La ragazza facile del paese



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Da noi in paese abbiamo la fortuna di annoverare tra le nostre abitanti, Martina.
Martina è una ragazza di media bellezza, ma capace di esercitare un ascendente sessuale molto forte sugli uomini e i ragazzi.
Lei non fa distinzioni di classe o età; Martina si fa sbattere da chiunque.
Più passa il tempo e più cresce in lei la voglia di lasciarsi toccare da tutti i membri della nostra cittadina di mare.
Si era fatta pescatori, contadini, baristi, musicisti, atleti, spazzini, calciatori, studenti, professori, assessori e perfino un casellante della stazione, provocando un incidente in cui per fortuna nessuno si fece del male.
Quel giorno la incontrai fuori dal discount della nostra zona, intenta ad aspettare l’autobus.
-Mi sa che ci vorrà un bel po’ prima che ripassi. Hai perso quello di due minuti fa.- dissi, accendendo una sigaretta.
-Hai ragione.
-Se vuoi un passaggio? Te lo posso dare io.
-Davvero? Mi faresti un regalone.- sorrise, avvolta in quel suo vestito svolazzante.
Le presi le buste della spesa e le misi nel bagagliaio.
Quando salì in auto le guardai le tette con molta malizia. Dovevo per forza ottenere qualcosa da lei.
Non potevo portarla fino a casa, senza almeno un raspone di ringraziamento.
Durante il viaggio avrei voluto allungare le mia mani sulle sue gambe almeno un milione di volte, ma mi mancò sempre il coraggio.
Aveva un corpo così erotico e gravido di sesso. L’erezione che avevo, iniziava a farmi male, ma non potevo sistemarmi il cazzo davanti a lei, quindi decisi di soffrire in silenzio.
Provai a pensare a cose brutte per farmelo diventare moscio, ma non ci riuscii. Avevo a fianco a me quel corpo e quella troia dalla fama inarrestabile. Non avrei mai potuto tenere il cazzo a bada, soprattuto in quelle condizioni.
Chiacchierammo del più e del meno, fino a quando non arrivammo sotto casa sua.
-Se vuoi puoi accostare un po’ più in là.- disse lei,
-Ah, ok.- risposi, non capendone il motivo.
Parcheggiai l’auto sotto l’albero che mi aveva indicato Martina e misi il freno a mano.
La sua mano scivolò subito sopra il mio cazzo.
-Lo vuoi un bocchino?- disse lei, sputando la gomma da masticare nel posacenere.
-Beh… sì. Mi farebbe molto piacere.
Abbassò la zip dei miei pantaloni, facendo capitolare fuori il mio pene duro come il marmo.
Si chinò giù, solo dopo aver controllato che non passasse nessuno, ingoiando il mio cazzo.
Avevo pisciato poco prima all’aria aperta, senza pulirmi da nessuna parte. Mi piaceva l’idea di metterle in bocca un cazzo sporco. Mi eccitavano tutte quelle piccole elucubrazioni erotiche.
Sapeva ciucciarlo, non le si poteva dire assolutamente il contrario. Aveva una particolare attitudine al risucchio.
Mi stava facendo impazzire, partendo dal cazzo fino ad arrivare al cervello. Le infilai una mano tra le tette che spuntavano fuori dal suo vestitino svolazzante.
Era così porca che mi veniva quasi voglia di sposarla sul momento. Preferivo cento volte una troia come quella che una suoretta piena di paranoie riguardanti il sesso.
-Succhialo tutto. Da brava… ingoia tutto quanto.
Non aveva bisogno dei miei incitamenti, perché sembrava cavarsela bene anche da sola. Passò qualcuno affianco alla nostra macchina, ma fortunatamente videro solamente il mio mezzo busto vagamente impacciato, senza vedere la sua figura, impegnata com’era a costruire il mio amplesso.
Sborrai in quel palato in cui avevano sborrato un fottio di miei conoscenti, un po’ come se quello fosse un rito di passaggio o un posto in cui bisognava per forza far passare il proprio cazzo.
Stranamente non le fece piacere ricevere il mio sperma in bocca. Avrei immaginato che una ragazza come lei si sarebbe limitata ad ingoiare in religioso silenzio, invece sputò tutto in una bottiglietta d’acqua che avevo affianco al cruscotto.
Prima di uscire mi guardò negli occhi e, con fare malizioso disse -Ho un po’ di sete.
La guardai scuotere la bottiglietta, miscelando bene acqua e sperma, per poi aprirla ed iniziare a berne il contenuto.
Era la più grande troia che avessi mai incontrato e mi innamorai immediatamente con tutto me stesso.

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