L’avvocato



bella mora mi succhia il cazzo e ingoia il mio sperma

” Senti Rebecca, ho bisogno che vieni in ufficio oggi “, la voce del capo sembrava leggermente turbata, ” Scusi Sig. Minelli, ma oggi veramente non posso “, dissi, sperando che al capo sarebbe bastata come risposta. ” Per favore Rebecca “, nella sua voce ora si sentiva la frustazione. ” Ve bene, tra trenta minuti saro’ li “. Chiusi il telefono, pensando a cosa potesse essere accaduto di cosi’ importante, da chiedermi di correre in ufficio di domenica pomeriggio. Fortunatamente mio marito fu molto comprensivo, capendo la situazione, senza troppi malumori. Con addosso una gonna nera lunga ed una camicetta bianca, ( la classica divisa che usavo in ufficio ), andai in ufficio, sperando che qualunque cosa sia, sarebbe finita velocemente.

” Eccomi Sig. Minelli “, dissi al capo, che era gia’ seduto sulla mia poltrona, pronto a darmi tutti i compiti da fare. ” Grazie Rebecca. Tieni, leggi questo fascicolo e capirai il problema “, disse lui con un tono molto tranquillo. La cartella che mi aveva dato era vuota e senza neanche avere il tempo di capire, avevo il capo dietro di me, che mi baciava sul collo, facendomi venire la pelle d’oca. Ero paralizzata, con un fascicolo vuoto in mano e con il mio capo che con 2 passi in piu’, strofinava la sua erezione su una mia chiappa. Sentivo le sue mani sui miei fianchi che mi spingevano verso di lui, facendo premere il suo rigonfiamento direttamente tra le mie chiappe. I baci sul collo mi davano i brividi, facendomi uscire alcuni gemiti di piacere. ” Ti voglio “, le parole sussurrate dal mio capo, con un respiro eccitato, che mi fece un piacevole solletico all’orecchio. Sentivo l’eccitazione che mi bagnava la mutandina, facendomi ondeggiare i fianchi, massaggiandogli il cazzo, che era tutto duro dentro i suoi pantaloni di cotone nero.

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Mandai le mia mani dietro di me, in esplorazione, sentendo subito quel duro rigonfiamento, che premeva contro di me. Presi il cazzo del mio capo e cominciai a masturbarlo da fuori, mentre lui mi faceva un succhiotto sul collo. Le sue mani arrivarono sulla mia camicetta, sbottonandola, raggiungendo velocemente le mie tette, strizzandole con energia. Con una spinta, feci indietreggiare il mio capo di qualche passo, abbastanza per farmi girare e guardarlo negli occhi, mentre mi prestavo ad inginocchiarmi. I suoi occhi color nocciola erano pieni di voglia e fissavano i miei. Una volta in ginocchio, strizzai quel duro rigonfiamento, guardandolo negli occhi ” Mmmm, penso che il contenuto del fascicolo vuoto sia qui ” dissi in tono erotico ma sarcastico, sfoderando il mio sorriso piu’ sensuale. ” Ti avevo detto che il problema richiedeva la tua presenza in ufficio ” disse lui, con un tono invitante e gentile.

Abbassai i suoi pantaloni e le mutande, anch’esse nere. Feci percorrere alla mia lingua tutta la lunghezza di quel cazzo duro, arrivando alla cappella, che spinsi tra le mie labbra. Potevo sentire la sua carne calda e vogliosa che scivolava dentro la mia bocca, fino a quando i peli dei testicoli non mi fecero un leggero solletico al naso. Con una mano mi spostai la mutandina e cominciai a masturbarmi ferocemente. Tutta questa situazione era cosi’ sbagliata e trasgressiva, che mi faceva sentire una puttana, una sporca cagna con la figa bagnata. Avevo 2 dita che entravano e uscivano dalla mia figa, mentre ero presa a succhiare quel cazzo duro, che richiedeva la mia attenzione. Entrava e usciva dalle mie labbra, sentendo le pulsazioni della vena ed il rigonfiamento del suo cazzo che indicavano un’imminente orgasmo. Ad’un tratto le sue mani bloccarono la mia testa, mentre il suo respiro si era fatto molto piu’ veloce, con dei gemiti di piacere, che mi facevano  sentire ancora piu’ abusata.

Sentivo la vena del suo cazzo che pulsava forte, facendo scattare leggermente tutto il cazzo ad ogni pulsazione, mentre dentro la mia bocca, esplodeva un’ondata di calda e densa sborra. Ingoiai tutto con avarizia, succhiando bene tutto il tronco e la cappella per pulire ogni singolo residuo di quel succo di piacere. Continuai a succhiare quel cazzo fino a quando non era abbastanza moscio da scivolarmi fuori dalle labbra.

” Penso che il caso si possa considerare chiuso “, dissi al capo, con la sua cappella vicina alle mie labbra, umide della sua sborra. Con un sorriso lui annui’, ” Massima segretezza ” disse lui. Meglio cosi’, pensai tra me e me, sicuramente mio marito non sarebbe felice di scoprire quale caso avevo risolto.

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