La signora in rosso



troiona in vestito rosso

Ricordo ancora quando quella volta me ne stavo sull’autobus alle sette e venti del mattino. Leggevo sul mio tablet le notizie del giorno, seduto sul posto interno del 12; il sedile a fianco al mio era vuoto.

La città era infreddolita e stanca per via dell’inverno appena iniziato. Al contrario di tutti gli altri, io amavo l’inverno ed era da sempre la mia stagione preferita.

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Stavo leggendo qualcosa su di una guerra in una qualche zona disastrata del terzo mondo, quando lei si sedette accanto a me.

La signora in rosso. L’ho soprannominata in questo modo perché non ho la più pallida idea di quale fosse il suo nome.

Si mise a sedere e mi sorrise, con quel rossetto color sangue, fissandomi intensamente.

-Cosa legge di bello?- domandò, posandomi la sua giacca sulle gambe.

-Le notizie del giorno. Come mai mi ha…- non riuscii a terminare la frase.

La sua mano mi stava accarezzando il pene da sopra i pantaloni.

Era una donna molto bella, intorno ai trentacinque anni. Una di quelle donne che avrebbe potuto avere chiunque, non solo all’interno di quel bus, ma anche nell’intera città e per qualche arcana ragione, aveva scelto me.

La zip dei miei pantaloni scese sotto il suo tocco magistrale e il mio cazzo uscì fuori, strattonato da quella bellissima donna.

-È tutto molto strano.- dissi, visibilmente eccitato e imbarazzato.

-Preferirei che non parlasse, limitandosi a fingere che non stia succedendo nulla.

Era un compito alquanto difficile, visto che non era così usuale per il sottoscritto, farsi masturbare sugli autobus da una donna da cartellone pubblicitario.

Ciononostante, feci finta di niente, rispettando le regole di quel gioco erotico in cui ero stato trascinato senza farne richiesta, con estrema gratitudine verso la dea della fortuna.

La città mi scorreva a fianco, al di fuori del finestrino e il mio sguardo iniziò a perdersi in mezzo a tutte quelle persone che non venivano masturbate da una sconosciuta. La mia vita, al momento, era migliore di tutte le loro esistenze inutili.

Allungai una mano, per toccare l’intimità di quella donna, ma la sua mano scostò la mia con sdegno.

-Sei una di quelle dominatrici o cose del genere?- domandai.

-Preferirei che lei non parlasse, se le va bene… altrimenti io posso anche smettere.

-No, no. Rimarrò muto.

Aveva un bel tocco deciso. Nessuno si era ancora accorto del nostro momentaneo incontro sessuale, ma il desiderio che qualcuno dei loro sguardi cadesse su di noi era molto forte in me.

Volevo condividere quel momento con altra gente, perché mi sentivo una specie di eroe greco. Uno tipo Achille.

Ebbi un gemito, provocato dalla masturbazione costante. La bravura di quella sconosciuta era a dir poco incredibile, sembrava che fosse nata esclusivamente per fare le seghe agli sconosciuti in giro per il mondo.

La vita certe volte ti regalava delle esperienze del genere, quando meno te l’aspettavi e quelle poche volte in cui ti trovavi invischiato in cose come quella, ti sentivi davvero grato di essere vivo.

Se solo avessi avuto una telecamera per imprimere quei momenti in un hard disc, adesso starei riguardando quelle immagini al posto di ricordarle in maniera così offuscata.

Ricordo che i miei occhi rimasero ammaliati dal volto di quella donna, un volto che aveva dell’incredibile. Era bella nel vero senso della parola.

Sembrava una di quelle donne che i pittori d’un tempo si sarebbero ammazzati pur di poterla dipingere anche solo una volta.

Ero così fortunato ad essere masturbato da quella tizia.

Provai nuovamente a toccarla, tentando di stringerle il seno, ma lei respinse ancora la mia mano, impedendomi di sentire il calore del suo corpo.

C’era qualcosa di molto perverso in quello che stava accadendo. Mi sentivo quasi stuprato e mi piaceva molto quella sensazione. Lei comandava ed io ero solamente il suo schiavo.

Ero un uomo relegato ad essere solamente un pisello non pensante; un pezzo di carne duro con cui giocare sul bus.

Stavo per eiaculare, lo sentivo. L’orgasmo voleva uscire, mentre io facevo di tutto per trattenerlo, per godere ancora un po’ di quella stretta che come una morsa di carne umana, mi stava conducendo nel tempio del peccato.

Cercai di stringere la cappella per rallentare il tutto ma non ci riuscii. Eiaculai sulla giacca che la signora in rosso mi aveva gentilmente posato sulle gambe per nascondere il nostro piccolo giochetto erotico mattiniero.

Fu una delle sborrate più belle della mia vita.



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