Monica. Una moglie si racconta -Raccolta di fatti ed esperienze scritte e sparse qua e la in rete-



Il racconto dell’esperienza vissuta in “un mio alunno mi ha venduta” è stato preceduto da altre pubblicazioni in vari siti di racconti erotici nei quali ho confessato di non aver mai saputo tenere a bada chi nei miei confronti si spingeva oltre gli apprezzamenti cortesi e galanti, al limite del corteggiamento.

Sembra assurdo ma espressioni del tipo: -solo a starti vicino mi viene voglia di frugarti dappertutto- oppure – se non vuoi farti scopare bada di non capitare mai da sola con me- o ancora – non ti rendi nemmeno conto di quanto  a certi maschi tu lo fai diventare duro anche se sei vestita con una corazza d’acciaio- sono sempre state usate da chi, avendo imparato a conoscermi, sapeva e sa che possono essere i grimaldelli per cominciare a scassinare le porte delle mie emozioni intime e segrete.

Certo, non si vede  la mia eccitazione intesa come umido che comincia a crescere nelle parti intime, ma la spia del rosso fuoco che divampa sulle mie guance e il non sapere più dove poggiare lo sguardo, sono sempre state spia del mio forte imbarazzo e del mio andare in totale confusione mentale ed è il momento in cui anche non volendo le mie difese vacillano e il maschio ha la strada quasi spianata. Mi difendo, pur sapendo, però, che cederò presto. In questo scritto ho provato a mettere tutto in un percorso lineare, percorso che ha visto l’apice della trasgressione nell’essere stata ceduta in cambio di soldi da un ragazzino mio alunno che ha saputo delle mie vicissitudini. Alcuni degli espisodi narrati in modo sparso e qui raccolti sono scritti in prima persona (io, io ho fatto …, ho reagito …) altri, utilizzando la forma della terza persona singolare (lei, Monica, ha fatto …. Lei ha reagito … etc..) non ho modificato questi particolari. Spero che questo non confonda il lettore.

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Le esperienze vissute in prima persona mi hanno ormai convinta che può ben capitare che siano altri, perfettamente estranei occasionalmente incontrati a farti scoprire che a volte il piacere passa per delle vie non da tutti ritenute praticabili. Essere presa con decisione, scoprire che oltre al sesso fatto nella piena normalità e, a volte, “monotonia” quotidiana con l’uomo che si ama, pur continuando ad amarlo, può rendere manifesta quella carica erotica che spesso nemmeno la donna stessa è conscia di nascondere tra le curve del corpo e chissà in quale recondito angolo della personalità. Si chiama masochismo? Forse si, Avere la certezza di non piacere sentendosi magari troppo bassa, troppo piena, insomma troppo insignificante.
Tutto questo ha iniziato ad emergere in periodo universitario, da ragazza, studentessa appena arrivata a Cagliari da Oristano, trovata casa con un’altra studentessa e una lavoratrice, anche lei iscritta all’Università. Loro abitavano li già da due anni, la terza ragazza era andata via e io conoscendole perché mie concittadine a loro mi ero rivolta per un posto dove stare. Era impensabile viaggiare ogni giorno. Mi ricordo il primo commento del padrone di casa quando l’ho conosciuto: ero in quella casa da una settimana e lui era venuto per espletare le formalità, consegna delle chiavi, avvisi di carattere generale e soprattutto, riscuotere primo mese di affitto e caparra. In quell’occasione eravamo io, una delle due altre inquiline, l’altra studentessa e ovviamente lui, il padrone di casa. Ricordo il primo commento dell’uomo nell’occasione. Disse, rivolto alla mia coinquilina: – Ma ad Oristano cosa vi danno da mangiare? Tra l’altro lo mettete tutto su culo e cosce. Certo che ai vostri fidanzati non mancherà da palpare.
Stavo per fargli i complimenti per la sua finezza ma sono stata zitta.
La prima domanda che ho fatto alla mia amica dopo che l’uomo é andato via é stata: Ma secondo te, lui é affidabile? In che senso, mi ha chiesto lei, io: Nel senso se dovessi trovarmi sola con lui, dovrei aver paura di qualche cosa? Ma no, abbaia ma non morde, mi ha risposto. Quelle parole mi hanno un po’ tranquillizzata, anche se devo ammettere che il pensiero che l’uomo potesse approfittare di me, mi faceva paura, ma tra le gambe sentivo un calore diverso dal solito e un po’ mi spaventava. Lei mi ha chiesto; ma con Giul… (il mio ragazzo oggi marito) Lo hai fatto vero?
Io, in totale imbarazzo ho comunque risposto: certo! Lei però insisteva: – ma tutto … tutto?- E senza mezzi termini ha aggiunto: -gli hai dato anche il culo?- In quel momento le davo le spalle e lei non poteva vedere la mia faccia che diventava rossa di vergogna, comunque ho risposto: – c’ha provato una volta ma come ha messo la punta mi faceva troppo male e mi sono rifiutata.- A quel punto, credo per farmi paura e mettermi tensione addosso lei ha detto: -magari se il padrone di casa sa che dietro sei vergine, due colpetti te li darebbe volentieri.- io:- ma non hai detto che era  tranquillo?- Lei: -ma che ne so, lo hai sentito, i nostri culi gli piacciono e magari se sa che potrebbe spaccarne uno, il cazzo gli diventa duro e lo sai che alcuni uomini, quando gli si indurisce, ragionano con quello-. Le sue parole non hanno fatto altro che amplificare il calore che tra le cosce avevo iniziato a sentire durante la presenza dell’uomo in casa. Quello che mi ha sconcertata, quando ormai era passato del tempo e non abitavo più lì, è stato scoprire che la ragazza che lui si portava a letto in cambio del pagamento di parte dell’affitto, era proprio lei, colei che mi tranquillizzava dicendomi che l’uomo in fondo, era innocuo.

Era tardissimo, dovevo andare. Entrata in camera, sulla sedie avevo lasciato una gonna lunga fino ai polpacci e ho indossato quella con sopra una maglia a maniche lunghe, sotto avevo già indossato le calze autoreggenti, mutandine e reggiseno coordinati. Il primo shock l’ho avuto proprio il giorno stesso durante il tragitto su un autobus, che da dove avevo trovato casa, Pirri, mi portava in Facoltà di Magistero (per chi conosce Cagliari, il n 8 dei bei tempi in cui sembrava che a ogni viaggio tutta Cagliari fosse su quell’autobus, Come al solito anche se ancora alle prime fermate, era già affollato, tanto che dalla portiera d’ingresso alla macchinetta obliteratrice, cioè nello spazio di un metro, ho sentito sulle cosce almeno tre o quattro mani. Ovviamente attraverso la gonna. Facendomi largo ho raggiunto il centro del bus dove ho incontrato una collega con la quale abbiamo Cominciato a parlare, mi sono resa conto solo dopo un po’ che una mano mi accarezzava la coscia destra nella parte esterna, saliva fino all’anca per poi scendere quasi al ginocchio e risalire fino al fianco spostandosi sulla natica dove praticava leggere palpate. Ora che me ne rendevo conto, a volte sentivo il polpastrello di un dito insinuarsi molto leggermente sul solco. L’uomo era dietro di me e la collega con cui parlavo era invece di fronte, non si accorgeva di quello che lui mi faceva, era intenta a parlare. Devo aver cambiato espressione facciale perché ad un certo punto lei mi ha chiesto: che c’é? Problemi? Io mi sono limitata a rispondere: -no, no, tranquilla-, ma ero terrorizzata, da quello che mi stava facendo il porco, ma anche dal fatto che altri potessero vedere tutto. Non avendo il minimo coraggio di protestare, facevo la davo vinta a quel maiale e  mischiando l’eccitazione che poco prima a casa il colloquio con il padrone di casa e poi con la coinquilina  mi avevano messo addosso, mi sembrava quasi che lui si accorgesse del mio stato. Non avevo il coraggio di voltarmi a guardare chi fosse. Confesso di aver pensato e forse addirittura sperato che fosse lui, il padrone di casa con il quale almeno sapevo cosa aspettarmi. A casa avevo capito che gli piacevo e visto che mai mi sarei concessa, non aveva altra scelta che approfittare di situazioni a lui favorevoli. Mi sono girata un attimo vedendo un uomo sulla cinquantina, giacca e cravatta, faccia guarnita da dai baffetti e uno sguardo freddo che ha appena accennato un sorriso mentre lo guardavo e contemporaneamente spingeva un po’ di più, il polpastrello tra le mie natiche. Io ho sibilato un -No, daiii- molto leggero e lui ha risposto: -sssttt!-  Invitandomi a fare silenzio e non parlare. Gli ho dato retta, mi stava soggiogando. Ad un certo punto ho avuto la sensazione che il tizio dietro stesse cercando di sollevare l’orlo delle gonna infatti era riuscito a farlo salire dal polpaccio fino a poco sopra il ginocchio dove aveva potuto afferrarlo, così da farmi sentire il dito che cominciava a sfiorarmi la coscia nella parte di dietro, la gonna, essendo abbastanza leggera, non si sollevava tutta assieme, ma solo il lembo tirato su dall’uomo, coprendo così quella mano impertinente e insistente. Ora la mano si appoggiava a palmo pieno sulla coscia dietro, fino a riprendere il gioco di prima, accarezzare l’esterno coscia dal ginocchio al fianco per poi ridiscendere e risalire sul fianco fino all’elastico delle mutandine, di cui poi seguiva il profilo fino al solco tra le natiche, questa volta accarezzava la coscia a diretto contatto con la calza e, sulla parte non coperta da essa, a contatto diretto con la mia pelle. Là, si intratteneva a palpare, cosi come sulla natica, stringendo la mano facendomi a volte sussultare. Meno male c’erano gli scossoni dell’autobus a giustificare i miei sussulti, I corpi praticamente incollati, la gonna che ricadeva, non permettevano a nessun altro di vedere lo spettacolo, secondo me, degno di un film erotico. Intanto la gente che saliva, scendeva, si spostava , mi ha separato dalla mia collega, ero sola. Sola con quell’uomo che mi stava usando. E’ stato un attimo, mano tra le mie cosce, massaggio sulle labbra della figa, elastico delle mutandine che si sposta e pollice dentro. Mentre l’indice continuava il massaggio. Avrei voluto urlare, dimenarmi, lo ammetto avrei voluto godere pienamente, ma non lì sull’autobus, in mezzo alle gente, in pubblico.
Mi mordevo le labbra, non riuscivo a stare ferma, muovevo leggermente i fianchi, stringevo le cosce; stavo godendo, stavo venendo, stavo venendogli sulla mano.
Sono venuta, ma la mano stava lì, continuava il massaggio sulle cosce, sulla figa e il pollice si muoveva dentro la mia vagina, facendomi eccitare ancora e facendomi esplodere una seconda volta. All’improvviso ha tolto la mano e non so perché mi ha colto un attimo di panico. Subito mi ha afferrata per un fianco  tirandomi verso di sé,. Era chiaro che avevo il suo pene appoggiato sulle natiche, poi più al centro li, tra le cosce, all’imbocco del sesso seppur attraverso la stoffa lo sentivo bene.
Ero praticamente seduta sulla sua cappella il suo petto incollato alle mie spalle, la sua pancia sulla mia schiena, le sue cosce a contatto con le mie, tutto attraverso gli abiti. L’ho sentito venire, ha sborrato dentro i suoi pantaloni ma con il glande attaccato alle labbra della mia fica, sentivo i suoi sussulti, con la mano mi palpava il fianco e la coscia e sono esplosa anch’io per la terza volta, stavolta insieme a lui, come due amanti sconosciuti.
Pensavo fosse finita, ma la mano ha ripreso la posizione tra le mie cosce e con lo stesso sistema di prima, pollice in figa che si muoveva dentro, mi ha fatto venire ancora. Ho girato lo sguardo, l’ho implorato,: Basta! Ho dovuto, però, trovare la forza di staccarmi da lui e scendere altrimenti chissà come avrebbe continuato non mi reggevo in piedi, mi sono appoggiata al muro. Non vedevo l’ora di rientrare a casa. Arrivata in aula una collega vedendomi sconvolta mi ha chiesto cosa avessi. Le ho detto che stavo male e dopo la lezione mi ha accompagnata a casa. Ho dormito per tutto il giorno.

Alcuni giorni dopo ero sola in casa stavo finendo di vestirmi quando ho sentito la chiave aprire la porta d’ingresso, pensando a una delle ragazze non mi soni preoccupata anche se sapevo che una lavorava e l’altra frequentava medicina e era strano che al mattino quasi appena uscite tornassero.  Era lui, il padrone di casa venuto a reclamare la quota dell’affitto che una delle altre due ragazze non gli aveva ancora pagato.
Io in camicetta e mutandine stavo scegliendo nell’armadio che pantaloni mettermi, ero di spalle alla porta. Quando mi sono girata me lo sono vista sulla porta di camera che mi squadrava. Lei che vuole? Che ci fa qui? Mi sto vestendo se ne vada! E che sarà mai! Perché ti ho visto in mutandine? Mica sarò il primo! Avrai un ragazzo no? Comunque a cosce e culo sei messa davvero bene ……. CHE CHIAPPE, BIANCHE E SODE. Poi quei peli che li davanti spuntano un po’ fuori dalle mutandine …… D’istinto mi sono coperta con gli stessi pantaloni che avevo tra le mani. – Cosa copri? Ormai ti ho vista, ti conosco un po’ di più, siamo in confidenza. Mentre parlava si avvicinava e mi costringeva a indietreggiare, fino ad appoggiarmi allo specchio che avevo in camere a tutta figura. Mi sono voltata dandogli ancora le spalle. Lo specchio rifletteva la mia immagine in camicetta e mutandine con dietro lui, Le sue mani mi tenevano le braccia e si spostavano verso i seni. Mi diceva: -Sai, belle micette come te, me ne son fatte altre, ho altri appartamenti e con altre studentesse a cui piace giocare facciamo delle belle cosine, loro mi accontentano e risparmiano sull’affitto.  Intanto sentivo la sua mano palparmi le natiche e l’altra cingermi il petto per tenermi incollata a lui Avendo solo mutandine e camicetta per lui era gioco facile. Sulla sessantina ma ancora forte e atletico anche se non certo un bell’uomo. Mi toccava e mi ansimava sul collo, mi stringeva fino a farmi male e intanto si strofinava su di me facendomi sentire sui fianchi e sul sedere il contatto del suo corpo e quello che aveva tra le gambe eccitato
“…NO….NO….STIA FERMO… MI …LASCI …MI FA SCHIFO!!!! NOOO!” dicevo cercando di staccarmi da lui, ma era forte e la mia ribellione era del tutto inutile, mi ha terrorizzata quando ho capito che stava armeggiando nei suoi pantaloni per tirarselo fuori. Stavo per urlare quando mi ha tappato la bocca. – Cazzo urli, vedrai che poi mi chiederai di non smettere, proprio come tutte le altre. Chissà come lo stringi bene con queste natiche belle polpose. Cosi dicendo ha infilato una mano nelle mie mutande. Voglio sentire quanto sei calda! voglio stringerti e farti sentire il mio cazzo quanto è duro…! Nessuno mi aveva mai toccata in quel modo! Mi teneva prigioniera, era veramente forte la sua stretta.
mi dimenavo per provare a liberarmi, ma sforzo vano. ”MI LASCIA MI LASCI ANDAREEEE…NOOOO LI’ NOOOO!. Lui intanto diceva – Dai, che ne ho spaccato altre di queste fighe, mentre mi infilava la mano tra le cosce davanti impossessandosi del mio sesso: – ce l’hai bella carnosa scommetto che è anche stretta e caldissima, evidentemente il tuo ragazzino ce lo ha piccolo, sentirai come te la allargo a dovere. Forse ti farà un po’ male all’inizio, ma poi sarai tu a volerne ancora di più dentro questa patatina.
Ero completamente in suo potere. Godevo, le gambe non mi reggevano più; come le ho aperte leggermente cercando di liberarmi, il suo cazzo c’è finito in mezzo. In un attimo di lucidità di pensiero le ho richiuse stringendole forte l’una sull’altra e tenendo ben strette le cosce ho sentito in mezzo il suo pene. Era duro e lo avvolgevo tutto con la parte più carnosa proprio vicino alla figa tanto che le grandi labbra si appoggiavano lungo quell’asta. Due cosce carnose e calde che si agitavano attorno al suo cazzo, labbra della figa che gli si poggiavano sopra hanno fatto si che lui non resistesse molto a quel trattamento, Gli schizzi hanno colpito lo specchio.
Grugnendo e imprecando si è scaricato , mi ha detto che quello sperma era destinato al mio utero e che la sera stessa sarebbe tornato a “prendermi” ho avuto solo il tempo di raccogliere la mia roba, fare le valige e scappare da quella casa per non rischiare di diventare la schiava per il sesso per quel mostro e per chissà chi altri, ma ancora non conoscevo come la mia vita sarebbe proseguita.

La laurea mi è servita, non solo per insegnare Filosofia negli Istituti di Scuola Superiore (ora insegno in un liceo Artistico) ma non so quanti di voi abbiano esperienza di comunità che accolgono ragazzi fino ai diciotto anni che altrimenti finirebbero al carcere dei minori. Io lavoravo li. Dopo il mio quotidiano impegno a scuola, la maggior parte del tempo la trascorrevo in comunità.
Purtroppo in queste realtà arrivano ragazzi con situazioni di tutti i tipi, da quei bambini malnutriti per incoscienza, a quelli seriamente maltrattati, a quelli che avendo visto il padre e i genitori comportarsi in un certo modo, ripetono tali comportamenti essendo gli unici che hanno appreso. Proprio di quest’ultima categoria faceva parte Simone, un quattordicenne inviato dai Servizi Sociali del Comune che come spesso capita, è stato accompagnato da due vigili urbani e dall’assistente sociale. È arrivato con un giorno di anticipo rispetto al previsto, tanto che ad accoglierlo ha trovato solo me e la cuoca, gli altri erano andati al mare con mio marito e due educatrici. Quelli del Comune, così li definiamo noi, lo hanno mollato all’ingresso come fosse un pacco.
Appena è entrato in casa ha esordito dicendo: – Che posto di merda. Almeno però ci siete voi due che mi fate indurire il cazzo. Da come siete vestite si vede che siete tutte e due da scopare.- Con la cuoca ci siamo guardate, non credevamo a quello che stavamo sentendo.
In effetti la cuoca a guardarla bene vestita con in camice da lavoro abbottonato sul davanti fino alle ginocchia,  forse non si era accorta che un bottone all’altezza delle mutande le era saltato e come si muoveva forniva al ragazzino uno spettacolo molto interessante. Rivolto a me poi: -Tu con quei pantaloni proprio non mi nascondi nulla, Ti entrano in mezzo a quelle belle chiappone e davanti si vede che hai la figa bella polposa. Quante sudate hai fatto fare ai maschi che hai avuto tra le cosce? Chissà che goduria a mettertelo dentro.
Ho subito bloccato il nuovo arrivato dicendogli:- senti, l’unica cosa che metti dentro è la tua valigia in camera e guai a te se ti permetti di nuovo. Non sei più a casa tua dove ti permettevano tutto ed eri un eroe se ti mostravi forte e uomo, sei un bambino prima ti adatti e meglio è per te. Forza, sali sopra-, lo seguivo. Arrivati a quello che sarebbe stato il suo letto ha appoggiato la valigia, si è rivolto verso di me e mi ha detto:- sto male-, gli ho chiesto cosa avesse e prendendomi il polso mi ha costretto ad appoggiare la mano sul suo pene dicendomi: -è durissimo mi fa male fai qualcosa, in quel momento mi ha sorpreso la sua intraprendenza e la sua sfacciataggine anche se viste le condizioni avrei potuto aspettarmi un suo comportamento del genere, ma non così. Devo essere diventata di tutti i colori dalla rabbia ma anche dalla vergogna. L’avrei disintegrato
Come mi teneva il polso mi sono resa conto della sua forza. Non riuscivo a divincolarmi dalla presa e costretta ad appoggiare la mano mi sono anche resa conto che era davvero molto duro e, a sentire al tatto, anche abbastanza grosso. Cercavo di togliermi da quella situazione e lui continuava a stringermi il polso costringendomi a palpargli l’uccello, diceva: -altre donne mi hanno detto che lo ho grosso come quello di un uomo, tu cosa dici? Secondo te è vero?-
Con la mano libera gli ho dato uno schiaffo, lui allora ha mollato la presa per spingermi sul letto. Mi ci ha letteralmente buttato sopra ed essendo questo attaccato alla parete, ho sbattuto la testa tra muro e spalliera, ho visto le stelle, Un po’ intontita è bastato un attimo affinché me lo ritrovassi sopra. Il suo petto mi bloccava sul letto la mano del ragazzino sul mio seno sinistro e scendeva verso la gamba, ha cominciato a palparmi la coscia nella sua parte esterna, le sue labbra all’altezza del mio orecchio. Lui diceva -mmmmsssiiiiiiiiii sei morbida, pienotta come piace a me, cosce polpose-, intanto sentivo la sua mano tra le cosce che nonostante tenessi strette saliva verso la figa. Ho sentito prima un dito accarezzarmi le labbra tra le gambe, mi sono irrigidita subito, lui se n’e accorto e ha detto -che c’è? Non dirmi che stai già venendo?- Quelle parole dette da un 14enne, un bimbo di cui potevo essere la madre, mi hanno sconvolto. Ero infuriata soprattutto con me stessa perché stavo cedendo.
La mano ha continuato e si è impossessata della mia vulva, Lui:- UUUHHHH figa carnosa! Sei splendida-. Con un ginocchio cercava di aprirmi le gambe e cosi sentivo il suo cazzo duro premermi sulla coscia. In quel momento la voce della cuoca che mi chiamava ha fatto in modo che lui desistesse dall’impresa. Ho risposto alla mia collaboratrice: -Si? Eccomi, arrivo! Sono letteralmente schizzata via da sopra quel letto, dicendo al ragazzo che non l’avrebbe passata liscia, gli ho indicato l’armadio in cui riporre i suoi indumenti e di farlo in fretta che lo aspettavo giù. Mentre mi rassettavo e cercavo un contegno per uscire dalla stanza senza insospettire l’altra, da dietro una mano ovviamente del ragazzo, mi palpava una natica e mi si infilava tra le cosce per accarezzarmi la figa. Io ero imbestialita l’avrei incenerito, me ne sono andata. Ho detto alla collega che stavo parlando col ragazzino e lo stavo aiutando a sistemarsi la roba.
Sono entrata in bagno. Mi è bastato toccarmi un po’ e infilarmi un dito in vagina per avere un orgasmo tra i più potenti che abbia avuto in vita mia
Sono sposata e con mio marito va tutto bene, essendo molto impegnati entrambi ci concediamo un po’ di intimità il sabato quando dormiamo entrambi a casa nostra A letto lui mi accarezza un po’, sale sopra di me io allargo le cosce lui si mette in mezzo, me lo infila e dopo un paio di su e già viene e arrivo anche io con lui.
I giorni seguenti sono passati tranquillamente, senza che Simone ne combinasse altre, ma quello che era successo lo faceva sentire in diritto di approfittare di alcuni momenti in cui ci trovavamo noi due da soli. Così , mentre ero intenta stando in piedi in cucina a preparare qualcosa da mangiare, quando la cuoca non c’era o a lavare i piatti quando entrambi eravamo di pulizie, continuavano le palpatine sulle natiche con il dito che puntualmente si piazzava tra di esse mentre il polpastrello cercava l’ingresso dell’ano senza potervi entrare per la presenza degli indumenti, ma comunque spingendosi quanto più possibile poteva.

Era giorno di mercatino ambulante e Simone, libero da impegni scolastici a causa di chiusura per problemi a caldaie e impianto elettrico, mi ha chiesto se potevamo andare. Non spetta certo a me accompagnare i ragazzi ai mercatino, ma vista la ristrettezza di personale educativo, mi rendevo disponibile anche se il mio ruolo di coordinatrice non lo prevedeva. Senti Monica, – Dimmi Simone – Andrea mi ha detto che la mogliettina che ha l’ha comprata li e se c’è vorrei prenderla anche io.- Ho acconsentito.
L’indomani, fatti gli acquisti, tornando è successo quello che temevo, passando davanti a un bar vicino a dove stavamo noi,più che bar un tugurio e a pensare di doverci passare a piedi vicino mi tremavano le gambe, alcuni uomini, riconoscendo Simone, lo chiamavano per offrirci da bere. Io non avevo la benché minima intenzione di fermarmi lì e tantomeno permettere al ragazzino di frequentare quel posto, infatti circa tre settimane prima ero stata costretta come responsabile del comportamento dei ragazzi che seguivamo, ad entrare per recuperare uno di loro che si era messo a giocare con quelle macchinette infernali che noi gli avevamo proibito. In quell’occasione, tre tizi probabilmente mezzi ubriachi hanno cominciato a parlare in modo che li sentissi descrivendo le loro avventure con non so quali donne mogli di chissà chi. Uno dei tre rivolto verso di me ha detto agli amici; -perché, a questa no? Bassotta però……. A culo e cosce è messa bene, credo che un pompino lo sappia davvero fare bene. Magari togliendole quel maglione si scoprono anche un bel paio di tette.
Da dietro il bancone quello che doveva essere il proprietario ha aggiunto è la professoressa di mia nipote, poi ha continuato: – mi ha detto Bruno che una volta, mentre l’ha vista scendere dalla macchina gli ha offerto uno spettacolo che non dimenticherà facilmente. Aveva la gonna e come ha messo il piede fuori dalla macchina una folata di vento le ha scoperto le gambe fino alle mutandine, lei forse convinta di non essere vista non si è preoccupata di abbassarsi subito il vestito. Bruno ha detto che lei non poteva vederlo ma lui se l’è guardata tutta e se si fosse trattenuta ancora due minuti in quella posizione, l’avrebbe fatta risalire in macchina, portata chissà dove e se la sarebbe fatta. Lei però si è ricomposta, È scesa ha chiuso la macchina ed è entrata a scuola Ha detto che è andato in bagno a farsi una sega micidiale.
L’indomani ha cercato di portarsela a casa, con la scusa che all’ora di uscita da scuola non le si metteva in moto la macchina e lo aveva chiamato per darle una mano. Alla fine, dopo aver fatta rimettere in moto la macchina l’aveva invitata ad entrare per lavarsi le mani e darsi una rinfrescata, ma lei non ha voluto. Se avesse messo piede dentro… altro che rinfrescata si sarebbe presa. lo conosci Bruno, no?

Certo! Come potevo dimenticare? Bruno, il custode della scuola dove insegno. Era tutto vero, tutto coincideva con il racconto, la folata di vento, la gonna che si solleva, io intenta a prendere i libri che avrei dovuto utilizzare in classe la mattina e che stavo raccogliendo sul sedile passeggeri, l’unica cosa di cui non potevo ricordare era Bruno al quale stavo offrendo lo spettacolo delle mie cosce nude, non potevo saperlo, proprio non avevo idea che lui in quel momento potesse vedermi in quello stato, se avessi appena immaginato figuriamoci se non avrei accuratamente evitato di offrirgli in visione le cosce scoperte.
Mi ha invitato a entrare a casa sua quella volta, ma non ero voluta entrare non per paura, ma perché avevo fretta come al solito; ma chi poteva immaginare………

Non volevo entrare in quel bar, volevo andare dritta a casa con Simone anche a costo di costringerlo, ci si è avvicinato uno degli uomini e ancora un po’ ci mancava che prendesse di peso Simone per portarlo dentro, non volevo lasciarlo solo e li ho seguiti. Subito altri due uomini si sono avvicinati, dopo le presentazioni ci hanno chiesto cosa gradissimo. Io ho declinato dicendo che tra non molto saremmo dovuti rientrare, Simone, che ha detto di volere della birra, ma sotto mio controllo si era accontentato di un’aranciatae mentre lui si avvicinava a un altro cliente al tavolino e io ero attorniata dai tre uomini che con la scusa di discutere animatamente non si facevano scrupoli nell’appoggiarmi le mani un po’ dappertutto. Prima che la situazione degenerasse ho preso Simone per uscire da quella situazione che diventava molto pericolosa e siamo andati via con la scusa di dover cucinare per gli altri che rientravano da una gita che per quella mattina li vedeva impegnati alla visita a vari Musei e reperti della zona, per gli imprevisti giorni di chiusura delle scuole mentre la cuoca aveva chiesto un giorno di permesso. Uno degli uomini si è offerto di aiutarci a portare i molti pacchi e pacchetti che avevamo. Entrati in casa l’ho fatto accomodare offrendogli un caffè, lui ha chiesto se c’era una birra ma non ne avevamo. Ad un certo punto mentre si discuteva seduti attorno al tavolo intenti a bere il caffè Simone che intanto era salito in camera per mettere a posto gli acquisti e cambiarsi. Tornato  e si è seduto con noi vicino a me. Il tizio mi chiedeva come fosse dirigere quella comunità, dicendo: -certo che deve avere il suo bel da fare a tenere a bada questi scalmanati Simone anticipandomi – non siamo monelli, vabbè, qualche volta, ma non tanto, strappandoci una risata che mi si è subito smorzata quando ho sentito la mano del ragazzino  lisciarmi  una coscia.  Mi sono irrigidita e il tizio  accorgendosi del mio cambiamento di espressione in viso ha chiesto se vi fossero problemi io ho detto no e stavo per alzarmi quando Simone ha aggiunto – ogni tanto la tocco e me la faccio pure. Io con un urlo:-SIMONE!! Ma che dici? Il tizio non si è scomposto commentando con un non ci credo. Al che Simone: – si guarda come la tocco e mi ha messo la mano tra le cosce.

