NEL REGNO DI ALANNAH

Padrona dominatrice professionista (BDSM) punisce il suo schiavo

Mi trovavo in una città del Nord America per affari, e visto che sarei rimasto li per un paio di giorni, decisi di avere una sessione con una “Professional Dominatrix”.

Presi allora la rivista che è considerata la bibbia per entrare in contatto con dominatrici professioniste e cominciai a sfogliarla. La rivista si chiama DDI “Domination Directory International” e contiene indirizzi, fotografie e numeri telefonici diretti di un centinaio delle migliori professioniste in tutta America.

Della città che mi interessava c’erano cinque o sei possibilità tutte molto
interessanti. Dopo altrettante telefonate, decisi che Alannah era quella che
più delle altre aveva suscitato in me la voglia di sottomissione completa.
La richiamai e le diedi tutte le informazioni che mi aveva richiesto: La mia
esperienza, i miei interessi etc., e lei mi informò sulle sue specialità e
suoi giochini preferiti. Decidemmo anche di comune accordo la data e l’ora
del nostro incontro, nonché il prezzo della sessione.

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Impiegai più del previsto a raggiungere lo studio di Alannah, e mi presentai quindi con una decina di minuti di ritardo. Quando si aprì la porta, si presentò davanti a me una bellissima donna, sulla trentina, con un corpo meraviglioso. Indossava una gonna di cotone lunga bianca ed una camicetta anch’essa di cotone bianca, e mi accolse nel suo bellissimo appartamento al ventiduesimo piano di un grattacielo al centro della città.
Dopo avermi offerto una cosa da bere, ci spostammo in una camera che a prima vista sembrava lo studio di un dottore, ma che ad una più attenta analisi rivelò alcuni particolari che chiaramente non lasciavano dubbio sulla vera attività di Alannah. C’era un inginocchiatoio tipo chiesa e molte riviste SM sparse nella stanza, nonché delle foto che ritraevano la bellissima donna in azione.
Il nostro discorso fu una quasi ripetizione di quello che avevamo già discusso per telefono con delle considerazioni, che io ritenni molto professionali, da parte sua circa la mia salute e il mio stato psicologico.

