La violentatrice

Bel cazzone nel culo

Attiro nella mia tana underground i primi bestioni che mi capitano sotto. Li lego, li torturo, ne faccio quello che voglio. Vi chiederete perché. Per natura, forse, o per vendetta, dopo che Eva e Angela, le mie due sorelle, sono state violentate senza pietà.

Potete considerarla brutale ninfomania o sete di giustizia. Fate un po’ come volete…

Mi piace catturarli e trattarli come manichini idioti, gli uomini. Li uso e abuso del loro sistema nervoso, dei loro cazzi… Me ne fotto di giudizi, pregiudizi e anche del vero motivo che mi ha spinta a vivere come vivo. La vendetta o la sfida è scritta nel mio DNA. Amen…

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Le mie due prime prede che hanno avuto l’onore e l’onere di conoscermi a fondo sono stati Simone e Dario. E’ stato divertente…

Li ho trascinati con un sorriso freddo nella mia tana e li ho legati come salami dicendo che volevo fare un giochino erotico molto, molto particolare.

Sono stati loro a segnare il destino delle mie due sorelle, Eva e Angela. Non potevano più sfuggire alla mia vendetta, che mi faceva digrignare i denti. Vedere, finalmente, incatenati quei due bastardi mi faceva colare di piacere sadico. Avevo in mente di farlo a pezzi, quel cane di Simone, mentre gli davo la lingua. Gliel’avrei schiaffato nel culo in un colpo solo, il doppio fallo che gli sfregavo in faccia. La lunga attesa lo faceva tremare di rabbia e d’impotenza.

Un calcio sulle palle è bastato per farlo confessare. Sì, aveva violentato lui Angela, due anni prima. Avrei staccato il suo cazzo e quello del suo amico Dario con un solo morso. Ma c’era tempo…

Mi andava di alternare piacere e dolore, freddezza e calore, illuderli che era tutto un gioco. Menavo Simone e ciucciavo l’altro, Dario, il prossimo che avrebbe dovuto confessare le sue colpe. Oh, sì che ne aveva anche lui, di colpe da strusciarsi sulla coscienza, come le mie trappole di carne che gli incastravano il cazzo… Un verme, quel Dario. Sapeva usare la lingua solo per fare porcate.

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Sfogavo la mia rabbia sul palo di Simone e aspettavo. Sputargli mezzo litro di birra in faccia era il minimo che potesse meritare, il vigliacco. Io sapevo bene, da un pezzo, cosa avrebbe dovuto confermare con la sua confessione: aveva convinto Eva, con le sue arti da parassita, a finire in un brutto giro di prostituzione. Una forma di violenza anche questa, visto che mia sorella non ha mai goduto a fare quella vita di merda…

Eva era una ragazza semplice e tranquilla, prima del giorno in cui è finita in quel giro balordo del cazzo, di tanti cazzi… Non ho avuto più notizie di lei, da quel giorno… aspetto sempre che ritorni…  e, intanto, ubriaca di vendetta e di whisky, faccio crepare di attesa le mie prede schifose.

 

Simone e Dario hanno aspettato due ore, tra torture e pompini, prima di… fottutissimi figli di puttana…

Non so come ho fatto a spassarmela con quei due avanzi di galera ma l’ho fatto. Ho sciolto le catene e le due belve si sono avventate su di me. Come ho fatto a succhiarli, quei due bastardi?

Mi lasciavo divorare, tappare col doppio fallo insultandoli e armandoli ancora di più.

Inchiodata dal bastone castiga-fesse di Simone, ho goduto come poche volte in vita mia. Per quanto legnosa, quella scopata m’ha stancato in fretta. Piazzandomi sul suo palo, l’ho fatto scivolare tutto nel culo. Gran begli arnesi, tutti e due.

Mentre uno mi inchiavardava e l’altro mi imboccava, quasi rischiavo di dimenticare il vero motivo di quel festino underground. Coi fondelli invasi dal tronco di Simone, capivo perché Eva aveva venduto il suo corpo e la sua anima pur di assecondarlo… Mi hanno aperta e riempita fino all’osso… sacro,  prima di decidersi a imbrattarmi.

Una cascata di sborra spegneva in fretta il fuoco della vendetta, di colpo. Avevo intenzione di ammazzarli, subito dopo l’orgasmo, ma poi ci ho ripensato. Tanto qualcun altro l’avrebbe fatto al mio posto, un mese dopo…

 

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