La vittima e il carnefice

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Cosa potevo pretendere da una persona come lei? Era una troia quando mi ci fidanzai ed era rimasta tale.
L’investigatore privato che avevo assunto mi aveva confermato con delle prove video che la mia ragazza si faceva scopare dal suo amante, almeno due volte a settimana.
Dopo aver visto la tua donna scopare con un altro, tutta la tua prospettiva di vita cambia e la mia era cambiata in peggio.
Decisi che la mia vendetta sarebbe stata intelligente e mirata a distruggere tutta la sua intera vita. Irene avrebbe perso ogni brandello di dignità possibile ed immaginabile
Entrò in casa al solito orario, fingendo di aver passato la giornata a lavoro, mentre in realtà aveva passato la giornata con il suo amante.
Avevo in mente grandi cose.
-Ciao tesoro. È andata bene la giornata di lavoro?
-Certo e la tua?
-Sì, guarda mi sono anche arrivate delle foto da alcuni clienti.
-Ah… che tipo di foto?
-Guarda, delle foto un cui tu stai facendo un pompino al marito della tua general manager.
Il silenzio interruppe quel teatrino di finte ovvietà di circostanza.
Non sapeva cosa dire a sua discolpa. In quel momento capì che la nostra vita assieme era terminata e che tutto ciò che avevamo costruito assieme era da buttare nel cesso.
Ma quello non era ciò che volevo; io desideravo distruggerla nell’orgoglio.
-È molto curiosa questa cosa… perché, stando a quello che mi hai sempre detto, tu non ami affatto fare pompini. No? Almeno… non me ne fai mai, perché dici sempre che odi fare pompini, ma a quanto pare farli al tuo amante è meno disgustoso.
-Non so cosa dire.
-Guarda, non c’è poi granché da dire. Però se vuoi posso darti io qualcosa a cui pensare. Adesso io potrei inviare immediatamente alla tua general manager, le foto compromettenti, con alcuni spezzoni video, che ne dici?- dissi io, mantenendo ben saldo il coltello dalla parte del manico.
-Ti prego… non farlo.- mi scongiurò lei.
-Guarda, ovviamente il nostro rapporto è finito dal momento in cui ho scoperto che quell’uomo ha inserito il suo pisello nella tua bocca, ma se vuoi ancora recuperare qualcosa da questa situazione, evitando di perdere la faccia col tuo capo, ti conviene fare quello che ti dico.
-Tutto quello che vuoi.
-Voglio cagarti in faccia.
Rimase di sasso. Non aveva parole o espressioni adatte a quella mia affermazione
Capì in quell’istante che non ci sarebbe mai stato un modo per uscirne pulita, così tra le due sporcizie scelse quella fisica.
-Ok.- rispose, piangendo.
-Sdraiati per terra.
Si sdraiò con le lacrime agli occhi. Mi guardò, mente mi abbassavo i pantaloni e le mutande
Non aveva mai vissuto un umiliazione come quella. Cosa ne sarebbe stato della sua dignità, dopo quell’esperienza?
Chiuse gli occhi per evitare di guardare quello schifo uscirmi dal culo, senza però riuscire a tenerli del tutto chiusi.
Il calore degli escrementi le riscaldò il volto. Le venne immediatamente da vomitare.
Quella non era la vita che aveva immaginato per lei, ma la realtà le si era infranta addosso con l’odore del letame.
-Ecco come finiscono le troie come te. Con la faccia piena di merda.- dissi, sforzandomi per far uscire l’ultimo pezzo.
I conati di vomito iniziavano ad essere insopportabili e le lacrime scendevano a dirotto.
-Adesso allarga le gambe.
Allargò le gambe. La sua vagina era totalmente arida, senza la minima presenza di liquido da eccitazione, ma questo me non importava. Le punizioni erano più efficaci senza il piacere.
Le infilai il suo pisello duro dentro la fica. Le fece molto male, a giudicare dalle urla della donna.
Vedere il volto di mia moglie ricoperto di escrementi mi ripagava di tutti quei tradimenti che avevo ricevuto in passato. Adesso ero io il vero mostro e tra i due ruoli preferivo sicuramente quello.

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