Ero  infuriata ma incapace di reagire. Stavo lì, in piedi, Simone dietro col suo uccello appiccicato alle mie natiche e le sue mani che scorrazzavano in lungo e in largo sul mio corpo, sui vestiti, cercavo di bloccarlo e di staccarmi da lui ma con poco successo. Il tizio si godeva lo spettacolo seduto beatamente su una poltrona li in cucina, a due metri da noi.. Quando Simone è riuscito a sbottonarmi i pantaloni e far saltare alcuni bottoni della camicetta, mi sono sentita persa, una delle sue mani dentro le mutandine, l’altra sulle tette. Ha squillato il telefono, ma questo non ha fermato il ragazzo, continuava a squillare e io ho detto con quel fiato che mi rimaneva in gola: – può essere mio marito se non rispondo si insospettisce, sa che siamo in casa. Li ho convinti e mi hanno fatto andare a rispondere seguendomi e non permettendomi di riabbottonare i vestiti. Il telefono stava sul tavolino vicino alla porta d’ingresso che era aperta io cercavo di coprirmi mentre parlavo al telefono con mio marito che mi chiedeva come mai ci ho messo tanto a rispondere, gli ho detto che ero sopra e sono dovuta scendere, con una mano tenevo la cornetta e l’altra mi era stata presa da Simone che se l’è portata sul cazzo intanto l’altro vistosi libero e a pochi centimetri da me ha cominciato a far scendere i miei pantaloni fino a metà coscia mi palpava a piene mani le natiche e le cosce con il rischio che con la porta aperta potesse passare qualcuno e vedere la scena nonostante il cancello che chiudeva il cortiletto antistante fosse a circa cinque o sei metri. Intanto mio marito mi annunciava che un amico, proprietario di un ristorante in zona invitato a pranzo lui , le educatrici e i ragazzi e non sarebbero rientrati se non nel pomeriggio. Insomma, parlavo con mio marito al telefono mentre un quattordicenne mi obbligava a fargli una sega e un altro maiale sulla cinquantina mi appoggiava il suo cazzo sulla coscia e mi infilava un dito nel culo stavo impazzendo meno male che la telefonata è durata poco, Dopodiché l’uomo ha detto a Simone – chiudi la porta e andiamo su, c’è un letto grande? Mi ha preso in braccio salendo per le scale, Simone ha aperto la porta della stanza in cui all’occorrenza ospitavamo occasionali visitatori, anche a volte parenti dei ragazzi. C’era un letto ad una piazza e uno matrimoniale sul quale mi ha scaraventata e fatta distendere, il ragazzino mi teneva le mani e l’uomo mi ha tolto scarpe pantaloni e mutandine. Vedendomi nuda ha detto: – bona davvero! Guarda che tette, e che cosce, avvicinandosi mi ha infilato la mano tra le gambe e con un dito mi ha penetrata, io non ho capito più nulla, senza rendermene conto ho cominciato a muovere i fianchi andando incontri a quella mano, a quel dito che avevo dentro, il bastardo ha tolto immediatamente la mano e ha detto: – è bollente, ha un lago dentro – e ha aggiunto rivolto a Simone. – cazzo stava già venendo, altro che santarellina casa e chiesa …… questa non ne ha mai preso cazzo di vero uomo, di maschio: Vedrai come lo risucchia bene dentro, con questa ci divertiamo molto, è fatta per prosciugare le palle del maschio, secondo me una volta che ne prova uno vero, questa qui non si stacca più dal cazzo. Poi, rivolto a me, ha aggiunto: – mi ha detto Simone che prendi la pillola, vero? Non capivo , mai avevo detto a Simone una cosa del genere, ma senza pensarci ho risposto di si – e lui – meglio, mi ti faccio senza preservativo, a cazzo nudo. Intanto mi sono accorta che tutto quello che succedeva lo vedevo nella tele che era li in camera. Quel bastardo di Simone aveva preso la telecamera, l’aveva accesa collegandola alla TV.
Dai Simone, a te l’onore! Il ragazzino non se l’è fatto ripetere, mi si è avventato sopra, mi ha aperto le cosce e tenendosi l’uccello in mano lo ha puntato all’imbocco della figa, un colpo secco e l’ho sentito tutto, mi ha fatto male nonostante fossi già sull’orlo dell’orgasmo visti i trattamenti precedenti, uno, due, tre colpi violenti di cazzo dentro le mie carni e sono esplosa, mi avvinghiavo a Simone, gli graffiavo la schiena, stringevo le cosce attorno ai suoi fianchi, godevo e non riuscivo a smettere di venire. Sentivo il cazzo del ragazzino duro, durissimo, le pareti della mia vagina gli si incollavano sempre di più attorno ,lo avvolgevano! Dopo circa cinque minuti e un paio di colpi dati in modo violento da farmi tremare, ha urlato e si è scaricato tutto dentro la mia figa. È rimasto steso sopra di me senza muoversi per un paio di minuti finché l’uomo non ‘ha letteralmente tolto di dosso. La stanza, essendo destinata agli ospiti, ha un piccolo bagno privato il tizio, Gianni, mi ha detto di andare a lavarmi, cosa che ho fatto. Intanto sentivo i commenti di Simone – questa ha un aspirapolvere tra le cosce. Mi stava risucchiando tutto dentro quella figona e poi, è stretta CAZZO SE E’ STRETTA!
Tornata in camera lui era sul letto con il pene in mano. Ho tremato: non molto lungo ma enorme in quanto a diametro. Lui – cosa c’è? Ti piace, Scommetto che quello di tuo marito non è neanche la metà di questo, che fai ti vergogni? Sei diventata tutta rossa dai vieni qui. Io  non volevo avevo paura pur avendone ancora voglia non volevo essere presa da quel mostro disumano, ma anche se Simone mi aveva fatto venire, sentivo che tra le cosce stava montando ancora la voglia. Istintivamente sono andata verso il ragazzino, che però con mia sorpresa, mi ha bloccata per consegnarmi a Gianni che ha detto – cosa credi? Che io sia venuto qui per guardare Simone fotterti? Tanto prendi pure il mio e vedrai che mi chiederai di non smettere, non ti staccherai più dal cazzo, anzi scommetto che da oggi cambierai il tuo modo di vedere i maschi, la prima cosa che noterai sarà il “pacco” . Altro che quel finocchio di tuo marito! Che pensi io rinunci a scoparti??? La tua figa ha bisogno di sapere cosa vuol dire farsi scopare.

Mi ha buttata sul letto. Me lo ha avvicinato alla bocca e mi ha ordinato di aprirla. Non volevo, ma due sberle mi hanno convinta, – se hai la figa più calda della bocca, sei un forno si brava. Cosi, dai che godi! Le sue dita dentro la mia vagina avevano risvegliato la mia voglia ancora di più. Mi si è sistemato tra le cosce, ha appoggiato la cappella all’ingresso della vagina, È rimasto così fermo per un po’.. Separava le grandi labbra con il sul glande e lo portava su puntandolo sul clitoride, ho avuto terrore quando ho sentito quell’arnese puntare il mio ano, ma fortunatamente è risalito alla figa dicendo – quello dopo.! Mi ha spalancato le gambe e mentre volevo convincerlo a lasciarmi stare …di non farlo mi ha penetrata in un colpo solo fino in fondo, lo ho sentito arrivare tutto dentro di me. Ho urlato con tutto il fiato che avevo, lui mi si e buttato sopra a mi ha messo la lingua in bocca per impedirmi di gridare ancora. il mio pianto pian piano si trasformava in gemiti sotto i suoi colpi violenti.
Sentivo i testicoli sbattere sul mio sedere e lui emettere dei rantoli che mi ricordavano un grugnito ad ogni volta che affondava l’uccello
Io nonostante un dolore atroce gli andavo incontro con il bacino e gli puntavo le unghie sulle spalle, lui continuava a spingere, lo sentivo, nonostante non fosse lungo la cappella mi sbatteva sull’utero ogni volta che spingeva a fondo. Lui mugolava e diceva”mmmmgggg siiiiiiiiiiiiiii, puttana sei bollente cazzo, sei bollente. Me lo stava affondando tutto dentro dicendo – senti come ti chiavo, ti sto chiavandooooooooo! Mi stava sventrando, il cazzo lo sentivo rovente e mi entrava dentro la figa con colpi che erano veramente pazzeschi; secchi e potenti sentivo sbattere i suoi testicoli sulle mie chiappe. Ricordo che ho detto – AHHHHHHHH PORCO MI SFONDI, MI SPACCHIIIIIII- ad un certo punto non ce la facevo più. Dalla mia bocca sono uscite parole come – daiiii continuaaaa più in fondo, ancora SPACCAMELAAAAAA -Mio Dio!! Vengo!!! Vengooo!!! Vengooooooo!!!!!!!!  Lui continuava imperterrito a spaccarmi la figa, io tremavo come una foglia non riuscivo e smettere di venire, 1-2-3-4 volte di seguito…Dopo circa venti minuti di quel trattamento ho sentito che accelerava i colpi fino a che, grugnendo come fosse un maiale ha cominciato a scaricare il suo sperma dentro la mia figa, sentivo gli spruzzi colpirmi le pareti e il fondo della vagina che si contraeva ancora a ritmi più veloci lo stavo praticamente mungendo con la figa. Anche dopo che sono cessati gli spruzzi e il cazzo si è afflosciato, la mia vagina ha continuato a pulsare per un più dandomi sensazioni mai provate prima
Pensavo fosse finita li, ma lui continuava a starmi dentro non permettendomi di muovermi. Lo ha tirato fuori un attimo e sul suo pene c’era del sangue: – te l’ho detto che te la spaccavo! Mi vergognavo troppo. Mi era piaciuto come mai avevo provato.
Ha chiesto a Simone se avesse voluto fare con me qualcos’altro e il ragazzino ha risposto che gli sarebbe piaciuto mettermelo in bocca – dai, avvicinati ha detto Gianni mentre in ginocchio sul letto tra le mie cosce continuava a tenere il cazzo dentro la mia vagina, Gianni ha continuato- fatti fare un pompino mentre io assisto cosi mi ritorna duro direttamente dentro la figa di questa e poi rivolto a me – vedrai , ti tornerà la voglia in un attimo, ti bagnerai come non ti sei mai bagnata prima. Io cominciavo ad essere distrutta ma lui, Gianni, aveva ragione ne avevo voglia e questo mi spaventava. Ero davvero così vogliosa di essere presa? Stava venendo fuori una Monica completamente diversa. Ovviamente io mi vergognavo da morire, ma potevo farci poco, sia contro la loro forza, sia contro quelle sensazioni che sentivo provenire da dentro me stessa e che mi dicevano di lasciarmi andare completamente. No! Non potevo. Volevo e dovevo resistere. Sposata, insegnante, educatrice, per giunta catechista. Tra l’altro abbastanza conosciuta in quel posto… no, non volevo, non potevo, non doveva succedere che io diventassi la loro “bambola”. Anche se, il mio corpo, il mio sesso, le mie gambe, i miei seni, dicevano il contrario. Poi c’era la telecamera. Che intenzioni avevano?come volevano usarla? Era servita solo ad eccitarci di più in quell’occasione (cosa che mi era successa) oppure,,,,,,,,,,,,,,,,?
Simone mi aveva costretto a voltare la faccia verso il suo uccello e a prenderlo in bocca, mi sono ritrovata a succhiarglielo senza rendermene conto, senza bisogno che mi forzasse. Gianni ,intanto, in ginocchio tra le mie gambe e li cazzo ancora dentro, anche se non durissimo come prima, si stava godendo lo spettacolo di me pompinara e con le dita mi stuzzicava il clitoride. Mi stava eccitando nuovamente. Sentivo in bocca Simone che stava crescendo sempre di più: Si sono detti qualcosa che io non ho sentito, Mi hanno fatta alzare e Simone si è steso sul letto a pancia in su, mi hanno detto che dovevo praticamente cavalcarlo mettendomi il suo uccello nella figa, cosi ho fatto ubbidiente. Mi muovevo, dimenavo i fianchi, mi stavo facendo il ragazzino. Come stavo fottendomi Simone, non mi sono resa conto che Gianni si era piazzato dietro me, me ne soni accorta quando ho sentito le sue mani sulla schiena poi sui seni. Mi ha spinto verso Simone il quale mi ha subito afferrato per le spalle mentre ancora stavo a cosce larghe sopra di lui col suo uccello in figa. Ho sentito una mano di Gianni sulla schiena e il suo glande appoggiarsi sulle natiche. Attimi di terrore soprattutto quando con lo stesso glande mi sono sentita separare le natiche, puntare all’ano e cominciare a spingere. Ho urlato – NNNOOOOOOO! E il mio grido è proseguito in un -AAAAAHHHHIIIIAAAAAA, quando ho sentito il bruciore del cazzo dentro il mio culo Simone mi ha tappato la bocca. Mi bruciava, mi faceva davvero male, era troppo. Troppo grosso, troppo per il mio sedere vergine, sentivo i rantoli di piacere di quel porco di Gianni mentre mi inculava e i SIIIII COSIIIIIIIIII DAI MUOVITI di Simone sotto di me che mi stava aprendo la figa. Un rantolo più potente di Gianni ha accompagnati i getti di sperma dentro il mio sedere sembrava non volesse finire più di schizzare, mentre Simone per la seconda volta è venuto dentro la mia figa accompagnando gli schizzi con un -AAAHHHHH SSSSSSIIIII.
Io stesa su Simone e Gianni abbandonato sulla mia schiena, mi ha chiesto – ma eri vergine in culo? Sei strettissima cazzo mi facevi male all’uccello come stringevi e Simone ha aggiunto – le hai sverginato il culo, guarda, hai sangue sul cazzo.
Mi avevano abbandonata sul letto mentre sentivo l’acqua scorrere, probabilmente si stavano facendo una doccia. Io non avevo la forza di alzarmi, ero rannicchiata su quel letto tremavo, mai provato tanti orgasmi e tanto piacere tutto assieme. Simone mi ha detto che andava con Gianni e tornava più tardi. Ho avuto la forza di alzarmi lavarmi alla meglio e andare in camera dove di solito dormivo le notti che stavo in comunità, sperando che mio marito al rientro non entrasse nella camera dove ero stata violentata, accorgendosi del letto disfatto e sporco di sangue.
Un giorno della settimana successiva ero appena arrivata in comunità. Ero arrivata direttamente da scuola senza passare da casa e sentivo il bisogno di farmi una doccia; sono andata nel solito bagno degli ospiti e mi sono spogliata infilandomi sotto lo scroscio dell’acqua. Una volta finito ho aperto il box e prima di prendere l’asciugamani mi sono accorta della presenza di Mirko, un diciassettenne che era da noi da circa due mesi e mezzo. Doveva starci una settimana per poi essere inviato vicino Torino da degli zii visto che la mamma scomparsa da circa tre anni l’aveva lasciato con il padre dedito al lavoro e all’alcool. Quella permanenza non prevista, sommata all’età adolescenziale lo rendevano un cocktail di aggressività, strafottenza e menefreghismo per le conseguenze dei suoi comportamenti. Era lì, nel bagno dove io ero nuda. Ho fatto uno scatto per arrivare al telo per coprirmi: -Cosa ci fai tu qui? Vattene immediatamente! Lui ha detto: – Tanto ti ho già vista nuda! Io: – Come mi hai già vista? VAI FUORIIIIIII. Ma lui ha ribattuto: -E’ inutile che urli siamo soli. Vieni con me! Mi ha tirata per il braccio portandomi nella stanza dove la televisione accesa stava trasmettendo le mie prestazioni con Gianni e Simone.
Terrore! Se era finita in mano al ragazzino, poteva essere stata fatta vedere o data a chiunque altro. Anche al bar.
Come al solito, purtroppo, ci ho messo davvero poco a scaldarmi. Lui, afferrandomi un seno è riuscito ad eccitarmi. Lì in piedi mi ha toccato la figa accompagnandomi a letto, dove ha continuato a masturbarmi poi spalancandomele, si è piazzato tra le mie cosce e senza preliminari ha cominciato a fottermi. Appena è entrato mi ha procurato un orgasmo, ho stretto le cosce attorno ai suoi fianchi e lui ha cominciato a dire cose del tipo: – SIIIIII, lo sapevo ti piace, sei una puttana calda, hai la figa bollente, baciandomi il collo steso su di me palpandomi la coscia, ho sentito i suoi schizzi sbattermi sulle pareti della vagina proprio nel momento in cui stava per montarmi un altro orgasmo.
Mi ha lasciato così, con l’orgasmo insoddisfatto. Stavo impazzendo. Ero stravolta, spossata, ma quell’ultimo orgasmo non arrivato mi faceva sentire un animale ferito, aggressiva, volevo ancora maschio per far cessare quello stato.
Le mie dita sono servite poco nel tentativo di placcare lo stato in cui mi aveva lasciata Mirko, tanto che quando lui è uscito di casa ho anche pensato ad una qualsiasi scusa che mi permettesse di entrare da sola in quel bar, ma il pudore, la vergogna mi bloccavano.
Le voglia era tanta, mi stava facendo uscire di testa, così come era tanta la paura di ammettere che mi sarei concessa al primo maschio che avessi visto passare per strada, magari incollandomi e strusciandomi addosso a lui, bello o brutto che fosse, sporco o pulito, gentile o rozzo, anzi mi veniva da pensare che se fosse stato uno schifoso maiale andava meglio, così da non impietosirsi se all’ultimo momento avessi dei rimorsi e mi volessi tirare indietro, con i miei no dai non farlo; basta! Non voglio più! Senza ascoltarmi mi avrebbe attaccato schiena al muro, frugata tra le cosce sotto la gonna, sentire che mi alza una coscia portandosela sul fianco e senza scrupoli con un colpo solo potente e deciso mi penetra li, per strada in un angolo semi deserto.

3

Circa due mesi dopo si è presentato in comunità un tizio dicendo di essere lo zio di Mirko, mi ha presentato uno stampato rilasciato dai Servizi Sociali del Comune che lo autorizzava a prelevare il ragazzino e tenerlo con lui per una giornata intera. Non era la prima volta che l’Ente pubblico ci mandava degli sconosciuti con delle decisioni che sarebbero dovute essere concordate, d’altronde con i ragazzi ci stavamo noi io, mio marito, la cuoca e un’educatrice, la presenza di tre donne e una sola figura maschile adulta, mio marito, che per giunta si divideva con altri impegni per il suo lavoro di counselor,con degli adolescenti provenienti da un passato in cui avevano assistito ad abusi e violenze nei confronti delle donne della loro famiglia e nella cerchia delle loro frequentazioni, non era l’ideale. C’era un altro ragazzino, un ventunenne in Servizio civile, dell’età poco più grande dei ragazzi che ospitavamo, visto da loro quasi come un coetaneo più che come figura di riferimento.

Dopo aver passato con il ragazzo tutta la giornata fuori lo ha riaccompagnato verso le 19.00 dicendo che avrebbero voluto averlo a casa per un periodo. Ne abbiamo discusso decidendo di concedergli di andare. Certo che se avessi detto tutto quello che era successo veramente, non solo lui si sarebbe dimenticato il viaggio a Cagliari, ma sarebbe finito alla svelta al carcere minorile. E di me? Cosa ne sarebbe stato? Del rapporto con mio marito? Paura, mi chiedevo cosa avessi fatto per non far accadere tutto questo, mi dicevo che avrei dovuto parlare da subito, da quando Simone mi era saltato addosso in camera sua, nel suo letto. Non averlo fatto mi faceva sentire non tranquilla sulle mie responsabilità di gestione di tutta la Struttura, sapendo di fare la cosa sbagliata ho desistito. Ma era davvero solo quello o anche il piacere provato?
Pensavamo all’inizio di mettere Mirko su un treno e avvisare questi zii di andare a prenderlo alla Stazione all’arrivo questa sarebbe stata anche una prove per capire se potevamo fidarci di lui, ma all’improvviso qualcosa è cambiato, ci siamo ricordati che dovevamo ritirare dei documenti urgenti dal Tribunale dei minori. Cosi anziché piazzarlo su un treno e “spedirlo” da questi zii, abbiamo deciso di andare in macchina e sbrigare anche queste altre commissioni.
Un altro imprevisto ha spostato la partenza dalla mattina al tardo pomeriggio; il padre di uno degli educatori stava male, quindi, essendo di strada, abbiamo aspettato che finisse il turno e verso le 18 siamo partiti io Mirko e l’educatore. Per essere presto l’indomani in tribunale avrei dormito con le cugine di Mirko a casa degli zii. Inutile dire che mentre l’educatore era con noi non è successo nulla. Non appena usciti dal paese in cui l’educatore aveva famiglia le mani di Mirko hanno cominciato a muoversi. Meno male che da lì mancavano meno di 15 minuti a destinazione.
Arrivati a casa degli zii subito qualcosa mi ha insospettito, a parte il fatto che di fantomatiche zie e nipoti non se ne scorgeva l’ombra, ma non c’era nemmeno aria di presenza femminile in quella casa. Insomma, ero stata ingannata ancora una volta, avevo capito troppo tardi che il tranello nei miei confronti era riuscito.

Fino alla sera verso le 20.00 non  successo nulla di particolare fino a quando sono arrivati un altro uomo sulla sessantina e un altro ragazzino con una donna
Da quando aveva messo piede in casa l’uomo non aveva smesso di guardarmi, mi sentivo i suoi occhi addosso, non riuscivo a non pensare a quello che mi avrebbe fatto se fosse stato solo con me. Questo dubbio è diventato certezza quando il gruppetto di uomini non accorgendosi della mia presenza stava intervistando Mirko chiedendogli di raccontare l’esperienza di come mi aveva scopata. Accorgendosi della mia presenza si sono zittiti facendo finta di niente.
Mentre uscivo dal bagno, mi sono sentita spingere di nuovo dentro, era il vecchio sessantenne che mi ha detto subito che voleva un pompino io all’inizio ho provato ad alzare la voce ma lui ha ribadito: -senti troia, ti sei fatta sbattere da dei ragazzini e adesso non vuoi farti trattare da quello che sei? UNA SVUOTA COGLIONI! Dai mettiti in ginocchio! A quelle parole sopratutto ad essere chiamate svuota coglioni le gambe mi hanno ceduto e senza rendermene conto avevo il suo cazzo di fronte alle mie tette. Mi ha ordinato di scoprirle e di fargli una spagnola, Io schiacciavo il mio seno per avvolgerglielo il più possibile. Non ho un seno abbondantissimo, ma riuscivo comunque ad avvolgerlo e masturbarlo sentendo che anche cosi mi aumentava il calore tra le cosce. Fino a che non lo ho sentito indurirsi ed esplodere inondandomi la faccia.
Mi ha abbandonata li e mi sono potuta ripulire almeno un po’.
Dopo aver cenato qualcuno ha proposto la discoteca, non era assolutamente mia intenzione seguirli, ma non ero in condizione di opporre resistenza più di tanto. Il vino della cena più l’ammazza caffè avevano fatto effetto. Mi sono ritrovata in macchina tra il vecchio e il ragazzino che erano arrivati a casa per cena. Inutile dire che sentivo mani dappertutto e ad un certo punto ho anche rinunciato a cercare di fermarli.

Arrivati nel locale hanno continuato a farmi tracannare di tutto e ad un certo momento mi sono ritrovata in pista dove cercavo di tenere a bada 2 ragazzini che non potevano avere più di 15 o 16 anni. La musica andava, i corpi si muovevano tra mille altri intenti sentivo i due sempre più addosso, il primo, con la mano a godersi la fica palpeggiandomela a dovere; sentivo il dito che scorreva in verticale sulle labbra della vagina. Ho pensato al fatto che meno male avevo indossato i pantaloni fino a quando non ho sentito abbassare la lampo, ero terrorizzata ma non ho avuto il coraggio di reagire in nessun modo. L’altro, dietro d lo sentivo bene appoggiarsi sempre di più col suo pene, ogni volta che cercavo di allontanare il ventre dalla mano che ormai si era intrufolata bene tra le cosce davanti. Cercavo di evitare di dare nell’occhio per la vergogna ma forse anche perché cominciavo a non riuscire più a dire di no ai due maiali che mi stavano spupazzando. Loro, i maschi approfittando della situazione, agivano pressoché indisturbati. Ho sentito il maschio dietro staccarsi un attimo dal mio corpo per poi subito ripiombarmi addosso dietro, si era sistemato meglio per fa finire il suo pene proprio sul solco al centro delle mie natiche ma lo sentivo anche tra cosce e natiche mi stava costringendo a sedermici sopra.
Nessuno si accorgeva del mio terrore e della vergogna, ma anche del piacere che stavo cominciando a provare. Eravamo incollati gli uni agli altri. I due maiali avevano cominciato, chi sulla mano e chi sulla cappella e su tutta l’asta,attraverso i miei pantaloni a cogliere il miele che sentivo colarmi tra le cosce. Il tizio davanti mi ha sussurrato chiaramente che voleva scoparmi: -chissà che piacere riesci a dare al maschio che te lo infila nella figa sono sicuro che mi farai divertire con questa bella ficona che ti ritrovi tra le cosce. Scommetto che mi farai fare una gran scopata ! Quelle parole. La situazione, la paura di essere vista hanno fatto esplodere l’orgasmo. Ho capito che anche le parole contribuivano. Mi sono resa conto ancora di pi� che i piaceri che il corpo può dare a volte si provano nelle situazioni meno volute e ricercate. M i hanno trascinata in bagno e li è successo ancora: palpata, frugata spogliata io ubriaca fradicia ho sentito afferrarmi una tetta, il capezzolo e massaggiarmelo tra indice e pollice. Ero loro!uno dei due si era tirato fuori l’uccello, mi ha preso il polso portando la mia mano ad afferrargli il cazzo e a masturbarlo, prima muovendo lui la mia mano sul suo uccello, ma poco dopo, stavo continuando da sola a fargli una sega mentre lui mi frugava nella figa con due dita dicendomi: ecco, vedi? Le senti le dita dentro? L’altro dietro di me sentivo il suo uccello che stava scoppiando dentro i pantaloni, l’ ha tirato fuori e col glande dopo avermi scoperto il culo mi separava le chiappe, trovato l’ingresso ha dato un colpo di reni e me lo ha infilato dentro. Dalla mia bocca è uscito un AAAHHHH. Lui: – il tuo culo è mio troiaaaa COSIIIII TUTTOOOOO, MUOVILO DAIIIII!! SI BRAVAAAAAAAA. Sentivo i suoi rantoli e i suoi grugniti.
Un altro colpo e lo ha infilato fino ai coglioni. Sentivo la sua pancia sbattere sulle mie natiche. Lui diceva: – SIII BELLE CHIAPPE GROSSE MI PIACIII!!
Il tizio davanti ha detto: – non hai resistito eh? Ti piace questa troietta? Com’è? Stretta? Ti piace? Brutto porco. – Cazzo se è stretta. Lo sento avvolto tutto dalle sue natiche da come stringe mi fa male al cazzo , mi piace eccome, tra un po’ la inondo. – dai sfondala, continua a incularla che adesso le alzo una coscia e me la chiavo, le allargo bene la fica. Così ha fatto. Mi ha alzato la coscia portandosela sul fianco, ha portato la cappella sulla mia fica e mi ha infilzata. Io a quel punto mi sono lamentata con un AAAHHHHIIIIAAA gutturale ed ho iniziato a venire. Ero completamente loro, con la testa abbandonata all’indietro sulla spalla di quello che la inculava e le unghie piantate sulle spalle del maschio che mi stava aprendo la figa, ricordo di aver detto: – SSSSIIIIIIIIII VENGOOOOOO GOOODOOOOOOO DAIIIII BASTARDIIIIII SIIIIIIIII GODOOOOOOOOOO MI STATE ROVINANDOOO. Il maschio davanti ha detto: – questa mi sta allagando il cazzo con i suoi succhi di figa, è della mia misura me lo avvolge come un guanto, me la sento tutta sul cazzo sssiiiiiii. Che scopata!! Si dai bella. Senti cosa vuol dire maschio? Non te li aspettavi due cazzi così da dei ragazzini eh?. Quanti ne hai fatti venire con questa figa bollente? Poi rivolto all’amico: – Me lo sta strizzando tutto non mi fa uscire più, le vengo dentroooooooo SSSSIIIIIIIIIIII AHHH SCHIZZOOOOOOOOOOOOO senti come ti innaffio la vaginaaa e in quel momento anche quello che si godeva il mio culo si è svuotato i coglioni, tra le mie chiappe e io ancora: – AHHH VENGO DI NUOVOOOO SVUOTATI LE PALLE STRONZOOOOOO DENTRO IL MIO CULOOOOOO DAIIIIII E TU MAIALE INNAFFIAMI LA FICAAAAACOSIIIIIIIIII.

Non appena rimesso piede in quella casa che avrebbe dovuto farmi sentire tranquilla in mezzo ad altre donne, anche se perfettamente sconosciute, ma che forse tramite un po’ di solidarietà femminile forse mi avrebbero risparmiato quegli ulteriori abusi, mi sono trattenuta un po’ sul divano che era in soggiorno e con me si e trattenuto il tizio che era arrivato poco prima di cena. Manco a dirlo in meno di mezzo secondo lo avevo addosso. Le sue mani, sul viso, sul collo, sulle tette attraverso il vestito che ci ha messo un lampo ad abbassare e, tolto il reggiseno, me le palpava in modo osceno, pesante e che mi faceva male ma anche così da cominciare a piacermi, soprattutto quando mi ha preso l capezzolo in bocca , mentre con la mano armeggiava per aprirmi i pantaloni, cosa che tra la mia stanchezza e l’essere stordita e ubriaca, non gli è riuscita particolarmente difficile, facendomeli scendere fino a metà coscia.
Continuava a succhiarmi prima un capezzolo poi l’altro, me li mordeva leggermente facendomi sobbalzare, accompagnando i leggeri morsi all’affondo di due dita in figa nonostante io tenessi le cosce strette. Inutile dire che il miele della mia figa ci ha messo poco a sentire sulla sua mano il miele che dalla mia figa ha cominciato ad uscire abbondante, Ad un certo punto ho anche schizzato a causa di un orgasmo violento, l’ennesimo.
Lui mi ha subito portato la mano alla bocca per farsela pulire e io ho dovuto, mio malgrado obbedire leccandogli le dita una per una, poi dorso e poi palmo.
Mi ha preso la nuca, mi ha fatto abbassare la testa verso il suo pene e me lo sono ritrovata a contatto con le mie labbra. Lui: -LECCALO, LECCA LA CAPPELLA! Così ho fatto, come se fosse un gelato. Poi ha voluto che gli passassi la lingua su tutta l’asta, dai testicoli al glande un vai e vieni di tre o quattro volte; me lo ha infilato in bocca premendomi la nuca e costringendomi a sentire la cappella in gola; è venuto scaricandomi tutto lo sperma in bocca e ancora una volta, ho dovuto ingoiare tutto. Come al solito i conati di vomito sono arrivati ma non di più. Avevo nello stomaco lo sperma di quel porco.
Dopo essere andata in bagno in fretta e furia a cercare di ripulirmi con una doccia bollente che ho fatto durare a lungo, sono entrata in camera, dove lui, lo zio, era gi� steso sul letto. Io, avvolta in un asciugamano, ho ubbidito quando mi ha ordinato di avvicinarmi, immediatamente con la mano ha cominciato a risalire tra le mie cosce accarezzandomi e lisciandomi la parte interna, io ero stanca, stordita, ubriaca,volevo dormire. Come è arrivato su vicino al sesso, io per facilitargli il compito poi mi lasciasse dormire, ho aperto un po’ le gambe, ma lui, devo ammetterlo, mi ha sorpresa, ordinatomi di stringere le cosce attorno alla sua mano dicendomi: tanto, le dita in fica te le infilo lo stesso e in pi� mi piace sentire il calore che sprigioni tra le cosce, calore di femmina eccitata e poi così tu senti meglio le dita dentro.
Stavolta mentre indice e medio mi esploravano dentro, il pollice stuzzicava il clitoride. Sono esplosa quasi subito serrando le cosce, muovendo i fianchi e tenendogli il polso per spingere quella mano ancora più dentro di me. Una volta calmata, mi ha steso sul letto dicendo: voglio scoparti la figa e senza pensarci mi ha praticamente di nuovo stuprata. Si è sistemato tra le mie gambe e con un solo colpo di reni mi ha sbattuto dentro tutto il suo arnese. Ero appena venuta, il pene in figa mi cominciava a bruciare Ho urlato AHHHIIIAAAAA PORCOOOO SEI UN PORCOOOOOO MAIALEE! lui ha detto subito: -SSSSSIIIIII, STRETTA!MMMGGGHHHHHHHH URLAA GRIDAA CHE TI FACCIO GRIDARE ANCORA DI PIUUU’ Lo sentivo ancora più duro di tutti quegli altri che mi avevano posseduta, pi� grosso, mi stava aprendo in due. Mi baciava in bocca, poi sul collo e spingeva dentro come un forsennato facendomi tremare tutta. Il suo cazzo ben piantato in figa cercavo di stringergli di pi� le cosce sui fianchi per cercare di parare i suoi colpi di cazzo in figa, ma allo stesso tempo gli avvolgevo i fianchi con le gambe affinché non uscisse da me.
Lui diceva SIIIIIIIIIIIIIIII cosììììììì cosce morbideee caldeeeeeeeeee le tue cosce sono un fornoooooo. Sentivo i muscoli interni della figa stringersi attorno alla cappella che mi sbatteva l’utero, mentre le pareti della vagina avvolgevano il membro. Sentivo la figa piena, riempita come pochissime volte prima, la differenza stavolta era che quel trattamento non ha fatto in modo che il porco si svuotasse le palle subito, anzi, la cosa è durata per una buona mezz’ora durante la quale ho avuto cinque orgasmi, con le unghie gli graffiavo la schiena e gliele piantavo sulle natiche così da non farlo uscire da me
Mi ha sussurrato all’orecchio con un rantolo: – Vengooooooooo, si è scaricato mentre mi chiamava la mia svouotacoglioniiiiiiii siiiiiiiiii daii prosciugami le palle ahhhhhhh mi stai risucchiando tuttooooooooo ooohhhhhhhhhhhhhsssssiiiiiiiiiiiii.
Neanche a dirlo la notte abbiamo dormito nello stesso letto, questo ha permesso a lui di poter constatare che anche il mio sederino gli avrebbe procurati piaceri indescrivibili. Ci sono voluti crema, olio, burro, ma alla fine è riuscito nell’impresa dentro fino alle palle , bruciava, piangevo, non riuscivo a muovermi nonostante i suoi; Daii muoviti, muovi il culo, fammi godere! Con delle sculacciate mi costringeva a muovere fianchi e cosce, è venuto quasi subito. Ci siamo addormentati.

