Le avventure di una lavavetri



Sexy car wash

Di stranieri che tentano di svuotarvi il portafogli dalla mattina alla sera per lavare (sporcare) i vetri delle auto ai semafori ce ne sono quanti ne volete, ma un demonietto come questo capita poche volte nella vita se non una soltanto. Con la sua porca dolcezza, Diana ha creato il panico ai semafori, mentre invitava tutti a fermarsi per un autolavaggio veloce…

Insaponava, montava sul cofano a culetto in fuori e fissava i suoi clienti con la voglia tra le cosce e un sorrisetto furbo stampato in faccia. Ma si limitava a provocare, a sciacquare e a ridere come una bambina ingenua che non sa bene quello che fa, come gestirsi il suo istinto malandrino e quello degli altri. La piccola esibizionista si divertiva a far crepare di foia i maschi di passaggio e faceva il suo lavoretto nel modo più allegro e frizzante. Si limitava a giocare con la sua provocante giovinezza, viva e senza malizia. Giocava, giocava con tutti ma con Gino e Luca, alla fine, le è toccato fare sul serio.

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I due ragazzoni l’hanno spiata e seguita tutta la mattina e la lasciavano lavorare eccitati come scimmie a vedere le sue lunghe cosce sode e le sue tette adolescenti che si davano un gran da fare a insaponare, lavare, strofinare. Quel suo teatrino ai semafori li inchiodava sul sedile e gonfiava la loro patta marpiona, pronta a beccarla per cuccarsela in qualche fratta alla prima occasione buona. Quell’occasione buona è arrivata dopo quattro ore di attesa. Una tortura che, però, li ha premiati con una chiavata a tre sotto il sole pazzesca.

L’hanno caricata senza insistere troppo e hanno scelto il parco della villa di Gino come alcova delle loro suine intenzioni. Lei è una gran lavoratrice e vuole sempre sdebitarsi quando qualcuno le offre qualcosa, qualsiasi cosa. Per un buon drink dissetante s’è offerta di lavare la loro auto. A lavoro finito la carrozzeria brillava proprio come i loro occhi pregni di voglie da sfogare subito.

Gino gliel’ha schiaffato di corsa in fichetta, in piedi, prendendola per la testa e piegandola a pecorina per farle succhiare il batacchio rabbioso del suo amico. I ruoli s’invertivano di continuo e, contro il cofano, Gino ha preso ad imboccarla mentre Luca le farciva la sorca sgranando gli occhi come un maniaco. Si fidanzavano col suo utero stretto e palpitante dandole certe frustate interne…

Diana si lavorava due cazzoni di marmo, induriti di occasione randagia. Le capita spesso e non si lamenta, anzi. Si fa possedere con la giusta dose di arroganza capace di renderla così fradicia sotto. Se ne veniva più volte godendosi le loro verghe a pecorina, prima di smorzarli lasciandoli scivolare nel culetto in un solo boccone.

A turno, sul prato, le offrivano il loro gran pezzo di minchia nutrendo a forti dosi la loro cucciola affamata. Si riempiva la bocca di cazzo mentre l’altro la infilava dietro, tutta fiera di saper indurire al massimo i suoi bravi caproni. Diana dà l’idea della gallinella facile, certo, ma… i due spacconi non avrebbero mai immaginato di sprofondare in un culetto tanto aperto e resistente. Saranno stati un’oretta buona a incularla aspettando il loro turno e, poi, a schiacciarla avanti e dietro tappandole contemporaneamente fica e fondelli. Super sbattuta in quel modo ad un ritmo violento e bestiale, Diana rideva e li incitava ad aumentare la velocità del loro su-e-giù sincronizzato. Roba da pazzi, quello che sanno combinare oggi le sbarbine come lei…

Con tutta la buona… voluttà è arrivato inesorabilmente, per Gino e Luca, il momento di arrendersi assecondando soprattutto le lagne di Diana che comandava:

“Voglio la sborra in faccia, uffa!”.

Si sono stappati, hanno preso a masturbarsi forte in direzione del visino impunito di Diana e l’hanno inondato di sperma caldo. Fine dei giochetti.

Come se si fosse svegliata da un sogno, Diana s’è trasformata in un’altra. Come una stupida figlia di papà, confusa e pentita per quello che aveva fatto, ha cominciato a sbraitare allontanandosi da loro mezza nuda:

“Cafoni, siete due cafoni! Non voglio più vedervi! Torno a piedi!”.



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