Lewis il magnifico

Mora si fa pisciare in bocca

Lewis aveva un piede nel presente ed uno in una dimensione astratta e contorta. La gente che lo conosceva lo apprezzava per le sue doti, ma a conti fatti si potrebbe dire che nessuno ha mai realmente conosciuto Lewis.
Era un personaggio unico nel suo genere. In quei giorni si trovava a Praga per curare la vendita di uno dei suoi alberghi ad una società multimilionaria.
Nel suo ufficio era presente un quadro di Goya.
Marilyn era intimidita dalla figura di Lewis, un po’ come tutti quanti, ma riusciva comunque a mostrare un lato di sé sicuro e professionale.
-Il comitato per l’acquisizione da parte della società è disposto ad arrivare al prezzo da lei stabilito che se non ricordo male, dovrebbe ammontare dodici milioni di euro?
-Ricorda molto bene. Vedo che ha fatto i compiti a casa, ma la devo informare che al momento ho cambiato idea e le carte in tavola sono cambiate, quindi non voglio più dodici milioni di euro per la vendita dell’albergo.
La ragazza rimase impietrita. Portare in sede quell’acquisizione l’avrebbe finalmente fatta notare dai grandi capi dei piani alti, convincendoli finalmente ad assegnarle una scrivania direttamente sulla vetta del monte Olimpo. Doveva aspettarsi una mossa del genere da un tipo come Lewis.
L’importante era non perdere il controllo.
-Di che cifra stiamo parlando?
-Nessuna cifra.- rispose Lewis, pacato come al solito.
-Non la seguo. Non è più intenzionato a vendere il suo albergo?
-No, no… anzi, io voglio darvi il mio albergo e con la proposta che andrò a farle, lei otterrà la miglior promozione della sua vita.
-Ok, sono tutt’orecchie.
-Bene. Dirò quanto segue una sola volta, perché non è mia usanza ripetermi, quindi faccia bene attenzione. Sono disposto a cedere il mio albergo a costo zero, in pratica risulterà una donazione da parte della mia società alla vostra. Ovviamente voglio qualcosa in cambio, ma vede… io non sono molto legato al denaro. Quello che vorrei è direttamente proporzionale al successo che lei otterrà da questa acquisizione. Vorrei urinarle addosso.
Nell’esporre quella specie di folle contratto, Lewis non si scompose minimamente, quasi come se nel suo mondo ideale quella roba fosse del tutto normale.
-Sono profondamente…
-Eccitata all’idea di tornare dai suoi capi e dire loro di aver ottenuto l’albergo più importante del paese senza spendere nemmeno un centesimo dei loro preziosi milioni?
Il suo ragionamento non faceva una piega. Era passibile di denuncia, ma non faceva una piega.
Quella proposta era estremamente umiliante, ma d’un tratto Marilyn si vide scorrere tutta la sua vita davanti, dalle scuole elementari al dottorato. Tutti quegli anni di studio e l’unica occasione che le si presentava per arrivare in cima al mondo era di uno squallore inimmaginabile.
-Solamente per capire la sua perversa e ottusa mente da sociopatico, lei intende dire che se io mi lasciassi urinare addosso, mi regalerebbe l’intero albergo?
-Certamente, anche se non amo ripetermi. Io mi masturberei guardandola ed infine le urinerei addosso. Lei dovrebbe semplicemente rimanere ferma sulla sedia su cui è seduta in questo momento. Che ne dice?
-Lei è completamente pazzo. Sono profondamente interdetta per queste sue…
-Ci metto anche il Goya. Quello ovviamente sarebbe suo.- disse, interrompendola nuovamente.
-Quanto è quotato il Goya.
-Sette milioni.
Era entrata per comprare un albergo per conto della sua società al prezzo di dodici milioni di euro e sarebbe uscita con un albergo, i dodici milioni da riportare ai suoi capi e un Goya del valore di sette milioni di euro.
Con una semplice pisciata sarebbe diventata milionaria. Rifiutare sarebbe stato da stupidi.
-Mi pisci addosso.
-Perfetto. Vedo che siamo riusciti a concludere un accordo. Non appena avremo finito, le darò dei vestiti puliti di Chanelle che ho fatto preparare apposta per lei.
Aveva pensato a tutto.
Lewis tirò fuori il suo membro ed iniziò a masturbarsi, guardando quella donna così bella e piena d’ambizioni che se ne stava davanti a lui, contemplando l’idea della ricchezza da una posizione quasi funambolica.
Era veramente molto bella e quella situazione l’aveva eccitato estremamente.
Non disse niente durante la masturbazione. Nessuna frase da porco o roba del genere, perché dopotutto era pur sempre un signore.
Quando venne, uno schizzo di sperma raggiunse i capelli della donna che per un istante s’irrigidì schifata, ricordandosi subito dopo che a breve le sarebbe piombata addosso dell’urina calda.
Lewis aveva bevuto molta acqua quel giorno. Lo faceva sempre quando aveva in serbo piani come quello.
L’urina calda le ricoprì il viso, facendole colare tutto il trucco. Le venne da vomitare, ma cercò di contenersi. I capelli, il vestito costoso e la sua catenina d’oro erano bagnati di piscio.
Lewis le tappò un attimo il naso con una mano, costringendola ad aprire la bocca. Marilyn rispose con uno schiaffo al braccio dell’uomo che le stava urinando addosso.
Nel contratto non si era parlato di bere urina e sentire del piscio dentro la sua bocca le fece molto schifo, disgustandola fino al midollo.
La sua vita era uno schifo, ma adesso era milionaria. Probabilmente dopo qualche anno avrebbe dimenticato l’odore di quella giornata votata alla perversione.

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