4

Altri sconosciuti mi avevano davvero scopato alla grande, un’altra. Mi avevano di nuovo sottomessa ai loro voleri ed io mi ero trasformata nella loro bambola. Avevano abusato di me come e quanto avevano voluto e la cosa mi aveva fatto godere davvero come una pazza. Il mattino dopo mi sono svegliata ancora frastornata e, mentre ero ancora nel letto, con le parti intime indolenzite dai ripetuti abusi, ma anche estremamente eccitata mi sono masturbata, dopo che ho constatato che lui non c’era, ho anche chiamato senza ricevere risposta alcuna.
Prima che potessi finire, ho sentito insistentemente suonare alla porta. Visto che il campanello non smetteva di suonare ho indossato la tuta che mi ero portata sapendo di dover stare la notte fuori casa e sono andata ad aprire, L’ennesimo viso sconosciuto mi chiedeva notizie dei padroni di casa. Ho risposto che non sapevo dove fossero perché mi ero appena alzata e lui entrando dopo avermi spostata mi ha chiesto: -tu sei Monica vero? Senza aspettare che rispondessi ha continuato: – Certo che quando scelgono una figa la scelgono davvero bene. Non c’� da lamentarsi, mi hanno anche detto che basta toccarti un po’ nei punti giusti e sbrodoli subito come una cagnetta e a letto sei una vera aspira cazzi. Dopo tutto quello che mi era capitato quelle parole hanno comunque avuto il potere di colpirmi, di coinvolgermi, mi disturbavano, � vero, per�, allo stesso tempo mi davano una sensazione di piacere, di voglia e questo mi terrorizzava ancora.
Mentre diceva così ha tentato di afferrarmi, io mi sono divincolata e sono corsa a chiudermi in bagno. Lui subito mi ha detto di uscire che se no sarebbe stato peggio per me, che tanto mi avrebbe scopata comunque e sarebbe stato peggio perché avrebbe detto l’accaduto agli altri.
Ho sentito la porta d’ingresso chiudersi e poi il silenzio. Ok è andato. Ho aperto con circospezione, ma appena messo il naso fuori mi soni sentita afferrare un braccio e mi sono ritrovata tra le sue braccia. Stringeva forte, pressava sulle reni costringendomi a incollare la mia pancia alla sua e la mia micia sul suo arnese che sentivi attraverso la tuta come se volesse infilarsi tra le mie cosce.
Ha detto: – “Adesso tu mi farai divertire -. Ho Cercato nuovamente di divincolarmi, ma lui mi ha afferrato per i capelli, girandomi la bocca verso la sua e baciandomi. Mi faceva schifo, ma non ho osato oppormi. La sua lingua mi frugava in bocca, mentre le sue mani scendevano sul mio culo a palparlo. Nella mia mente si mescolavano emozioni diverse: da un lato mi faceva senso fare quelle cose con quel vecchio porco, dall’altro quella situazione aveva in se un gusto del proibito, non so perché, ma stavolta lo sentivo di più e mi stava di nuovo facendo eccitare in modo assurdo, visto anche il fatto che prima non ero riuscita nemmeno a finire di masturbarmi. Si è staccato dalla mia bocca e ha guidato la mia mano sul suo pacco. Sotto la stoffa dei pantaloni sentii un rigonfiamento notevole: doveva avere un bel cazzone! Mi ha afferrato di nuovo per i capelli, girando il mio viso verso il suo e guardandomi negli occhi mi disse: “Hai sentito che bel cazzo che ho? Tanto lo so che ti piace, ti faccio mugolare mentre godi, mentre questo cazzo ti fotterà.
Mi ha messo di nuovo la lingua in bocca. Sentivo il suo cazzo ingrossarsi sotto la mia mano. Mi si stava annebbiando il cervello. Quella lingua che mi frullava in bocca e quel cazzo che si ingrossava e aspettava solo che io lo liberassi sai pantaloni mi stavano facendo sragionare. Istintivamente le mie mani erano sui bottoni e gli ho slacciato i pantaloni, che sono caduti ai suoi piedi. Subito dopo è toccato alle mutande e mi sono ritrovata in mano un cazzo veramente grosso. Si è staccato dalla mia bocca e mi ha spinto già. Non doveva fare più molta fatica, ora. Le mie volontà di resistere erano già andate a farsi benedire e mi sono chinata davanti a lui prendendoglielo in bocca. Pensando a cosa stavo facendo ho avuto per un attimo qualche rimorso: stavo facendo un pompino a un porco sconosciuto che sicuramente non aveva meno di 65 anni!!! Ma ormai non potevo più tornare indietro, le sue mani si erano posizionate sulla mia testa e mi spingevano avanti e indietro, mentre le mie labbra correvano sulla sua asta. Ho messo una mano su quel grosso cazzo iniziando a muoverla avanti e indietro. Lui era visibilmente eccitato, donna sconosciuta che gli piaceva, tutta a sua disposizione, una schiava, una bambola senza volontà, ma in carne ed ossa, calda e che reagiva ai suoi stimoli gli stava facendo un pompino! Sempre continuando a succhiare mi ha fatto togliere la maglietta lasciandomi con le tette al vento. Probabilmente la situazione lo aveva eccitato oltremisura, tanto che dopo pochi minuti di pompino lo sentii irrigidirsi e poco dopo iniziò a rovesciare un fiume di sborra nella mia bocca, che non riuscivo a contenerla tutta, tanto che poco dopo ha cominciato a colarmi sul viso e sulle tette. “Siii, così, brava sborro dai, ingoiala tutta Che brava troia che sei…”
diceva. Ha tolto il cazzo dalla mia bocca ed è rimasto a guardarmi: ero in ginocchio davanti a lui, con gli avanzi della sua sborra in faccia e sulle tette… “Sei una brava ragazza, ma adesso devi farmi felice davvero”. Ma come, non ne aveva abbastanza? “No dai basta!…
Mi voglio divertire ancora e sai che devi stare zitta, altrimenti ti sputtano! Andiamo, alzati!” Mi ha tirata su abbassandomi i pantaloni della tuta che avevo addosso: sono rimasta con addosso solo gli slip neri che portavo. “Sei davvero una bella ficona, mmmm che belle coscione! Ha cominciato a palparmele in modo osceno, ci ha infilato in mezzo la mano salendo a toccarmi il sesso. Sei bollente tra queste cosce, un vulcano pronto ad eruttare lava bollente. A cosce strette non ho potuto far nulla quando ho sentito spostare l’elastico delle mutandine e due dita infilarsi con un colpo secco, brutale, violento, dentro la vagina, Ho urlato, stavo per cadere a terra e mi sono aggrappata alle sue spalle, l’ ho graffiato con le unghie e lui ha detto, ahh, ti piace eh? Lo sento eccome, le mie dita sono immerse nel lago che hai in figa , siiiiiiiiiii sento il calore che sprigioni. Calore di femmina eccitata. Gli andavo incontro con il bacino, mi muovevo come un animale impazzito, sfregavo le cosce. Un altro colpo, secco ancora più violento e brutale del precedente e non ho capito più nulla. La vista annebbiata , non sapevo più chi ero. L’orgasmo era arrivato in modo assurdamente esplosivo.
Quando ha tolto la mano ho continuato a tremare per un bel paio di minuti. Andiamo di là!”
Mi ha ordinato, verso il divano del salotto, io con addosso solo le mutandine, mentre lui, liberatosi dei pantaloni e delle mutande che aveva ancora ai piedi, mi seguiva rimirando il mio culo. Non mi reggevo in piedi, mi ha abbracciata da dietro, leccandomi il collo. Sentivo il suo cazzo di nuovo duro che spingeva contro il mio culo. Mi ha piegata in avanti, appoggiandomi con le mani alla spalliera del divano, mi ha ammirato un attimo, poi mi ha tolto gli slip e si è chinato a leccarmela. Leccava davvero bene mi vergognavo da morire, mi sarei sotterrata, ma non potevo farci niente, mi piaceva. Intanto lui con una mano si menava il cazzo, che era tornato duro. Vedo che non ti dispiace, eh, gran troia? Quando mi sono seduta sul divano ancora una volta me lo ha messo in bocca già duro e con ancora il sapore della sborrata di poco prima. “Dai, succhia bene, che poi te lo sbatto dentro!”
Ormai era perfettamente in tiro. Mi sono spinta indietro sul divano, ho allargato le gambe e ho detto “Dai, prendimi…”oddio! Ancora, mi stava capitando ancora, io che incitavo uno sconosciuto a fottermi.  Non se lo e fatto dire due volte. Ha appoggiato la cappella alla mia figa ormai zuppa e lo ha spinto dentro facendo entrare solo la cappella, è rimasto così per un tempo che mi è sembrato eterno. L’ ho pregato di spingere a fondo, con i fianchi gli andavo incontro, stringevo le cosce e puntavo i talloni sulle sue natiche per costringerlo a entrare. Ha dato un colpo secco, duro, violentissimo, ho urlato come una pazza, mi ha tappato la bocca con la mano Lo sentivo che mi riempiva tutta, era davvero grosso. Ha cominciato a pompare, ormai ero completamente in balia dei sensi, un uomo di circa 65 anni mi stava chiavando di brutto sul divano di una casa a me sconosciuta e io non solo non mi opponevo, ma addirittura godevo!
Ho raggiunto infatti rapidamente un altro, mentre lui continuava a chiavarmi. “Girati!”, mi ha detto. Di nuovo a pecorina sul divano, com’ero prima, mi prese da dietro. Sentivo di nuovo il suo cazzo che riempiva la mia figa che gli si stringeva attorno, lo mungeva, lo aspirava tutto e lui ricominciava a pompare. Le sue mani sui miei fianchi, mi afferravano con decisione, guidandomi avanti e indietro. Un secondo orgasmo mi ha travolta. Lui non sembrava volerne sapere di venire, dopo la sborrata nella mia bocca di poco prima. Ha continuato a scoparmi alla pecorina ancora per un bel po’, tanto da darmi l’ennesimo orgasmo.
Ormai non ne potevo più, mi stava chiavando da mezz’ora e la mia figa era in fiamme, devastata da quel grosso cazzo. “Siiii, vengo, dai… “, l’ho sentito dire. Mi ha afferrato ancora più forte accelerando il ritmo. Volevo che mi venisse nella figa. “Sborrami dentro” ho urlato, ma in quel momento lo sentii uscire e poco dopo ho avvertito la sua sborra calda sulla mia schiena. Ha sborrato tantissimo anche questa volta.
Si è avvicinato con la faccia alla mia baciandomi in bocca, dicendomi: “Non ti volevo venire dentro, stai tranquilla… Anche perché io e te ci divertiremo ancora. Oggi pomeriggio ti accompagno io a Oristano, partiamo di pomeriggio perché dobbiamo fermarci da qualche parte
Mi ha guardato con uno sguardo da porco che non prometteva nulla di buono. Mi ha terrorizzata, ma allo stesso tempo cominciavo a eccitarmi di nuovo, chi mi avrebbe avuta ancora? Dove?

5

Quest’anno non sarò più costretta a viaggiare, seppur finora le sedi delle scuole in cui ho insegnato filosofia non siano mai state a distanze notevoli da dove abita, Quest’anno a scuola potrò andarci anche a piedi. Una ventina di minuti da casa. Cinque minuti in auto.

Oggi a scuola ho le prime ore. In terza e in quinta, poi starò a disposizione.

Il preside che mi manda a chiamare: -Senta prof., ho bisogno di un favore.

-Mi dica Preside. Se posso ….!

-Professoressa, so bene che non è minimamente neanche vicino ai suoi compiti quello che le sto per chiederle, ma c’è qui Martina che non sta bene. Ho i bidelli tutti impegnati, due mi mancano. Ho telefonato a casa della ragazza e c’è il padre che non può muoversi e mi ha chiesto, pur sapendo che non spetta alla scuola, se possiamo aiutarlo accompagnando noi la ragazzina a casa. Abita qui di fronte, questa traversa che c’è sull’altro marciapiede, attraversando la strada qui a 50 metri. Non è che gentilmente la accompagnerebbe? Dopo può anche tornarsene a casa tanto per oggi va bene così. Non ci soni problemi, Se proprio dovesse esserci qualche inconveniente abbiamo il suo numero, tanto lei abita qui in città.-

-Preside, ho tre ore libere, certo che si.

prof. Grazie! Non immagina come mi aiuta in questo momento. Grazie infinite!

-Piuttosto oggi non ho l’auto, ce la facciamo ad andare a piedi?

-Lei, Martina: – No Prof. Possiamo andare a piedi. Ce la faccio.

-Sicura?

-Si prof. Sicura.

-bene! Andiamo.

 

Martina è una di quelle alunne che studiano, ma che a volte si lascia trascinare dagli eventi e dagli altri. Ha due fratelli più grandi, uno meccanico, l’altro fa lavori saltuari, la madre fa le pulizie quando le capita il padre che non sta bene, rimane a casa.

Abitano il una palazzina popolare abbastanza degradata con ampio sterrato in cemento, cancello e recinzione, muretto e inferriate rosse. È un palazzo a più ingressi con una cinquantina di famiglie. Le auto parcheggiate sotto la palazzina e i bambino che ancora non sono rientrati a scuola giocano in strada a nel cotile di cemento. Panni stesi fuori un po’ in tutti i balconi.

E’ ottobre inoltrato ma c’è molto caldo e la gente veste ancora in abbigliamento estivo compresi canotta e calzoncini . Così troviamo il padre ad accoglierle in casa. E’ con un amico dall’apparente età di sessant’anni, forse sono coetanei.  Ho  subito l’impressione di aver già avuto a che fare con i due uomini, ma non riesce a ricordare. In casa ci sono solo i due uomini, la madre della ragazzina è al lavoro come i due fratelli.

Martina scappa in camera e Monica chiede all’uomo se può raggiungerla per sincerarsi che si metta a letto. Una volta sistemata la ragazza, Monica titubante e chiedendo permesso raggiunge i due uomini in cucina-

-Permesso?

Prego professoressa entri, si accomodi sto facendo il caffè, dice l’amico del padre, gradisce?

Monica: – Fa lei gli onori di casa?

Il padre: -beh lui è di famiglia e io nelle mie condizioni ……..

Monica: – non si preoccupi io devo andare.

Amico: – ma no, dai! Ci faccia compagnia dieci minuti così ci dice della piccola.

Vista l’insistenza e la richiesta di notizie della ragazza, Monica si convince ad accettare il caffè.

Stanno chiacchierando su Martina, sulla scuola, sul quartiere, sulle opportunità che la vita e il territorio offre e che per qualsiasi genitore sono la massima preoccupazione pei il futuro di figli, quando l’amico del padre di Martina dice: – Prof. Ma lei non lavora più in quella Comunità dove ci sono i ragazzi che hanno dei guai?-

– Monica per un attimo trasale. Come fa quest’uomo mai visto a sapere? Comunque risponde: – no, non sono più io la responsabile. Mi scusi ma lei …..? – come lo so? Città piccola, le voci girano in fretta poi, mi permetta, lei non passa certo inosservata, nipote del Prelato e soprattutto per noi maschietti, molto ma veramente molto bella e attraente! Sa quanti invidiano suo marito? Sa che da quando avevate la videoteca venivamo da voi solo per vedere lei?

Monica mostrava un certo imbarazzo a sentire quei complimenti a lei rivolti da perfetti sconosciuti tra l’altro assolutamente per lei insignificanti e dai modi non certo da perfetto galateo già nell’accogliere in casa una signora, in abbigliamento che chiamare

poco formale era fare un grosso complimento. Entrambi in calzoncini corti con gambe completamente nude pelose e muscolose

nonostante l’età, ciabatte, uno in t-shirt, l’altro in canottiera intima bianca.

Lei stava per andarsene quando l’uomo ha proseguito chiedendole: – posso farle una confidenza? Ma solo se non si offende-.

Monica, sforzandosi di non far trapelare il fastidio e l’imbarazzo ha acconsentito -Sa quanti di noi si infilavano nello spazio dove avevate i film per adulti, guardando le copertine dei DVD ceravano una attrice che le assomigliasse? Mi scusi, mi sono permesso, forse non dovevo. Ma comunque lei di me non si ricorda proprio vero? –

Monica con moltissimo sforzo e voglia di andare via da lì, ha risposto: – beh se era cliente della videoteca che mio marito, accentuando fortemente la parola marito affinché i due capissero, aveva quando eravamo fidanzati e dove qualche volta andavo ad aiutarlo, ci saremo visti lì Il tizio: – Prof. Non solo. Io ero custode a scuola a …………… dove lei per un mese ha fatto una supplenza.

In quel momento nella memoria di Monica alcuni flash, spezzoni di scene, di ricordi, poi tutto chiaro, la scena completa.

Bruno, il custode di una delle scuole dove essendo precaria ogni anno veniva destinata e in cui aveva fatto una breve

supplenza. Uno degli istituti di scuola superiore della provincia. Viaggiava per una quarantina di kilometri andata e ritorno per quattro volte a settimana.

Bruno al quale senza volerlo, un giorno, lei ha offerto lo spettacolo delle cosce completamente scoperte mentre scendeva dalla macchina. Aveva un vestitino leggero, era primavera inoltrata e come ha messo un piede fuori dalla macchina una folata di vento le ha scoperto le gambe fino alle mutandine, mentre voltata verso il sedile passeggero si sistemava i libri che le servivano per la lezione. Quando si è voltata lui era lì, in piedi vicino allo sportello con lo sguardo fisso sulle sue cosce ben tornite. Belle, meravigliose e arrapanti come davvero poche donne le hanno.

Si è subito tirata giù il vestito ma ormai lui le aveva visto anche le mutandine di pizzo rosa. La visione dell’uomo che le fissava le cosce l’ha accompagnata per lungo tempo e ogni volta che lo incontrava a scuola cercava di distogliere lo sguardo, sentiva un brivido sulla schiena. Un altro giorno che non le si avviava l’auto e lei ha cercato di mettere mani al motore con il risultato di sporcarsi mani e un po’ i pantaloni senza che ci capisse granché di motori, lui era intervenuto e le aveva permesso di ripartire.

Poi lui, Bruno, l’aveva invitata ad entrare a casa sua, la casa del custode, quindi all’interno del recinto della scuola, per lavarsi le mani e darsi una rinfrescata, ma lei non ha accettato un po’ perché aveva fretta e si sarebbe sistemata a casa, ma anche perché si era sentita letteralmente palpata e accarezzata sulle cosce dallo sguardo di quell’uomo. Tornando a casa aveva anche pensato che se avesse messo piede dentro quella casa, altro che rinfrescata si sarebbe presa! Lui se la sarebbe fatta.

Lo aveva immaginato in bagno o a letto mentre pensandola era intento a farsi una sega.

Adesso gli era davanti. C’era un altro uomo, un possibile testimone in caso di necessità, ma più che testimone, lei lo percepiva come complice di Bruno.

Lui ha continuato: – Poi Monica, posso chiamarla Monica Si vero? Non se ne ha a male!?

Lei non ha risposto. Lui allora:- Dicevo, c’è un altro avvenimento di cui siamo entrambi a conoscenza: in Comunità avevate un ragazzino, Mirko. Giusto?

Lei seguitava a non rispondere e lui la sollecitava: giusto Professoressa Monica?

Lei. – si, giusto.

Lui: – Ah! Ok! Se non sbaglio Mirko, ha speso al bar che c’è vicino dove era lei e dove ancora i ragazzi sono, la bellezza di 100 €. Lo so perché non solo frequentavo il bar , anche per vedere passare lei, ma poi lì ho un sacco di amici e le voci girano e corrono. Se non sbaglio lei e la sua collega avete coperto la vicenda in modo che non lo sapesse nessuno vero?

Lui insistente: – VERO MONICA?? Dica la verità!

Lei: – Si, è vero. Ma comunque …

Lui interrompendola: – SSStttt! Non m’interessa come l’avete coperta e cosa avete dato in cambio, anzi m’interessa molto se penso alla visione che lei mi ha offerto a scuola e se poi aggiungiamo che anche la sua collega è una che “MERITA” e a quel punto anche il padre di Martina è scoppiato in una risata, Bruno ha aggiunto: – io quelle cosce le voglio rivedere. Voglio vederle ancora e siccome proprio quelle cosce adesso le ho vicino a me ma sono coperte da dei pantaloni, quale migliore occasione?

Quale momento migliore se non questo ora che siamo solo noi?

Monica: – Ma lei è pazzo, ma non se ne parla proprio. Non è vero che siamo soli, nell’altra stanza c’è una bambina e qui c’è il padre, ma poi … ma cosa sto dicendo? Ma non se ne parla proprio!

Bruno, rivolto al padre di Martina: – Chi, lui? Allora ….. digli da quando tua moglie non si fa toccare da te. Diglielo dai!

Il padre di Martina, Mariano: – un anno, un anno non me la da quella puttana, secondo me si fa sbattere da altri.

Bruno: – Prof. Lei lo vede così, cammina lento e male, ma pensa che il pisello non gli funzioni? Gli funziona eccome!

Martina dorme, quindi dai! Faccia vedere le cosce anche al mio amico. Dai prof.

Lei fa per andar via ma Bruno la blocca prendendola per le braccia e riposizionandola davanti al padre di Martina seduto, che vedendosi quel corpo di donna pienotta, non più di un metro e sessanta/sessantacinque di altezza occhi scuri e capelli leggermente sulle spalle, mossi, castano chiari tendenti un po’ al rossiccio, assolutamente non grassa ma con forme di sicuro generose, nascoste un po’ dagli abiti, pantaloni e camicetta che Monica indossava, non si trattiene e allungando una mano la infila tra le cosce di lei che contorcendosi, stringendo una gamba sull’altra e portando istintivamente indietro il bacino, ottiene il risultato opposto a quello cercato: far sentire ancora maggiormente al padre di Martina la stretta sulla mano di quelle cosce morbide e piene, il loro calore proprio lì, vicino alla figa mentre con le dita l’uomo riesce a sentirne anche un po’ le natiche e il solco tra esse, in più, lei, poggia il culo sul pene già ben consistente di Bruno, l’uomo che da dietro la blocca trattenendola per i gomiti bloccandoglieli con un braccio, mentre con l’altra mano libera, comincia a tastarle le tette attraverso camicetta e reggiseno indumenti di cui da lì a poco i due uomini l’avrebbero liberata.

Lei non vuole urlare, questo consente ai due uomini di proseguire verso l’obiettivo: spogliarla.

La mano che la fruga tra le gambe e il cazzo duro che sfrega sulle natiche e che nell’agitazione lei sente anche per tutta la sua lunghezza sul solco, non fanno altro che smorzare le resistenze della professoressa.

Questo permette agli uomini non certo senza fatica, di sbottonarle la camicetta e i pantaloni che calati quasi al ginocchio

permettono a essi di ammirare lo spettacolo che volevano: cosce piene, polpose; come già i fianchi generosi di Monica anche attraverso i vestiti facevano presagire, bianco latte, a proteggere la figa carnosa, con un monte di venere prominente ricoperto dal triangolo di peli folti. Anche la camicetta è per terra. Il reggiseno non protegge Monica dall’intenzione di Bruno: palparle pesantemente le tette, farle uscire dalle coppe dell’indumento che le si arrotola sotto i globi anch’essi bianco latte, una terza, con dei capezzoli già ben dritti. La mano del padre di Martina, quella dalla quale Monica si sente frugata nell’intimità afferra le mutandine, ma anziché tirarle giù le fa andare verso l’alto, così da farle diventare un perizoma che si arrotola tra le labbra della figa della donna, preme sul clitoride facendo cedere ancora di più Monica, la quale non sembra più reggersi sulle sue gambe.

La spogliano. E’ nuda seduta in grembo al padre di Martina. Il cazzo dell’uomo è racchiuso dal fantastico paio di gambe di Monica. La cappella grossa spunta tra esse. Come lei si muove, si agita lo masturba e lui gode. L’altro, in piedi a fianco ai due,

usa la mano della donna per farsi fare una sega mentre le palpa a piene mani le tette.

-Me la voglio fare!- Dice il padre di Martina.

A quelle parole il terrore si legge sul viso della professoressa.

Bruno dice: – aspetta! Sono mesi che questa me la sogno la notte. La fa alzare e la stende sul tavolo. I due non sembrano

ricordarsi che seppur addormentata, nell’altra stanza c’è una ragazzina che potrebbe svegliarsi e arrivare in cucina, dove sono

loro. L’uomo infermo, padre della bambina, Augusto, se ne preoccupa, invitando Bruno a portare in camera la donna, ma la

risposta è stata decisa: – Dai, solo un attimo. Una botta gliela do qui sul tavolo, così le faccio ricordare come è stata scopata in

quel bar. Vero prof.? Quanti te ne sei fatta così in questa posizione?-

Monica zitta, cercava di liberarsi, ma ormai era preda dei due.

Bruno insiste: – Quanti, dimmelo! Fammi indurire in cazzo anche pensando a quanti te l’hanno già conosciuta.

Monica con un filo di voce: – tre. Bruno: – tutti in figa?- Lei: – ormai in ballo: – no, uno mi ha sodomizzata.

Lui: – Ti ha girata a 90° o lo ha infilato mentre ti stava tra le cosce? Lei, sempre più rossa e non solo per la ricerca di divincolarsi: – mi stava tra le cosce io ero stesa su due tavolini avvicinati tra

essi Bruno: – Ti sei lasciata fare? Monica: – all’inizio non volevo, ma poi non no saputo più oppormi Lui: – quante volte sei venuta? Glielo chiedeva mentre inginocchiandosi, le spalancava le cosce per leccarla Lei: – Nooooo daiii nooo ti pregooooooooo! Lei, mentre un piacere intenso le cresceva dentro a causa di quella bocca incollata alla figa e alla lingua che entrava e usciva: – CINQUEEEEEEEEEEEEE ! Cinqueee, cinque volte! Tre mentre mi scopavano e altre due quando mi ha odomizzata.-Dove ti sono venuti?- Lui continuava con le domande per far sprofondare ancora di più Monica nella vergogna Lei, Monica: – dentro il sedere. Gli altri uno sulla coscia, l’altro dentro. Ho sentito gli schizzi in fondo alla vagina-. Lui: – sei venuta con chi di più?-

Lei: – con quello che ha sborrato dentro il culo, ma anche molto con quello che mi ha inseminato la figa. Non capivo più nulla, ho urlato stavo impazzendo e non riuscivo a stare ferma perché l’orgasmo mi è durato moltissimo. Anche dopo, quando lo ha tirato fuori.-

Il cazzo di Bruno è sulla figa di Monica. Le spennella le grandi labbra, Intanto il padre di Martina tornato a sedersi, le preme uno strofinaccio sulla bocca. Meno male che non le tappa anche il naso così da farla respirare.

La cappella di Bruno tra le labbra della figa di Monica, colpo di reni secco, brutale, nitido AAaahhhhhhhhIioiiiiiiiiiiiiiiiiiiii Ma l’urlo di Monica è attutito di molto. Lei ancora riesce a dire con un fili di voce: – Mi fa malee-. Lo dice quasi piangendo.

Bruno: – Mmmmggghhhhhhhhh siiiiiiiiiiiii cosiiiiiiiiiiiiiiiiiii stretta come piace a meeeeeeeeeeeeeee sei bonaaaaaaaaaaaa sei uno schiantooooooooooooooo. A Monica viene in mente una scena che aveva tempo prima, quando studentessa all’università aveva rivisto il film “sotto accusa”. La scena che le era rimasta impressa nella mente era quella in cui l’attrice che accetta di ballare con uno mentre il juke-box suona una canzone, viene da questi, baciata, palpata, fatta distendere sul flipper e stuprata dopo che il tizio ha chiesto a due tra quelli che assistevano alla scena, di tenerla ferma. Poi i due che la tenevano e altri incoraggiati dalla folla se la fanno a loro volta.

Questa scena torna alla mente di Monica quando stesa sul tavolo con Augusto che le tiene i polsi, Bruno se la sta scopando, come le era venuta in mente al bar stesa sui tavolini con gli uomini che le leccavano la figa, la scopavano e la inculavano. Bruno spinge ancora. E’ più dentro. Ora Monica lo sente tutto. I coglioni le sbattono le chiappe. Bruno ringhia, fa versi da puro maiale. Se la gode, se la fotte tutta. Non si ferma, la violenta. Schiacciandola sul tavolo con il busto su di lei, le tette, i capezzoli puntati sul petto dell’uomo, duri. Lui che scopandola le palpa coscia e culo infilando una mano tra Monica e tavolo. Riesce a infilarle un dito in culo. Lei ha una scossa, i muscoli della vagina, per reazione non voluta si stringono ancora di più attorno a quel cazzo che la riempie e a questa stretta improvvisa e prolungata Bruno non resiste, con un grugnito animalesco le scarica dentro bordate di sperma, lei impazzisce, viene, stringe le cosce attorno ai fianchi dell’uomo, la figa le si stringe ancora strizzando il cazzo; lei si dimena, viene. Gode e viene ancora.

Quando si placano, Augusto che si era di nuovo posto alla porta come guardiano, fa cenno a Bruno che prende di peso Monica e si trasferiscono in camera da letto. Giusto in tempo perché dopo pochi secondi Martina che si è nel mentre svegliata, bussa alla porta della camera del padre.

-Marti sei tu?- Risponde il padre

Lei, Martina: – Si pà!

Lui:- dimmi

Lei senza entrare: -vado giù da zia a farmi dare qualcosa.

Lui: – si, va bene. Chiedile anche se domani vengono a fare spesa.

Lei: – si, glielo chiedo!

Si sente il portoncino chiudersi. Sono soli, i due uomini e la prof.

Augusto, nonostante le difficoltà di movimento è già sul letto, i pantaloni calati, ha afferrato il polso di Monica. Vuole farsi masturbare. E’ da tanto che sogna una scopata decente. Con la moglie, quando ormai raramente lo fanno è una cosa meccanica, svelta e senza il minimo coinvolgimento, tanto che l’uomo è sempre alla ricerca, lì in città, di qualche notizia piccante per poter entrare a far parte di qualche gruppo in cui magari insospettabili casalinghe, mogli, studentesse o chissà cosa, si rendono disponibili o sono costrette a esserlo magari sotto minaccia di rivelazione di particolari che le coinvolgono. In quella cittadina non ci sono donne che lo fanno in strada. Se ci fossero, probabilmente lavorerebbero proprio in quella zona, a due passi da casa sua, vicino al cimitero da dove comincia l’aperta campagna, con qualche casupola sparsa, qualche ricovero per attrezzi o animali. Capannoni abbandonati e qualche piccola azienda che alle 19.00/20.00 chiude e tutti a casa e se in quel momento non fossero nella sua camera da letto, con quello schianto di donna, professoressa facente parte dell’alta borghesia cittadina, forse è proprio lì, tra i capannoni abbandonati che la porterebbero per farsela.

