LA STORIA dell’AMANTE (Conoscenza)



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Inutile pensare di prendere sonno. Avevo appena fatto, probabilmente, il sesso migliore della mia vita, con un uomo sposato. Potevo considerarmi un’amante? Ma, più che questo pensiero, ciò che realmente mi attanagliava, era l’idea di essermi concessa. Di non essere stata padrona di me stessa, ma, al contrario, di essere rimasta alla mercé di un uomo, uno sconosciuto, un marito e un padre di famiglia.

Per tutta la mattina, furono questi i pensieri che, incessantemente mi attraversarono la mente. Andare? Non andare? Questo era il mio dilemma Shakespeariano. Alla fine, sebbene con molte riserve, decisi che dovevo andare, dovevo rivederlo, dovevo capirmi, e poi, la curiosità, per quella quanto meno strana scelta, albergava nella mia mente. Presi il biglietto, impostai il navigatore e mi diressi all’indirizzo indicatomi.

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Capì subito che doveva vivere in un altro pianeta, quella che mi si presentava davanti era una villa di tutto rispetto. Bianca, pulita, con un giardino decorato ad hoc. Potei intravedere il giardiniere, che mi salutò con un cenno del capo, e una piscina, quasi olimpionica, con sdraie e ombrelloni in puro stile americano. Suonai il campanello, e ad aprirmi fu una donna. Alta, bionda con gli occhi azzurri, un fisico invidiabile, si vedeva che faceva attività fisica.

<Piacere, Marina, sono..> allungai la mano, ma non feci in tempo a terminare che mi interruppe

<Marina, piacere mio, sono Celeste Smith. Giacomo, mio marito, mi ha parlato delle tue ottime credenziali..> che le avesse parlato della “scappatella”? Non credo… <Sono rimasta sorpresa quando ieri sera mi ha scritto che aveva trovato un’aiutante per nostro figlio, fortunatamente tra colleghi vi aiutate!>.

Tutto si fece molto confuso, suo marito, evidentemente mi aveva notata, ma perchè mentire alla moglie? Non era la prima volta?

<Si, fortunatamente…> risposi incerta, non avevo idea di quale fosse il suo lavoro

<Mi ha detto che ti hanno licenziata, e quindi abbiamo pensato di assumerti noi… In realtà il contratto sarebbe come factotum, i tuoi compiti sarebbero affiancare Mathias, cucinare, pulire casa, e oltre allo stipendio avresti la camera degli ospiti… A breve mi dovrò operare ad entrambe le anche, quindi avrò un periodo di completa immobilità, e mi servirà il tuo aiuto>

<Ma..> tentai invano di protestare, era vero, non avevo un lavoro soddisfacente, ma legarmi così tanto ad una famiglia? Poi essendo l’amante?

<Il compenso sarà di 4’500€ netti mensili, che avranno un’incremento durante il mio periodo di invalidità, quando, quindi, le tue mansioni saranno anche prenderti cura di me>

Rimasi esterrefatta dalla cifra proposta, ancor prima di ragionare, il mio cervello acconsentii. Mi accompagnò in camera e mandò il giardiniere a prendere a casa le mie cose. Infatti io dovetti subito incominciare a lavorare. E il mio primo compito fu conoscere Mathias. Celeste, mi diede, la libertà assoluta di movimento, quindi andai io, nella camera del ragazzo, che tra l’altro era a fianco alla mia (io ero posizionata tra la camera matrimoniale e appunto, la camera di Mathias), bussai, ma senza ricevere risposta, allora entrai.

<Ehi, e tu chi saresti?> quasi tuonò il ragazzo; e che ragazzo… possibile che in questa famiglia fossero tutti belli? Mathias era molto alto, potevo notare la sua passione per la pallacanestro e dal fisico si direbbe che quello era il suo sport. Spalle larghe, pelle chiara, ma occhi di un verde smeraldo, profondi. Inoltre notai subito i muscoli, aveva proprio una bella tartaruga, ma immediatamente scacciai quei pensieri

<Mi chiamo Marina, sono stata assunta dai tuoi genitori..> tentai di spiegarmi

<Ah, lascia perdere, ho capito, sei l’ennesimo tentativo dei miei genitori per farmi rendere a scuola… Così ti hanno assunta come tuttofare in modo che tu possa sempre ronzarmi in giro e farmi diventare un bravo ragazzo, educarmi e farmi finalmente prendere la maturità> disse tutto d’un fiato… Maturità? Finalmente?

<Si.. più o meno… scusa ma quanti anni hai?> chiesi, in realtà più per una volontà di non sentirmi troppo in colpa per i pensieri sconci che non perchè realmente interessata

<22 anni, perchè? Sembri poco più grande di me!> infatti non aveva torto, in fondo 26 anni non sono poi tanti…

Fortunatamente parlando, capii che il suo problema non era il campo scientifico, in cui sarei stata proprio negata, ma l’arte e la letteratura; materie che da sempre mi avevano appassionata e l’anatomia… Materia per cui mi sarei indubbiamente appassionata, vedendo l’individuo.

TO BE CONTINUED…



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