L’assistente sociale

Porcona bionda

Era molto preoccupata per la situazione, perché da quella visita dipendevano molte cose. L’affidamento dei suoi due bambini doveva ottenerlo ad ogni costo.
Mary era consapevole di non avere tutte le carte in regola per competere con il suo ex marito che, al suo contrario, aveva una super casa in un quartiere per bene, una macchina nuova fiammante, un buon lavoro e un giardino col prato inglese.
Lei aveva una casa disordinata, un pessimo lavoro e, soprattutto, una pessima reputazione nel quartiere.
Nonostante tutto si era davvero impegnata per rendere la casa presentabile. Tutto era in ordine e la parvenza poteva quasi risultare gradevole, sebbene l’abitazione non fosse assolutamente adatta alla presenza dei due ragazzini.
Giulio, l’assistente sociale inviatole dal tribunale, capì subito la situazione e dopo aver visitato l’appartamento, iniziò a segnare tutte le problematiche del luogo sul suo quadro marrone, un po’ come se stesse compilando una specie di lista nera.
-Mi dica la verità… va molto male?- domandò la ragazza, con uno sguardo tra l’assente e il fiducioso.
-Purtroppo l’appartamento non è messo granché bene… tuttavia…
-Tuttavia?
-Lei ci tiene molto a quei due ragazzini?
-Sono la mia vita.
-Era quello che volevo sentirle dire. Mi dica un po’, quanto è disposta ad andare a fondo? Perché se lei vuole, possiamo metterci d’accordo in qualche altra maniera.
Non ci fu bisogno di grandi spiegazioni per capire il sottotesto di quel discorso: se si lasciava scopare, avrebbe avuto l’ok dall’assistente sociale.
-Sono disposta a tutto e per tutto, intendo tutto.- rispose, avvicinandosi a lui.
Giulio lasciò cadere a terra il suo quaderno ed iniziò a palpare il seno di quella biondina sfatta, ma ancora molto affascinante.
-Lei ha proprio delle belle tette. Non sono grandi, ma non sono nemmeno piccole… esattamente come piacciono a me.
-Mi fa piacere.
La mano scivolò verso la vagina, oltrepassando la gonna di jeans che la ragazza aveva indossato per mettere in mostra le gambe lunghe e bianche.
-Uh, che bella fichetta che abbiamo. Vediamo il culetto invece… sì credo proprio che mi farò questo bel culetto.
La situazione si stava facendo molto avvilente per Mary, ma per l’affidamento si sarebbe lasciata sodomizzare acne da un esercito di stupratori.
-Ora prendimelo in bocca, basta giocare, bello sguardo!- disse con voce strozzata, Giulio.
Mary si abbassò e prese il pisello dell’assistente sociale in bocca. Aveva fatto molti pompini nella sua vita. L’aveva ciucciato ad amici, conoscenti, a colleghi di suo padre, a spacciatori in cambio di droghe, ma non l’aveva mai preso in bocca ad un assistente sociale.
Ogni volta che la vita andava per il verso sbagliato, aveva sempre il suo corpo da utilizzare come ancora di salvataggio. Era avvilente, ma era anche una verità da tenere sempre in considerazione, vista l’inclinazione della sua vita.
-Ok. Ora voltati ragazza!- disse, preso dalla foga del momento.
S’infilò un preservativo di taglia grande, per via della misura del suo pene e sputò sull’ano della povera ragazza.
Mary non aveva mai visto un cazzo così grosso dal vivo. La sola idea di prenderlo in culo la terrorizzava, ma era una cosa che andava fatta, non poteva assolutamente tirarsi indietro proprio in quel momento. Aveva giù ciucciato quel pisello maleodorante e non voleva che quella ciucciata risultasse inutile.
La penetrazione fu un vero e proprio trauma. Il cazzo entrò a forza, come un ciccione in una maglia XS. Fu una delle esperienze più dolorose della sua vita.
Giulio non mostrò la minima compassione ed iniziò a martellarla senza pietà, quasi come se godesse nel vedere soffrire una povera madre di famiglia disposta a tutto pur di tenere con lei i suoi figli.
-Ah, prendilo tutto. Prendilo.- disse, guardando Mary piangere dal dolore.
-Piangi, eh? Potevi affittare un posto un po’ più decente… ma invece no… tu volevi prendertelo nel culo! E adesso te lo prendi tutto.
Il dolore era insopportabile, ma il suo cuore continuava a trasmetterle la forza per resistere a quelle atroci sofferenze anali.
-Dai che ci siamo quasi. Sto per venire… vengo, vengo. Vengo nel tuo culo mammina!
Venne nel preservativo, continuando a martellarla ancora un po’, giusto per nutrirsi ancora della sua sofferenza come un vampiro emotivo.
Perfino nell’estrarre il suo voluminoso pene da quel culo, provocò del dolore nella ragazza, completamente avvilita dal male.
-Forse avrai un po’ di problemi nel sederti, baby, ma da domani i tuoi figli torneranno a vivere con te! Sei contenta?- domandò Giulio.
Mary annuì, continuando a piangere.

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