Monica si ritrova in ginocchio sul letto a masturbare Augusto con Bruno che le pianta un dito nella figa. Quando il dito si sposta e Bruno glielo infila all’improvviso in culo lei ha un sussulto:- Ahiiiii no lì nooooooo dai nooooooooooo

– i due uomini ridono. Augusto la costringe ad alzare una gamba e a piazzarsi spora di lui che è disteso sul letto a pancia in su. Vuole che lei lo scopi o almeno vuole farsela avendola sopra. L’operazione riesce senza particolari difficoltà. Monica a cosce larghe, è sopra Augusto, le sue mani sul pancione di lui, le mani di Augusto palpano le belle cosce della professoressa che con la figa avvolge il cazzo dell’uomo, gemendo e ansimando.

Lo sente durissimo, la riempie. Lei si rende conto che in effetti l’uomo sembra essere da tanto che non si sfoga. Lui si muove in modo scoordinato, verso l’alto a scatti, un po’ di lato, comunque glielo fa sentire, Lei con il suo peso tutto sul bacino dell’uomo, ne sente tutto il pene dentro la vagina che le si contrae strizzandolo ritmicamente.

Le natiche di Monica schiacciano dolcemente i coglioni di Augusto che per la lunga astinenza, con quel pezzo di donna, con il calore che lei sprigiona dalla figa e che gli invade i fianchi e la pancia, con il cazzo stretto da quelle pareti vaginali, non riesce a resistere e schizza lo sperma in fondo alla figa. Lei sente gli schizzi colpirle violentemente l’utero, sente la cappella ingrossarsi ancora e sfregarle le carni e viene ancora mentre l’uomo le sborra dentro.

Nel mentre Bruno le si è piazzato dietro e costringendola a tenere il cazzo di Augusto in figa le piazza la cappella tra le natiche arrivando a poggiargliela sul buchino. Lei è terrorizzata, non vuole. Bruno chiede a Augusto di tenerla ferma. Augusto la abbraccia costringendola a schiacciare le tette sul suo petto e così sporge meglio il culo par Bruno, Vorrebbe urlare e stavolta non si preoccupa che i vicini possano sentire, ma anche la bocca le viene schiacciata sul petto di Augusto.

La cappella di Bruno è già dentro, Un colpo e lo ha dentro, un altro colpo secco e tutto il cazzo di Bruno è nel culo di Monica. Lui non perde tempo e inizia a spingere. Le fa male. Molto male ma dura poco. Il cazzo di Augusto in figa sta riprendendo vigore, il piacere la invade. Bruno non riesce a resistere molto, sborra e sborra di brutto dentro il culo di Monica ancora più stretto della figa, le si affloscia sulla schiena. Esce dando modo a Augusto di costringere Monica a stendersi sul materasso e allargando le cosce farsi scopare ancora da lui alla classica missionaria. Lei è una bambola, si fa fare tutto. Intanto rivestitosi Bruno va via.

Dopo una chiavata che non dura più di 5 minuti anche il padre di Martina si svuota i coglioni per la seconda volta dentro la fica della prof. Non sa quanto è stata lì su quel letto. Quando riapre gli occhi sente canticchiare, Augusto non è più in camera con lei, sente la voce dell’uomo in cucina mentre la cantilena proviene dalla stanza di Martina che è rientrata. Spera che non sia entrata in camera del padre e l’abbia vista dormire su quel letto nuda.

Monica si regge a mala pena in piedi ma trova le forze per rivestirsi alla meglio cercando di non farsi assolutamente sentire, Ci riesce, cercando di non essere vista apre la porta, corridoio libero. Con le scarpe in mano raggiunge la porta d’ingresso fa per spingere in basso la maniglia e il padre di Martina compare, le lancia un sorriso a tutti denti, un bacio dato all’aria indirizzato a lei, l’occhiolino e l’indice che rotea nel vuoto come a dire: – ci vediamo dopo.

Monica che comunque è sconvolta, non le reggono le ginocchia, aggrappata alla ringhiera scende le scale, incontra un

inquilino, ovviamente sconosciuto, si sente abbracciare, petto di lui contro petto di lei, le braccia la avvolgono e le mani dello sconosciuto le afferrano le natiche costringendola a portare il bacino in avanti e sentire il contatto del pene duro che le si schiaccia sul monte di venere. La bocca dell’uomo le bacia il collo, poi spostandosi all’orecchia lui le sussurra: – Vieni da me ora? Lei si divincola, riesce a liberarsi e scappa.

6

E’ in strada, non se la sente di camminare ma non vuole farsi trovare lì. La scuola è a due passi, non vuole che colleghi,

personale o preside la vedano. Quindi si avvia verso il cimitero, verso la campagna, meglio farsi trovare li che non presso quelle palazzine, dopo circa trecento metri chiama un taxi e da indicazioni per farsi trovare. Nell’attesa una macchina si ferma chiedendole il prezzo di una prestazione.

In contemporanea al taxi, un’altra auto si è fermata da Monica sul marciapiede in attesa. Lei, pensando a un altro seccatore si è diretta verso il taxi, ma sentendosi chiamare per nome si è voltata; era Bruno, -ancora lui!? ha pensato Monica con un’espressione sconsolata. Lui, Bruno l’ha anticipata raggiungendo il tassista e estraendo il portafogli ha proposto all’uomo pagandogli comunque la corsa, di andar via che “alla signora” ci avrebbe pensato lui. Le obiezioni della donna sono risultate inutili. Prendendola sotto braccio l’ha praticamente trascinata verso la sua auto, aperto lo sportello, ha ribaltato il sedile per farla salire dietro. Mentre piegata lei stava entrando in macchina, quel culo sporgente è stato accarezzato e palpato dalla mano maschile.

Sul sedile passeggero era accomodato un altro uomo: Monica ha riconosciuto il tecnico di laboratorio della sua scuola. Un brivido: Sa …………….. salve, lei era sorpresa, non sapeva se guardarlo o evitare lo sguardo. Poi, fattasi coraggio gli ha chiesto come mai fosse lì.

Lui ha risposto che aveva chiesto un giorno di congedo e che con l’amico Bruno stavano affrontando i preparativi per un pranzo tra amici in occasione del ritorno in città di un conoscente che lavorava in zone “calde” del mondo a causa di conflitti. Ora stavamo andando da un amico che ha degli animali a ritirare carne e formaggio.

Bruno è intervenuto chiedendo alla prof se avesse fretta altrimenti sarebbe andata con loro per poi riaccompagnarla a casa.

Monica ha risposto: – guardi sta rientrando mio marito vorrei andare a casa. Lui: – va bene. A casa. Mentre lo diceva a Monica è squillato il cellulare: – Ecco, infatti, ha detto. Mio marito! Magari è già a casa e mi cerca. Pronto si dimmi, sto arrivando. Dopo essere stata in ascolto mentre l’auto faceva il percorso per casa sua ma ancora nella zona di partenza, lei si è lasciata sfuggire un: – Come sarebbe torni stasera!?! Perché? No, no problemi non ce ne sono, sto andando a casa e pensavo ci fossi anche tu. Lo sai che non c’è neanche M ….. (figlia in un’altra città da delle amiche) Vabbè che cosa vuoi che ti dica’ ci vediamo stasera allora. Ciao

Una volta chiuso il cellulare si è immediatamente resa conto di aver apertamente detto ai due uomini che era sola in casa e per questa sua svagatezza si era incavolata con se stessa.

– Dai prof venga con noi, poi le prometto che la accompagniamo a casa – no dai, sono stanca. Per cortesia!

Niente da fare. L’auto dirigeva verso fuori città.

Anzi senta facciamo una cosa, visto che è sola oggi la invitiamo a pranzo. Ci tratteniamo lì da questo nostro amico, così assaggia della carne e dei prodotti davvero genuini.

Lei: – ma no dai per oggi no semmai la prossima volta con mio marito vi raggiungiamo A questo punto intervenuto Remigio, il tecnico della sua scuola: – ma dai, prof, che problema c’è? Ha paura che la gente la veda sola con due uomini? A parte il fatto che lì saremo noi e basta, ma poi ……… daiiiiiiiiii non faccia così sia di compagnia. Su! Non sapeva? O stava fingendo? Non si era accorto delle carezze al sedere mentre lei saliva in auto? Oppure anche lui era della “gang”?

Bruno ha detto: – facciamo così, la portiamo a casa, lei si rinfresca, si cambia e poi andiamo a pranzo.

Avevano deciso tutto loro. Così ecco l’auto parcheggiata presso casa di Monica Bruno ha chiesto: – senta prof le devo chiedere una gentilezza, non è che posso approfittare del suo bagno? Non ce la faccio più. La prego. Appena faccio, poi torno in macchina e con lui, rivolto all’altro uomo, l’aspettiamo qui.

Monica è rimasta interdetta, non voleva far entrare in casa il suo stupratore, ma non poteva neanche rifiutargli quella richiesta e poi c’era l’altro. Sapeva? Non sapeva? Che figura ci avrebbe fatto?

Di malavoglia acconsentito a Bruno di entrare in casa sua.

Lui è entrato in bagno. Una volta uscito, lei sempre vestita stava uscendo dalla camera da letto, ovviamente se voleva farsi una doccia non si sarebbe tolta neanche un anello se prima l’uomo non fosse uscito di casa e lei si fosse chiusa a chiave dentro Vedendola uscire da quella camera, lui le è corso di fronte sbarrandole la strada bloccandola sulla porta.

– Spogliati!

Lei, sorpresa ma non più di tanto: – no dai, per favore! Lui: – ti ho già scopata. Voglio farlo nel letto dove la dai a tuo marito. E’ qui che ti ha ingravidato? Dai voglio fotterti su questo letto. Muoviti, non vorrai che Remigio si insospettisca per il tempo che ci metto e magari entri e ci veda a letto? Perché tanto ora ti scopo eccome.

Prendendola per i fianchi l’ha sollevata da terra e raggiunto il letto ce l’ha scaraventata sopra afferrando immediatamente il bottone dei pantaloni e prima che lei potesse trattenerseli su con le mani, le gambe erano già nude fino alle caviglie. Via le scarpe come pantaloni e calze di entrambi. Non c’era molto tempo ma lui la voleva. Voleva scoparsela dove lei faceva l’amore con il marito. Il cazzo era già duro. Se l’è fatto solo leccare un po’. Le ha affondato la testa fra le cosce. Leccandola e prendendole il clitoride tra le labbra. Lei ha sussultato.

Le si è piazzato bene tra le cosce e l’ha penetrata Lei lo ha sentito più duro della volta precedente sul tavolo a casa di Martina.

Le faceva male. Lui stantuffava forte. Lei lo ha pregato: – Piano, non così daiiii Lui non sentiva ragioni. Ci dava dentro. In mezzo a quel paio di cosce piene soffici e calde, dentro quella vagina avvolgente, bollente, ancora elastica si sentiva un Dio.

Dieci minuti. Dieci minuti in cui lei ha sentito dolore, piacere, odio verso se stessa che si stava concedendo pienamente, amore per quel porco che la stava portando in altre dimensioni, vergogna ma anche rabbia verso il marito che non c’era e che non riusciva a darle tutto quel piacere, senso di colpa verso il mondo. Tutto svanito al momento in cui è arrivato l’orgasmo, devastante, potente più che mai. Le è letteralmente scoppiato dentro all’improvviso sorprendendola, mentre gli dava del porco.

Confessandogli che la stava facendo godere mentre gli inondava il cazzo di miele della sua figa. Voleva consumarglielo

stringendolo con i muscoli della vagina. Lui le inondava l’utero di sperma e con un rantolo si scaricava tutto.

Entrambi con il fiato grosso, lui le è rimasto sopra alcuni istanti. Quando si è disteso sulla parte libera del lettone, lei si è

fiondata in bagno dove è rimasta per mezz’ora buona, doccia compresa. Uscendo ha visto degli indumenti sul letto: una gonna che le arrivava poco sopra le ginocchia. Quasi un tubino. Autoreggenti e mutandine con pizzo, molto leggere. Reggiseno e camicetta.

Un sms le diceva di indossare ciò che vedeva sul letto. Per le scarpe ….. a tuo piacere.

Non solo il porco le aveva preso il numero di cellulare, ma le aveva frugato nell’armadio e nei cassetti dell’intimo.

Quando li ha raggiunti in macchina i due non smettevano di fissarla. Remigio, il tecnico, ha anche detto: – pro …. ma non stiamo andando a un pranzo di gala, andiamo in campagna, in mezzo agli animali!

Bruno ha subito aggiunto: – perché non sta bene? Si vestirà con vuole no? Lei pensiero: – Brutto schifoso bastardo

Sempre Remigio:- Prof posso? E’ bellissima. E’ uno schianto Monica ha ricambiato con un mezzo sorriso. Quei complimenti l’avrebbero portata a dover subire ancora, ne era sicura, ma non aveva la forza di scappare e rinchiudersi in casa. Erano lì. Poteva ancora farlo. Invece è salita su quella macchina che è partita subito. Lei si è maledetta

Dopo un bel po’ di strada, circa una trentina di kilometri e almeno altri 10 di strade di campagna, fermata la macchina, i due uomini sono scesi andando incontro a colui che doveva essere il loro amico, il quale sentendo rumore di motore si era già affacciato alla porta della casupola in cui evidentemente e ovviamente si tratteneva nei giorni in cui non tornava in famiglia per accudire pecore e altri animali che erano lì.

Gli uomini parlottavano mentre Monica rimaneva in auto, non aveva nessuna voglia di partecipare a convenevoli, conversazioni o altro che non fossero i suoi pensieri. Le mancava casa e nonostante tutto, suo marito.

I tre si sono diretti verso l’auto e l’autista, aperta la portiera del lato in cui Monica sedeva ha immediatamente fatto le

presentazioni. Il padrone di casa con una stretta vigorosa alla mano della donna: – piacere, Armando. Monica sibilando il suo nome ha appena accennato un sorriso. L’uomo non le mollava la mano dicendo ai tre ospiti di accomodarsi dentro casa e quindi la donna si è praticamente sentita trascinare fuori dall’auto. Mentre scendeva, con la mano destra sempre afferrata da Armando, con l’altra mano non ha fatto in tempo a tenersi giù la gonna che le si è sollevata di molto scoprendole le gambe fino alla balza delle autoreggenti e certamente delle cosce così non sono sfuggite all’uomo che praticamente la tirava per un braccio. Entrati in casa, il pastore ha proposto un bicchiere di vino all’amico mentre a Monica ha chiesto se gradisse del liquore di produzione propria o se preferiva un caffè avvisandola però che la macchinetta non funzionava molto bene quindi, con una

risata: – io non garantisco!

Monica non avrebbe voluto nulla ma l’uomo insisteva dicendo che non era possibile arrivare da lui e non accettare un invito a mangiare qualcosa o bere insieme. In meno di tre secondi lei si è ritrovata in mano un bicchiere di vetro stretto e lungo con il liquore che non arrivava a metà ma che comunque era una quantità eccessiva per lei assolutamente non incline a bevande alcooliche, Non era astemia ma non era sua abitudine bere alcoolici.

-Beva quello che vuole e poi lasci-, ha esclamato il padrone di casa, intanto Bruno e Armando si erano avvicinati alle 4 o 5 forme di formaggio che sarebbero presto state caricate in macchina e che erano su un altro tavolino lì nella stanza. Remigio rimaneva seduto al tavolo con Monica che assaggiava quel liquido al sapore di liquirizia mista ad altre spezie che non riusciva del tutto a individuare, le sembrava di sentire sapore di cannella, scorza di mandarino, insomma il sapore era gradevole e questo l’aveva spinta a berne un po’ di più di quello che avrebbe dovuto. Niente di che, non era certo ubriaca ma la testa le girava un pochino.

Vedeva i due uomini parlottare ma non capiva. Remigio le ha chiesto se il liquore le piacesse e Monica ha risposto che lo trovava gradevole ma non era abituata a bere. Lui allora le ha chiesto:

-E questo, prof. Le piace? Poggiandole una mano sul ginocchio non coperto dal bordo della gonna.

Lei: -no dai la prego. Lei no Come lei no! Allora vuol dire che con Bruno………………. Che Porco!” per quello non usciva di casa. O anche prima avete fatto “da monelli” ? Una risata ..Sa Monica, a scuola le voci corrono, quindi, dai non ci vedono, stanno parlando di cibarie. Mi lasci palpare MMMSsiii Che cosce morbide.

Interrotte le manovre vedendo gli altri due tornare, il pastore diceva all’amico. – allora, ci stai? Una partitina svelta a carte e se vinci ti porti via il formaggio gratis.

L’altro: – e se perdo? Lo sai che quello che mi chiedi è impossibile. Quella che mi chiedi è proprio fuori portata

Armando: – beh, se perdi ………….. e con la testa ha fatto cenno a Monica come a dire, quello con cui puoi pagarmi è qui. Monica era frastornata, non capiva, non ha colto subito, loro parlavano ma lei pensava ad altro

Remigio l’ha anche chiamata dandole improvvisamente del tu: Prof ci sei? Cosa c’è? Hai bevuto? Guarda che devi tornare a casa. Cosa combini? Non voglio storie. Lei non sapeva individuare, nelle condizioni in cui era se la stesse prendendo in giro.

Rivoltosi all’amico: – questa è mezza partita! Ma se non vuole? Se fa storie? Armando: – tu te la sei fatta? -si, certo!

Voleva? No. E tu? Hai rinunciato? Ma neanche per sogno. E allora!?! Ok va bene!

 

Tornati al tavolo dov’era Monica Il pastore ha esclamato: Bene! Come al solito io e lui, quando viene a trovarmi ci giochiamo a carte qualcosa. Se vince non mi paga il formaggio. Monica che subiva ancora gli effetti dell’alcool ma che era già confusa e frastornata per tutto quello di cui era stata protagonista ha solo obiettato che voleva tornare a casa al che Remigio le ha assicurato che sarebbero andati via da lì presto.

Armando ha proposto: – Io e la signora. Monica vero? Giochiamo assieme, tu lì e noi da questa parte del tavolo. Remigio giochi? – No grazie a me non piace

Allora siediti li e guarda senza rompere: Ahah siamo amici e ci permettiamo vero?

Remigio: – Ma certo! Mentre si accomodava a capotavola con Monica e Armando a un lato lungo del tavolo e Bruno di fronte a loro.  Remigio comunque allungando la mano riusciva ad accarezzare le ginocchia di Monica senza dare particolarmente nell’occhio e anche se gli altri immaginavano, non dicevano nulla.

Subito le cose per Bruno non si sono messe bene e già dopo la prima mano perdeva; a quel punto Armando si è avvicinato ancora di più a Monica e ha cominciato a accarezzarle la coscia.

Lei si è paralizzata, lui alternava, gettava le carte sul tavolo e subito la mano si rituffava sulla coscia di Monica la quale cercava di togliersi da quella situazione cercando di bloccare con la sua mano, la mano dell’uomo, allontanare la sedia per spostarsi, ma tutti i tentativi risultavano inutili.

Ad un certo punto Armando le ha detto: – ma non l’hai capito che se vincete vi portate via il formaggio, ma se lui perde, tu mi devi far godere?

A quelle parole così brutali e dirette Monica ha avuto un sussulto e ha cominciato a agitarsi: ha anche accennato una fuga ma è stata bloccata dal pastore che tenendola per il collo l’ha fatta piegare a 90 con la guancia e le tette schiacciate sul tavolo. Da dietro le ha sollevato la gonna, Monica con le mani libere, per quel che poteva cercava di abbassarsela ma era fortemente impedita ovviamente, bloccata in quella posizione.

Lui scoprendole cosce e natiche gliele schiaffeggiava violentemente facendola tremare e strappandole dei gemiti. Le ha letteralmente strappato le mutande infilandole prima il pollice in culo e poi indice e medio in vagina.

– E’ calda s stringe ancora bene, la prima botta gliele do qui, adesso, subito e aprendosi i pantaloni denudandosi il cazzo, ha appoggiato la cappella sulle labbra della figa di Monica spennellandogliela per un pochino poi puntando all’ingresso le ha separato le grandi labbra ed è entrato di forza.

Monica ha urlato, lui con un altro affondo le ha fatto sbattere i coglioni sulle cosce che davanti schiacciate al bordo del tavolo le facevano male MMMMSSSiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii stretta e calda come piace a meeeee urla quanto vuoi tanto il primo altro stazzo è a 2 chilometri. Sei una di quelle che anche se prende cazzo, poi la figa le torna stretta in poco tempo

Siiiiiiiiiiiiiiii così mi piaci sentilo tuttoooooooo. Lei lo sentiva. Era più duro di quelli presi prima. Forse non più grosso di altri, ma sicuramente più duro e resistente, da subito le ha strappato un orgasmo abbastanza violento, lei ha tremato. Lui. – Che c’è? Ti piace? Vieni così brava vienimi sul cazzo. Lei veniva allagandogli cazzo coglioni e cosce non smetteva di venire. Dopo una ventina di minuti e dopo averla fatta girare a pancia in su stesa sul tavolo con le cosce aperte in modo quasi volgare, senza preavviso lui con tre colpi pazzeschi ha affondato ancora di più il cazzo in quella figa dolce calda e avvolgente scaricandole quattro schizzi di sborra in vagina.

L’ha presa per i capelli facendola inginocchiare: – Adesso succhia, puliscimelo, fammelo tornare duro. Con te non ho finito. Sono due settimane che non scendo in paese.

Gli altri due assistevano alla scopata tra Monica e Armando che ha detto loro: – adesso me la porto in camera, sul letto voi se volete tornate dopo o state qui, ma non rompete i coglioni. Questa per un po’ E MIA!

In quella stanza, su quel letto, Monica ha subito di tutto, ma ha anche dato libero sfogo alle sue depravazioni, alle sue fantasie, confessando all’uomo che prima di essere costretta a subire in modo così potente e prepotente da tutti quelli che già se l’erano fatta prendendola a loro piacimento, aveva pensato a come sarebbe stato per lei e alle sua reazioni, confessandogli anche che quando arrivava a pensare che forse le sarebbe piaciuto, la paura la faceva improvvisamente distogliere da quelle fantasie delle quali con il marito non aveva più parlato dopo la volta che da fidanzati lui a questi discorsi si era incavolato andandosene sbattendo la porta.

In quella stanza, in quel letto è svenuta, ha ripreso i sensi, è stata scopata, stuprata, ha scopato si è sentita lacerata nell’intimità, le sue natiche hanno conosciuto il dolore misto al piacere vero, le labbra della figa le sono scoppiate tanto erano gonfie di voglia che lei non voleva ammettere di avere dentro, ma con la quale ha dovuto fare i conti per forza.

Circa due ore e mezza dopo, al ritorno dei due in quel posto dove pensavano avrebbero vissuto chissà quali avventure e che invece li aveva visti spettatori passivi di uno spettacolo di cui era stata protagonista la donna da loro stessi portata lì, donna che volevano ad ogni costo rendere completamente loro succube e alla quale invece Remigio, il tecnico, non era riuscito se non ad accarezzarle cosce e culo, hanno trovato il cucinotto che faceva anche da ingresso vuoto, ma dopo pochi secondi la porta dell’altra stanza si apriva e lei Monica appariva ai due in camicetta che le copriva le mutande, scalza e a gambe nude. Dopo alcuni attimi di occhi puntati su quelle cosce di donna, Bruno ha detto, rivolgendosi alla donna: – ora vestiti che andiamo via. Abbiamo già caricato la macchina mentre voi due ve la spassavate. Sbrigati -. Era visibilmente teso, contrariato. Usava modi particolarmente bruschi e violenti. Remigio non parlava.
Intanto Armando si era ripresentato davanti a loro dicendo: -Lei stasera rimane qui. Più tardi l’accompagno io – e rivolto a Monica la spingeva a confermare. Lei, con il viso mezzo nascosto dai capelli e a testa bassa, con un filo di voce: – si, rimango qui, con lui.
Sorpresi e sconcertati dalle parole dell’uomo che si era appena scopato quel bocconcino di donna, Remigio ha sbottato: – ti è piaciuto, puttana. Ora tocca a me, si sono guardati con Bruno che livido di rabbia ha aggiunto: – Cazzi vostri io me ne vedo – poi rivolto a Remigio: – tu che fai stai qui a vederli scopare o vieni via?
Remigio: – ma io la voglio, voglio farmela anch’io la voglio fottere di brutto.
Bruno: – non credo che lui te la conceda. La vuole tutta per lui.

Alzando le spalle Armando confermava e i due sbattendo la porta se ne sono andati imbufaliti.

In macchina tornando Remigio ha praticamente aggredito l’amico venendo addirittura alle mani tanto che Bruno ha dovuto accostare per non uscire fuori strada. Gli ha urato: -PIANTALA! Tu la vedi anche a scuola ogni giorno- Remigio: – appunto, la vedo, ma mica posso farmela lì!
Bruno: – organizzati ….. e che cazzo!

