L’esattore a casa




donna fa pompino ad esattore fiscale
Il campanello suonò per la seconda volta. Chi la cercava con tanta insistenza alle 11.30 del mattino? Sicuramente qualche venditore porta a porta. La tentazione era quella di ignorarlo ma poi la curiosità ebbe la meglio e alzò il citofono. Il piccolo monitor le restituì l’immagine sfuocata di un uomo in giacca e cravatta. Nella mano destra reggeva una ventiquattrore ma non aveva il tipico aspetto del rappresentante di aspirapolveri.
«Sono l’esattore, signora – si presentò – vengo a riscuotere i debiti della finanziaria».
Rosa ebbe un sussulto: l’esattore a casa? Iniziò a sudare freddo e la fronte le si imperlò di minuscole goccioline che contrastavano nettamente con le guance in fiamme. Ormai non poteva più tirarsi indietro. Aprì il portone e lo invitò a salire.
Tre piani con l’ascensore e fu sul pianerottolo. Rosa attese che bussasse al suo interno prima di aprire. Si diede una sistemata, ravvivò i capelli e con le mani lisciò la gonna che indossava sotto il grembiule, prontamente arrotolato e ficcato in fondo a un cassetto.
«Buongiorno», disse e nervosamente guardò l’orologio. L’uomo le tese la mano. La sua stretta era ferma e decisa e un sorriso gli tagliava il volto da parte a parte, rivelando una fila di denti bianchissimi. Era alto almeno venti centimetri più di lei – una strategia per metterle soggezione, pensò – e la sovrastava con la sua statura imponente e le spalle larghe, ma l’espressione era cordiale. Quasi rassicurante.
Lo invitò ad accomodarsi sul divano, mentre lei si affannava in cucina per preparargli un caffè. Voleva ritardare il momento il cui avrebbe dovuto pagare il suo debito.
L’esattore la osservava dallo spiraglio della porta. Aveva un aspetto un po’ sciatto, tipico della casalinga frustrata, con un maglione largo che rendeva difficile indovinarne le forme, ma la bocca carnosa riscattava la sua bellezza scialba. Appena Rosa chiuse le labbra intorno alla tazzina, succhiandone avidamente il contenuto, immaginò di insinuarsi in quella bocca languida e foriera di mille promesse.
Quando si riscosse da quei pensieri maliziosi, poggiò i documenti sul tavolo e mostrò a Rosa i dettagli del suo debito: cinque rate insolute per un totale di 1328 euro. La donna si portò una mano al petto, incredula.
Era più di quanto suo marito guadagnasse in un mese e non si spiegava come l’uomo, sempre preciso e attento, avesse potuto creare un simile buco senza avvertirla.
Gli occhi dell’esattore, intanto, si erano fatti avidi, i suoi capelli bruni erano diventati ancora più neri, mentre la bocca era spalancata in un ghigno sadico.
Rosa provò a intenerirlo, borbottando qualche scusa e chiedendo clemenza, ma l’uomo fu irremovibile. Pretendeva tutta la somma, e in un’unica soluzione.
«Non c’è un modo alternativo per rimandare il pagamento?», chiese Rosa poggiando la mano sulla coscia muscolosa dell’esattore. Lui avvertì il calore del corpo di lei attraverso la stoffa e sentì l’eccitazione montargli dentro.
La mano tremava, rivelando una donna timida e per nulla abituata a sedurre uno sconosciuto. Sembrava più il tipo da un solo uomo per tutta la vita. L’idea di corrompere una ragazza tanto innocente era irresistibile. Una tentazione a cui non poteva resistere.
«Un modo ci sarebbe», rispose mentre le dita abili cominciarono a scivolare sotto la gonna di Rosa. Lei arrossì ma non ebbe il coraggio di ritrarsi mentre sentiva le mani di lui insinuarsi tra le mutandine.
Le dita dell’esattore affondarono in un lago caldo e umido. Era schiva ma il suo tocco la stava sciogliendo. Non dovette far forza per aprirle le ginocchia e tuffarsi tra le sue cosce morbide.
«Oh no, la prego!», ansimò lei quando tra le nebbie del piacere si aprì uno spiraglio di lucidità. Si stava vendendo, si stava trasformando in una prostituta. Eppure, da quanto tempo suo marito non la toccava così, non la faceva sentire così bella e desiderata? E poi, si disse, lo stava facendo anche per lui. Per salvarlo dai debiti.
