La polacca ubriaca



Racconto erotico polacca ubriaca

Era la classica polacca ubriaca. La vita mi aveva insegnato che quando incontravi una polacca ubriaca, non dovevi fare altro che portarla in giro e farla ubriacare ancora di più.
Quella era e sempre sarebbe stata la strada più veloce per sfilar loro le mutande.
Ero un cattivo elemento? Certo!
Il fatto era che non avevo mai ambito a diventare una brava persona, ma semplicemente “una persona”.
-Forse ho bevuto troppo!- disse, biascicando.
-No… secondo me dovremmo farci un altro paio di bicchierini, che ne dici?
Non rispose, ma si limitò a tirar giù l’ennesimo shot della serata.
Non appena uscimmo, iniziammo a baciarci violentemente. Era carina e cominciai subito a palparle il culo e le tette.
Le polacche si sbronzavano in maniera imbarazzante e quello le rendeva facili prede per quelli come me.
Potevo sembrare un cinico e in effetti lo ero. Volevo solamente scoparmi quella troietta e svignarmela prima che si riprendesse.
La spinsi in un vicolo cieco ed iniziai a massaggiarle la figa.
-Andiamo a casa tua?- mi domandò, con l’alito che sapeva ancora d’alcol.
-Sì… ma dopo. Adesso facciamo quello che dobbiamo fare.
-Qui?
-Sì.- risposi, entrando ancora più in profondità nella sua fica.
Iniziò ad ansimare, sengno che mi stavo dirigendo nella giusta direzione per farmela in quel vicoletto.
Mi abbassai i pantaloni e me lo tirai fuori, piazzando la sua mano proprio sul mio cazzo. Ero molto ubriaco e ci volle un po’ prima che il birillo divenisse duro, ma quando successe, risultò praticamente di marmo.
-Apri le cosce.- dissi.
Ubbidì senza fiatare. Una spadata perfetta ed entrai dentro di lei. Gridò come se non fosse mai stata scopata prima in vita sua.
Probabilmente nessuno aveva mai utilizzato il suo corpo quando era così ubriaca, ma nella vita c’era sempre una prima volta per tutto. Ero molto contento di farmi quella scopata così del tutto inaspettata.
Ti aggiravi per le strade del centro e una polacca, completamente sbronza, finiva a chiederti di bere un bicchiere con lei.
Mi sentivo un boia abbracciato dal condannato.
-Ti piace, puttana?
Probabilmente non capiva molto bene il termine puttana.
Il mio cazzo continuava ad uscire da quella fica arida, in una delle classiche scopate tra ubriachi, dove nessuno sa bene dove andare a parare e si finisce semplicemente per correre verso l’amplesso, un po’ come se questo fosse una scialuppa di salvataggio.
Le sputai in bocca. Non so perché lo feci. C’erte volte un uomo doveva pur dare libero sfogo alle sue pulsioni più intime ed era sempre meglio farlo con persone che non avresti mai più rivisto in vita tua.
Era un semplice gioco d’intenti. Lei voleva che qualcuno le pagasse da bere ed io non avevo altro interesse se non quello di svuotarmi il cazzo.
Le stavo facendo male, ma lei non batteva ciglio. Aveva bisogno di un posto in cui passare la notte, forse, ed era realmente convinta che avremmo passato la notte assieme.
Era di una tenerezza quasi disarmante. Deluderla sarebbe stata la parte più interessante dell’intera serata e anche quella più eccitante.
-Fotti la mia figa. Fottila.- disse, colta da un impeto sessuale.
Non avevo bisogno che qualcuno incitasse la mia performance, perché non avevo nessuna intenzione di smettere di fottere quella figa; almeno fino a quando non sarei venuto.
Quando l’orgasmo iniziò ad avvertirmi della sua uscita, decisi che le avrei sborrato nella figa. Gestire la cosa sarebbe stato solamente un suo problema. Era lei che aveva l’utero, mica io.
Le sborrai dentro e l’abbandonai, iniziando a camminare subito dopo l’orgasmo.
Accasciandosi a terra disse -Aspettami.-, ma io ero già troppo lontano per rispondere.
Le mie palle si erano svuotate ed io potevo dirmi contento e soddisfatto.

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