7

Passati alcuni giorni in cui sembrava tutto tornato alla normalità, un sms mi ha riportata con il pensiero a quelle situazioni in sono stata,devo ammetterlo, una bambola per il piacere sessuale di maschi addirittura sconosciuti, Un’esperienza che, come già scritto, mi era capitata anche da più giovane e che come allora non smetteva di darmi un senso di notevole imbarazzo più che altro perché con quei pensieri l’eccitazione saliva incontrollata e non bastavano più certo le scopata con mio marito a calmarmi.
L’sms diceva: – cara prof. non ci siamo; a scuola non si va in pantaloni, usa la stessa gonna che avevi con noi o anche leggermente più lunghe, Anche al di sotto del ginocchio ma che siano “manovrabili”. Non eccedere con il mostrare. Comunque preferibilmente gonna che quando accavalli le gambe ti costringa a mostrare buona parte di cosce senza dare troppo nell’occhio e mi raccomando: calze autoreggenti. Quelle cosce non devi nasconderle completamente con dei banali pantaloni. Descrizione minuziosa che non lasciava molto spazio mia libertà nel vestirmi come meglio desideravo. A scuola con ragazzi in età da ormoni a palla era meglio evitare. Comunque il giorno dopo maglioncino a polo e gonna un po’ svolazzante adatta alla stagione autunnale ma non fredda, anzi … con cui mi sono presentata in classe mi hanno procurato i complimenti anche dalle alunne oltre a sentire su me lo sguardo del maschietti adolescenti.
Alla fine delle prime due ore dovevo raggiungere l’altra classe un piano sopra per proseguire le sue ore. Quasi alla fine delle scale, sugli ultimi gradini, incontrando una collega mi sono fermata a parlare. Non ho fatto caso a come ero messa un piede sul gradino superiore mentre l’altro stava su quello inferiore. Nella rampa sotto di loro intanto era comparso Remigio il tecnico, anch’egli fermo a parlottare con un alunno proprio della classe in cui mi stavo recando. L’inferriata in cui il corrimano poggiava non riparava certo dagli sguardi.
Intenta a parlare con la collega, non notavo i due sotto che alzando gli occhi potevano godersi uno spettacolino assolutamente da non perdere: non appena ho realizzato, facendo finta di nulla mi sono spostata e con la scusa di rivolgermi al ragazzo dicendogli di andare in classe che sarei arrivata subito, mi sono staccata dal corrimano. Lo sguardo di Remigio però, mi ha fulminata. Ero controllata a vista, e pensando alle conseguenze ho subito ripreso la posizione che consentiva ai due maschi di riempirsi gli occhi delle cosce, delle mutandine e del sedere.
A scuola non uso il cellulare e pretendo che tassativamente gli alunni non l’abbiano o sia assolutamente spento. Dico loro che per comunicazioni c’è la segreteria. Una volta in classe, l’alunno che prima parlava con il tecnico mi ha chiesto se poteva fare cambio di posto con una compagna che stava al primo banco dicendo che non si sentiva bene. Ho acconsentito. Durante la spiegazione, senza farsi notare l’alunno attirava l’attenzione mia attenzione facendomi capire che cosa voleva che facessi. Lei, con impercettibili movimenti della testa faceva cenno di no, lui insisteva. Prendendo la parola: Prof posso avvicinarmi alla cattedra? Mentre lei spiega sto prendendo appunti e vorrei farle vedere se ho scritto bene l’ultima cosa che lei ha detto-.
Va bene fa vedere qui- .
Sul quaderno c’era critto: accavalla le gambe. Fammi vedere cosce altrimenti vado in bagno e telefono a chi sai. Ho avuto un mancamento. Meno male ero seduta
– Vai a posto- e lui tornando al banco a voce alta: – Allora prof, va bene? praticamente costringendomi a rispondere: – si, si va bene.
Le cosce della professoressa. Da quella posizione lui le vedeva bene, quasi fino alle mutandine. Era seduto nel posto vicino alla finestra del primo banco della fila a destra della cattedra quindi non di fronte. Quel posto gli consentiva di godersi lo spettacolo senza costringermi a posizioni innaturali stare seduta immobile con ginocchia strette rigida di fronte alla classe ma permettendole di stare seduta un po’ di sbieco e mettergli di fronte la coscia sinistra accavallata sulla destra. Era sicura che lui vedesse le calze ma anche uno spicchio di coscia nuda al di sopra delle autoreggenti.
lo confesso, una volta a casa non riuscivo a scacciare dalla mente il pensiero, l’immagine del ragazzino che si masturbava al ricordo delle mie cosce. So  di aver rischiato, ma tornando a casa ha cercando un angolino riparato, mi sono toccata; tanto da venire pronunciando il nome Alex. Ero talmente eccitata che le sono bastati davvero pochi secondi. Ero comunque per strada, con tutti i pericoli che se qualcuno l’avesse vista in quegli istanti avrebbe corso. Un terribile pensiero mi ha colto: -Tanto, un estraneo in più o uno in meno ormai che differenza fa?- Pensiero osceno subito cancellato, ma questo accendeva ancora di più il fuoco in me ed ero sicura che la faccenda non finiva lì.
Tre giorni dopo era prevista a scuola una proiezione di un film poi le tre classi quarte avrebbero prima commentato e poi utilizzato con i rispettivi docenti per diverse materie. Inutile dire che la classe in cui avevo mostrato le gambe all’alunno, andava alla proiezione che si svolgeva in Aula Magna era accompagnata da me.
Remigio, il tecnico aveva già predisposto PC e videoproiettore. Vedendola entrare le ha lanciato un sorriso che a Monica non presagiva niente di buono. Le si è avvicinato salutandola giusto per la forma – Salve professoressa, c ‘è anche lei-? Come se non lo sapesse. Porco!
Camicetta un po’ leggera con giacca e una gonna ampia ai polpacci; decisamente “manovrabile” senza costringere a scoprire completamente le cosce se una mano si infilava sotto. Visibilmente soddisfatto mi ha chiesto, avvicinandosi di più e a bassissima voce, mentre gli alunni si accomodavano e le altre classi arrivavano, se sotto la gonna avessi indossato calze autoreggenti. Cercavo di far fina di non sentire, non rispondevo abbassando lo sguardo, ma lui incalzante: – rispondi, o ti devo sollevare la gonna qui con le luci ancora accese per vedere io? Terrorizzata dalla minaccia- Si, ho le calze che so che voi schifosi preferite.
Lui ancora: -Durante il film ti voglio vicina a me. Ecco brava! Insultami, fammi capire che non vorresti essere in questa situazione, ma tanto ci devi stare e non sai quanto questo contribuisca ad indurirmelo, ciao. A dopo. Non fare che non ti avvicini, sai che non ti conviene-.
La consolle era dietro le poltroncine quindi chi stava li era praticamente dietro tutti. Più in alto rispetto alla gradinata dei posti a sedere che formavano quasi un semicerchio. In fondo, sotto, c’era un tavolo lungo tipo aula universitaria e lo schermo grande. All’aula si accedeva da due porte, una di fronte all’altra allo stesso livello della Consolle ed equidistanti da essa, con uno spazio di circa 5 metri ambo i lati. Altre due uscite di sicurezza giù, ai lati dello schermo che davano direttamente sul piazzale esterno alla scuola e che gli alunni pur sapendo che non era consentito uscire da lì, utilizzavano.
Ero intenta a tener buona la classe che aveva accompagnato alla proiezione. Si sa che in quelle occasioni sentendosi un po’ più liberi, i ragazzini e le ragazzine sono ancora più frizzanti del solito.
ero in piedi a fianco alla fila di poltroncine tenevo a bada gli alunni, c’era seduto Alex, il ragazzino che pochi giorni prima, in classe, si era riempito gli occhi delle mie cosce.
La mano del ragazzo, con il braccio destro penzoloni sul lato della poltroncina mi sfiorava il polpaccio. In quel momento su quel lato della gradinata non passava nessuno e gli altri che comunque non vedevano nulla perché l’azione si svolgeva di lato della poltroncina di inizio fila e intenti com’erano a parlottare tra loro e far casino, figurarsi se qualcuno poteva pensare che lì, in aula Magna con un sacco di gente, un alunno stava praticamente cominciando a toccare le gambe a una professoressa!
Monica, che a quello sfioramento si è letteralmente paralizzata per alcuni secondi, si è spostata di un passo in avanti. Il ragazzo non si è perso d’animo: forse incoraggiato dal fatto che la prof. non abbia reagito in modo brusco, magari riprendendolo in malo modo, se non portandolo dal Dirigente per farlo sospendere, spostandosi con il busto in avanti, sempre da seduto con Monica al suo fianco, con il palmo della mano e non come prima con il dorso, ha toccato il polpaccio della prof palpandoglielo e con la mano sotto l’orlo della gonna è risalito fino a immediatamente sopra il ginocchio. Le dita del ragazzino, sfioravano l’inizio dell’interno coscia della professoressa. Le stesse cosce che alcuni giorni prima, lei anche se costretta, gli aveva fatto ammirare mettendogliele sotto gli occhi, procurando a lui, sicuramente un’eccitazione e un indurimento del pene, lo immaginava mentre pensando a lei si masturbava e questo, se da una parte la terrorizzava e le dava persino fastidio, dall’altra la eccitava oltre misura tanto che la notte stessa, facendo l’amore con il marito, Monica si è resa conto di aver pronunciato il nome del ragazzo mentre cominciava a venire.
Dopo pochissimi istanti che comunque hanno permesso all’alunno di rendersi conto di quanto fossero piene, lisce e morbide le cosce di una delle sue professoresse, anche se fasciate da calze, lei, senza dare nell’occhio, si è allontanata e le luci si sono spente, Stava risalendo i gradini per raggiungere la Consolle.
Raggiunto Remigio, il Tecnico che stava seduto davanti a schermo e tastiera del computer, lei le si è posizionata a fianco stando in piedi. Dopo pochi attimi si silenzio, lui, a voce bassissima ma in modo che lei sentisse senza doversi abbassare a porgere l’orecchio, le ha chiesto: – Poco fa quando eri a fianco ad Alex, cosa stavate facendo?
Lei con una faccia che mostrava di non capire: – nulla perché?
Lui ancora: – ti stava toccando! Poggiandole la mano sul polpaccio ha proseguito: – Qui, vero? Poi è salito qui. Portando le dita appena sopra il ginocchio, da dietro come pochi istanti prima aveva fatto l’alunno il quale evidentemente era stato istruito bene.
Remigio ancora: – Rispondi, ti toccava così?
Lei, abbassando lo sguardo e con un sibilo di voce sia perché non potevano certo parlare normalmente per via della proiezione in corso, ma assolutamente molto di più per l’imbarazzo e la vergogna, ha sibilato un “si”
Le guance le stavano prendendo fuoco, ma anche sotto la gonna, per motivi diversi, il calore aumentava in modo assolutamente incontrollabile.
Lui ancora, portando la mano alla balza delle autoreggenti e cominciando a sfiorarne la parte nuda poco prima di arrivare alle mutandine:
-E’ arrivato anche qui? Di la verità!
Lei piegando un ginocchio per stringere le cosce una sull’altra ha risposto no, imprigionando la mano dell’uomo tra le sue gambe
Remigio: – Sei bollente- e nonostante lei tenesse le cosce strette l’una sull’altra,con la mano forte, possente, era risalito tra le carni soffici della professoressa. Il contatto con la pelle liscia e calda lo eccita da morire, insieme al calore che sente sulla mano tra quelle cosce di donna. Con i polpastrelli le accarezza la figa attraverso le mutandine, poi, afferrandone l’elastico, le sposta di lato cominciando a passarle la punta del medio tra le labbra e tra i peli.
Lei, tirando la testa all’indietro, con un tono di voce un po’ alto si lascia sfuggire un “NOOO” gutturale, quasi un lamento, tanto che dalla platea che avevano davanti, con la file delle ultime poltroncine a tre metri dalla consolle, arriva un “sssstttt” come invito a fare silenzio
Il buio in sala, la Consolle dietro l’ultima fila di poltrone e una tovaglia che coprendo il banco arriva fino a terra in tutti e quattro lati, più la gonna lunga di Monica, mettono al riparo i due dall’essere visti da qualcuno che avesse rivolto lì lo sguardo buttandovi l’occhio per caso.
Lei che poggia le mani sul tavolo, le ginocchia le cedono e  senza volerlo permette al medio dell’uomo di penetrarla, fino in fondo, in un colpo lo ha tutto dentro fino alla nocca.
L’uomo che sempre a bassissima voce le dice: Lo volevi, troia, eh? Non vedevi l’ora di avere qualcosa dentro la figa, dì la verità, puttana! Lo sapevo che tuo marito non bastava a domarti e dietro quell’aria da perfettina schizzinosa e snob, nascondi una gran porca. Sei tutta sesso. Vedrai d’ora in poi come sarai soddisfatta! Dicendo questo le tiene il dito ben piantato dentro, lo muove tirandolo fuori e rinfilandolo di colpo, tutto, fino in fondo, per due volte e continuando a muoverlo mentre è ben piantato dentro.
Lei non ce la fa più. Cerca di resistere ma vorrebbe lasciar libero di esplodere l’orgasmo che sente in arrivo. Si contorce, muove i fianchi, il culo e le cosce, si morde le labbra per non urlare, poggia i gomiti sul tavolo e viene con scatti incontrollati del bacino che le fanno portare ancora di più la figa verso il dito, lo stringe involontariamente con i muscoletti interni della vagina, lo cattura allagando la mano dell’uomo, inzuppandola con il suo miele, come le mutandine e le calze con il liquido che le scende sulle cosce. E’ sicura che qualche goccia sia finita anche sulla moquette.
-Mi vorrei sedere- ha sussurrato Monica con un filo di voce, mentre sconvolta, con i capelli arruffati, cercava ancora con gli avambracci poggiati sul tavolo della strumentazione, di resistere per non cadere in ginocchio per terra
La risposta sprezzante di Remigio: – Prenditi quella sedia che c’è li alla parete, lì dietro. La vedi? O hai la mente talmente annebbiata dal sesso che non riesci a vedere altro?
Monica: – Per favore! Lo supplicava.
Lui, facendo pesare ogni gesto, come a dire: ma guarda cosa mi tocca a fare per questa qui, le ha avvicinato la sedia affiancandola alla sua. Lei ci si è seduta buttandocisi letteralmente sopra. Quasi cadeva.
La gonna le copriva le gambe e lui ha subito chiarito: – alzati e poggia le natiche nude sulla sedia, solleva quella gonna perché le tue cosce le devo vedere ogni attimo che voglio, compreso il pelo che spunta tra esse e dalle tue mutandine. Devo poterci infilare la mano in mezzo quando voglio, per tutta la durata della proiezione. Avrei una gran voglia di coricarti sul tavolo e scoparti a sangue oppure di farti sedere sulle mie gambe e impalarti con il cazzo nel tuo culo pieno ma è troppo pericoloso. Per ora tienilo in mano.
Così dicendo le ha preso un braccio e con la mano le ha fatto afferrare il cazzo, mentre la mano di Remigio affondava ancora tra le cosce soffici e calde della prof.
Monica sentiva quel piolo di carne. Era durissimo, duro più dell’acciaio. Lo sentiva pulsare nella sua mano. La muoveva lentamente, non riusciva a tenerla ferma. Nonostante si sentisse esausta, spossata, distrutta, dalla masturbazione subita, dal potentissimo orgasmo che ne era seguito ma ancora di più dallo scaricarsi della tensione che la paura di essere scoperta da qualcun altro in quella situazione oscena le aveva messo addosso. Paura che però al momento dell’ingresso del medio in vagina si era miracolosamente dissolta. Da quel momento non voleva altro che godere ed era stata accontentata eccome!
Ora, con il cazzo di un estraneo in mano, non riusciva a non masturbarlo, lentamente, dolcemente, tanto che l’uomo con voce un po’ strozzata ha detto: – altro che pudica, innocente e santa. Il cazzo lo sai usare in maniera strepitosa. Se continui vengo alla grande
Non ci è voluto molto perché Remigio usando lo straccio che aveva in mano evitasse che gli schizzi di sborra colpissero la tovaglia di panno che copriva il tavolo della Consolle e magari qualche goccia finisse sulla strumentazione, vista la capacità di Monica di usare la mano per tenere bello dritto il cazzo che duro come lei sapeva farlo diventare, puntava verso l’alto.
L’inconsapevolezza della prof. di essere una bomba di sesso, quella sua aria innocente, insieme al fisico, forse minuto di Monica ma con curve e polpe nei punti giusti, faceva impazzire non pochi uomini.
Lei stessa, però, stava scoprendo quanto potesse essere diverso e notevolmente più piacevole, soddisfacente e potente vivere il sesso in maniera diversa da come la sua educazione, le abitudini, il pudore l’avevano guidata a fare fino a quando, sebbene costretta da maschi che non si erano fatti scrupoli a prenderla con la forza per il loro piacere, si era dovuta (e potuta) lasciare andare completamente.
Di questo ne aveva paura, perché era sicura che avrebbe ancora cercato quel piacere, quella piena soddisfazione che non poteva avere dal suo ambiente, dal sesso praticato in modo, candido, pulito, innocente che con il suo amatissimo marito.
La figlia, la scuola, gli amici, tutto l’equilibrio poteva saltare.
E lei? Cosa avrebbe fatto? Come e dove sarebbe finita?
Una frase letta chissà dove o sentita in qualche film, magari in periodo universitario mentre studiava e le sue coinquiline, in periodi più liberi da esami guardavano la tv, le veniva alla mente: – Ti cedo a qualche bordello asiatico e lì, pregherai di morire rispetto a quello che ti faranno!
In quei momenti, in quelle situazioni, questa frase le tornava spesso in testa!
Ma lì, in quel momento, questi pensieri mentre sentiva quel pene in mano, vibrante, durissimo, caldo, che pulsava che lei, con il suo massaggio, con la sua mano aveva portato a schizzare lo sperma su quello strofinaccio e l’uomo che la frugava stuzzicandole le labbra della figa, il clitoride e la vagina stessa, non facevano altro che aumentare in maniera incontrollabile l’eccitazione che sentiva crescere dentro anche se solo pochissimi minuti prima aveva avuto un orgasmo che non si sarebbe neanche potuta immaginare così potente. Sentiva il calore tra le cosce riprendere vigore e ancora di più quando l’uomo le ha apertamente detto: – voglio scoparti, aprirti, spaccarti. Non adesso, non qui, ma oggi mi ti faccio di brutto. Non che non se lo aspettasse, anzi …….. ma sentirselo dire così apertamente da uno sconosciuto che stava prendendosi tutte le libertà e forse anche la situazione, il luogo e come era arrivata a quel punto, rendevano per lei tutto assurdo, un incubo. Ma da incubo, sentiva che man mano che si concretizzava, diventava sempre più eccitante e rispondeva ai bisogni che lei non aveva neanche minimamente creduto che mai avrebbe avuto talmente fino ad allora era riuscita a non farli venire fuori, ora a causa di quei trattamenti stavano esplodendo in lei, pretendendo soddisfazione.
In tutti questi pensieri non si era accorta che Antonella, la sua collega insegnante di religione, si era avvicinata e avendo visto il tecnico con la mano immersa fino al polso tra le sue gambe mentre lei ancora aveva il pene in mano, si era bloccata come una statua di gesso non riuscendo né a distogliere lo sguardo ne a spiccicare parola.
E’ vero che c’era buio, ma da lì vicino, con le luci anche se deboli della strumentazione e la piccolissima lampada che l’uomo aveva fissato al bordo del tavolo , la nuova arrivata non poteva non vedere.
Il tecnico, Remigio, si era affrettato a dire, Rivolto ad Antonella: – non te lo aspettavi eh? Sì, anche lei, riferito a Monica, anche lei è dei nostri. Poi, proseguendo: – Noi prendiamo le migliori. Voi, con quell’aria da santerelline, quasi il sesso vi faccia schifo e lo consideriate non importante o addirittura quasi cosa sporca, siete di un eccitante mostruoso e quando poi lo fate, costrette o no, tirate fuori tutta la carica erotica che nascondete chissà dove. Quando vi lasciate andare siete più troie delle troie , a furia di reprimervi. Siete come le suore.
Facendo cenno ad Antonella di portarsi al fianco opposto a quello occupato da Monica, appena ne ha avuto la possibilità ha cominciato ad accarezzarle le natiche e non appena la donna si è sentita la mano forte e vigorosa del maschio infilarsi da dietro tra le gambe, le ha strette l’una sull’altra come aveva poco prima fatto Monica.
Un’ombra. Tutti e tre avevano visti un’ombra muoversi a fianco delle ultime file delle gradinate, questo aveva indotto Remigio a ricomporsi, quindi a sfilare le mani da mezzo alle cosce delle professoresse che fino ad allora si era goduto. Monica si era tirata giù la gonna raddrizzandosi un po’ sulla schiena per dare la parvenza di normalità e Antonella aveva fatto un passo indietro. Era lui, Alex, proprio quello che giorni prima aveva preteso che gli mostrasse le cosce da sotto la cattedra e al quale lei aveva ubbidito e che quel giorno, a pochi minuti dall’inizio della proiezione, di quelle gambe ne stava sperimentando la morbidezza accarezzandole attento a non farsi scoprire.
Rivolgendosi proprio a Monica, abbassandosi per portare la bocca verso l’orecchio della prof seduta, le ha detto a bassa voce, ma in modo che anche gli altri due sentissero: – Professoressa ero in bagno e mi ha visto il preside. Mi ha detto di cercarla e di chiederle se si avvicina adesso in segreteria.
Monica che avrebbe dato chissà cosa per rimanere seduta, tanto era spossata, ma che allo stesso tempo era combattuta se allontanarsi da quella situazione o rimanere vicina a quella fonte di piacere, ha spostato la sedia indietro per alzarsi. Non poteva non andare.
Come si è alzata stava perdendo l’equilibrio, un po’ tenendosi al tavolo e un po’ grazie all’alunno che l’ha sostenuta, non è caduta per terra. Lo studente, sincerandosi che stesse bene ha insistito per accompagnarla anche se lei non faceva piacere, ha accettato.
Nel corridoio non c’era nessun altro, l’alunno ad un certo punto le si è messo dietro e la seguiva. Arrivati alla porta dei bagni utilizzati dal personale di segreteria, il segretario, quel giorno assente come una delle due impiegate, è stato un attimo, una mano dello studente a tapparle la bocca e una spinta verso il bagno.
Chiudendo la porta dell’antibagno con la mano libera lui continuava a spingere la prof per farla entrare in uno degli spazi dove c’erano i wc e chiudendo alle loro spalle anche quella porta. Gli spazi stretti non permettevano a Monica di liberarsi dalle mani del ragazzino, che toccava e palpava dappertutto sollevandole la gonna e cercando di infilarle le mani dentro il maglioncino.
Un accenno di urlo da parte di Monica. Lui che le tappa ancora la bocca dicendo: – so cosa stavi facendo con Remigio. Cosa credi? Siamo ben organizzati. Lo hai fatto sborrare e lui ti ha fatto godere. Ti è piaciuto dì la verità? Cosa credi che mentre facevate le porcherie io sia rimasto seduto bravo bravo? Vi ho visti. Tu gli piaci moltissimo e non vede l’ora di averti tutta per lui. Dice sempre che dopo che ti avrà scopata non ti staccherai più dal cazzo: Monica non capiva come poteva lui, aver visto senza essersi fatto scoprire da loro, Comunque sapeva la verità.
Alex mettendole una mano sulla spalla le ha detto: – ora ti inginocchi.
Voleva chiaramente un lavoro di bocca dalla prof.
Lei, facendosi piccola piccola, si è lasciata guidare da quella mano. Una volta in ginocchio il ragazzino non ha perso tempo; si è aperto i pantaloni e Monica ha potuto vedere che anche a sedici anni un maschio può comunque essere ben fornito. In quelle sue disavventure ne aveva già visto certo di più grossi, ma non poi così tanto maggiori di quello.
Quello che la impressionava era la durezza. A quell’età gli ormoni irrompono, tanto che lo infilerebbero anche nel buco della serratura. Lui era eccitato, molto eccitato e come è riuscito ad infilarlo nella bocca della prof che non ha favorito di certo la manovra, ha iniziato a pompare.
Lei non voleva accogliere nella sua bocca la sborra di un ragazzino ma lui tenendole la testa le imprimeva il ritmo.
Ad un certo punto ha detto: – tranquilla, stamattina mi sono fatto una sega pensando alle tue cosce, quindi resisto, dai succhialo ancora che tra un po’ me lo prendi in figa.
Lei ha tremato. L’ha fatta sollevare, si è seduto sul water, le ha sollevato la gonna, tirato le mutandine e l’ha fatta sedere sulle sue cosce, di spalle. Prima che si sedesse, lui tenendoselo con la mano le ha puntato la cappella in figa e come lei si è lasciata cadere, il cazzo le è entrato tutto, non ha avuto difficoltà a trovare la strada.
Lei ha lanciato un piccolo gemito, lui un grugnito, l’ha sentita stretta, la figa si è subito racchiusa attorno al pene facendolo sentire avvolto, lui le palpava le cosce ci infilava una mano in mezzo a cercarle il clitoride, lo premeva lo massaggiava dandole delle scariche. Lei sussultava.
Aveva di fronte la schiena della prof, ha sollevato il maglioncino sganciandole il reggiseno. Liberate le tette gliele impastava, prendeva i capezzoli e li tirava. Se la stava facendo alla grande, ma anche lei dopo i primi attimi se lo stava facendo.
L’ha fatta alzare, girare in modo che fossero di fronte. Lei ha spalancato le cosce e gli si è seduta di nuovo sopra, lo abbracciava, con le unghie gli graffiava la schiena dopo esseri nuovamente fatta infilare il cazzo nella figa.
Prima di accomodarsi sopra a cosce spalancate, stavolta offrendo le tette scoperte agli occhi, alla bocca e a quello che avrebbe voluto farne il piccolo porcello che se la stava godendo, in un attimo di lucidità, il terrore di poter essere scoperta lì, in quella situazione, mentre scopava con un alunno, le ha gelato il sangue, ma non appena la figa ha cominciato ad aprirsi per accogliere il palo di carne, l’istinto, la voglia di sesso, la ricerca di poiacere intenso, hanno ripreso il sopravvento sulla preoccupazione, le vergogna e sulla ragione. La paura che quella voglia, quell’eccitazione che ormai aveva preso il sopravvento, non venisse soddisfatta, la terrorizzava ancora di più. Voglia irrefrenabile di sentire il maschio dentro di sé, un maschio brutale che la costringesse ancora a lasciarsi andare senza remore, che ancora una volta la sfinisse placando completamente il fuoco che aveva dentro e che le situazioni precedenti avevano ormai liberato, cosa che in anni di matrimonio non aveva mai sperimentato ritenendosi soddisfatta di quello che il suo amato Giuliano riusciva a darle.
Lui, Alex, afferrandole un fianco e con l’altra mano alzandole leggermente la coscia prendendola sotto il ginocchio, ancora una volta sentendosi la mano riempita dalla pienezza, la morbidezza il calore di quella gamba e di quella coscia, l’ha aiutata a sistemarsi così da far aderire le labbra della vagina al cazzo e Monica muovendo i fianchi come l’istinto e la ricerca del piacere e non certo la ragione le suggeriva di fare, glielo scappellava.
Il ragazzino: – Mmmmsssiiiiiiiii, sei potenteee, ci sai fare col cazzo, sei brava mi stai masturbando con le labbra della tua figona.
Queste parole, per una donna già eccitata a mille con il fuoco tra le cosce, erano benzina.
Puntando i piedi a terra si è sollevata il tanto che la punta del membro si sistemasse di nuovo sull’ingresso della vagina e mentre lei dolcemente si stava abbassando, il ragazzo, afferrandola per i fianchi, l’ha costretta ad abbassarsi di colpo.
Un urlo incontrollato, secco, smorzato subito dal mordersi le dita, è esploso dalla gola della professoressa. Non era certo il posto adatto per liberare anche le urla che lei sentiva voler uscire potenti dalla bocca, ma quell’urlo era di autentico dolore per l’improvvisa stoccata. Per un cazzo durissimo che improvvisamente,senza fronzoli e con decisione le aveva aperto la vagina. Certo non era vergine ed era anche bagnata, ma le sue carni improvvisamente invase, le hanno dato un dolore pazzesco, già però, dopo un movimento del ragazzino da sotto e dopo aver mosso u n po’ il culo e i fianchi, il piacere in lei stava riprendendo il sopravvento
Lui: – Ahhh….. sei bollente, mi squagli il cazzo.
Lei, con le tette schiacciate sul petto del maschio e le unghie affondate sulle spalle, gli sussurrava all’orecchio:- Porco! Sei un porco. Ti piaccio? Ti piace la figa di una donna matura? La figa della tua professoressa ehh? Me la stai aprendo, lo sento tutto dentro. Fino in fondo. Ce l’hai duro mi sfrega la carne! Mi fa godere. Ti piace la tua prof vero? Bastardo. Mi stai scopando.
Lui che si stacca dal petto di lei e mentre se la scopa le succhia i capezzoli, lei che senza volerlo, per reazione, stringe ancora la figa. Quella stretta, quella strizzata di figa sul cazzo, i muscoli interni della vagina che sempre più catturavano la cappella, insieme alla durezza del membro che Monica sentiva sempre più grosso e duro come legno, sono stati la classica goccia per cui il vaso trabocca talmente è pieno. Così come erano pieni loro, sia lui che lei. L’orgasmo è esploso per entrambi; il ragazzo con tre schizzi potenti in fondo alla figa di Monica e gli schizzi di lei sulla pancia del ragazzino.

Cap. 8
Il messaggio era chiaro. Perentorio: -oggi pomeriggio verso le 15.00 a casa tua-. Da sola, manda via tua figlia, non vogliamo problemi, e se tuo marito vuole stare ….. che non rompa o è peggio per lui. Magari impara a fotterti bene.
Dopo circa una settimana di tregua in cui nulla di eclatante era avvenuto, se non le solite ormai consuete palpatine nascoste da parte dell’alunno e di Remigio a scuola ai quali, però, con grande sorpresa di lei, si era aggiunto un ragazzino, Thomas, sempre alunno della scuola, ma di un’altra sezione, un ragazzino non certo sveglio e che un po’ tutti consideravano stupido. Le era capitato una volta alla ricreazione di rimproverarlo perché sentendosi preso in giro aveva afferrato un compagno e con una sola mano lo aveva sollevato da terra prendendolo al collo e attaccandolo al muro di spalle, lo teneva ad almeno 40 cm da terra senza nessuno sforzo, facendo finta di nulla, chiedendogli: – la pianti di rompere i coglioni, o devo stringere ancora-?
Lo aveva mollato solo all’intervento di Monica. La guardava con occhi pieni di fuoco, di odio verso tutto e tutti, lei si era spaventata di quello sguardo e aveva fatto un passo indietro. Tutto era finito lì.
17 anni, frequentava la terza. Alto quanto lei, un po’ tarchiatello, ma non più di tanto. Sembrava più grande della sua età, un po’ stempiato ricordava quei signorotti classici commendatori o cavalieri proprietari di fabbrichetta abituati ad avere dietro il codazzo di servetti e soprattutto servette pronte a soddisfare ogni loro richiesta. A Monica appariva anche un po’ viscido, le metteva se non paura almeno soggezione, tanto che quando parlando con un collega un giorno nel corridoio affollatissimo per la pausa della ricreazione si era sentita distintamente un palmo di mano palparle la coscia da dietro poi salire sulla natica, il primo istinto era stato, ovviamente, quello di reagire in malo modo ma poi, accorgendosi che era lui, si era solo spostata. Si davano entrambi le spalle, ma talmente vicini che lui semplicemente allungando un po’ il braccio verso dietro senza staccarlo più di tanto dal corpo poteva palparle coscia e chiappa e, spostando leggermente le dita, arrivare a poggiarle i polpastrelli sulla figa. L’intraprendenza dei personaggi in questione non la meravigliava più. Era pronta a qualsiasi novità, tanto ormai …..
Lei aveva la solita gonna lunga fino ai polpacci che alternava ai pantaloni, anche se comunque spesso utilizzava gonne sopra il ginocchio che da seduta accavallando le gambe la costringesse a mettere in mostra almeno una parte delle cosce. Non era certo sua intenzione, ma sapeva che i maiali che la tenevano d’occhio volevano godersi anche l’imbarazzo di quella professoressa apparentemente irreprensibile. Chiaramente salendo le scale era logico che i loro sguardi, ma non solo i loro, puntassero alla rampa superiore dove la prof anticipandoli, era costretta a mettere in mostra cosce e culo, a volte con i collant ma più spesso con le autoreggenti che facevano parte della “divisa” a lei imposta. La stoffa delle mutandine che spesso finiva per infilarsi tra le natiche e a volte anche in mezzo alle labbra della figa, bagnata come sempre più spesso le capitava di sentirsi da quando queste avventure erano cominciate. Sopraffatta dall’eccitazione che comunque la paura, ma anche il fatto di sentirsi a disposizione di chi la voleva era ormai per lei quasi diventata una costante.
Fortunatamente il marito l’aveva avvertita dell’impegno alle 14.30 proprio per quel pomeriggio. Iniziava una collaborazione con una squadra di calcio giovanile e i primi allenamenti a cui doveva partecipare erano proprio il giorno. La figlia si tratteneva a scuola fino alle 17.00.
Alle 15.10 Monica andando ad aprire, dopo aver sentito il campanello alla porta, si è vista entrare in casa senza neanche chiedere permesso e aspettare il suo ok, Remigio, Bruno, i due alunni Alex e Thomas, Antonella la collega che l’aveva sorpresa con il tecnico in aula Magna durante la proiezione, Efisia una supplente arrivata in quel liceo insieme a lei a inizio anno scolastico ma che si sarebbe trattenuta solo due mesi, invece Monica aveva una supplenza per tutto l’anno scolastico e poco dopo erano stati raggiunti anche dal pastore con cui Monica si era trattenuta in quell’ovile fino a quasi notte, la volta che praticamente era stata lei a volersi concedere dopo l’ennesima violenza che però le aveva procurato scosse di adrenalina e piacere talmente potenti da farle pensare di restare lì a vita.
Subito, senza nemmeno salutarsi avevano trovato posto nell’ingresso-tinello su divano poltrone e sedie che però erano rimaste subito vuote visto che le donne erano state fatte accomodare sulle ginocchia dei maschietti, Monica su Remigio, Antonella su Bruno e Efisia su Thomas mentre due degli altri maschi, Alex e Bruno già cominciavano a masturbarsi e Armando, accostatosi alla coppia Efisia/Thomas, stava prendendo il polso della donna per portarsi la mano sul cazzo denudato e farsi fare una sega.
La mano di Thomas immersa tra le cosce strette, piene, un po’ brunite e che quando in piedi erano controluce non lasciavano passare neanche un raggio talmente la linea di confine dell’una sull’altra era ben dritta dalla figa alle ginocchia. Proprio come Monica che era comunque un paio di centimetri più bassa e a differenza di Efisia, le aveva bianche come il latte con un culo davvero ben grande rispetto al corpo.
Antonella, più magra e alta delle altre due, mostrava un sedere più stretto e contenuto, un po’ più alto di quello giunonico di Monica, cosce più snelle che si univano alle ginocchia e vicino alla vagina dove comunque un po’ di luce poteva filtrare, Vedendola così Armando le aveva detto proprio: – Quello spazio che hai in mezzo alle gambe vicino al pelo è giusto per il mio cazzo, scommetto che masturbandomi con le cosce me lo prepari bene per sentirlo duro come il ferro quando te lo infilo in culo o nella figa.
In effetti, mettendosi Dietro Antonella, entrambi in piedi, le aveva infilato il cazzo tra le cosce e si vedeva la cappella spuntare tra le gambe della donna, che contorcendosi e muovendo le gambe anche involontariamente lo scappellava ancora di più, Proprio lo masturbava, tanto che altri due o tre affondi e si sarebbe vista la sborra schizzare dal meato urinario di quel glande stretto tra le cosce di Antonella.
L’uomo, però, lo aveva sfilato prima, non voleva venire così presto, anche se sicuramente non gli sarebbe bastata una volta, voleva godersi quella femmina e possibilmente anche le altre, il più a lungo possibile, così come gli altri maschi non volevano certo farsi bastare una sveltina con quelle tre belle figone che si erano procurati.
Lei, Antonella, sentendosi sfilare il cazzo da mezzo alle gambe si era sentita vuota, persa, l’espressione del viso faceva capire che il piacere che l’aveva già avvolta le era stato improvvisamente negato. Attimi di sconforto, subito però nascosti da un atteggiamento che voleva far leggere a chi la guardava, un atteggiamento tipo: “ porci, mi state costringendo, altrimenti mai mi sarei concessa”. In quell’attimo e nei momenti in cui le sue cosce catturavano il cazzo, questa diventava una evidente bugia.
Il pelo le spuntava fuori dalle mutandine, a un lato e sopra, quelle cosce snelle, brune, veramente ben disegnate e soffici che si stringevano attorno a un cazzo durissimi, erano per il resto degli spettatori lì presenti, uno spettacolo che li eccitava in modo pauroso.
Thomas ha letteralmente afferrato Efisia, lui seduto sulla poltrona l’ha attirata a sé, lei in piedi. Sollevandole la gonna e abbassandole le mutandine aveva di fronte la figa bombata, carnosa, con il pelo curato. Rasato ai lati, la faccia del ragazzo affondava in quel pube, cosce decisamente in carne, non era grassa, ma la polpa c’era, lisce, vellutate. La lingua di lui separava le grandi labbra carnose e gonfie. Lui: – ne hai voglia?- le mani di Efisia sulla testa e sulle spalle del ragazzo a tentare di respingere quegli assalti, ma con nessuna forza e pochissima convinzione. La donna si mordeva il labbro inferiore per non gemere, la testa buttata all’indietro, i capelli castani corti fino a coprire la nuca, arruffati e svolazzanti. Dopo soli pochi secondi, le mani della donna non respingevano più quel piccolo porco, anzi, sull’occipite del maschio, incollavano ancora di più la faccia al pube per sentire meglio la lingua separarle le grandi labbra gonfie di voglia stuzzicarle il clitoride e infilarsi dentro.
Lei: – Porco, sei un porco! Continua, non smettere ora, bastardooooooo Siiiiii ancora, era questo che volevi? Sentirmi godere? siiiiiiiii sto godendo, senti come godo’ Ti piace, vero bastardello? Continua fammi venire ssssiiiiiii
Con sussulti, scatti in avanti del bacino, gemiti e convulsioni, la donna ha inondato di liquido vaginale la faccia del ragazzo schiacciandosela sul pube tenendogli ancora la testa premuta con le mani per non staccarsi.
Una volta separati, lei stava per cadere a terra visto che le forze e le energie le erano state risucchiate dal potente orgasmo, il ragazzo ha appena fatto in tempo a mettersi in piedi, sorreggerla, prenderla in braccio e adagiarla sul divano facendo spostare chi vi era seduto. Il cazzo era gia durissimo, non se lo è neanche fatto succhiare, se è sistemato tra le coscione calde di Efisia, puntando il glande sulle labbra gonfie della figa, aiutandosi con la mano a indirizzarlo meglio, un colpo di reni ed è entrato di brutto con una stoccata.
– Aaahhh- la donna, portando comunque in bacino verso il cazzo.
Un altro affondo del ragazzo e il membro era tutto dentro, avvolto completamente dal canale vaginale. I coglioni sbattevano le chiappe tenere, burrose della donna.
Lui ci dava dentro, con rantoli e grugniti da vero maiale, colpi potenti, secchi, ben assestati. – Ti sventro, ti spacco, ti apro tutta-. Diceva.
Lei: – piano, mi fai male, pianoooooo. Ahiaaaaa.
Lui. – che c’è? Non ti è bastato? Vuoi godere ancora eh? Troia! Allora godi, goditi ancora il cazzo!
Lui ha rallentato. Se la chiavava, non dolcemente ma in modo meno brutale, le baciava il collo, leccava, scendeva con la bocca a succhiarle il capezzolo, palpava la coscia, la stringeva fino a procurarle i lividi.
Lei ansimava, gemeva godeva e veniva. È venuta altre tre volte con dentro il cazzo ben piantato in vagina. L’ultimo dei tre orgasmi, è arrivato nel preciso momento in cui ha sentito gli schizzi di sperma colpirle l’utero con il maschio che si irrigidiva scaricandosi.

