Libidine violenta – Una sporca trappola

Sesso violento racconti erotici

Judith ascolta in silenzio le chiacchiere di due amiche. Non ha ancora superato del tutto il suo trauma. E’ il suo chiodo fisso, la sua ossessione, il fango che l’ha sporcata e l’ha segnata per sempre. Si chiude in sé stessa e comincia a raccontare la sua storia…

Maria, una delle sue amiche, conosce bene i sogni e la sensibilità di Judith, ma non conosce un segreto che si porta ‘dietro’ da mesi…

“Lo amavo così tanto… mi ha segnato la vita…” confessa Judith con l’aria assente.

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Maria non capisce. Le chiede: “Ti ha fatto conoscere i suoi?”.

Eccome, se li ha conosciuti. Così a fondo che neanche s’immagina…

La piccola Judith vorrebbe starsene a bocca chiusa ma è più forte di lei.

Racconta una vicenda scomoda.

“Lui non era in casa, quel giorno…”.

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Lei stava aspettando Francesco, il suo ragazzo. Era arrivata a casa sua in anticipo. Le toccava aspettare in silenzio, nel disagio più totale, in presenza dei fratelli cafoni di lui.

Uno dei due bifolchi, ad un certo punto, aveva rotto quel silenzio scomodo raccontando storielle pesanti, ridendo come un ubriaco. Si faceva sempre più volgare e la guardava dalla testa ai piedi squadrandola come una gallinella da spennare. Mirko, l’altro fratello pieno di tatuaggi, era un coatto. Uno di quelli che non ha peli sulla lingua.

“Lasciati toccare, zoccoletta…”.

Judith preferiva dare del lei per mantenere le distanze: “Ma come si permette?!”.

Mirko la provocava giocando col suo orgoglio: “Francesco non è un tipo geloso. Ci dividiamo tutto, non lo sapevi?”.

Il suo ragazzo non arrivava. Era tutta una trappola, una maledetta trappola.

“Che fregnetta depilata, patatina…” il massimo del romanticismo di cui il fratello più grande era capace.

“Mi fa schifo! Schifo…” si difendeva lei, impaurita da quei due maniaci. Le si era ghiacciato il sangue e la fica. Ma non aveva scelta. Doveva obbedire.

“Zitta e succhia!” ha comandato il più grosso trascinandola nello stanzone da ristrutturare, tanto umido da sembrare una cantina.

A bocca piena e fica torturata da quella lingua volgare, le era crollato il mondo addosso.

“Soffocala di cazzo!” tifava per lui il tatuato coatto.

Quel ragazzone l’aveva impalata in un attimo senza neanche aspettare che si bagnasse. Lo stanzone si riempiva di porcherie urlate da quel grosso maiale dalla barba incolta, mentre se la trombava divertito sbattendole in pancia un’erezione durissima.

“Scopati la puttanella che mi faccio una  pippa…” gli diceva il tatuato preparandosi un cazzone marmoreo.

Sbattuta su e giù, le sue ovaie scosse chiedevano pietà. Un’esperienza indescrivibile. Quella mano da operaio maldestro sul seno, due uccelli che le volavano in bocca spingendo a turno, due pali anonimi nella pancia contratta.

“No… noooohhh…!!!!!”.

“Sei rossa in faccia come una cagna in calore… scopa, scopa che ti fa bene…”.

Il tatuato le piazzava la sua stecca in buca e l’altro faceva il tifo per il suo compare come se stesse allo stadio ad ansimare per la sua squadra del cuore. Una scena assurda, grottesca. Rideva sguaiato, il tatuato, mentre l’altro fratellone sudava e si dava un gran da fare a perlustrare in lungo e in largo quella fichetta ingenua.

“Un cazzo vale l’altro, no? Uhhhhhh!”.

A pecorina le sembrava di scoppiare. Il pisello indemoniato durava e s’induriva senza tregua. Non ne poteva più, povera piccola… ma il peggio doveva ancora venire.

Il tatuato, che per tutto il tempo le aveva fatto assaggiare il cazzo in bocca, aveva preso la mira per piantarsi con un paio di colpi ben assestati nel suo culo inesperto. A lui piaceva farle urlare di dolore, le sue lupacchiotte prese per i fondelli.

“Ti scavo come un bue… ohhhh!”.

La trattava come una prostituta da quattro soldi e lo sperma saliva, saliva fino a inondarle l’intestino, facendo durare l’inculata non più di tanto.

“Adesso, se permetti, si accomoda mio fratello… se la merita pure lui una bella inculata, dopo una giornata di lavoro…”.

E’ entrato, pure l’altro, sondando il buco inondato di sperma per sfogarsi come un animale appena uscito dalla gabbia. Lui durava, ci godeva, frenava lo scoppio, spaccava e allargava e le gonfiava lo sfintere facendolo bruciare.

“Adesso arriva la pappa… arriva…” avvisava lui in procinto di stapparsi.

Preferiva l’idea di sporcarle la faccia. Liberava lunghi getti sul visetto arrossato. “Ingoia, zozzarella… è buono…”.

Colava come una fontana rotta, il porco, e non la finiva più e le faceva ingoiare i getti densi e agri. Lo sforzo di sentire la cappella contro la gola insieme ai getti sparati in bocca le faceva scendere lacrime amare sulle guance.

Ripensa a quella scena, a quei due coatti, al profondo bruciore del suo buco di culo, alle parole sporche.

Ripensa a Francesco, al bastardo che una volta era il suo ragazzo…

Judith ha un segreto che conserva nel cuore.

“Strana la vita e i sentimenti. Sono ancora innamorata di quel mostro…”.

  • La serie “Libidine violenta” descrive i fantasmi sessuali di molte donne che sognano emozioni forti, crude prese di possesso da parte di sconosciuti o partner che, nella realtà, non le desiderano abbastanza. Donne trascurate che cercano nei vicoli bui e torbidi delle loro voglie represse momenti di sesso immorale, sporco e vivo, quello che si fa ma non si dice. Niente a che vedere con la cronaca nera, con l’atto criminoso da cui di dissociamo. Il sesso è libertà e con la fantasia si viaggia ovunque, basta volerlo. Donne adulte consenzienti cercano la totale sottomissione carnale e mentale, il possesso brutale che le trasforma in prede. Si masturbano all’idea di essere prese con la forza, penetrate in balia di un abuso simulato. Succede anche a me, che a volte ho tradotto nella realtà questi miei fantasmi. E’ solo un gioco. Un gioco per adulti…
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