A quel punto mi disse che da quel momento in poi avrei dovuto obbedire ad ogni suo ordine, e che non avrei potuto parlare se non dopo sua precisa richiesta.
Mi ordinò di spogliarmi a di andare a fare una doccia, e di aspettare successivi comandi.
Mi spogliai immediatamente, e nella doccia fantasticai non poco sulla mia prossima sessione con questa donna di incredibile sicurezza e professionalità.
Finita la doccia mi ordino di andare nella sua camera da letto e di lucidare i suoi stivali. Arrivai a carponi in questa luminosissima camera con al centro un letto a baldacchino ricoperto da lenzuola celesti con merletti bianchi. Su un lato del letto gli stivali di pelle lucida nera con un tacco a spillo lunghissimo e finissimo. Succhiai immediatamente il tacco e leccai la suola di queste calzature da favola, immaginandomi calpestato e torturato da esse, cominciando in seguito a lucidarle con la mia saliva e con panno che era stato appositamente lasciato nei pressi.
Dopo alcuni minuti la padrona entrò nella stanza con in mano un collare e un guinzaglio. La sua immagine era completamente cambiata da quando mi aveva ricevuto alla porta. I suoi capelli lunghi e castani erano ora tirati all’indietro accentuando il trucco molto forte del suo bellissimo viso, che le dava un aspetto molto più cattivo. Indossava una gonna molto corta di pelle lucida nera, con un reggiseno dello stesso materiale. In mano aveva un frustino da equitazione. Mi ordinò immediatamente di rendere omaggio a suoi
piedini nudi e profumati che prestissimo sarebbero stati avvolti dagli stivali che avevo appena finito di lucidare.
Dopo avermi infilato il collare ed aver messo il guinzaglio, mi fece attraversare l’appartamento a carponi fino al “dungeon” dove arrivai con il cuore a duemila, non tanto per lo sforzo di camminare come un cane, ma per
l’ansia e l’emozione di poter finalmente espletare le mie funzioni di schiavo convinto.
Il mio primo compito fu quello di infilare gli stivali della padrona chiudendo la chiusura lampo con i denti, che al dire il vero non mi riuscì molto bene. La padrona mi disse che avrei pagato per la mia impreparazione e lentezza. Mi diede poi un tempo limite di 15 secondi per infilarmi i bracciali e le cavigliere con cui mi avrebbe in seguito immobilizzato.
Impiegai 42 secondi ad indossarli. Alannah mi disse che la differenza fra 42 e 15, cioè 27 sarebbe stato il mio numero chiave per la sessione.
Mi legò quindi a pancia in su un lettino e mi disse che il mio aspetto non era degno della sua presenza, essendo le mie parti intime non depilate. Cominciò quindi a rasarmi ogni pelo intorno agli organi genitali.
Finito di rasarmi mi disse che ora avrebbe iniziato a divertirsi. Lasciandomi nella stessa posizione mi mise una coppia di pinze molto dolorosa sui capezzoli, dopo avermeli fatti irrigidire con colpi di lingua molto sensuali.
Giocò con le pinze per alcuni minuti alternando strattoni decisi alla catenella che univa le due pinzette, a colpi precisi con il frustino da equitazione prima intorno ai capezzoli, e poi direttamente su di essi. Stanca di infliggermi dolore in quel modo, mi ordinò di alzarmi, e mi legò le braccia ad una catena attaccata al soffitto e cominciò immediatamente a toccarmi le parti più intime facendomi irrimediabilmente eccitare. Una volta a cazzo dritto, la padrona andò a prendere un oggetto a me sconosciuto, ma che lei non tardò a farmi provare. Era una retina di ferro, come quelle che si usano per lavare i piatti, modificata a mo’ di preservativo che calzava perfettamente attorno al mio membro durissimo. Con questo nuovo giochino cominciò a masturbarmi in un azione dove dolore e piacere si mescolavano in un altalenarsi di emozioni fortissime.
Continuò così per un po’, senza però mai farmi venire. Arrivava al punto in cui il mio corpo si contorceva per il piacere e li smetteva lasciandomi in uno stato di confusione dettato dall’intenso piacere interrotto proprio sul più bello.
Mi disse:
“Basta con i divertimenti….. ora devo punirti per essere stato troppo lento nel metterti bracciali e cavigliere. Ti ricordi quale era il tuo numero chiave?” Io risposi :
“Si Padrona. 27 Padrona”
Mi slegò dalla precedente posizione e mi ordinò di mettermi a pancia in giù su un cavallo immobilizzandomi immediatamente braccia e gambe, e lasciando il mio sedere indifeso ed esposto a qualunque sua voglia sadica.
Il trattamento cominciò con 27 colpi di un gatto a nove code leggero che incassai senza problemi. Proseguì con altri 27 colpi con un altro gatto a nove code assai più doloroso che mi fece stringere i denti già alla quindicesima frustata. La terza serie di 27 frustate mi venne amministrata dalla padrona con il suo amato frustino da equitazione. Questa serie fu molto dolorosa ma non dolorosa quanto la serie successiva. 27 sferzate di inaudita violenza con un “cane” molto rigido. Già al terzo colpo pensavo di non poter finire la serie. Il mio sedere bruciava di un dolore intensissimo, e a giudicare dagli sghignazzi di Alannah e dai suoi commenti sulle mie striature non doveva neanche avere un bell’aspetto. La serie sembrò infinita; l’ultimo colpo mi trovò quasi sfinito ed incapace persino di ringraziare la padrona come mi aveva ordinato di fare alla fine di ogni serie.
Alannah sembrò soddisfatta della mia prestazione e mentre mi slegava mi disse di essere stato un buono schiavo, e perciò mi avrebbe premiato con un giro in altalena. Mi fece quindi sedere su un’altalena formata da un quadrato di pelle morbida, fissato al soffitto tramite quattro catene legate ai quattro angoli della pelle stessa. Mi fece sedere su questa altalena, e fissò polsi e caviglie alle quattro catene in una posizione (a gambe e braccia in alto) che esponeva completamente i miei genitali. La padrona si divertì per un pochino a farmi oscillare sull’altalena tirandomi per la catenella che univa le due pinzette per capezzoli, che a quel punto erano diventate due diaboliche morse che mi provocavano dei dolori lancinanti.
Dopo qualche secondo di dolori acutissimi, si fermò e mi disse di essersi divertita moltissimo ad usarmi e che quindi per questo mi avrebbe ricompensato.
Cominciò quindi a masturbarmi di nuovo, questa volta senza la malefica retina, facendomi venire quasi immediatamente in un orgasmo di una intensità grandissima mai provata prima.
Ho sognato molte volte di rivedere Alannah, ma le nostre strade non si sono ancora reincrociate. Di sicuro conserverò il ricordo di una bellissima ed esperta padrona, che tramite l’amministrazione delle sue dolorose punizioni è riuscita a farmi arrivare ad un piacere sublime e a delle emozioni altresì irraggiungibili.

E questa, perdonatemi la critica se non la condividete, è ARTE.

-Slave One-

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