Cap. 9

Qualcuno ha chiesto del caffè e Monica non certo entusiasta,. Come padrona di casa si è recata in cucina per prepararlo. Ha chiesto ad Antonella una mano d’aiuto. Le due donne sole in cucina hanno cominciato a parlare di come fossero entrate in quella situazione e dopo il racconto di Monica, è toccato ad Antonella spiegare che due anni prima, in un’altra scuola si occupava anche dello sportello d’ascolto per alunni e genitori.
Tra i vari problemi c’era quello di un 16enne che stava cominciando a far uso di sostanze. Proprio una delle volte che il ragazzo era a colloquio con lei, con la quale aveva legato molto, era riuscita a farlo parlare dei suoi problemi adolescenziali. Antonella era molto dolce e aveva modi molto gentili di porsi verso il prossimo e a volte questi venivano scambiati per altro tipo di interesse, tanto che un giorno lui, l’alunno le aveva chiesto sfacciatamente: – prof lei è gentile con tutti, ma con me in particolare, è perché le piaccio?
Lei a quella domanda non sapeva dove guardare. Ha risposto: – sono una prof e non è il caso.
Lui: – ho capito, mi trova brutto.
Lei: -non ho detto questo, sei un bel ragazzino e non è il caso che ti rovini
Ah, allora le piaccio! Sa prof anche lei a me piace molto. E’ davvero una bella donna, snella, gambe lunghe, scuretta di carnagione, però dovrebbe mettere un po’ di più in mostra il suo corpo, è sempre nascosta dai vestiti.
Lei: -adesso basta con questi discorsi, non siamo qui per parlare del mio corpo e delle mie gambe. L’accenno alle gambe l’aveva colpita.
Nel frattempo il ragazzino si era alzato in piedi e gironzolava per la stanza, la prof rimaneva seduta a un lato del tavolo posto al centro.
Lui: – prof lei ha anche un bel seno. Al che Antonella, scattando in piedi come se qualcosa le avesse pizzicato le natiche, si è trovata praticamente chiusa tra la sedia, il tavolo e il corpo del ragazzo che intanto le si era avvicinato a volerla proprio bloccare.
E’ stato un attimo: si è sentita abbracciare, le mani di lui le ha subito sentite sulle natiche a palpargliele pesantemente, allargargliele e le dita ci finivano in mezzo. Quando lui mollava un po’ la presa non staccando le mani da quella parte di corpo femminile, lei sentiva che le sue chiappe avvolgevano completamente i polpastrelli delle dita del ragazzino e anche se la gonna e le mutandine impedivano ovviamente l’ingresso libero, comunque un po’ le sentiva dentro o almeno portando in avanti il bacino per cercare di evitare quel contatto non faceva altro che stringere le natiche e catturare meglio la punta di quelle dita insolenti ma eccitanti. Inoltre portava il pube verso quello del ragazzi che, avendo la sua stessa altezza, era facilitato nello strusciarci sopra in cazzo che aveva preso decisa consistenza. Tutto questo ha reso più facile far stendere la prof sul tavolo di schiena, con lui che a 90° le stava addosso così da avere la faccia all’altezza del seno di lei che, sempre attraverso i vestiti ha cominciato a baciare. La gonna le si era sollevata fino ai fianchi, una gamba della prof. penzoloni dal tavolo e l’altra, quella la cui coscia era palpata e accarezzata dal porcello, aveva il piede poggiato sulla sedia dove lei poco prima era seduta.
Insomma, lei si trovava in una stanza della scuola stesa un tavolo con le cosce spalancate che in mezzo ospitavano un sedicenne, un suo alunno al quale sarebbe bastato denudarsi il pene per poterla penetrare comodamente, Le mutandine della donna ormai fradice degli umori di lei si erano ridotte a un perizoma che le si infilava tra le grandi labbra e che assolutamente non costituivano nessuna protezione che potesse evitare l’ingresso del cazzo in vagina, anzi, quella stoffa pressando sul clitoride la eccitava di più diminuendone decisamente le capacità di difesa e contribuendo a farle gonfiare le grandi labbra già naturalmente carnose, tanto che passandoci un dito sopra il ragazzo, meravigliato di tanta pienezza ha esclamato: -mmmmm sssiiiiii carnosaaa gran figonaaaaa!-
Strappandole un – nooooooooooooo – mentre quel dito la penetrava, la violava, la violentava.
Lui: – ancora bella stretta! Come piace a me!
Tirando fuori il dito fradicio di miele, il ragazzo lo ha messo davanti agli occhi di Antonella: – guarda prof, inutile che neghi, sei fradicia, ne hai una voglia pazzesca, da quando non lo fai? Nessuno sa se hai un uomo o no, ma da qualcuno ti fai scopare? Chi è il fortunato? Ora il fortunato sarò io!-
Lei: – no porco lasciami nooooo dai non voglio, non qui! Ci vedono tutti. Smettilaaa! – Con le mani lei cercava di respingerlo ma le mancavano le forze.
E’ stato un attimo, dopo aver bussato, il bidello entra senza aspettare la risposta. Il ragazzo fa appena in tempo a sfilarsi da mezzo alle cosce della prof. è visibilmente trafelato, capelli arruffati rosso in volto. Lei, la prof seduta sul tavolo con la camicetta aperta a mostrare il reggiseno blu. Gonna sollevata ancora sui fianchi a mostrare le cosce completamente nude.
Il bidello fa finta di nulla e dice: – prof la cerca il Preside.- il bidello esce. Il ragazzo si dilegua. Lei si sistema alla meglio e comunque con la faccio sconvolta e terrorizzata, si dirige in Presidenza dove tira un sospiro di sollievo venendo a conoscenza del motivo della convocazione: problemi nell’orario delle lezioni dell’indomani ed esigenza di copertura dell’assenza improvvisa di un collega. Il sollievo, pero, dura pochi minuti. Il tempo di uscire dalla segreteria e poco prima della fine delle lezioni si sente chiamare, è il bidello che la trascina in sala computer, tira fuori il cellulare mostrandole due o tre foto scattate chiaramente a porta socchiusa dall’atrio verso la stanza dove poco prima lei stava subendo il potere del ragazzino e che la mostravano stesa sul tavolo con una coscia sollevata e palpata dal piccolo porco, il quale con il busto a coprire quello della donna sembrava godersela fino in fondo. Non c’era stata penetrazione se non con il dito, ma quelle tre foto davano altra testimonianza. Mostravano una scopata in pieno atto, mostravano un alunno che in una sala della scuola si stava fottendo una professoressa e la prof in questione era lei che con le braccia sembrava stringersi al ragazzo e non si poteva certo notare che lo stesse respingendo, dall’espressione del viso sembrava nel pieno di un orgasmo.
Lei era lì da due mesi, chi le avrebbe creduto?
-oggi, a casa ti ci accompagno io-, diceva il bidello. Era praticamente un ordine a cui lei non poteva sottrarsi.
In auto da subito, quasi neanche usciti dal parcheggio della scuola, una mano del bidello tra le sue cosce mentre con l’altra guida, gli occhi di lui sulla strada ma ogni tanto un’occhiata ad ammirare quelle gambe.
Prima di avviarsi per la via di casa della prof., il bidello dirige l’auto verso la periferia. L’idea era chiara: scoparsi Antonella. Lei non parlava, non chiedeva spiegazioni. Sapeva cosa l’aspettava, un semaforo rosso, lo stop della macchina che affianca un camion. Dalla cabina del mezzo escono pesanti apprezzamenti su quelle cosce nude e su come la mano ruvida, potente, forte dell’uomo ci frugava in mezzo. I finestrini aperti sia dell’auto che del camion permettono di sentire bene l’autista del mezzo che dice alla donna in modo volgare che vuole averla lì su, sul camion promettendole un’esperienza che le avrebbe cambiato la vita. Lei stringe le cosce su quella mano, alza lo sguardo perché sia il camionista che il suo momentaneo padrone glielo impongono. Vede un viso di uomo sulla cinquantina, pochi capelli tutti ai lati e sulla nuca, barba incolta, ispida. La immagina pungente sulla carne delicata dell’interno cosce, mentre la lingua le si infila tra le grandi labbra e sul clitoride. Ha un sussulto, il bidello se ne accorge: – Che c’è? Ti piace il tizio? Ti stai immaginando l’idea di essere scopata da lui? Se vuoi mi metto davanti, due colpi di luce di freni e svolto alla prima stradina di campagna e lui ci segue!
Lei: – NO! No, ti prego!
Lui: – sicura? Vabbè comunque in campagna ci andiamo lo stesso perché io ti fotto. In macchina, come una puttana di strada. Poi, se ci segue pazienza. Dopo poco, la svolta sulla destra. In aperta campagna il bidello non perde tempo, si denuda il cazzo e prende la nuca della donna portandole la bocca all’altezza del cazzo. Lei fa poca resistenza. Prova a rifiutarsi ma immediatamente se lo sente in bocca.
Succhia, si rende conto che anche se l’uomo non le tiene più la testa, lei continua a imprimere un ritmo sostenuto che alterna a leccate all’asta dalle palle al glande, tanto da far dire all’uomo: – lo volevi eccome! Che gran troia! Il piccolo ti ha eccitato di la verità? Se ti avesse scopata, magari avresti goduto con lui, ma sono intervenuto in tempo e ora sei mia e vedrai che non ti dispiacerà affatto. Tanto al piccolo gli ho promesso che sarai anche sua, cosa credi, che lui rinunci alla tua figa? Neanche per sogno.
Lei distesa sul sedile passeggero, lui sopra di lei, tra le cosce della donna che gli cingono i fianchi. Una stoccata ed è dentro, lei urla. Le fa male, ma dopo poco si rende conto che sta assecondando i colpi del maschio. Si sta lasciando fottere come lui vuole fotterla e in fondo anche lei, dopo essere stata eccitata dalla situazione a scuola, un ragazzino che se la stava per fare a scuola, anche lei si rende conto di volersi sfogare, di voler dare libero sfogo alla voglia di maschio. Ha un uomo che non vede perché imbarcato e quando torna non sempre lo fanno. Lei ne ha voglia. E’ costretta a soddisfare le voglie dell’uomo che la sta scopando, quale migliore occasione per lasciarsi andare? Sente il cazzo durissimo scorrerle in vagina, si lascia andare, si dimena, urla, graffia l’uomo che la sbatte sempre di più. Viene e non smette di venire. Si fermano, lui si risiede sul sedile autista. Lo distanzia al massimo dal volante. Lei gli si siede sopra dandogli le spalle e lui prima che si lasci andare lo punta sull’ano, lei non vorrebbe ma lui tenendola per i fianchi la costringe a prenderlo tutto in culo. Le fa male, urla, ma muove forsennatamente le chiappe aggrappata al volante. Sale e scende come sale se lo sfila. Lui prendendola per i fianchi la costringe a riprenderlo tutto dentro. Quando le lascia i fianchi lei come una molla, risale sfilandosi il cazzo dal culo, ma lui ce la risiede spaccandola. In quel modo lui ci mette poco a sborrarle dentro il sedere. La tiene, non la fa più spostare e con il cazzo completamente infilato e immerso tra quelle chiappe di donna sborra in modo pazzesco. Grugnisce, ansima, gli scoppia il cuore, è esausto. Con le dita dentro la figa la fa venire gemendo in modo quasi animalesco.
L’indomani ha un’ora libera a scuola. Con la scusa dell’incontro con il ragazzino per lo sportello d’ascolto, il bidello li fa entrare in sala computer, ha lui le chiavi e a quell’ora non è previsto che nessuna classe utilizzi la sala.
I banchi sono messi a U appoggiati al muro con sopra i PC. C’è una cattedra libera da PC, la fa stendere li sopra.
I pantaloni della donna sono via. Le mutandine spostate al lato della figa. la lingua del bastardello la eccita, la fa godere e lei se la gode, le risucchia il grilletto.
Lei stringe le cosce e con le mani preme la testa dell’alunno per far aderire meglio la bocca alla figa; viene. Lui punta il glande per penetrarla e entra senza indecisioni, lei urla e lui le tappa la bocca. Da colpi potenti se la scopa di brutto lei dopo tre colpi di cazzo ricomincia a venire, lui le viene dentro dopo alcuni vai e vieni. Le sta sopra. Ansimano, sono sudati e bagnati. Lei ha schizzato mentre lui le veniva dentro. E’ così che è entrata a far parte di quell’harem.
Antonella racconta a Monica anche quello che sa di Efisia, si conoscono dai tempi dell’Università. Entrambe fuori sede abitavano in appartamenti diversi e ogni tanto l’una andava a trovare l’altra. Già da allora Efisia spesso veniva chiamata per delle supplenze brevi nelle scuole e svolgeva anche delle ripetizioni. Un pomeriggio mentre a casa di Efisia c’era anche Antonella che dalla mensa universitaria dove spesso pranzava, si era recata direttamente dall’amica per passare un’oretta in chiacchiere e caffè, è arrivato il ragazzino sedicenne a cui la padrona di casa, Efisia, dava delle ripetizione. In quel periodo Antonella ventitreenne ed Efisia ventunenne, conducevano una vita abbastanza agli opposti: Antonella molto impegnata anche in gruppi vicini alla parrocchia della zona in cui aveva casa, Efisia, invece, più sbarazzina e incline a divertimenti si lasciava coinvolgere maggiormente in feste e distrazioni. Niente di eccessivo, ma se capitava un’avventura che anche lei poteva gradire, perché no? Cosa che la prima non pensava minimamente nemmeno come remota possibilità.
Una volta, però, Efisia si era trovata in seria difficoltà; quando le avevano proposto una festicciola a casa di amici di amici e si era resa conto che era in pratica un addio al celibato di un cinquantenne a cui partecipavano solo tre ragazze tra cui lei, non conosceva le altre due, a fronte di una quindicina o poco più di maschietti con intenzioni tutt’altro che pacifiche. L’abbondante cena a base di carne e ancora più abbondante miscuglio di bevande con tasso alcolico importante, andava concludendosi e già dalle portare precedenti le mani degli uomini, oltre ad essere impegnate nell’afferrare le ossa della bestia cotta da rosicchiare e spolpare, si intrattenevano su altre polpe ben più vive, palpando tette e cosce delle tre ragazze presenti. Quando le attenzioni degli uomini erano rivolte a una di esse, la più magrolina fra le tre, con un corpicino da apparente adolescente che non mostrava certo i suoi 22 anni, carina, occhi scuri come i capelli abbastanza lunghi oltre le spalle e una frangetta che copriva la fronte ampia, tette piccole, gambe snelle e lunghe a sostegno di un sederino piccolo, tondo e ben tonico e una fighetta che prometteva piaceri intensi, Efisia che intanto era diventata proprietà dei due uomini che seduti a tavola le stavano a fianco, con la scusa di recarsi in bagno era riuscita, complici le bevande e la non piena lucidità degli uomini, a raggiungere l’ingresso e uscire da quella casa dove sarebbe stata costretta a soddisfare le voglie di chissà quanti fra i presenti.
Chissà come e chissà perché, quel giorno il sedicenne sembrava più effervescente, meno disposto del solito a stare tranquillo e a prestare attenzione ai compiti che Efisia, quella volta con l’aiuto dell’amica che si stava trattenendo in loro compagnia, voleva fargli eseguire.
Le due donne erano posizionate Antonella seduta a un lato del tavolo di fronte al ragazzino cha al suo fianco aveva la sua educatrice Efisia.
Uno scatto fulmineo di Antonella che indietreggiando con la sedia si è immediatamente messa in piedi ha letteralmente scioccato Efisia che ha subito preso parola: – ma che fai? Sei impazzita d’improvviso?
Antonella ha risposto: – mi ha toccata!
Efisia: – ???? Chi, ti ha toccata, come se siamo da questa parte del tavolo? Quando?
Anto: – Si è tolto la scarpa e mi stava infilando un piede fra le gambe.
In effetti quando poi Efisia ha guardato bene, il ragazzino si stava sistemando la calzatura dal tallone.
E’ stato un attimo, la mano del ragazzo che le afferra un seno, lo stringe, lei che si sposta bloccandogli il polso e con l’altra mano gli molla un ceffone in piena guancia. Il ragazzo che scappa.
Le due amiche senza parlarsi si lasciano.
Nemmeno tre ore dopo il citofono di Efisia suona. E’ il padre del ragazzo.
-si, buongiorno signorina, mio figlio è rientrato molto prima a casa vorrei capire. Mi ha parlato di schiaffo.
Lei, che no n si aspettava nessuna visita e che da lì a poco sarebbe dovuta uscire, era ancora in vestaglia con sotto mutandine, calzini e pantofole ai piedi, reggiseno a coprire tette abbondanti quasi da quarta misura e t-shirt – ha risposto: -salga. Le apro. Conosceva quell’uomo solo perché aveva preso accordi con lui per l’aspetto economico di quel lavoretto, altrimenti di solito si rapportava con la mamma del ragazzino.
L’uomo, più basso di lei e dei suoi 170 centimetri, con barba incolta, pochi capelli sulla nuca e sopra le orecchie, magro.
Efisia: – Prego, si accomodi.
Lui: – allora? Come sono andate le cose? Io con mio figlio non uso mai le mani, ci discuto e lei che studia pedagogia dovrebbe saperlo.
Lei racconta gli accadimenti, sono seduti lui in poltrona e lei sul divano, come da seduta si sposta, Il lembo della vestaglia le scivola scoprendo la coscia prima che lei possa afferrarlo con la mano per evitare a quello sconosciuto di vederle le gambe, lui che su quella coscia nuda ci lascia gli occhi. Tutto in un attimo.
– Lo vede signorina? E’ lei che provoca, io sono un uomo, ho moglie eppure la sua gamba nuda non può non farmi effetto. Pensi a un adolescente in piena tempesta ormonale!
A quei discorsi lei non sapeva dove poggiare lo sguardo, non voleva essere lì, ma sentiva le parole di quell’uomo la imbarazzavano in maniera pazzesca
-guardi che io a suo figlio non ho lanciato nessun tipo di messaggio di quelli che intende lei. Per giunta lo ricevo in abbigliamento più che adatto: pantaloni e maglioncino anche se a casa mia potrei vestirmi come mi pare. Ma poi, che razza di discorsi; una donna non può mettere una gonna perché lei pensa che voglia chissà cosa? Che mentalità del c…. OPS! Mi scusi! Non volevo
Lui, passando al “tu”: – non volevi? A me sembra che vuoi, eccome se vuoi! Quella vestaglietta non copre niente. Cosce e tettone in vista, mi accogli così a casa tua. A me, un perfetto, si può dire, sconosciuto.
Intanto, alzatosi in piedi si avvicina al divano dove lei, seduta si rannicchia, lui si avvicina e le afferra un polso facendole tastare il gonfiore dentro i pantaloni: -senti cos’hai combinato, mettendomi davanti agli occhi le tue cosce e queste tette magnifiche. Dicendolo gliele palpa, le stringe, le strizza.
Lei si ribella, si dimena, riesce a dargli uno schiaffo. Lui bloccandole i polsi schiacciati sulla bocca dello stomaco, con la mano libera glielo restituisce facendole voltare la testa e con un man rovescio gliene assesta un altro dicendo: – e questo è per lo schiaffo che ai dato a mio figlio.
Lei è stordita, lui le si butta addosso sul divano. Subito un ginocchio a separarle le cosce. Le solleva la maglietta le porta fuori una tetta dalla coppa del reggiseno, le succhia il capezzolo, poi l’altra tetta. Lei si divincola, ma lui con il suo peso la blocca sul divano e continua a baciarle i seni e i capezzoli, lei freme quando una mano le si infila nelle mutandine e un dito la penetra. Ha un sussulti, cerca di chiudere le cosce ma il ginocchio dell’uomo tra esse glielo impedisce.
Lei, a quel punto ha la forza di dire: – ti faccio un pompino ma non mettermelo dentro.
Lui la lascia, si alza in piedi e si denuda il pene, lei in ginocchio sul divano glielo prende in bocca a inizia a succhiarlo, leccarlo, aiutandosi con la mano lo masturba pure.
E’ brava, non ha bisogno che lui le dica, per alternare la lingua sulla cappella o sui coglioni alla succhiata vigorosa con tutto l’uccello in bocca con il glande che le raschia sul palato e arriva alla gola o a succhiargli solo la punta.
Lui sta impazzendo. Non rispetta i patti: la spinge sul divano. Lei ci cade di spalle con li culo al bordo della seduta, i piedi poggiano a terra. Le apre le gambe e in ginocchio immerge la testa tra quelle cosce polpose lisce e calde a leccarle la figa mordicchiandole il clitoride. Ora è lei che è sconvolta. Si dimena come fosse attraversata da potenti scariche elettriche.
Lui non rispetta i patti, la vuole, se la vuole scopare di brutto.
stacca la bocca da quella fica e sistemandosi un cuscino del divano per attutire la durezza del pavimento sulle ginocchia, si posiziona affinché il cazzo sia ad altezza di figa.
Lei non vuole, si dimena. Lui la blocca tenendole i fianchi, lei con le mani libere lo graffia sul petto, il faccia, gli da dagli schiaffi, tutto inutile. Il pene durissimo punta già tra le labbra del sesso della ragazza.
Per infilarlo di colpo come vuole lui, se lo tiene con una mano mentre l’altra è sempre ad afferrare un fianco di lei.
Un colpo di reni. Una stoccata. E’ dentro! Lui grugnisce soddisfatto, lei lancia un urli secco brevissimo, le ha fatto male, ma poi è inerte e accetta passivamente la seconda stoccata, quella che le fa sentire il glande sbatterle la bocca dell’utero e i coglioni sulle natiche.
– bella stretta eh!? Ora te l’allargo bene! Muoviti, fammi godere, troietta! Dai che ti piacerà!
Lei non vorrebbe ma il suo corpo esegue. Movimenti dei fianchi, circolari, la figa va incontro al cazzo, le cosce che massaggiano i fianchi dell’uomo. Non resiste; viene mentre lui se la sta scopando. Lui continua con stoccate potenti, le fa sentire bene quel pezzo di carne che a lei sembra ferro rovente, scorrerle lungo tutta la vagina che gli si stringe attorno, lo cattura e lo munge, tanto che al secondo orgasmo di lei, anche l’uomo si scarica dentro quella fighetta stretta e calda. Soddisfatto le cade con il busto sulle tette e la bacia il collo. Ansimando le sussurra all’orecchio: – dì la verità, non eri mai venuta così, vero? I maschietti ragazzini che ti scopi non ti fanno venire così eh? Lei non risponde ma pensa: è verissimo.
Una settimana dopo, è di nuovo in quella casa dove avrebbe dovuto soddisfare maschi sconosciuti e ubriachi. Stavolta, però, non ha ne il tempo di fuggire e nemmeno di ribellarsi; uno, dopo averla spogliata e portata a letto, se la scopa venendole sulla pancia, un altro la fa girare di spalle e se la incula di brutto praticamente spaccandola e venendole tra le natiche e un terzo le fa ingoiare tanto di quello sperma che i conati di vomito le durano due giorni senza che però lei riesca a tirar fuori dal suo stomaco, neanche una goccia di quel liquido vischioso.
Praticamente è stata la prima rispetto a Monica e Antonella, a cadere tra le grinfie di quei porci. Già dai tempi dell’Università.
Mentre Monica e Antonella preparano il caffè, Remigio e Armando, entrati in cucina hanno chiesto se fosse tutto pronto, ricevendo un semplice e secco “si” da Monica.
Remigio ha preso la parola: -Ok, adesso, facciamo un gioco. Una gara. Armando mette il cazzo tra le cosce di Antonella e io, tra le tue, rivolto a Monica. Voi, con i vassoi in mano, tazzine, zuccheriera e quello che serve, dovrete camminare a cosce strette per non mollare il pene, per portare tutto lì dove sono gli altri, in soggiorno.
Ovviamente non era un invito, ma un ordine. La cosa è riuscita, con molta lentezza e titubanza, le due donne sono riuscite nell’impresa, la lentezza, tutto il tempo occorso, è servito perché i due uomini si ritrovassero con il pene in condizioni mostruose, ancora due passi in quelle condizioni e entrambi avrebbero sborrato in modo pazzesco
Appena poggiato il vassoio sul tavolo, Antonella si è sentita una mano sulle spalle che la spingeva a mettersi a 90° su quello stesso tavolo e Armando da dietro, le ha infilato il cazzo nella figa fradicia, Monica è stata letteralmente trascinata da Remigio in camera da letto, scaraventata sul letto e a cosce spalancate leccata, succhiata, penetrata con due o tre dita in figa e in culo. È venuta quattro volte prima che lui se la mettesse sopra a farsi cavalcare con il cazzo ben piantato in figa. in certi momenti si vedeva chiaro che era lei che se lo stava scopando, quando poi, Monica se ne rendeva conto era come se rimproverasse se stessa di quegli atteggiamenti, rallentava e in quei frangenti era Remigio che da sotto aumentava il ritmo per portarla nuovamente a farsi scopare da lei aumentandone la voglia. Inutile, Monica stava perdendo completamente la bussola. Nel letto che condivideva con il marito, nella casa dove lei, figlia e marito formavano famiglia lei si stava facendo scopare da un estraneo, per giunta le piaceva, non voleva che smettesse e in soggiorno si consumava un’orgia senza che lei facesse nulla per impedirlo.
Lei con un urlo viene con il cazzo di Remigio ben infilato in figa fino in fondo. Lui lo sfila. La fa stendere a pancia sotto le si sistema sopra e gliemo infila tra le natiche. Un altro urlo di Monica.
MMMssiiiiiiiiiiii: – belle chiappe dolci. Prendilo tutto così muovi il culo fammi godere e lei esegue.
Ci vuole poco a renderlo duro come il marmo. Le natiche di Monica indurirebbero anche uno che se n’è appena scopate cinque. Lei viene ancora e anche lui.
Le sta dentro un po’ poi esce
– vado di la ma poi torno, con te non ho finito.
Lei rimane stesa sul letto.
Come la porta della camera si apre, vede Remigio uscire e Thomas il ragazzino che a scuola le ha accarezzato il culo, entrare. Si avvicina al letto, comincia a accarezzarle un polpaccio, lei vorrebbe muoversi, ritirarsi, scacciarlo, ma è completamente senza forze, non riesce a muovere nulla del suo corpo, neanche di un centimetro.
Lui la mette supina, le spalanca le cosce e con la faccia ci si tuffa in mezzo. La lecca, le infila dentro la figa la punta della lingua, le prende il clitoride tra i denti mordendolo piano, poi glielo succhia. La fa venire, lei gli inonda la faccia del suo miele. Lui cambia posizione, si porta con il cazzo all’altezza della bocca di Monica, lei non reagisce neanche quando glielo infila in bocca, ma lo succhia e lo succhia bene facendolo addirittura venire, lui non si stacca, non esce da quella bocca e lei è costretta ad ingoiare.
Si distende a fianco a lei, entrambi rivolti al soffitto, le prende la mano e la guida a farle impugnare il cazzo per farsi masturbare. Vuole che gli torni duro. Vuole fottersela per bene.
Guida la mano di Monica afferrandole il polso, stringe, le fa male, lei per liberarsi dalla presa e dal dolore non può fare altro che proseguire nella masturbazione senza che lui la costringa e lo fa.
Il membro riprende vigore. Lei sempre distesa sul letto, lui le si pazza tra le cosce aprendogliele, si stende su di lei e con un colpo glielo infila fino alla radice.
Le fa male è duro e anche bello grosso. Lei: – ahi
Lui: – mmmssii sentilo, ti apre! Comincia a scoparsela con colpi decisi. Esce lentamente e affonda di brutto. Le morde il collo, le dice all’orecchia che è una puttana e che da quel momento se la fotte quando vuole, tanto piace anche a lei.
Aumenta il ritmo e la durezza dei colpi. La figa di Monica, la sua vagina si stringe sempre di più attorno al cazzo del ragazzino, le contrazioni si fanno veloci, lo abbraccia, gli infila la unghie sulle spalle e sulle natiche, stringe senza accorgersene le cosce lisce calde e polpose attorno ai fianchi e viene con degli spasmi incontrollati, gemendo forte. Viene anche lui. Le da quattro schizzi di sborra in fondo alla figa, rantola, si calma, le rimane sopra poi le si distende a fianco ma con un dito le entra il vagina. Stanno così non si sa per quanto.
Arrivare a fine anno recitando la parte della brava mogliettina, per Monica sarà durissima, ma è quello che ha deciso di fare. L’anno prossimo chissà dove la manderanno dal Provveditorato. Cambierà qualcosa?

