Maria la troia

Racconto Erotico di Maria la troia

 

Tutti avevano una troia della scuola, quando andavano alle superiori. Maria era la nostra troia.

Lei faceva seghe ai ragazzi per quindici euro. Per l’epoca era davvero una cosa sconvolgente. Con soli quindici euro potevi procurarti una bella sega da quello splendore di Maria.

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Il fatto era che quella ragazza non aveva nulla della classica troia. Non era una di quelle bellezze volgari, al contrario, sembrava una ragazza tutta casa e chiesa, quando in realtà era una troia a tutti gli effetti.

Solo nella mia classe, sette ragazzi si erano fatti masturbare da lei. Io non ne avevo mai avuto il coraggio.

La sognavo molto spesso e più di una volta ero stato tentato di andare da lei, pronunciando quella frase che era diventata talmente famosa che i ragazzi la sussurravano quando passava nei corridoi della scuola: mi fai una quindici?

La cosa sorprendente è che Maria, proprio quella Maria che alle superiori distribuiva seghe per soldi, in questo momento è seduta in uno dei tavoli dell’azienda per cui lavoro. Sono sicuro al cento per cento che sia lei. Chi potrebbe mai scordarsi una topa del genere?

È vestita elegantemente, con un tailleur nero ed è impegnata a chiacchierare coi brocker del settore nove.

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Io mi piazzo al mio solito tavolo e inizio a mangiare il mio panino, fissandola come un leone avrebbe fissato una gazzella sexy. Era ancora così fica.

I tempi erano decisamente cambiati, al momento ero un uomo con un buon lavoro ed una posizione sociale rispettabile; un tizio coraggioso.

Decisi di farlo. Era giunto il momento di esercitare la mia posizione all’interno di quell’azienda per cui gettavo il sangue da quattro anni.

Mi alzai, gettai nel bidone della differenziata la carta del mio panino e mi diressi verso il tavolo dei brocker.

Mi avvicinai alle spalle di Maria e senza presentarmi, dissi ad alta voce -Me la fai una quindici?

C’ero riuscito. Avevo pronunciato quelle fatidiche parole. Non potevo credere di aver fatto una cosa così meschina e geniale al contempo.

Maria si girò con uno sguardo incredibilmente infelice.

-Ciao Maria, ti ricordi di me? Facciamo il liceo assieme.

-Certamente, come stai? Da quanto tempo. Andiamo a prendere un caffè.- rispose, visibilmente infastidita.

La guardai camminarmi davanti con quel suo bel culetto ancora sodo e affusolato. Una volta arrivati alla macchinetta del caffè, mi guardò e assicurandosi che nessuno ci avrebbe potuto sentire, iniziò a parlare.

-Se dici anche solo una parola sul mio passato ai nostri colleghi, io ti uccido.

Beh, sicuramente non era più l’angioletto delle superiori. Non riuscì ad intimorirmi. A tutti i miei amici aveva risposto con un lavoretto di mano e al sottoscritto, invece, rifilava una minaccia. No… non ci potevo stare.

-Potremmo accordarci diversamente. Tu potresti farmi una quindici ed io non dirò niente.

Lo so, era un ricatto ma ero eccitato come un leone.

-Che stronzo.

-Lo so.

-Andiamo in bagno.

La portai nel bagno degli uomini, entrammo e chiudemmo la porta a chiave. Per prima cosa le diedi quindici euro.

-Credi che abbia bisogno di quindici euro? Sono una manager.

-Lo so, ma io ti ho chiesto di farmi una sega per quindici euro e quello che avrò sarà una sega a quindici euro e tu non puoi fare altro che accettarli.

Era così bello umiliare quella che era stata la troia della scuola. La ragazza che non riuscivo ad avvicinare per timidezza.

Mi slacciò i pantaloni ed iniziò a farmi una sega. Era proprio come l’avevo sempre immaginata: professionale e distaccata. Probabilmente, in quel momento come allora, i suoi giochetti di mano funzionavano perché Maria si estraniava, pensando ad altro.

Lo squallore era un eccitante naturale.

-Cazzo, secondo me la tua vera vocazione è fare le seghe. Sei davvero brava. Potresti guadagnare davvero molto.

Non rispose.

-No ti fermare. Cazzo, non ti fermare.

Venni.

-Cazzo, mi hai sborrato sul tailleur. Come cazzo ci torno adesso a lavoro?

-È un problema da troia. Risolvilo.

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