L’avvocato del (povero) diavolo

Penetrazione doppia per questa troia

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Gennaro è finito in carcere come un coglione. Accusa: stupro ai danni di un gran pezzo di fica che, manco a farlo apposta, è la moglie di un pezzo da quaranta. Una stronza che l’aveva provocato in mille modi. E’ questa la verità, tutta la verità.

La sua situazione era davvero grave: il ‘disonorato’ in questione è un magistrato.

Gennaro si aspettava il massimo della pena. In quello schifo di cella, c’era una sola presenza che lo salvava dallo squallore: il suo avvocato, certa Veronica Baldi. Una professionista rispettata e rispettabile, che aveva risolto casi ben più gravi del suo, perennemente accompagnata da quel fesso del suo assistente, Cristiano.

Oltre al talento, era riuscita ad ottenere il successo più che meritato essendo una fica pazzesca. Nell’ambiente giudiziario, come in tutti gli altri, una donna avvenente crea sempre un po’ di scompiglio generale, mette sempre un po’ di soggezione e riverenza.

Il processo sarebbe stato per direttissima, tempo qualche giorno e Gennaro avrebbe saputo il suo destino.

Veronica veniva sempre più di frequente a fargli visita: assieme al suo assistente, si fermavano a lungo a parlare con Gennaro ‘lo stupratore’.  Lui s’era pentito amaramente di quanto aveva fatto, anzi di quanto gli era successo visto che non aveva fatto un cazzo se non  assecondare una troia. Le troie sono pericolose, è facile perdere il controllo davanti a femmine provocatrici, perverse e ipocrite come quella. E come la sua avvocatessa, probabilmente. Gennaro si era masturbato spesso al solo pensiero di farsela in un momento di raptus, ma la sua gabbia non gli permetteva neanche di viaggiare con la fantasia.

Gennaro, incensurato super tatuato prima del fattaccio, non aveva mai preso con la forza nessuna donna: da qualche tempo, però, soffriva di astinenza sessuale, più che normale in quello schifo di cella. Veronica lo vedeva così rude e chiavatore, così canaglia…

“La tua situazione non è delle migliori, Gennaro. Vedi questa foto? E’ la spogliarellista che dice di averti riconosciuto mentre uscivi dalla villa del magistrato. Ritratterà ma vuole soldi… e tanti!” gli spiegava lei.

“Non ho un soldo, avvoca’, né le tasche per gli spicci…” rispondeva lui.

A quella sporca notizia, Gennaro era sbiancato ma Veronica non voleva vederlo in quello stato e gli diceva di non preoccuparsi, che lei avrebbe trovato il modo di toglierlo dall’impiccio se soltanto lui… Se lui che cosa?

Una bonona del genere lo avrebbe forse aiutato per avere in cambio da lui favori… cazzuti? Roba da pazzi. Gennaro non ci avrebbe creduto neanche se l’avesse visto con i suoi occhi. Lo vedeva, invece… E’ successo, un giorno come tanti.

L’avvocato del (povero) diavolo aveva bisbigliato qualcosa all’orecchio della guardia carceraria, le aveva passato una manciata di euro e l’aveva fatta sparire. Poi, si era avvicinata a Gennaro e gli aveva estratto il cazzo con una mano. Con l’altra smanettava allegra il pisello dell’assistente.

Gennaro vedeva tutto questo e continuava a non crederci. Poi, quando ha sentito il cazzo avviluppato dal calore della sua bocca, ha dovuto credere per forza a tutto quello che stava succedendo.

L’avvocatessa, che ora lo serviva di una gran pompa, era il classico tipo di professionista esigente che andava in cerca di storie strane. I gusti sono gusti e il suo palato gustava il sapore amaro della vita di Gennaro, l’ingabbiato in astinenza. Con la cappella ingrossata dall’inquietudine si attaccava alle sbarre divisorie mentre l’avvocato, in ginocchio,  assaggiava a destra e a manca. Il suo fido Cristiano non le dice mai di no e Gennaro avrebbe voluto dire di si a modo suo.

Una volta cotto al punto giusto, Veronica ha aperto la cella ed è entrata col suo cagnolino assistente per far contento il suo Gennaro. Basta preliminari. Gennaro le sollevava una coscia vellutata ficcandola in pieno e spaccando beato un paradiso tenero, liscio, bagnato e profumato. Lei, in piedi, si dimostrava una grande acrobata del cazzo laureata più in ‘diritto’ privato che pubblico. Com’era brava, la troia elegante, ad alleviare le disgrazie del detenuto aprendo le cosce alla sua verga affamata e lasciandosi riempire di bordate toste.

Il secondino, che aveva fatto finta di togliersi di torno, ogni tanto in un angolo si gustava la scena menandoselo discreto e zitto.

“Inculami come hai fatto con la moglie del magistrato!” ha urlato come una strega la rispettabile avvocatessa.

Lui non aveva violentato nessuna e avrebbe tanto voluto dire al suo avvocato che non aveva un briciolo di fiducia in lui e che poteva andare al diavolo ma, meglio di no… In quel momento, voleva fottersela e basta.

Col sangue al cervello, Gennaro non fiatava e si faceva prestare il buco allentato da anni di sentenze anali. Un’inculata da ergastolo per un avvocato che smetteva per un po’ di tenere sotto controllo la situazione, la sua e quella degli altri. Lo voleva in stereofonia, la ninfomane, chiedeva un cazzo avanti e uno dietro, in piedi, come una serva.

L’aveva deciso, un bel giorno, e per una come Veronica ‘tra il dire e il fare’ c’è lo spazio di qualche minuto, il tempo di trasformare una fantasia in realtà. Tra il dire e il fare non c’era di mezzo niente, in quel momento, tranne… lei. Stava in mezzo per farsi farcire in un sandwich estremo, in piedi, con una facilità che faceva venire i brividi. Sembrava come se non facesse altro, dalla mattina alla sera.

L’assistente riceveva sul nerbo stressato di colpi un rivolo biancastro, Gennaro avvertiva un segnale al coglione sinistro, come Cristiano che sentiva lo sperma in punta alla cappella.

Hanno sborrato all’unisono, l’uno sul buco profondamente allentato, l’altro sulla faccia tesa dell’avvocato. Per la giustizia, questo ed altro. Soprattutto… questo.

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