io. Non rispondo al telefono e non apro la porta a nessuno. Neanche a mia madre. A mio padre, magari, se proprio insiste…

Ho letto un annuncio su un sito d’incontri per tutti i gusti: “sono dolce e mi affeziono ai miei padroni”. Quelle che dicono così, di solito, sono tutto il contrario. Quindi, scelgo la meno dolce e la meno fedele di tutte. Le donne le voglio così, in fondo. Zoccole fino all’osso… sacro. Ma la voglio ‘diversa’.

Non sbagliavo: mi ha risposto una voce sexy ma frettolosa, che mi ha informato subito su quanto mi sarebbero costate le prestazioni, nei dettagli. Di bocca, di fica, di culo. Parecchio cara e questo mi faceva ben sperare. Ho scelto la prestazione massima. Per il mio compleanno non voglio badare a spese né a vizi.

Parlo chiaro: la voglio latino-americana, col cazzo grosso e molto femminile.

Passa mezz’ora e suonano alla porta. Apro e mi ritrovo davanti una certa Bonita, tutta sorrisi, molto elegante. Era così femmina che m’ero lasciato prendere da mille dubbi. Pensavo: “Se mi hanno fregato li denuncio”.

Mantenendo la calma le ho passato una coppa di champagne. Maliziosa, sofisticata, silenziosa. Mi ricorda… chi mi ricorda? Un’attrice hard, senza dubbio. Le conosco quasi tutte, le pornoattrici. Sono dieci anni che, al posto delle puttane, trovo più comodo ed economico il cinema hard. Il modo di fare di quella troia su ordinazione mi arrapava. Aveva un modo di muoversi e gesticolare assecondante ma spazientito, piuttosto sbrigativo, che mi dava l’idea della sveltina proibita ma non troppo, del cazzo di turno (il mio) da saziare secondo contratto, della tipa che può darti per lo stesso contratto tutto quello che una fidanzatina o una mogliettina non potranno darti mai. Sesso e basta senza moine, animalità carica di tensione fisica lontana dai sentimenti, dalle trappole.

Bonita me la sarei scopata al supermercato col rischio di farmi scoprire. Magari da mia madre, la prima che mi viene in mente.

Dopo pochi minuti di finte chiacchiere e sorsate di champagne, la puttana messicana è passata all’azione senza aspettare il ciak dal regista e mi ha schiaffato un artiglio sulla patta dei pantaloni per vedere in che stato di salute mi trovassi. Una salute bestiale, una foia unica se penso che, per farmelo drizzare dalla mia ragazza, lei deve lavorare di gran lena con una pompa di almeno dieci minuti.

Con la troia in pre-ordine non avevo neanche bisogno di chiudere gli occhi perdendomi in fantasie abominevoli. Il cazzo ha preso a pulsarmi all’istante e, dopo poche scrollate, diventava duro… duro da culo. Me lo trafficava con la mano fissandomi dritta negli occhi, una specie di ipnosi hard. Scoprivo che in mezzo alle gambe ce l’aveva eccome, il pisello, e mi sono rassicurato. Il rischio di una fregatura era scongiurato.

Gli ordinavo di sbocchinare senza dilungarsi troppo e la transa felina lo faceva come la migliore delle mantenute. Gliel’ho sbattuto dentro senza farle sconti come lei aveva fatto con me. Una strigliata anale prepotente quanto bastava per pentirsi del lavoro che fa. Quanto bastava a me per sentirmi fiero dello sfizio perverso che mi toglievo, di un peso che mi gravava da dieci anni. Un peso che la puttana pisellona sentiva tutto nell’anello di carne, il suo ferro del mestiere.

Mi diceva di rallentare urlando ma io, in senso lato, non me la inculavo proprio. Ho ancora il nerbo tagliuzzato da quella foga. Sognavo una ficcata contro natura del genere, esattamente da dieci anni. Con tutto il dolore liquido sparso tante volte nel letto della masturbazione.

Bucavo testardo l’operaia del sesso, che strillava e mi chiamava ‘porco bastardo!’ ma sapeva meglio di me che un culo come il suo non può essere esplorato per metà né essere penetrato ‘per favore’.

Le conveniva frenare la solita tattica da mestierante di farmi venire alla svelta perché se ci avesse provato avrei spinto nei fondelli il mio randello matto fino allo stomaco. Le tappavo la bocca insieme al culo… All’inizio, aveva specificato “mi dai un tot per il culo” ma non poteva cronometrare la prestazione. Le ho sfondato il buco allocco masturbandogli ogni tanto la verga profumata e l’ho fatto decidendo io i tempi. Avevo frenato non so quante volte l’istinto di sborrarle dentro, poi ho deciso di arrendermi e gli ordinavo “Apri la boccuccia e ciuccia”.

Che bevuta s’è fatta, la troia ambigua, mentre le imbrattavo il faccino esotico con tanta pappa reale…

Serata piena e palle vuote: è così che si festeggia un vero compleanno.

Domani rivedrò la mia bella e mi sparerò l’ennesimo pranzetto dai miei. Fiero dei miei segreti…



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