La sesso-dipendente



Pompino in macchina con sborrata finale

Non so nemmeno perché lo stia facendo. Mi capita spesso di comportarmi in questo modo, come se il mio carattere non mi lasciasse mai scampo.

Credo di essere una brava persona, non sono cattiva, ma molti di voi mi definirebbero una troia. La cosa è strana, perché io sono consapevole del fatto che fondamentalmente potreste avere ragione, ma non riesco a definirmi tale e non mi vedo nemmeno come una ninfomane.

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Forse il termine “facile” è quello che mi descrive meglio di tutti gli altri. Sono una ragazza “facile”.

Mi basta parlare dieci minuti con un ragazzo per capire se ci voglio andare a letto e se questo fa di me una troia, allora lo sono. Sono una grandissima troia.

Questo cameriere mi aveva portato da mangiare, continuando a fissarmi la scollatura ed io non avevo potuto fare a meno di guardargli la gobbetta sul cavallo dei pantaloni.

Tra una portata e l’altra iniziavo a fantasticare sul suo cazzo, immaginando di leccarlo tutto per poi infilarmelo dentro e farmi martellare come una puttana di strada.

Arrivati al caffè, ebbi la perfetta consapevolezza che probabilmente non avrei mai più visto quel ragazzo in vita mia, quindi gli domandai quanto segue, facendomi coraggio.

-Che ne dici di farci un giretto assieme?

-Adesso, intende?

-Sì… ho la macchina parcheggiata proprio qui fuori e mi piacerebbe molto fare qualcosa assieme a te. Se vuoi venire… io non ho intenzione di aspettare!

Mollai i soldi sul tavolo ed uscii, senza nemmeno voltarmi per assicurarmi che lui mi stesse seguendo.

Entrai in macchina e rimasi a fissare le porte di quel ristorante di periferia, sperando con tutta me stessa che quel ragazzo non uscisse, per evitarmi i classici sensi di colpa derivanti dal mio carattere al limite della ninfomania.

Ma la vita non è una fiaba per bambini e quel ragazzo uscì dal ristorante con una giacca di pelle nera e la voglia incombente di farsi una scopata.

Entrò nella mia auto e disse, sorridente -Allora, dove mi porti?

-Se a te va bene, non ti porterei da nessuna parte…- risposi, slacciandogli i pantaloni.

Avevo avuto la giusta intuizione: aveva un pisello enorme.

-Diavolo… siamo proprio messi bene qui sotto!

-Grazie.

Mi chinai su di lui, iniziando così il secondo pompino della giornata. Il primo l’avevo fatto al mio commercialista, dopo una chiacchierata sulle tasse. Perfino quattro chiacchiere con il mio commercialista riuscivano a farmi fare quelle cose da troia.

Cosa volete che vi dica? Mi piaceva un sacco fare pompini. Prendere quel piselli duri in bocca e crucciarli; forse ero proprio una troia e una cattiva persona.

-Sei molto arrapante, lo sai?- disse il ragazzo.

A giudicare dal modo di parlare doveva avere qualcosa come ventidue anni. Giovane ed incerto sul cosa dire… mi piaceva molto quella tipologia di ragazzo.

-Hai un preservativo?- chiesi, sollevando la testa dalle sue cosce.

-No, mi dispiace.

-Cazzo.

-Nel ristorante da te non te ne possono prestare uno?

-Sì… ma non posso entrare nel ristorante da cui sono uscito furtivamente per farmi una sveltita e chiedere un preservativo.

-Hai ragione. Cazzo. Dove cazzo lo troviamo un preservativo, adesso? Fanculo.

-Mi dispiace, ma se vuoi possiamo farlo anche senza.

-No, guarda non me la sento. Fanculo… dai, finisco il lavoretto.- dissi, riprendendo a succhiargli il pisello.

Era il suo giorno fortunato. Senza nemmeno aspettarselo si era beccato un pompino da una milf eccitata, con una voglia di cazzo simile alla voglia dell’eroina in un tossico.

Stavo inghiottendo quel pisello quasi come se volessi mangiarmelo e portarmene un pezzetto a casa mia, conservandolo affianco ai trucchi.

Lo sentivo pulsare nella mia bocca. Era carne viva che reagiva alle mie labbra soffocanti che avevano come unico intento quello di fargli uscire il più sperma possibile.

-Dai… cucciami tutto. Succhiamelo, succhiamelo.

Gli tappai la bocca, infilandogli una mano dentro. Non avevo voglia di sentire quelle stronzate da ragazzino, ero perfettamente consapevole di essere una troia della peggior specie, anche senza le sue affermazioni da film porno.

Avevo un costante bisogno di cazzo. Ne necessitavo per vivere meglio e più ne avevo, più ne volevo.

Quando la sua sborra calda mi arrivò in gola, mi sentii davvero appagata. Erano i complimenti più sinceri che mi si potessero fare. Quello sperma stava a significare che ero davvero brava in qualcosa. Ero una pompinara da Oscar.

Non riuscivo a smettere di crucciarlo. Era un cazzo talmente bello che non volevo proprio stancamente.

Avevo bevuto tutta la sborra e non mi decidevo a mollare la presa. Al ragazzo sembrava non dispiacere la cosa.

Ero talmente brava che non gli era nemmeno diventato moscio. Se non avessi avuto un impegno pomeridiano, forse sarei riuscita a farlo venire anche due volte consecutive con la mia bocca.

Mi sollevai e lo baciai. Era un po’ disgustato per via dell’odore della mia bocca. Lo notai e mi fece male.

Erano i soliti sensi di colpa da troia che mi trascinavo dietro come una croce.

Lo lasciai uscire dalla macchina e misi in moto, in direzione verso il centro. Non appena arrivata in città, avrei sbrigato i miei impegni e avrei comprato una confezione di preservativi per farmi scopare da qualcuno in qualche bar.



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