Libidine violenta – Lo stupratore galantuomo



Racconto erotico ragazza stuprata

Solita storia. Il ragazzo che sa recitare la parte del galantuomo prima di rivelarsi un maniaco di quelli da cinema americano. Quante donnine sprovvedute cadono in questa trappola vecchia come il mondo? Non fate le stupide…

E’ bastato un bicchierino in più, in discoteca, o l’uso di qualche intruglio stupefacente per far svenire la piccola Maria permettendo a Francesco – figlio di papà che si infoia davanti al sopruso sessuale – di incastrarla e trascinarla in un casale abbandonato. Il solito, dove usa portare e tenere prigioniere altre disgraziate.

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Mentre Maria era ancora sotto sedativo ed era stata legata mani e piedi per evitare di farla scappare, Francesco si divertiva con altre due polle cadute nel suo terribile pollaio.  Lui si eccita a fare il padrone e a dare ordini volgari, a veder tremare le sue cagnette.

“Toccati… voglio vederti lesbicare…” diceva spazientito ad una delle due.

“Fa come ti dice!… Non vorrai sparare sul serio…?” chiedeva la più coraggiosa. L’aveva incontrato altre volte, quella che tentava di farlo ragionare. Non lo riconosceva ma era quella la sua vera faccia: cinica, esaltata, prepotente, schifosa.

“Tu non costringermi a farlo…mmm?!” minacciava Francesco, tra l’esagitato e l’arrapato.

Il suo dito fermo sul grilletto non bluffava. Meglio per loro se ubbidivano in fretta, senza troppo pensarci.

“Non recitare… godi come quella porca che sei…”.

“Si… s… si…” piagnucolava la biondina.

Si eccitava a smuoverle le tettolone con la pistola. Il capezzolo diventava un pulsante turgido. La paura faceva salire l’adrenalina in corpo. Vederle terrorizzate gli faceva indurire il cazzo.

“Mmm… che fica fradicia…”.

Obbedivano come due burattine e questo lo faceva sentire importante, eppure…

“Non voglio finzioni!”.

Il piacere si mischiava all’orrore. Le punta la pistola in bocca. Una pistola scarica che, però, fa il suo bell’effetto. Le tappa la bocca con un paio di mutande.

“Senti come sbronza, l’odore di una  femmina…”.

La più impaurita si china a leccare le gocce di paura colanti dalla fregna sconosciuta. Scopre, con gran gusto, che il sapore della sorca è buonissimo. La mano di Francesco stringe a sé svogliato la pistola. S’è già stancato di loro. Lascia che quei due corpi avvinghiati continuino da soli. E’ un bambino capriccioso, Francesco. Capriccioso e stupido. Non pensa che potrebbero tagliare la corda?

In un’altra stanza di quel locale, Maria se ne stava legata come un salame a tremare. L’odore di muffa, il freddo, le corde. Le sembrava tutto in incubo. Quel corpo stuzzicava la fantasia di Francesco come una bella novità, un altro agnellino da sacrificare alle sue sporche voglie. Gli piace approfittare di fichette indifese. Gli piace troppo sporcarle. La slega per maneggiare meglio il suo corpicino ribelle.

“Sta’ ferma!”.

“Lasciami… lasciami andare!”.

Non ha tempo da perdere. Vuole beccarla con la forza. La ficca alla meno peggio intrufolandosi in una patatina infreddolita e tenera. Il cazzo si gonfia a dismisura nel suo ventre teso e disperato.

“Non farlo… non voglio!”.

La ipnotizza, per un attimo, convincendola che può essere abbastanza cagna da assecondarla.

“Allarga… tanto non può vederci nessuno.”.

“Io non… fa presto!…”.

Il padre di Francesco, rintanato in un angolo, non fiata e si gode la scena come un guardone abituato a tutto.

“Dai che… facciamo presto…”.

“Non farmi male…”.

Glielo promette ma non mantiene. Le pareti cedono in un impatto brutale che l’annienta. La monta cercando le tette come un animale. Le chiede di mettersi sopra di lui e poi ci ripensa. Una femmina non deve mai stare ‘sopra’. La insaliva a lungo negandole un pisello cui s’era abituata ed è questa la tortura più grande. Cambia di nuovo idea. Sistemata sopra, lo cavalca scegliendo lei il ritmo.

“Fammi spingere… ne voglio di più dentro…” si scioglie lei.

La blocca, invece, e si concentra sulle poppette da strizzare con mani e lingua. Troppo presuntuosa per i suoi gusti. Cambia posizione e se la incula a sangue. Un dolore cane le fa dimenticare tutto il piacere che aveva provato fino a quel momento.

“Stronzo… no… nooo!”.

Le sfoglia i fondelli come una capretta. Screma su una coscia perdendo il controllo dei suoi umori carnali.

“Svuotati, cane!”. Per qualche secondo, la vista gli si annebbia.

Quell’inculata lo ha fatto uscire pazzo. Maria non conosceva il sesso senza amore. Restava piegata in quel modo, sporca di dubbio. Piangeva, si disperava in una crisi pregna di rimpianto e confusione. L’aveva assecondato, quel porco, e piangeva, piangeva…

“Odio le femmine che piagnucolano… Basta!”.

Dietro alle spalle di Maria, il padre di Francesco aspettava il momento buono aggrappato al suo coltellaccio. Il vecchio maniaco, assassino nato, pronto a colpire la sua vittima, aveva sete di sangue. Francesco l’aveva fottuta come una bambola di gomma, ma aveva fatto in tempo a fermare quel pazzo di suo padre salvandola da un brutto destino. La violenza va bene ma… l’omicidio no.

Dopo quel gesto eroico, quel vigliacco di Francesco se l’era svignata e Maria era riuscita ad allontanarsi da quella galera fredda. La cosa più ‘mostruosa’ di tutte, per Maria? E’ che lei, nonostante quell’abuso, anzi proprio a causa di quello, aveva goduto in silenzio come una porca… Se lo sognava tutte le notti, Francesco. Chissà dov’era…

  • La serie “Libidine violenta” descrive i fantasmi sessuali di molte donne che sognano emozioni forti, crude prese di possesso da parte di sconosciuti o partner che, nella realtà, non le desiderano abbastanza. Donne trascurate che cercano nei vicoli bui e torbidi delle loro voglie represse momenti di sesso immorale, sporco e vivo, quello che si fa ma non si dice. Niente a che vedere con la cronaca nera, con l’atto criminoso da cui di dissociamo. Il sesso è libertà e con la fantasia si viaggia ovunque, basta volerlo. Donne adulte consenzienti cercano la totale sottomissione carnale e mentale, il possesso brutale che le trasforma in prede. Si masturbano all’idea di essere prese con la forza, penetrate in balia di un abuso simulato. Succede anche a me, che a volte ho tradotto nella realtà questi miei fantasmi. E’ solo un gioco. Un gioco per adulti…

 



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