Metro B

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Viaggiare in metropolitana è qualcosa che mi eccita sempre parecchio, soprattutto nei tempi estivi. Questo settembre non è dei migliori purtroppo ma venerdì sono riuscito ugualmente a scovare una milf intenzionata a farsi guardare.

È un gioco di seduzione che dura solo poche fermate. Un rapporto mentale più che fisico che piace a entrambe le parti e non deve mai sfociare in altro. Come ogni gioco erotico si deve essere in due a volerlo, altrimenti che gusto c’è?

Devo farmi dodici fermate e sono ancora in piedi con il braccio che si regge all’asta della carrozza. Preferisco sedermi solo quando vedo qualcosa d’interessante davanti a me. Nel vagone ci sono una ventina di persone, alcuni posti a sedere liberi. Le porte del vagone si aprono, una coppia di coreani esce lasciando entrare una ragazza che avrà avuto sui trentacinque anni, forse quaranta. Gonna chiara, gambe senza calze, capelli di un biondo raggiante e magliettina aderente che le metteva in risalto il seno e un po’ di pancia che mi fa sempre venir duro il cazzo al pensiero di passargli la cappella sopra e sborare. La ragazza si siede al posto libero davanti a me, poco distante da un’altra signora che per tutto il viaggio ha guardato in terra ascoltando musica da un cellulare. Ma lei no, la ragazza dai vestiti chiari subito ricambia il mio sguardo e ci fissiamo per pochi secondi.

Decido di sedermi al posto di fronte a lei. Controllo la stazione e ho ancora da affrontare sei fermate. Gioca con le gambe aprendole e chiudendole come se non ci fosse nessuno di fronte a lei. Anzi, mi correggo: come se ci fosse un guardone davanti a lei.

Il mio cazzo si fece subito duro e presi a fissarle le cosce, la pancia, il seno fino ad arrivare agli occhi. Accennammo un sorriso d’intesa solo nostro. Avanzai leggermente il bacino per farle capire che il mio pisello era duro per lei.

Lo vide e accavallò le cosce chiudendole. Non potevo più intravedere le mutandine bianche che indossava. Quando arrivò alla stazione altre persone uscirono dal vagone e rimanemmo una decina. Eravamo distanti l’uno dall’altro.

La ragazza mi regalò l’ultimo l’ultimo momento di eccitazione di quel lunghissimo viaggio: si guardò attorno senza darlo a vedere e aprì le cosce lasciandole aperte per qualche secondo, il tempo per poter capire che le mutandine candide erano in realtà infilate tra le labbra depilate. Una figa pacioccosa da leccare e scopare, ecco cosa nascondevano quelle cosce stupende. Ma il gioco era terminato ed era stato bello ed emozionante.

Mi alzai, sempre con la mia erezione e mi avvicinai alle porte. La sua mano destra si reggeva sull’asta affianco al bottone per aprire le porte, era ad altezza del mio cazzo. Lo avvicinai alle sue dita, senza sfiorarle. Dal pantalone largo che indossavo si poteva notare la cappella gonfia che voleva quasi uscire da li dentro. Avvicinai il bacino di un paio di centimetri così da poter sfiorare le dita della ragazza. La mia cappella si gonfiò ancora di più e le dita di lei si sollevarono per accarezzare il cazzo. Come il muso di una tartaruga che cerca cibo, il mio pisello spingeva verso la padrona che per gioco gli accarezzava il mento.

Le porte si aprirono e uno sguardo fugace tra me e la ragazza diede il giusto addio a quell’incontro occasionale profondo, leggero e felice per entrambi.

La mia erezione svanì pochi secondi dopo, come il vagone che si allontava dalla mia vista. E mi piace pensare che la ragazza ora abbia accavallato le gambe, le abbia chiuse e sia felice per un po’. Il tempo giusto per dimenticarci.

Pino Milosi

Blog: I Racconti Erotici, Racconto: Metro B

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