Un mio alunno mi ha venduta

Ho già scritto di me e delle avventure che hanno coinvolto il mondo del mio lavoro. Per ora anche se ancora sono riuscita, con un po’ di fortuna, a non far trapelare nulla di quello che accade, ma mi rendo conto che sono nelle mani di altri per poter continuare a apparire la brava, moglie e l’insegnante severa a scuola, ma sempre pronta ad ascoltare i ragazzi e le loro problematiche. Ruolo che mi sono costruita in anni di insegnamento negli Istituti Superiori della provincia a cui ero destinata. Da due anni insegno in città, dove abito. Piccola realtà quasi paesana in cui tutto sommato, ci si conosce un po’ tutti.
Non avevo nessuna intenzione di accettare l’invito del mio alunno quando, durante i festeggiamenti per il carnevale a scuola mi diceva che con alcune compagne e altri due ragazzi della classe di fronte, stavano organizzando un incontro in un locale in città, tra l’altro non lontano da casa mia, per bere qualcosa e stare ancora un po’ insieme, concludendo la giornata con una festa in maschera. Assolutamente mai mi voglio far coinvolgere in queste situazioni. Mia intenzione era chiudere con tutto quello negli anni precedenti è avvenuto e che, devo ammetterlo, è stato frutto di occasionali miei cedimenti ma solo dopo che sono stata costretta a situazioni che hanno finito per coinvolgermi totalmente e di cui, mio malgrado sono stata la protagonista. Era però ora di dire basta e tornare a una vita noiosamente normale. Marito, figlia, casa e scuola. le preghiere, le suppliche dei miei alunni stavolta non mi facevano cedere di un millimetro, tanto che il ragazzo, rivolto ad alcune compagne ha detto: – ragazze, non si fa più nulla: con un ohhhhhh di scoramento come risposta. Una delle due ha detto. Bisogna dirlo ai ragazzi di terza.
Durante la lezione vedevo le facce dei tre, piene di delusione, scoraggiati tristi. Una volta suonata la campana li ho chiamati e siamo andati a parlare in Aula docenti: – mi spiegate perché mi volete coinvolgere?-
Prof. noi con lei ci siamo sempre confidati. Si ricorda quando ho avuto delle difficoltà l’anno scorso? Con chi ho parlato? Con lei.-
Si vabbè, ma in quel caso per me è lavoro, il preside mi ha chiesto di mettere su uno sportello d’ascolto per voi ragazzi-.
Si, va bene, ma i miei genitori e quelli di Marti la conoscono e se viene lei i genitori di Martina la fanno venire e se viene Marti viene anche Francesca, altrimenti siamo io e Mattia con Antonello, quelli dell’altra quinta.
Li ho guardati, erano pulcini spaventati e rassegnati. – Allora, chiariamo: se mi prometterete che a mezzanotte, mezzanotte e un quarto siamo fuori dal locale ok; altrimenti nulla e soprattutto niente intrugli o bevande strane-. Le loro urla di gioia si sono sentite alche in Presidenza, al piano di sopra, tanto che il bidello è accorso quasi 0spaventato a dirci di abbassare le voci.
Dai prof. birra? Eddaiiiii
Ragazzi siete minorenni. Faccio in tempo a cambiare idea.
Alle 20.30 ero a casa di Francesca a prenderla, poi da Martina. Con i ragazzi ci saremmo visti al locale. Mentre aspettavo che Francesca si vestisse, ero in salotto e lei mi ha detto: – professoressa, ma viene vestita così? Pantaloni e camicetta?
Io: perché? Cosa succede?
Lei. –ma è una festa in maschera. Non ha un costume di carnevale?
Io: – no non l’ho.
Ma dai prof siamo tutti in maschera! Aspetti, mia mamma l’anno scorso si è vestita da squow indiana, sa quei vestiti con le frange? Di misure è pressappoco come lei. Dai se lo provi!
Io: – ma no dai, va bene così, l’insistenza della ragazzina non mi ha lasciato scampo. Avevo dei gambaletti come calze e non sarei certo andata lì con le gambe nude sotto quel vestito in pelle che comunque arrivandomi più giù di metà coscia e avendo l’ultima parte fatta a frange abbastanza fitte mi copriva anche le ginocchia. Volevo o una calzamaglia o dei collant grossi che sostituissero i pantaloni. Ho chiesto dei pantacollant ma non è stato possibile averli, però con delle calze sempre della madre della mia alunna, che lei mi ha consegnato, mi sentivo abbastanza protetta. Ovviamente non mancava la coroncina in pelle con una penna al lato della testa. Ai piedi avevo già di mio i mocassini. Arrivati al locale, sorpresa spiacevole: problemi idraulici al pomeriggio ne avevano impedito l’apertura. Delusione
Uno di loro ha preso il cellulare e dopo poco ci ha comunicato che a mezz’ora di macchina un locale con festa in maschera era in piena attività. Ormai ero in ballo; una chiamata a mio marito per avvertirlo della modifica e, visto che c’ero gli ho detto che a quel punto se si fosse fatto molto tardi, anche se avrei fatto di tutto perché ciò non succedesse, avvisavo una collega che abitava in quel paesino e le avrei chiesto di ospitarmi.
Arrivati al locale e impegnato un tavolino e un divanetto, le bevande hanno cominciato a circolare, ma i ragazzi, come promesso si limitavano a coca, aranciata e qualche birra piccola. Quella coca-cola, però nei suoi ultimi passaggi aveva anche del wisky e me ne sono accorta al terzo bicchiere, quando volendo andare in bagno non riuscivo quasi ad alzarmi dal divanetto in cui ero sprofondata, tanto che Martina mi ha aiutata e accompagnata in bagno. Mente passavamo tra chi ballava e chi stava al banco del bar, un commento:- io queste indiane me le scoperei volentieri. Anche se non vogliono; con una manata sulla natica che però insistendo nel non mollare la presa mi si stava praticamente infilando tra le cosce, mi ha gelato. Fermandomi e voltando lo sguardo ho visto un uomo basso e tarchiato, sulla sessantina, alto non più di me circa un metro e sessanta, che dava l’idea del torello, grassoccio ma forte, abbastanza ben messo a livello muscolare. L’ho fulminato con lo sguardo. Lui, con sfida: – Che c’è? Non sei una ragazzina ma sei ben messa, se vuoi ti accompagno in bagno, con una risata, così mi faccio te e questa troietta. Chi è tua figlia? Riferendosi a Francesca che mi accompagnava e che mi ha tirato via dicendo di lasciar perdere. In effetti aveva ragione. Non ci saremo potute difendere. Ha provato a toccarmi ancora, ho fatto un balzo all’indietro urtando un tavolino e rovesciando un bicchiere il cui contenuto mi è finito sulle calze. Chiedendo scusa mi sono offerta di risarcire ma l’offerta è stata declinata.
Siamo entrate in bagno e Francesca mi ha consigliato di togliermi le calze fradice di liquore. Quello che non volevo stava succedendo. Gambe nude sotto il vestito, non corto ma quando mi sedevo, a causa anche delle frange, scoprivano gran parte di cosce. Poi, su quel divanetto l’indumento saliva ancora rischiando di mettere a nudo il triangolino bianco delle mutande. Nell’oscurità non ci si faceva caso, ma chi guardava, vedeva e i ragazzi, lo sguardo lì, lo puntavano eccome!
Tornate al tavolo si erano avvicinati due ragazzi evidentemente amici dei miei alunni, ridevano e scherzavano, uno nel vedermi: – cazzo, bella indiana! Piero il mio alunno: – è la prof ci ha accompagnato altrimenti, niente donne ahah…..
L’altro ragazzo prof si accomodi sul divanetto, si sta meglio. Mi si è seduto vicino e per far posto a Francesca la sua gamba era incollata alla mia, muovendola mi accarezzava la parte esterna della coscia. Come si accarezzava la gamba toccava anche la mia. Il loro accento faceva capire la loro provenienza da zone slave.
Altri sorsi di bevanda e una fiaschetta comparsa dalla tasca. Ho subito chiesto cosa fosse.
E’ liquore di arancia, lo fa mia zia, non è molto alcoolico lo assaggi! Quella bevanda aveva altroché la sua buona dose di alcool, cominciavo a essere assorta nei miei pensieri e a non tener d’occhio i ragazzi che intanto erano in pista a ballare. Lo slavo rimasto al tavolo mi ha invitata in pista, c’era un lento, non volevo, ma lui: – dai così si muove e sente meno le bevande! Ho accattato pian piano la mia testa si poggiava sulla sua spalla e le sue mani scendevano dai fianchi sulle cosce. Volevo bloccarlo ma lo lasciavo fare. Con la sua bocca al mio orecchio: – Sei bella; piena, morbida come piacciono a me le donne: mi piacciono le donne grandi. Sanno scopare bene. Volevo staccarmi da lui, ma non ne avevo la forza. Intanto l’altro slavo è arrivato dietro mentre i miei alunni andavano al tavolo. Mi sono sentita distintamente una mano ad accarezzarmi le natiche e un dito a infilarsi tra esse. Ho raccolto le forze fiondandomi sul divano ma senza far capire nulla ai miei alunni, Le ragazzine si sono alzate per andare in giro. Ero con i tre maschi. Lo slavo che mi aveva invitata a ballare ha detto: – signora, se vuole l’accompagno fuori a prendere un po’ d’aria. Il mio alunno ha detto che mi avrebbe accompagnata lui, ma il tizio ha ribadito: – magari voi tenete d’occhio Francy e Martina, non si sa mai. Io come un automa senza controllo mi sono lasciata abbracciare dallo slavo che all’uscita ha parlato con il buttafuori forse dicendogli che da lì a poco saremmo rientrati. Ci siamo allontanati, lui mi sorreggeva con il suo braccio sotto la mia ascella, la sua mano aveva così facilità di palparmi il seno. Il mio braccio attorno al suo collo e mi teneva la mano perché non scivolasse via, più che camminare, mi faceva avanzare lui e io muovevo i piedi uno dopo l’altro per inerzia ma non mi rendevo conto, E’ così che mi sono ritrovata all’intero di un cancello aperto, praticamente nell’androne semibuio di una casa in costruzione. Spalle attaccate al muro, un braccio del ragazzo a cingermi la vita con la mano che mi palpava le natiche. Con l’altra cercava di denudarmi i seni e io non reagivo, avrei voluto prenderlo a schiaffi, ma mi lasciavo fare tutto. Mi ha abbracciata tirando giù la lampo del vestito dalle spalle. E’ riuscito a denudarmi le tette, le impastava, le frugava, ci immergeva in mezzo la faccia, me le baciava succhiandomi i capezzoli.
Intanto la sua mano era tra le mie ginocchia e come saliva si portava su il vestito. Non avendo più le calze, le mie cosce erano nude e questo non gli dispiaceva affatto: – mmm belle cosce polpose, soffici tutte da palpare come piace a me. Sei tutta da godere-.
Lasciami porco. Non voglio togli quella mano-.
Non ci penso proprio. Vedrai come ti preparo.
Le cosce strette non impedivano alla mano di risalire fino alle mutandine e nonostante tutto a spostarne l’ elastico per strusciare sulle labbra della figa. Un attimo di sbandamento, nonostante fossi stretta tra lui e il muro, mi ha costretta a mollare la presa e aprire leggerissimamente le gambe. Quando poi le ho serrate di nuovo, il suo dito era già dentro in vagina e con il pollice mi stuzzicava il clitoride.
-MMM …. lo sapevo, sei un forno, sei bollente, mi ti faccio qui, in piedi-.
Uno “STRRRAAAPPP” e non avevo più le mutandine, si è aperto i pantaloni, mi ha sollevato le cosce portandosele sui fianchi. Con le braccia attorno al suo collo mi reggevo a lui sempre con le spalle attaccate alla parete. Senza rendermene conto ho stretto per quanto potevo le cosce attorno ai suoi fianchi e i piedi incrociati dietro. Mi sollevava le natiche con le mani per puntare il glande. Il contatto con la figa; è entrato mollando un po’ la presa delle mie chiappe. L’ho sentito tutto subito dentro. Il mio canale vaginale glielo avvolgeva tutto, la cappella mi ha subito sbattuto sulla bocca dell’utero. Mi ha fatto male, ho urlato, lui subito mi ha messo la lingua in bocca e ha cominciato a scoparmi. Più che sentirlo scorrere, mi sentivo riempita e la vagina si stringeva tutta attorno al cazzo, gli si modellava tutta attorno a quel tubo di nervi, lo avvolgeva bene.. Molto duro, abbastanza grosso. Non volevo certo dare soddisfazione a uno sconosciuto, per giunta molto più giovane, ma il mio corpo non rispondeva alla mia volontà. Ho cominciato praticamente subito a godere e dopo alcuni movimenti anche a venire. Se n’è accorto e ha aumentato la forza dei colpi.
-Siiii cosìììììì dai troia vienimi sul cazzo, sei brava. Ne avevi una voglia pazza.

