L’ascensore



Sesso in ascensore: Racconto Erotico

Dopo qualche canzone i nostri corpi erano li, che ballavano uniti tra loro come un corpo solo, ondeggiante avanti e indietro, senza mai perdere il contatto. La lussuria e la voglia crescente negli occhi, sentendo il calore del tuo corpo, sapendo che potevi sentire il ringonfiamento tra le mie gambe. Il modo in cui ti muovevi contro di me, accarezzando il posto giusto con i fianchi ondeggianti, le braccia che si muovevano lentamente su e giù per la mia schiena facendomi venire la pelle d’oca … le mie mani che si muovevano sulla tua schiena fino alla curva del suo sedere.

Finita la canzone, ti portai in una stanza d’albergo, davanti a quel bar, comprando prima dal barista una bottiglia di champagne. La nostra stanza era la 115. Una volta usciti, il mio braccio destro scivolo’ intorno alla tua vita, spingendoti verso di me, per farti sentire nuovamente il rigonfiamento causato dal mio cazzo dritto. Con la mano sopra il pacco, guardandomi, “Non qui”. Aspettando l’ascensore, feci correre la mia mano sul suo culo, strizzandoti una chiappa, soda e fredda come un muro di marmo. Posai le mie labbra sul tuo collo, mordicchiandoti scherzosamente, sentendo la tua pelle era morbida e profumata. Suono’ il campanello dell’ascensore, mentre la porta si apri’.

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Nell’ascensore eravamo soli, tranne forse per la fotocamera in un angolo,che forse qualcuno stava guardando. Appena la porta si chiuse, cominciai a baciarti, facendoti arretrare fino a quando non eri in un angolo. Prima le labbra, portando la mia mano dietro la schiena, facendola scivolare direttamente sul quel tuo culetto sodo. Sentivo i tuoi sospiri e gemiti appena udibili, mentre le mie mani esploravano il tuo corpo. Allungai la mano per premere il pulsante dell’ ottavo piano. Ti baciai con passione il collo, facendoti sfuggire un sospiro più acuto. Sapevi quello che stava per accadere. I miei baci si abbassarono, seguendo la scollatura del tuo vestitino nero, infilando la lingua nel suo interno, cercando il capezzolo del tuo seno nudo. Con le dita, spostai il vestito dalle spalle, facendolo cosi’ scivolare giu’, lasciandoti semi nuda davanti a me. Le mie mani lavoravano verso il basso sui fianchi, accentrandomi lentamente, abbastanza da raggiungere la piega tra il culo le gambe. Infilando le dita lungo la piccola piega, sentivo il calore che emanava la tua figa bagnata.

Il calore tra le tue gambe mi aveva fatto impazzire, avevo il cazzo durissimo, che tu masturbavi con delicatezza, mentre le mie dita scivolavano tra le umide labbra, della tua calda figa. I tuoi gemiti erano sempre piu’ acuti. Con le mani sui tuoi fianchi ti girai, mettendoti con la faccia contro la parete dell’ascensore, che era arrivato al quinto piano. Infilati il mio cazzo nella calda piega, tra il culo e le gambe, sentendo l’arrapante calore della tua figa. Spinsi la cappella, facendola scivolare dentro di te, sentendo il calore che accoglieva il mio cazzo. Spinsi ancora, facendo entrare tutto il cazzo dentro di te, fino a quando il mio corpo, non senti’ il tuo freddo e sodo culo. Mancavano solo 3 piani. Cominciai a far scivolare il mio cazzo dentro e fuori da quel calore eccitante, osservando i movimenti dei tuoi fianchi, che aumentavano il piacere di entrambi. Ti stavo scopando da dietro, con il cazzo che entrava e usciva da quel tunnel di piacere, tra il culo e le gambe, che tenevi ben strette. Entravo e uscivo, sentendo le labbra che si posavano leggere sulla mia cappella e sul tronco del mio cazzo, che era ormai prossimo ad avere un orgasmo.

Al prossimo piano, si sarebbero aperte le porte, io ero ancora li, dietro di te, che ti tenevo ben salda dai fianchi, mentre dentro di te, il mio cazzo lasciava calde schizzate di sborra, che si posavano sulle pareti della tua umida figa. Con il cazzo ancora semi dritto, mi tirai su i pantaloni e tu il vestito. Eravamo all’ottavo piano, la nostra stanza e lo champagne ci aspettavano, per un’intera serata di sesso.



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