L’incesto mattiniero



pompino al vecchio

-Allora io vado a comprare la frutta. Sei sicuro che non ti serva niente, Bruno?- domandò Elena.
-No, no. Sei molto gentile a chiedermelo, ma non mi serve davvero niente.
Elena era sempre molto contenta quando suo fratello andava a trovarli. Si vedevano talmente poco che il tempo sembrava non bastare mai a dirsi tutto quello che si sarebbero voluti dire.
Erano fratello e sorella, cresciuti assieme e divisi dai rispettivi lavori.
Elena uscì per andare a fare la spesa, lasciando suo fratello e sua figlia da soli in cucina, intenti a mangiare pane e marmellata.
Virna aveva diciotto anni e quella mattina, non avendo lezione all’università, avrebbe passato la giornata a casa.
Bruno si alzò e si mise a sedere a fianco a sua nipote, lasciando scivolare la mano tra le sue cosce.
-Cosa fai, zio?- sussultò la ragazza.
-Accarezzo la mia nipotina, perché? Non posso?- chiese.
Quel gesto la spiazzò del tutto. Non sapeva assolutamente cosa fare. Non aveva una risposta e non aveva nemmeno un atteggiamento da indossare per difendersi da quelle mani. Rimase semplicemente ferma.
-Stai tranquilla, piccola, non è nulla di strano.- disse, infilandole la mano sotto le mutandine, in cerca del clitoride.
La ragazza si bagnò quasi subito, sotto il magistrale tocco di suo zio.
Era una cosa da pervertiti, ne era perfettamente consapevole, ma quell’uomo ci sapeva davvero fare.
I ragazzi con cui era stata non l’avevano mai toccata in quella maniera. Sembravano un po’ dei ciechi intenti a tastare le pareti di un nuovo appartamento, mentre lui sapeva esattamente dove mettere le mani.
Bruno toccò il seno acerbo della ragazzina, eccitando a dismisura. Era una situazione molto piccante e l’incesto non faceva altro che condire ulteriormente quel sapore difficile da mandare giù senza tossire.
-Ti piace?- domandò Bruno.
Nessuna risposta. La ragazza non sapeva se interpretare quel momento come uno stupro o come un gioco erotico a cui anche lei voleva partecipare passivamente.
L’unica cosa che sapeva era che non voleva che suo zio si fermasse.
Con una mano strinse il tavolo della cucina, soffocando in lei un urlo di piacere che avrebbe tradito la sua espressione traumatizzata.
-Lo sento che ti piace. Qui sei bella bagnata, troietta.
-Continua.- rispose, accarezzando la guancia di suo zio.
voleva che quelle mani la portassero verso un orgasmo di quelli da film.
Voleva godere come non aveva mai goduto prima.
Bruno la prese e la sbatté sul tavolo, sfilandole i pantaloni per poi infilarle dentro il suo membro.
Era successo in un attimo e d’incanto si erano ritrovati a scopare sul tavolo della colazione, su cui Elena preparava la colazione ogni mattina.
-Lo sapevo che eri una gran troia.- disse.
Era vero. Era una troia. Desiderava con tutta se stessa che suo zio la prendesse. Lo provocava sempre coi suoi modi di fare lascivi e maliziosi.
-Avanti, avanti, avanti!
-Scopami. Voglio essere scopata.- gridò, raggiungendo l’orgasmo
Bruno si eccitò molto nel vedere sua nipote godere in quella maniera così scomposta. Era ancora bravo a fottersi le ragazze. Quello era un dato di fatto.
Tolse da Virna il pene e le disse di mettersi in ginocchio. La ragazza ubbidì e, una volta in ginocchio, accolse in bocca il cazzo dell’uomo, iniziando a fargli un pompino.
Succhiava come una vera pornostar. Era esperta e capace.
Le piaceva molto quel pisello. L’incesto non era mai stato così romantico e dirompente.
-Ah… ciucciamelo tutto. Vai. Così.
La sua nipotina gli stava facendo u pompino. La sua perversione non poteva essere più appagata.
Finalmente era riuscito a farsi in ogni modo quella ragazzina che lo costringeva ogni notte a sognarla, vista la sua infantile bellezza.
Avrebbe voluto poterla ricordare sempre in quella maniera, umiliata e con il suo cazzo in bocca.
Uno schizzo di sperma affondò nella sua gola in maniera impetuosa. Era il giusto modo d’iniziare la giornata.
A breve Elena sarebbe ritornata a casa e loro avrebbero finto che nulla fosse successo, sebbene Virna sentisse ancora il sapore dello sperma di suo zio ancora sulla lingua.

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