L’esattore le tappò la bocca con un bacio al gusto di caffè, mentre le sue mani continuavano a esplorarle tutto il corpo. All’improvviso, Rosa lo respinse e si alzò in piedi.
«Se questo è il prezzo da pagare, lo farò a modo mio». E improvvisò uno spogliarello per l’uomo seduto davanti a lei. Era giovane e bello, e soprattutto la desiderava. Nessuno avrebbe potuto biasimarla per ciò che stava facendo.
Lentamente si sfilò l’ampio maglione, prima una manica, poi l’altra, e infine la testa. Il reggiseno di pizzo nero a stento conteneva i seni generosi, che si offrivano come meloni freschi nella calura dell’estate.
Fu la volta della gonna, che Rosa lasciò cadere incurante sul pavimento, tra risate d’ebbrezza. Sbottonò il reggiseno e tolse entrambe le bretelle, reggendo le coppe con le mani finché l’esattore decise di averne abbastanza di quel supplizio e balzò in piedi strappandoglielo di dosso.
La spinse sul divano e le saltò addosso, afferrando i seni con le mani e baciandole avidamente il collo. Rosa lo respinse di nuovo. Lo obbligò a rimanere immobile mentre gli sfilava la cravatta e se la metteva al collo, mentre gli sbottonava la camicia e poi i pantaloni perfettamente stirati.
L’esattore era in piedi davanti a lei, il fisico statuario e il sesso che premeva per uscire dai boxer blu. Lo accarezzò lungo tutto il corpo, sentendolo caldo e pronto alla passione. Le sue dita passarono dall’ampio torace alle ginocchia, risalirono lungo le cosce e si soffermarono sull’inguine prima che, con movimento esperto, gli sfilasse l’ultimo indumento rimasto.
La casalinga schiva si era trasformata in una pantera sexy, una vera dominatrice, e questa trasformazione lo faceva impazzire di desiderio.
In una tazzina era rimasto del caffè, Rosa la prese e vi intinse la punta del pene dell’esattore. Con la lingua cominciò a leccarlo, succhiando via tutto il caffè, poi lo strinse tra le labbra marroni e cominciò a mordicchiarlo. Non aveva mai visto un cazzo così grosso – non che ne avesse visti molti, in verità – e faceva fatica a gestirlo. Le riempiva tutta la bocca, arrivandole fino in gola.
Lo afferrò con una mano mentre con le labbra continuava a percorrerlo su e giù. L’esattore cacciò un grido di piacere. Era rimasto immobile nella stessa posizione mentre Rosa si era inginocchiata e aveva iniziato a succhiarglielo.
«Ehi boccadoro, adesso tocca un po’ a me divertirmi». La allontanò tirandola per i capelli e la buttò di nuovo sul divano, sfilandole il triangolo di stoffa che le era rimasto tra le gambe. Affondò la faccia nelle sue delizie, leccandola e assaporando il gusto proibito della sua eccitazione.
Lei urlava e ansimava, incurante dei vicini che potevano sentire le sue grida. Quando ebbe raggiunto il culmine del piacere, l’esattore la penetrò con forza, spingendosi dentro di lei con movimenti ritmici e forsennati. Rosa si abbandonò sotto il peso di quel corpo estraneo, aspirandone l’odore mentre il suo sudore si confondeva con quello di lui.
Lo afferrò per le natiche sode e con le mani accompagnò il movimento del bacino, spingendolo sempre più dentro di lei. Tra un bacio e un morso, i due si esplorarono e si diedero tanto piacere come se da quel singolo atto dipendesse il loro destino. Le spinte di fecero più intense, il ritmo aumentò finché i due corpi avvinghiati non esplosero in un unico grido di piacere.
Rimasero immobili per qualche istante, guardandosi negli occhi, poi l’esattore si staccò da Rosa e si mise a sedere. I documenti erano sparpagliati per tutta la stanza.
«Allora, signor esattore, ho saldato il mio debito?», chiese la donna ancora accaldata e nuda.
L’esattore raccolse le carte dal pavimento e, con movimento rapido, le strappò a metà.
«Per il momento sì, signora. Ma potrebbe rendersi necessaria un’altra visita e allora dovrà provvedere al pagamento immediato».
«Lo farò con estremo piacere», disse Rosa infilandosi il maglione da brava donna di casa. Poi prese la tazzina dal tavolo e bevve l’ultimo sorso di caffè, mentre l’esattore riallacciava i bottoni della camicia stropicciata.

Autore:
Sugar

 

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