Michela e il tecnico del computer

-Non ci capisco proprio niente di queste cose. Se non fosse stato per lei, adesso sarei totalmente fregata.
-Si figuri, era una sciocchezza.- rispose il tecnico del computer.
-Lei non capisce, io il pc lo uso per lavoro e se lei non fosse riuscito ad aggiustarmelo in tempi record, mi avrebbero sicuramente rotto le scatole.
-Comunque il suo non è un pc, è un Mac.
-Vede che non ci capisco niente.
-Quanto le devo?
-Niente.
-Come niente?
-Ad una bella ragazza come lei non si possono spillare soldi.
-Sì, ma lei il lavoro l’ha fatto.
-Al limite mi offrirà un caffè.
Michela non era una ragazza in cerca di un cavaliere dall’armatura scintillante. Si riteneva una donna emancipata e non sarebbe mai caduta vittima della cavalleria. Lei era un’amazzone.
-Facciamo così… un caffè mi sembrerebbe troppo poco.- sorrise, mentre le sue mani iniziarono a massaggiare il pene del tecnico, sopra i jeans.
Non sembrava un ragazzo abituato ad esser massaggiato da ragazze di quel calibro, bastava guardare la montatura dei suoi occhiali per capirlo.
-Wow, devo dire che questa tipologia di pagamento sembra essere molto meglio di un semplice caffè al bar.- rispose.
-Sì, poi il caffè al bar qui di fronte non è dei migliori.- disse Michela, levando i pantaloni al ragazzo.
Il pene era eretto e premeva per uscire dalle mutande. La ragazza si mise in ginocchio ed afferrò i suoi boxer coi denti, trascinandoglieli fino alle ginocchia.
-A meno che non accetti la Mastercard.- sorrise.
-No… mi dispiace, è una politica aziendale.- ironizzò il tecnico.
Una leccata del membro in lunghezza e poi dritto in gola. Michela era molto brava nel sesso orale.
Riteneva che saperlo succhiare bene facesse parte del decalogo delle femministe. Si era allenata nei locali, nei bar, sotto le scrivanie e una volta anche all’aria aperta, in un vicolo cieco.
La sua bellezza era stato un dono del cielo e non sfruttarlo sarebbe stato da veri idioti, oltre che una mancanza di rispetto divino.
-Ah. Se ti servisse assistenza anche per i telefonini… non esitare a chiamarmi, ok?
Michela bofonchiò una qualche risposta, mantenendo il cazzo di quel ragazzo ben saldo tra labbra e lingua.
Era proprio l’utilizzo della lingua a rendere perfetti i suoi pompini. Quello che molte donne non riuscivano a capire era che la lingua doveva essere ben posizionata sul labbro inferiore, per permettere al pene di entrare ed uscire in un condotto ben lubrificato e fresco.
La respirazione e il riflusso esofageo erano un problema, ma con l’allenamento si poteva imparare molto. In pratica: più bocchini facevi e più diventavi brava. Lei era molto brava.
Non aveva mai perso tempo a pensare se quello facesse di lei una troia. Amava il cazzo e non se ne vergognava. Aveva leccato anche molte vagine, ma nulla era come un bel cazzo duro e caldo.
-Cazzo, sei veramente brava. Ti adoro.- sussultò il ragazzo.
Era uno di quelli che adorava… probabilmente a breve le avrebbe dichiarato anche il suo amore. Molti lo facevano quando li faceva venire nella sua accogliente gola raccogli-sperma.
Anche per far raggiungere prima l’orgasmo agli uomini aveva un trucco. Bastava far focalizzare il loro sguardo nel suo.
Li guardava con lo sguardo di una cerbiatta dei cartoni animati, mentre continuava a succhiargli il cazzo come un aspirapolvere a tubo degli anni settanta. Quella cosa li faceva impazzire e, a quanto pareva, faceva impazzire anche quel nerd che aveva iniziato a contorcersi sulla sua sedia girevole con rotelline.
-Ti amo.- disse, sborrando tra quelle labbra dolci e seducenti, capaci di far sognare gli uomini più di ogni film porno racimolato su internet.
-Dio, quanto ti amo.- sorrise, accasciandosi sulla sedia.
Michela trattenne ancora per qualche secondo il membro del ragazzo nella sua bocca. Quando si dedicava a qualcosa, lo faceva dall’inizio alla fine. Ingoiò e, sorridendo, si rimise a sedere sulla sedia dell’ufficio.

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