Il primo orgasmo mi è arrivato quasi subito. Ero stupita di me stessa, A parte il fatto che con mio marito mai mi era capitato che praticamente appena penetrata iniziassi a venire, ma neanche le altre volte da quando mi stavano capitando le (dis)avventure raccontate nei precedenti scritti avevo avuto modo di sperimentare quella sensazione. Il dolore della penetrazione violenta che immediatamente lascia il posto al puro piacere. Ci voleva un ragazzino slavo a farmi provare anche questa novità.
Come ha detto lui, gli stavo venendo sul cazzo, duro, grosso, che adesso sentivo scorrere in vagina e mi sbatteva.
Lui: – stringi la figa in modo pauroso. Te lo stai gustando tutto vero? Gran bella professoressa troia.- A queste parole ha seguito un rantolo e un: – cazzo vengoooooo, sborro ssiiiiiiiiiiii ti vengo dentroooooo- Ho sentito le frustate del suoi schizzi di sperma in fondo, mi hanno colpito l’utero, ho sentito il suo liquido denso nelle mie intimità profonde. Sono venuta ancora puntandogli le unghie sul collo e sulle spalle. Avvolgendogli ancora meglio i fianchi con le cosce e strizzandogli il cazzo con la figa. Non volevo tutto questo ma è successo e ho goduto.
Ero rannicchiata a terra, spalle contro il muro, gambe piegate su me stessa. Una voce mi ha riportata lì. Era l’uomo di poco prima dentro la discoteca che diceva: – adesso queste cosce gliele faccio spalancare io. Me la voglio fare subito, sono carico e questa mi fa impazzire. Mi ha afferrata per i capelli, in un attimo avevo il suo pene nudo a contatto con la mia faccia, non volevo certo concedergli quello che voleva: la mia bocca.
-Dai bella, fammi un pompino così poi ti scopo meglio-. Tappandomi il naso e con degli schiaffetti che comunque mi facevano male mi ha costretta. Ha occupato subito la mia bocca, me la scopava. La cappella raschiava sul palato e mi colpiva la gola. Me lo ha sfilato. Hanno visto un telo che copriva dei mattoni, lo hanno steso per terra e mi ci hanno coricata sopra. L’uomo si è fiondato con la faccia tra le mie cosce, la sua barba mi pungeva là, dove le gambe sono più piene, nella carne più soffice e delicata. I suoi colpi di lingua in figa, le sue labbra sul clitoride mi costringevano a catturargli la testa fra le cosce nonostante la sua barba pungente. L’altro slavo usava la mia bocca e poco ci è voluto duro com’era che mi scaricasse la sua sborra in gola. L’uomo mi si è piazzato sopra, le sue cosce tra le mie. Il glande puntava la figa. durissimo non aveva bisogno di indirizzarlo con la mano, la cappella era già tra le grandi labbra carnose della mia figa,me le separava pronto alla stoccata che mi avrebbe aperta ancora. Con una mano mi strizzava una tetta, l’altro braccio attorno al collo. Un rantolo, una spinta. Ho urlato, come è entrato violentandomi mi ha fatto male veramente. –Dai bella, un altro colpo e l’avrai tutto dentro, Ahhhhhh sssiiiiiiiii cosììììììììì. – un altro mio urlo. Stavolta più per scaricare la tensione. Lo sentivo tutto dentro, i coglioni sbattevano le mie natiche e ancora una volte il mio canale vaginale si modellava sulle nodosità del pene. Questa è una qualità che madre natura mi ha dato: la mia vagina recupera elasticità in fretta.
Lui: – cazzo sei davvero ancora stretta. Aveva ragione. Intendendo il ragazzo che poco prima aveva goduto del mio corpo. Poi l’uomo ha aggiunto: – stretta come piace a me. Vedrai che gran scopata ci faremo. Come se io fossi consenziente. Ma con i fianchi cominciavo involontariamente ad assecondare i suoi colpi forti, potenti decisi. Lenti ma decisi e questo ritmo provocava in me decisamente piacere, mi stava piacendo veramente come mi stava scopando. La mano mollava la tetta per scendere sulla cosca dove stringeva. Palpava, strizzava lasciandomi evidenti lividi. Con la sua lingua che mi entrava in bocca, con i suoi baci sul mio collo, con parole alle mie orecchie su quanto mi sentisse porca per come lo accoglievo, quanto mi sentisse della giusta misura per il suo cazzo e quanto mi sentisse bollente ed eccitata (ed era vero, mio malgrado), mi sentivo aperta, spaccata lacerata. Il suo cazzo diventava sempre più grosso e duro come l’acciaio e io muovevo i fianchi il culo e le cosce sempre di più. Non volevo ma era così. Stavo facendo la sua porca. Non smettevo di venirgli sul cazzo finché anche lui mi ha dato la sua sborra, mi sono sembrati centinaia di schizzi, mi sentivo inondata, piena, completamente riempita dal suo cazzo e dal suo sperma.
Mi sono ritrovata prima nel sedile di dietro nella mia macchina con il ragazzo che si era soddisfatto della mia bocca che prendendomi per un fianco e dietro un ginocchio voleva farmi mettere sopra di lui a cosce aperte. Si era già abbassato i pantaloni alle caviglie, voleva scoparmi lì, in macchina, anzi, con me sopra voleva che lo scopassi io, mentre il ragazzo che per primo si era divertito con me guidava, dicendo all’amico: – dai fattela, scopatela, vedrai quanto ti fa godere: questa è di quelle che fa tante storie prima ma appena glielo piazzano bene dentro non capisce più nulla.
Ero inferocita, era vero, tanto che un altro urlo ha accompagnato l’ingresso in me del terzo pene della serata ed ho subito cominciato a dimenare i fianchi, la scopata è durata almeno mezz’ora, lui era già venuto e questo gli permetteva di resistere. Io ho contato netti sei miei orgasmi e addirittura un settimo mi stava arrivando mentre lui mi ha sborrato dentro.
La notte a casa loro ancora i ragazzi si sono soddisfatti con me. Anche con il mio sedere. Uno è venuto anche mentre gli catturavo l’uccello stringendolo tra le cosce, senza effettiva penetrazione.
La settimana dopo, a scuola, il mio alunno non mi guardava in faccia. L’ho preso da parte spiazzandolo con delle domande a bruciapelo: – Ti piaccio? Mi vorresti fottere? Quante seghe ti sei fatto pensando e ricordando come mi hai vista mentre i tuoi amici mi scopavano? Ti è piaciuto vedermi godere? Poi, una richiesta improvvisa: – dopo scuola passiamo a casa mia, mi cambio e mi porti dai tuoi amici slavi. Io non ricordo certo il percorso, nelle condizioni in cui mi avete ridotta. Questa richiesta lo ha letteralmente lasciato di sasso.
L’ho lasciato in macchina ad attendermi per più di un’ora. Ho tirato fuori un vestito che mai avevo indossato, me lo avevano regalato tempo addietro delle amiche che avevano vinto una scommessa sul fatto che mai mi sarei presentata da qualche parte con quel vestito addosso. Arrivava appena a coprirmi poco più in basso delle mutandine, attillatissimo, io che ho fianchi un po’ generosi e natiche diciamo piene ma fortunatamente sode, le avevo ancora più sode quando quell’indumento è entrato a casa mia. Anche sul davanti una scollatura profonda, non nascondeva la linea che divide i seni. Ovviamente il vestito andava indossato senza reggiseno. No. Mai e poi mai! In quell’occasione, invece, era proprio quello che ci voleva. Indossato con uno spolverino sopra che mi assicurava copertura fuori dall’auto, ma in macchina aprendosi non nascondeva le cosce con autoreggenti, il vestito che da seduta veniva ancora su, costringeva il mio alunno a vedere tutte le gambe della sua prof, di quella prof che lui voleva assolutamente farsi ma che per il momento aveva solo visto fottere da altri. Mentre andavamo l’ho costretto a dirmi come aveva organizzato la mia cessione ai suoi amici e quanto gli avessero dato per avermi.
1000 € era stato il prezzo che i due slavi avevano pagato per avermi a disposizione. Per scoparmi. Il vecchio non era previsto. Si era aggregato dopo l’episodio dell’andata in bagno con Francesca. Gli ho detto che era stato anche fesso perché da come mi avevano posseduta, ero sicura che se avesse voluto avrebbe tirato su il prezzo anche in maniera importante.
Sinceramente l’uomo non previsto era quello che di più avevo cercato di respingere durante l’aggressione, ma anche quello con cui avevo provato un piacere talmente intenso, forte, animalesco che se mi avesse portata via con sé non sarei stata in grado e forse non avrei voluto opporre resistenza. Non l’avevo opposta neanche mentre mi caricavano in macchina con gli slavi e neanche mentre sempre in auto uno mi scopava o a casa loro dove ancora entrambi abusavano del mio corpo. Con l’uomo, invece …. non gli sarei certo saltata addosso ma dopo la prima violenza volevo ancora quel piacere. Il piano era che dopo gli slavi, lui, il mio alunno mi avrebbe posseduta, ma l’intervento dell’uomo anziano aveva fatto saltare il progetto e lui era rimasto a secco. Adesso era lì, seduto a fianco a me che guidavo, con le mie cosce sotto i suoi occhi. Lo spolverino non abbottonato si era completamente aperto e questo lo costringeva a vedere anche un po’ di pelle nuda al di sopra della balza delle autoreggenti e un piccolissimo scorcio di mutandine da me scelte con una leggera trasparenza. Aveva il divieto di toccarmi, pena una denuncia a lui e agli altri. Ovviamente dalla scollatura, era in bella evidenza anche un po’ di solco tra le tette. Cercava di non guardare, si girava verso il finestrino, ma io lo richiamavo costringendolo a rispondermi voltando lo sguardo verso il mio corpo. Il bozzo dentro i pantaloni era più che ben evidente. Gli stava scoppiando. Potendolo fare mi avrebbe violentata lì.
I 10 Km che separavano la città di nostra residenza dal luogo dove lui mi diceva stavano i due suoi amici, sono diventati molti, ma molti di più perché per costringerlo a stare con me vicina in macchina, stavo facendo strade e stradine improbabili, anche addentrandomi nelle campagne, tanto che ad un certo punto anch’io avevo difficoltà a orientarmi e la macchina vecchia Citroen AX senza navigatore, che tra l’altro io odio, non mi agevolava di certo, ci siamo effettivamente smarriti. Percorrendo una strada che chiamare asfaltata è elevarla di molto, ci siamo trovati di fronte una casupola e guardando a destra un uomo intento a lavorare un terreno.
Abbassando il finestrino, con un: – mi scusi ……, l’ho distolto dal suo impegno e si è avvicinato nel mentre che io mi coprivo le gambe con lo spolverino che avevo indosso. Chiedendo spiegazioni sul tragitto, non mi sono resa conto che comunque un lembo dell’indumento era scivolato e che la mia coscia era visibile fino a metà. Questo particolare non è sfuggito all’uomo che, interrompendo il suo parlare ha fissato il mio alunno e poi me dicendo: noo, non è possibile, non siete mamma e figlio …. Secondo me non siete nemmeno parenti. Poi una domanda a bruciapelo al ragazzino; – dì un po’ …. Quante altre volte te la sei portata qui a questa per fartela?- poi, a me: – oppure, bella, guidi tu le danze? Secondo me lui è minorenne! Diceva questo con i gomiti appoggiati al tettuccio dell’auto e con gli occhi puntati sulla mia gamba che intanto avevo cercato di ricoprire.
Io: – Ma che dice? Ma come si permette? M a ci lasci andare via che è meglio per tutti, per favore!
Lui: – Eh no! Con uno scatto ha sporto dentro la macchina il braccio e la testa per afferrare la chiave e toglierla per non farci muovere da lì. Ha aggiunto. Siete entrati a casa mia. Vediamo che ne pensano i carabinieri; e con il telefonino si apprestava a comporre il numero.
Ora no, non mi ci volevano altre complicazioni. Semmai più in là avrei denunciato io il tutto ma non ora. Sono scesa dall’auto ed è stato un attimo: mi ha bloccata spalle all’auto, un suo braccio spingeva sulla mia gola. L’altra mano fulminea infilata fra le mie cosce e in questo non ha avuto assolutamente difficoltà visto il mio vestiario e le mie attenzioni a cercare di spingere via quel braccio dal mio collo per cercare di respirare. Cercavo di sfregare le cosce l’una sull’altra per mandar via quella mano, ma ottenevo il contrario: farla sistemare meglio tanto da sentire i polpastrelli già a contatto con le mie natiche e, attraverso le mutandine, la mano di taglio spingere verso l’alto premendo sulle labbra della figa. Il braccio sul collo ha allentato la presa ma solo per infilare la mano nella scollatura e afferrarmi una tetta.
– Mmmmmhhhhsssiiiiiiii sei bonaaaaa!
Ha cercato di farmi inginocchiare senza riuscirci, allora mi ha trascinata verso la parte anteriore dell’auto piegandomi a 90 sul cofano, vedevo dai parabrezza la faccia del mio alunno, spaventato ma eccitato come non mai. Un mio . Aaahhhhiii ha accompagnato l’ingresso violento di due dita in vagina. Il mio alunno ha cominciato a masturbarsi. Una stoccata potente, precisa, netta e non ho capito più dov’ero. Sentivo solo scorrere un ferro rovente nel canale vaginale e colpi che mi facevano sbattere la cappella alla bocca dell’utero, i coglioni sulle cosce e le mia cosce tra cofano e mascherina della macchina. Mi ha voltata, schiena distesa sul cofano, le mie gambe spalancate per aria, lui tra le mie cosce, ancora una stoccata, ancora il suo cazzo in figa. sono venuta mentre mi ha penetrata di nuovo e continuavo a venirgli sul cazzo. Stavo venendo e godendo ancora mentre un altro sconosciuto mi possedeva. Mentre un altro uomo mai visto prima mi stava prendendo con la forza. Mi ha fatto davvero male, mi bruciava quando, finito l’orgasmo, non ho più prodotto il liquido vaginale, ma è stato un attimo. Ho ripreso subito, Un altro orgasmo è arrivato quando il mio alunno sceso dall’auto, continuando a menarselo si è avvicinato a noi mentre scopavamo e ha cominciato ad accarezzarmi l’esterno coscia dal ginocchio fino alla natica. Più che carezze erano violente palpate. L’uomo che nel mentre si godeva la mia intimità, spingeva il ragazzino per allontanarlo ma lui tornava alla carica. Sono venuta ancora mentre vedevo sborrare il ragazzo, con l’uomo ancora dentro di me che dopo un altro buon numero di colpi mi si è scaricato grugnendo da autentico porco. Non gli bastava, rimessa la sua attrezzatura dentro le mutande, mi stava trascinando verso la casupola, non volevo. Ho urlato, mi dimenavo, stavolta il mio alunno e arrivato in mio soccorso e ha colpito l’uomo sulle gambe con un bastone, nel frattempo che lui si riprendeva siamo riusciti a salire in macchina, fare inversione e andare via.
Non volevo che il mio alunno si sentisse appagato, gli toccavo il pene attraverso i pantaloni, gli ho detto di farmelo vedere ancora, non gli è sembrato vero, non ho neanche finito di dirglielo che lo aveva già fuori semi rigido. Adolescenza, ormoni a palla, lo infilerebbero anche nel buco della serratura.
Gli ho intimato di accarezzarmi tette e cosce, lo vedevo smarrito, non capiva, ma non se lo è certo fatto ripetere. Arrivata a farlo diventare duro, ma duro veramente, prima però che cominciasse a venire, l’ho mollato all’improvviso togliendomi le sue mani di dosso e riprendendo il ruolo che fino a prima dell’ulteriore spettacolo porno in cui ero stata costretta a mostrarmi a lui, avevo deciso di ricoprire. Avevo ripreso la mia vendetta. Cosi, in quelle condizioni siamo arrivati a casa dei due ragazzi slavi che non credevano a quello che vedevano: la donna, la femmina per la quale avevano pagato fior di euro, adesso era lì, pronta ancora a soddisfare le loro voglie e questa volta senza bisogno di vincerne la benché minima resistenza; anzi …….. ero io che li incitavo e li stuzzicavo dicendo loro che se tutto quello che sapevano fare con una femmina eccitata era ciò che la scorsa volta mi avevano fatto, beh, allora, dicevo loro, siete proprio dei bambini. Questo faceva venire loro il sangue al cervello. Mi si sono scaraventati addosso, buttandomi sul letto, in pochi secondi ero completamente nuda. Le loro mani su tutto il mio corpo, le loro bocche a succhiarmi i capezzoli: uno ciascuno. Poi, mentre il primo mi offriva il suo pene da succhiare, l’altro piazzava la faccia tra le mie cosce. Mi infilava la lingua in figa, smetteva un po’, mi mordicchiava e succhiava leggermente il clitoride. Mi baciava la figa come se mi stesse baciando in bocca. Godevo come una matta e succiavo vorace il pene che mi invadeva la bocca. Venivo, non capivo quanto ma gli venivo in bocca. Finché uno mettendosi a pancia in su, mi ha fatto spalancare le cosce per cavalcarlo. Me lo stavo facendo. L’altro, dopo avermi fatto sfogare ballando sul cazzo dell’amico, mi si è piazzato dietro, mi hanno bloccata e dopo pochissimo li avevo dentro tutti e due.
La sottile membrana che divide vagina e culo sembrava volersi lacerare dallo sfregamento di quei due cazzi grossi e durissimi. Mi faceva male, ma godevo, godevo e venivo fino a quando entrambi mi hanno sborrato dentro, uno in culo e un altro in figa. Ero esausta, ma anche loro.
Non ricordo dopo quando mi sono ripresa dal torpore. C’era solo il mio alunno che non si era azzardato a toccarmi. Non siamo andati dall’uomo, ma rientrati a casa ognuno a casa propria. Mi sono messa a letto e ho detto a mio marito quando è rientrato, che stavo male.
L’indomani ero a scuola e alle quattro di pomeriggio in auto con il mio alunno. Destinazione casa del porco che il giorno della festa in costume mi aveva fatto godere come non pensavo si potesse. Siamo arrivati da lui e neanche il tempo do bussare avevo già le sue mani addosso. Non facevo in tempo a gustarmele su una zona del mio corpo che già si erano spostate. Gli piacevo e a me era piaciuto come mi aveva scopata. Se n’era fregato del mio piacere, ma proprio la sua rudezza e crudezza, il pensare a se stesso e basta mi aveva fatto impazzire di piacere. Forse era da tanto che non scopava. Dire che era duro non rende l’idea, sembrava una barra d’acciaio ed era così che lo volevo ancora.
Non mi ha deluso poche succhiate, un po’ di sessantanove e lo avevo dentro. Per qualche istante devo aver perso i sensi, poi un minuto di dolore lancinante che quasi lo imploravo di smettere, ma poi solo piacere. Piacere intenso, pazzesco, furia da animali. Finché di nuovo dolore quando ha voluto che gli stringessi le natiche attorno al cazzo. Ha voluto il mio culo. Anche allora, attimi di dolore. Bruciore pazzesco, poi il calore del piacere. Mai, mai, mai provate sensazioni così. Pazzesco! Il suo unico commento prima di rinchiudersi in bagno e poi vestirsi e uscire di casa è stato: -hai un vulcano tra quelle cosce. Ma cosa te ne fai di un anello al dito se poi chi te lo ha messo non ti sa trattare da femmina quale sei, quando arrivano i momenti giusti? Sei troppo per lui? Viene appena tu glielo stringi in figa? Hai bisogno di maschio!
Sentivo le guance avvampare, sicuramente il rossore era evidente, perché pur non volendolo ammettere, lui forse aveva ragione e me ne rendevo conto solo adesso. Però amavo mio marito, poi c’è mia figlia e di cambiare lo status non se ne parla proprio, ma lui aveva ragione.
Vedendomi imbarazzatissima, una risata lo ha colto e avvicinandosi mi ha palpato infilandomi ancora la mano tra le cosce e un dito in figa. Ho avuto un fremito. Lui: -Sei incontentabile, hai tanto di quel sesso represso …………. Sei già nuovamente fradicia, ne hai ancora voglia e se mi aspetti quando torno ricominciamo. Oppure sai dove trovarmi. Ero indecisa, ma sono andata via.
Dalle 17,00 siamo andati via alle 21.00. Litigata furibonda con mio marito.
L’indomani di nuovo a scuola, gonna un po’ lunga sotto le ginocchia, autoreggenti e mutandine leggere. Non so nemmeno io perché non i soliti pantaloni comodi, non volevo certo farmi scopare a scuola, ma la mia vendetta continuava.
Non mi è sembrato vero, mentre spiegavo notavo il mio alunno senza che se ne accorgesse, lo vedevo distrarsi con il cellulare in mano e lo sguardo rivolto oltre i vetri della finestra. E’ stato un attimo, due secondi di rabbia furente; dopo essermi rassicurata che non mi avesse colto in situazioni strane come per esempio che muovendomi non mi si fosse sollevata la gonna scoprendo le cosce, cosa molto difficile perché l’indumento finiva al di sotto delle ginocchia e anche se di stoffa non pesante, in aula non c’era certo vento che ne potesse sollevare i lembi, richiamando la sua attenzione ho detto: – visto che non mi trovi più interessante, parole di cui subito mi sono pentita, potevo dire: – visto che non trovi interessante la lezione,- perché non prosegui il tuo rapporto con il telefonino fuori dall’aula? Anche nell’atrio ci sono le finestre, anche da lì puoi ammirare il panorama sai!? Senza battere ciglio e con tutta calma si è alzato e mentre si guadagnava l’uscita, passando vicino alla cattedra senza fermarsi, mi ha rivolto un occhiolino e un cenno del capo come a dire –raggiungimi-. Un gesto impercettibile, di cui nessun altro si è accorto, almeno nelle mie speranze. Prima di chiudersi la porta dietro di sé, si è voltato e dall’atrio con una mano mi mostrava lo schermo del telefono, in cui però non c’erano immagini, e con l’altra mano mi invitava ancora a raggiungerlo. Il messaggio era chiaro: -Ti voglio mostrare qualcosa-.
Che cosa? Nell’attimo in cui chiudeva la porta, mille pensieri nella mia mente: aveva contattato qualcuno di coloro i quali ormai mi conoscevano intimamente? O qualche altro uomo che ancora non avevo incontrato? Stava guardando qualche video o foto delle mie prestazioni? O peggio stava facendo circolare del materiale? Attimi di terrore, ancora una volta mi aveva presa; dovevo raggiungerlo prima possibile. Era mercoledì, alle 11,15 avrei finito e sarei andata via, ma a un quarto d’ora dalla fine della lezione, il bidello, bussando, si è affacciato in aula per dirmi che mi volevano in Segreteria, offrendosi di stare lui a badare ai ragazzi, come da ordini che aveva ricevuto.
Prima di scendere di un piano, sono andata a far pipì nel bagno dei professori. All’uscita mi attendeva lui, l’alunno che avevo sbattuto fuori dall’aula poco prima. Mi ha spinta facendomi rientrare nell’anti bagno e subito, mettendomi spalle al muro, la sua mano mi si è infilata tra le cosce, sotto la gonna. Lui: – Sei calda! Io: – ma sei impazzito? Già per quello che mi hai fatto finisci in riformatorio, poi se dico che mi hai costretta qui a scuola sei finito. Non sentiva ragioni, lo avevo addosso. Mi ha costretta a entrare in uno degli stanzini dei wc. Ha chiuso. Lo avevo incollato dietro, il suo arnese sulle chiappe. Le sue mani a coppa sulle mie tette. Le soppesava e palpava attraverso maglioncino e reggiseno, poi giù, sulla gonna a sollevarla fino ai fianchi, non volevo urlare ma volevo liberarmi, inutile. Spostando l’elastico ha messo a nudo la figa scorrendo con il polpastrello sul taglio tra le labbra, ha affondato prima uno poi due dita, mi sono morsa le labbra e gli imprigionavo la mano tra le cosce, respiravo affannosamente dopo un attimo di apnea quando è entrato.
Sfilando la mano e staccandosi leggermente si è denudato il cazzo. Me lo puntava tra le gambe sempre da dietro, voleva possedermi lì e sarebbe riuscito nell’intento se non glielo avessi catturato tra le cosce. Abbassando lo sguardo vedevo la sua cappella spuntare tra esse. Le labbra della figa gli si poggiavano sopra, sfregavano su quel pene non grossissimo, duro, abbastanza lungo che dando il colpo di reni, la cappella spuntava fuori tutta mentre glielo massaggiavo con le cosce strette attorno. Praticamente gli facevo una sega a cosce strette. Avrebbe voluto fottermi, ma è venuto così, schizzando sulla parete, dandomi il suo seme che la pelle delle mie gambe ha accolto. Ero fradicia, Le labbra della figa ancora gonfie di voglia
-Puttana! Ma tanto prima o poi vedrai se non mi ti faccio di brutto …. E magari ti metto anche un bambino in pancia, tanto sei ancora giovane e figli ne puoi ancora fare-. E’ uscito. Mi sono sistemata alla meglio e sono corsa in Segreteria con la paura che si leggesse in faccia il mio essere sconvolta e comunque eccitata, dopo tutto questo.
Certo, vedendomi nella solita veste di professoressa, mamma,moglie, seria e irreprensibile e anche abbastanza severa, nessuno poteva sapere che le cosce sotto la mia gonna, abbastanza carnose (non sono certo grassa), lisce, tra le quali quando sono davvero eccitata, mi si sviluppa un calore che a volte mi mette anche in imbarazzo, avevano appena soddisfatto un sedicenne catturando tra esse il pene, massaggiandolo e stringendoglisi attorno fino a farlo sborrare, però sapevo bene che se veramente eccitata, il mio comportamento era insolito. Piccole cose come rientrare in casa perché avevo dimenticato qualcosa e rientrare una seconda volta perché uscita di nuovo senza averlo preso, sbagliare il nome di qualche alunno ( cosa non così scandalosa) quando in condizioni normali non mi capitava mai, non ricordare di aver dato un appuntamento a casa ad un’alunna (difficile a maschietti, meglio evitare) e dover disdire altri impegni presi quando l’interessata mi suonava alla porta, insomma stupidaggini, sciocchezze così che però, chi mi conosceva davvero anche dal punto di vista dell’essere femmina, quindi solo mio marito almeno fino a quando le mie (dis)avventure non sono cominciate, sapeva interpretare bene. Era proprio a mio marito che all’improvviso ho pensato e quel pensiero mi ha trattenuta dall’entrare in bagno e provare a far da sola anche se sicuramente non mi sarebbe bastato. Non sapeva certo nulla e quello che era successo non me lo ero cercata io, ma mi sentivo in colpa, quantomeno per non essere stata in grado di non provare piacere le volte che ero stata praticamente costretta a concedermi. Un piacere violento, improvviso, che mi ha catturata e a cui non ho avuto la forza di sfuggire, animalesco.
Il pene del ragazzino tra le mie cosce, sentirlo indurire poi afflosciarsi, il denso della sborra di un altro estraneo sulla pelle in un luogo, la scuola, che sentivo un po’ casa, dove mai mi sarei immaginata potessi essere a rischio, mi hanno resa vulnerabile e in quei momenti tale mi sentivo, avevo paura di trasmettere involontariamente dei messaggi che facessero percepire questo mio stato. Sarebbe bastato che qualcuno mi sfiorasse o che anche leggermente tenesse a contatto il dorso o il palmo della mano sulle mie intimità per procurarmi piacere da cui non sarei stata in grado di staccarmi fino a pieno soddisfacimento. Mi sobbalzavano in mente i viaggi in treno per studiare all’Università con le carrozze strapiene o sui mezzi pubblici appiccicati gli uni agli altri, oppure al cinema, mi era capitato di sentire mani addosso e per timidezza non reagire; ecco cosa mi veniva in mente in quel momento oppure mi tornava alla memoria il porco di uno dei padroni di casa che ci provava pesantemente con noi studentesse, come scritto nei racconti precedenti.
Il pensiero di mio marito, come avrebbe reagito sapendo tutto visto che abbiamo sempre privilegiato la sincerità ad ogni costo basa per la piena fiducia?
Ovviamente sapeva di alcuni miei flirt da studentessa, come sapeva che a volte essendo timida da ragazza non reagivo subito e questo, che comunque ancora in parte succede, veniva scambiato per consenso. No n di rado in viaggio, i porci che mi si incollavano addosso riuscivano a fare i loro porci comodi non nel senso che mi lasciavo scopare, ma palpata per bene, strusciamenti fino a sentire il loro godimento e qualcuno che mi seguiva fin sotto casa c’è stato. Non ho mai ceduto. Fino agli episodi ricattatori di cui ho già scritto. Di questi ultimi lui non sapeva nulla.
Volevo arrivare a casa con tutta l’eccitazione, la voglia, la lussuria che mi sentivo addosso. Mi sarei concessa a lui totalmente e sarebbe stato l’inizio della confessione di tutto all’uomo che amo e con cui faccio l’amore appassionatamente, in modo dolce e romantico.
Però, la rudezza, la decisione forte, cruda, il fare da bestie dei maschi ai quali devo ammettere, mi sono concessa anche completamente dopo tentativi strenui di difendermi, tutti resi vani dalla forza di quegli uomini, ma anche dal mio cedere presto, lasciavano, e tutt’ora è così, in me sensazioni, piaceri, voglie, che si calmano attraverso i ripetuti orgasmi, ma che all’improvviso divampano ancora, senza pietà. Come riuscire a comunicare a lui tutto questo? Come dirgli che tutto questo mi aveva cambiata? Come dirgli che essendo usata e abusata mi sento più femmina? Lo accetterà?
A scuola ho tardato. Sono arrivata a casa che mio marito e mia figlia stavano uscendo e un bacio con un – a stasera- sono state le uniche parole tra noi con un sorriso mentre saliva in macchina: era sereno; io un po’ meno.
Una doccia, mutandine e reggiseno, un vestito con delle bretelline che lo reggevano sulle spalle, con la fila di bottoni sul davanti, da appena sopra il seno fino a coprire le ginocchia e un paio di sandali ai piedi, In casa stavo comoda. Non erano passati cinque minuti e il campanello ha suonato.
Era lui. Il porcello del mio alunno.
Ovviamente mi guardavo bene dal farlo entrare, stavamo al cancello, in strada.
Io: – cosa vuoi? Cosa ci fai qui? Vattene!
Lui: – ho visto tuo marito con tua figlia. Li ho fermati allo stop, ho detto che sono un tuo alunno e che avevo urgenza di parlarti, chiedendo se potevo disturbarti un attimo.
Tuo marito mi ha sorpreso perché ha detto di conoscermi e sa che sono un tuo alunno. Gli hai per caso detto di noi?
Io: – DI NOI…..??? ma che dici!?? Come parli!??? Ma quali noi?? Tu sei pazzo!
Avevo descritto un po’ la composizione delle mie classi ed era anche vero che il ragazzo in questione era abbastanza noto alle cronache cittadine per le bravate di cui si era reso protagonista con i suoi amici, tutti provenienti da ambienti non certo da monache di clausura o fraticelli francescani.
Allora prof, mi fai entrare o ti vedono con me da sola senza tuo ,marito?
Io:- Forza entra, muoviti. Ma ….. attento a quello che fai?
Un sorriso da un’orecchia all’altra da parte sua mentre si fiondava in casa. Gli ho chiesto come conoscesse mio marito.
-Prof. Siete persone in vista, questa è una cittadina. Ma poi….. con una moglie come te …! Sua risata
-Cosa vuol dire una moglie come me?
– ma dai prof ……… sei bella, sei bona e forse non immagini neanche quanti maschietti vorrebbero stare un po’ di tempo soli con te
Mio pensiero: maiale schifoso! Un fremito alla schiena mi è arrivato eccome. Mi sono vista per un momento a disposizione di tutti, Distesa chissà dove a cosce spalancate o cavalcando maschi sconosciuti di cui non individuavo il volto presa da dietro, l’impressione di mani dappertutto; ma era anche un brivido di compiacimento da donna, da femmina.
La sua domanda è arrivata come una fucilata, così, senza preavviso, le ginocchia hanno leggermente ceduto mi ha fatto addirittura vacillare: – Prof, ti ho sentita mentre mi facevi sborrare stringendomi il cazzo tra le gambe. Tremavi tutta e sai, non credo fosse per il freddo visto che ancora un po’ e me lo squagliavi con il calore che stavi tirando fuori tra quelle cosce da sballo che la natura ti ha dato. Dimmi la verità, hai goduto e mi sei pure venuta sul cazzo, è vero? Dai dimmelo che ti sono piaciuto!
Sai perché? Perché anche i due miei amici quando ti hanno scopata, ti hanno sentita tremare da testa a piedi mentre venivi. Quando ti arrivavano gli orgasmi mentre ad entrambi stritolavi il cazzo con pla figa e con il culo.
Scommetto che anche il cazzo di quel vecchio porco che si è aggiunto la sera fuori dalla disco, ti ha fatto lo stesso effetto. Oppure lui di più? Forse più esperto di noi? So che si è fatto un bel po’ di tue colleghe e anche alcune mamme di tue studentesse. Ci ha detto che preferisce le donne un po’ più grandi rispetto alle ragazzine. Io e i miei amici invece ce le facciamo tutte. Tutte quelle che ci capitano, anche nonne.
Mentre parlava cercavo di non ascoltare, cercavo di pensare ad altro. Non riuscivo però a smettere di immaginare alcune mie colleghe che davano soddisfazione al porco conoscevo le case di alcune di loro, inviti per una chiacchierata, un caffè, qualche cena. Conoscevo la disposizione delle stanze, dei mobili … Questo mi faceva fantasticare immaginandole scopate negli stessi letti dove lo prendevano dai rispettivi mariti. Loro distese sulla schiena a cosce spalancate e lui sopra che ci dava dentro. Oppure che lo cavalcavano furiosamente gustandosi il cazzo o sul divano o distese sul tavolo in soggiorno o cucina farsi fottere a gambe all’aria o prese da dietro. Dallo stesso maiale che mi aveva posseduta molto meno delicatamente di come si scopa una puttana pagata per strada. Buttata per terra sopra un telo sudicio. Era stato il modo di prendermi che più mi aveva fatto sentire femmina più che donna. Il modo in cui io non potendo opporre resistenza avevo provato sensazioni talmente forti, sconvolgenti, animalesche che già mentre mi leccava, il piacere era arrivato improvviso, senza che io potessi controllarne minimamente gli effetti. Già mentre affondava la lingua in vagina avevo cominciato a sentire l’arrivo dell’orgasmo e pur non volendo dimenavo i fianchi in modo osceno, stringevo le cosce attorno alle sue guance, sentivo pungere la sua barba nella parte più carnosa e delicata dell’interno delle mie cosce, vicino alla figa e mi piaceva, mi piaceva molto. Pensavo al fatto che le pochissime volte che ho acconsentito di farmi leccare da mio marito ho sempre preteso che si radesse la barba. Volevo che le sue guance fossero lisce come quelle di un bambino, come io ho la pelle proprio lì in quella parte di cosce che nel bagno della scuola hanno stretto il cazzo del ragazzino con cui adesso ero sola in casa mia. La parte più soffice delle cosce con cui lo avevo masturbato e fatto venire.
Mentre il mio alunno continuava a raccontare e si avvicinava a me, pensavo a mio marito, al fatto che l’intenzione era quella di raccontargli tutto dopo aver fatto l’amore con lui come mai prima e per questo ero arrivata a casa eccitatissima dopo l’episodio a scuola la mattina. Ma lui, il mio lui, era uscito e io avevo di fronte la persona che in quello stato mi ci aveva messa e che ora, parlando cominciava ad avvicinarsi a me. Stupidamente sono rimasta lì, dall’altra pare del tavolo mentre lui si avvicinava cingendomi da vita con le braccia, facendo aderire il suo cazzo, già molto duro, al mio sedere. Lo aveva ancora dentro i pantaloni ma, abbassandosi un po’, mi faceva sentire la punta tra le natiche. Le ginocchia mi hanno ceduto e questo non ha fatto altro che favorire il suo glande accolto da natiche paffute e, a quanto mi stava facendo capire lui, ma anche chi precedentemente con il mio culo aveva fatto i suoi porci comodi, ancora attraenti e invitanti. Ero seduta sul suo cazzo molto, molto duro. I vestiti, io in abitino leggero, come descritto prima e mutandine in pizzo, lui in pantaloni un po’ larghi e sicuramente boxer dove il pene era abbastanza libero di muoversi, impedivano certo l’effettiva penetrazione, ma non gli impedivano di farmelo sentire bene. Il suo glande mi puntava nel solco tra le natiche.
Il vestito, anche abbottonato, tra un bottone e l’altro, lasciava lo spazio per le dita che volevano infilarcisi. Lui mentre mi abbracciava costringendomi a schiacciargli il cazzo con il culo, lo faceva. Una mano al seno e una sulla figa. le dita dentro il vestito hanno sganciato i bottoni in quelle zone. Le stesse dita dentro una delle coppe dei reggiseno a raggiungere il capezzolo, stimolarlo giocandoci. Le dita dell’altra mano hanno sganciato dall’asola due bottoni all’altezza delle mutandine , la mano si poteva cosi infilare bene tra le cosce che tenevo ben strette, ma questo non bastava a impedire, anzi, era ancora più eccitante, anche per me e aumentava i miei timori per la previsione che il momento in cui mi sarei lasciata andare completamente sarebbe arrivato prestissimo. Lo spostamento da un lato dell’elastico delle mutandine, il dito che si infila in figa, fino in fondo, il cazzo, ormai di ferro che preme sul culo. Non ho capito più nulla. Stordita, annullata, come in preda ai fumi. Mi ha riportato alla realtà un calore intensissimo, il dolore per l’ invasione. Mi stava possedendo nel modo più osceno: il suo cazzo infilato tutto in mezzo alle mie natiche, per giunta non riuscivo a stare ferma e muovendo il culo glielo massaggiavo. Con due dita mi masturbava fino in fondo e l’altra mano a palparmi il seno.
Lui: – aaahhhhhhhhh sssiiiiiiiiiiiiiiiiii, meraviglia sei fantastica. Chiappe dolcissime, tette da paura e mi stai risucchiando le dita… oooosssshhhhhhhhhhh siiiiiiiiiiiii se continui così tra un po’ mi fai sborrare
Gli ho allagato la mano con il succo della vagina mentre mi scaricava lo sperma in fondo, nell’intestino. Sono bastati cinque minuti perché mi chiedesse di succhiarglielo. Gli ho risposto, prendendo un tono da donna che era stata costretta a edere alle prepotenze di un uomo,seppur di giovanissima età, che non se ne parlava proprio. Gli ho intimato che doveva andar via. Sapevo bene però, che se ci avesse riprovato non gli sarebbe venuto difficile possedermi ancora e non sarei stata in grado di opporgli resistenza. Ne avevo voglia anc’io, ma non volevo darla vinta a un ragazzino. Un mio alunno.
Proprio in quel momento il campanello di casa ha suonato: ho pensato alla mia salvezza ma anche un filo di sconforto e delusione mi ha assalito: lui non poteva più provarci. Ovviame4nte mi sono mostrata a lui come contenta che qualcuno arrivasse. Aprendo il cancello mentre lui non ne voleva sapere di rivestirsi, con mia preoccupazione, mi sono trovata davanti un uomo sulla sessantina. Altezza pari alla mia, circa un metro e sessanta, un po’ panciuto, stempiato, mai visto prima.
Lui: – sei Monica? Alla mia risposta affermativa ha proseguito: – Bobo è dentro?
Io: – Bobo? Bobo chi? Qui non c’è nessun Bobo .
Intanto spostandomi di lato con un braccio, ha cominciato ad avanzare nel vialetto che dal cancello arriva alla porta di casa. Io cercavo di fermarlo senza riuscirci.
Lui: – si , Bobo, Thomas, il tuo alunno quello che mi ha detto che ti scopa. Poi . girandosi verso di me . – Ma … è vero che gliela dai? A vederti sei una gran figa. bassottina e pienotta, ma a darla a un sedicenne vuol dire che tuo marito è proprio una frana e una come te non se la merita proprio!
Entrando in casa ha subito visto il mio alunno che non si era proprio minimamente sognato di rivestirsi.
-ah … allora sei qua …! Poi vedendolo senza pantaloni … non dirmi che te la sei fatta qui in casa sua! Cazzo ….. che bastardo sei … Ahahahah …
L’hai costretta o c’è stata? Parlavano come se io non fossi lì. Mi sentivo umiliata, ma sapere che uno sconosciuto era a conoscenza delle mie avventure sessuali, che praticamente mi facevo sbattere da un mio alunno ed ero praticamente la sua bambola per il sesso, che prestava anche ad altri, mi eccitava e non riuscivo ad evitarlo.
Il mio alunno gli ha risposto: – gliel’ho messo in culo. All’inizio non voleva, ma poi … ha goduto come una troia. Vero prof.? Cazzo praticamente è stretta sia in figa che in culo, eppure so che non sono certo io il primo. L’ho anche vista mentre altri se la scopavano e le godevano dentro.. figurati!
Ah prof lui e il meccanico dell’officina dove ci siamo fatti un po’ di tue colleghe … oltre che a casa loro.
Poi, rivolto a lui: – dai, dille chi è l’ultima che ti sei fatto, raccontalo alla prof, magari, anzi, sicuramente si eccita e si bagna nuovamente, tanto ogni volta che la tocco è fradicia.
Il meccanico: -ah si … la suorina!! Era entrata perché le si era alzata la temperatura del motore del pulmino che usano loro, le suore dell’asilo. Lei, però non credo sia ancora suora effettiva anche se sta con loro, si era dimenticata di controllare il liquido di raffreddamento e aveva già fatto un po’ di danni, quando le ho detto che telefonavo alla Madre Superiora per concordare il pagamento è sbiancata. Mi pregava di non chiamare che avrebbe pagato lei, ma che doveva andare a prendere i soldi e a quel punto … cosa vuoi … già ero a cazzo duro -. Con un pezzo di ragazza così ….. Minchia se me lo ha stretto con quella figa che si ritrova. Per lei era la prima volta. L’ho portata nell’altro locale, dietro perché urlava, non voleva Mi ha fatto sudare per metterglielo dentro. Mi ha anche graffiato, ma poi ….. dopo che si è sentita due dita in figa … mmmm … mamma mia che sballo …! All’inizio tutta no non voglio. Bastardo porco lasciami e io mi eccitavo di più. Poi ha cominciato con -no ti prego sono vergine …. lì non ci ho visto più. In effetti già sfilando le dita .. un po’ di sangue …
Le ho spalancato quelle coscione e ho cominciato a leccarla. Mi stringeva le cosce sulle guance, un calore pazzesco, quando gliel’ho sbattuto dentro ha urlato come un’indemoniata. Ma dopo tre colpi di cazzo stava già venendo. Mentre me la facevo la sentivo ogni tanto: -oh mio Dio , vengo … vengooooooo ah godoooooooo. Lo avrà detto per almeno tre o quattro volte. Era talmente stretta che una volte infilato non sono riuscito a toglierlo fuori. Dopo averle sborrato dentro,sentivo ancora la sua figa stringermi il cazzo. Continuava a muovere il culo e quelle cosce fantastiche che si ritrova. Le sono rimasto dentro e me lo ha fatto diventare più duro di prima. Altra grandissima scopata. Avevo anche paura di averla ingravidata. Poi tre giorni dopo me la sono vista presentata mentre chiudevo. Non abbiamo fiatato. Ho chiuso, siamo entrati dentro e senza dire nulla si è messa in ginocchio. Sublime pompino. Bocca stupenda. Poi ovviamente ….. culetto tutto mio. Anche in questo caso è stato stupendo: culetto intatto, non sono riuscito a durare molto, ma gliel’ho aperto alla grande e non voleva andarsene.
Piace anche a Giulio e mi ha chiesto se la prossima volta può esserci anche lui o lui al posto mio. Gli piace un casino e se la vuole fare di brutto.
Cercavo di far finta di non ascoltare, ma quel racconto faceva i suoi effetti, la mia eccitazione aumentava incontrollata e mi maledivo perché non riuscivo ad evitare che mi accadesse. Conoscevo la protagonista ventitreenne, una ragazza che già da bambina abitava con le suore avendo perso precocemente i genitori,Il tizio che raccontava, visibilmente eccitato, non riusciva a staccare gli occhi dalla mano del ragazzino affondata tra le mie cosce e che io non riuscivo a sfilarmi da li. Eravamo seduti uno a fianco all’altra ad di là del tavolo, mentre chi raccontava seduto in poltrona di fronte a noi poteva vedere tutto.
Immaginavo la ragazza, era davvero bella, più alta di me di almeno dieci centimetri, slanciata, capelli lunghi castano scuri, come gli occhi. Non molto seno, ma un fisico da statua. Effettivamente il suo sedere non passava inosservato e anch’io avevo sentito dei commenti di uomini nei suoi confronti. A scuola essendo colleghe avevamo approfondito la reciproca conoscenza, mi aveva invitata dove abitava, dalle suore e io l’avevo invitata a casa mia, non eravamo distanti, solo un paio di centinaia di metri.
Una mattina mentre entrambe avevamo finito le lezioni e salivamo sulla mia auto, un tizio che non ho capito come sia potuto entrare nel cortile della scuola, avvicinandosi a noi ci ha chiaramente detto cosa voleva farci.
-Con voi due in scuderia, un uomo si risolverebbe la via alla grande. Ci penserei io a farvi mettere in mostra la mercanzia che nascondete sotto quegli stracci che vi mettete addosso.-
Avvicinandosi alla ragazza ha potuto allungare la mano per toccarle la figa. una toccata veloce. Lei ha reagito con un urlo, cercando di allontanare quella mano, come ha indietreggiato , ha battuto il sedere alla macchina. L’uomo ha infilato di più la mano tra le cosce della giovane prof per poi sfilarla, annusarsi le dita e andarsene calmo con un sorriso a tutti denti. Noi, senza dirci nulla, siamo salite in macchina. Non abbiamo fiatato per tutti i cinque minuti o poco più del tragitto da scuola alla zona dove entrambe abitiamo. Un semplice ciao, nessuna voglia di commentare e ognuna a casa sua.
Nessuna delle due nei giorni successivi è voluta tornare sul fatto, anzi, cercavamo di non farci vedere molto insieme.
Quei ricordi suscitati dal racconto dell’uomo seduto di fronte a me, mi hanno distratto dal provare ancora a tentare di togliere la mano che il ragazzino teneva sempre di più affondata tra le mie cosce. Seppur non arrivava a toccarmi il sesso, mi procurava piacere.
Il tizio che raccontava ha esclamato al ragazzino: – sei un vero porcello, te la vuoi godere ancora vero? Ti piace ? Non ti do torto. Guarda che cosce …. che tette! Me la voglio fare anch’io. Dicendo questo si avvicinava e quando mi era a fianco ha allungato una mano afferrandomi un seno e strizzandomelo. Mi ha fatto male, sono scattata in piedi cercando riparo dietro il mio alunno ancora seduto. Lui si è alzato e anziché difendermi mi bloccava i polsi dietro la schiena dando modo al porco adulto di denudarmi le tette, massaggiamele e prendere i miei capezzoli tra le sue labbra.
Presa di peso hanno individuato camera da letto e mi hanno buttata sul letto dove faccio l’amore con mio marito.
Mani su tutto il corpo, nuda in pochi istanti, dita in figa e in mezzo alle chiappe. Baci e leccate in tutto il mio corpo. Il cazzo dell’ultimo arrivato tra le mie tette, poi in bocca, la cappella che mi sbatteva la gola, poi, una volta ben duro, il glande che mi separava le natiche cercando l’ano. Trovato, si limitava a stare all’ingresso, cominciava a bruciarmi. La mano del ragazzini tra le mie cosce, spingeva il mio sedere verso quel cazzo, tanto che l’uomo ha detto: – lo vuoi eh …? puttana! Vedrai come ti soddisfo tra un po’. Poi rivolto al ragazzino: – Lasciamela fare. non ho molto tempo. Devo tornare al lavoro. Tanto sono sicuro che con questa mi ci divertirò ancora.
La cappella dentro, bruciava, cominciavo a non capire più nulla. Un affondo e il cazzo era nel mio culo. Le mie urla soffocate dal cuscino in cui quello che mi inculava mi spingeva la faccia, ma già al secondo affondo non urlavo più.
-Bravaaaaaaa si cosììììììììììì muovi il culo. Vedi che ti piace .. e facevi tante storie … gustatelo, goditelo tutto. Poi rivolto al ragazzo: – E’ talmente stretta che me lo sta scuoiando. Gran femmina. Se continua a muoversi così e a stringere mi fa venire subito. mmmmSsssssiiiiiiiiiiiiiiiii.
In effetti, io sotto a pancia in giù, lui sopra di me con il cazzo tutto tra le mie natiche, i suoi coglioni a contatto con le labbra della mia figa. sono venuta mentre mi si scaricava nmell’intestino. Quattro fiotti potenti.
Si è sfilato, è rimasto un po’ sul letto, poi rivestendosi diceva al mio alunno di non rovinarmi troppo perché mi voleva ancora.
Intanto il mio alunno, prendendomi il polso me lo ha messo in mano e io senza rendermi conto ho subito iniziato a masturbarlo. Mo sono un po’ ribellata ma senza risultato quando me lo ha messo in bocca.
Mi ha fatto stendere sul letto e mi si è messo tra le cosce. Guardandomi in faccia ha detto: – ti ricordi quando ti ho detto che voglio venirti dentro? Non me ne frega nulla se ti metto incinta. Voglio venirti dentro e basta.
Io: – ma tu sei pazzo. No smettila non farlo non voglioooooooo lasciami schifoso.
Stoccata. Il cazzo del mio alunno dentro di me. Pompava, mi baciava il collo, mi sussurrava all’orecchio quanto gli piacevo, quanto mi sentiva calda e accogliente, quanto gli piaceva sentire le mie cosce morbide che gli cingevano i fianchi.
L’ho pregato ancora di venirmi fuori. Lui : – la tua gran figona voglio godermela tutta. Fino in fondo. Fino alla fine. Sono venuta stringendomi a lui, graffiandogli le spalle con le unghie puntandogli i talloni sulle natiche per sentirlo più in fondo, mi sono data a lui senza ritegno. Mi riempiva. Sentivo il suo cazzo in pancia, nel cervello. Sono venuta ancora mentre sborrava in fondo alla mia vagina. Non sono rimasta incinta. Gliel’ho detto. La sua risposta: – voglio farti fare un bambino.

 

 

 

 



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