La passeggiata



Passeggiata erotica

Ogni mattina da quattro anni usciva con il suo cane a spasso nel parco sotto casa. Da un paio di settimane aveva maturato una specie di ossessione per una ragazza che a giorni alterni correva in quel parco, proprio quando lui portava Dig a fare i suoi bisogni.

Quella mattina non c’era traccia della sua cotta da passeggiata ed era pronto a ritirarsi senza aver posato lo sguardo su quella ragazza che da tempo aveva catturato la sua attenzione mattutina.

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-Ciao, ma come sei bello.

Capitava molto spesso che le persone si fermassero a fare i complimenti al suo cane. Era del tutto comprensibile, visto che era un cane molto carino.

Abbassò lo sguardo e per poco non gli venne un colpo al cuore.

Era lei. la bella ragazza che ogni mattina correva lungo le stradine del parco, alimentando le sue fantasie sessuali.

-Lo vedo ogni giorno e ogni giorno vorrei fermarmi ad accarezzarlo. Oggi, finalmente l’ho fatto.

Doveva dire qualcosa d’intelligente, non poteva giocarsi così quel momento. Nella sua testa aveva immaginato le tecniche migliori, ma quando le cose capitavano di soprassalto non sapeva mai cosa fare. Non voleva risultarle un idiota.

-Volevo dire qualche cosa di non stupido, ma l’unica cosa che mi viene in mente da dire e che anche io ogni giorno in cui ti vedo, vorrei fermarmi ad accarezzarti

L’avevo detto per davvero o era tutto uno stupido sogno e mi sarei svegliato nel mio letto con un erezione imbarazzante?

-È la cosa più carina che mi sia mai stata detta. Anche la più strana, ma senza dubbio carina.

-E cosa ne dici, posso invitarti a prendere un caffè assieme a me e al mio cane?

-E se invece io ti facessi una controproposta?

-Tipo.

-Sono molto arrapata e mi andrebbe di fare una sveltina. Conosco un posto dietro quegli alberi, che ne dici?

Ok, adesso ero sicuro che tutta quella roba fosse un sogno.

-Allora, ti va?

Aveva dei pantaloni da corsa neri e un top rosa fluo, le tette più belle che avessi mai visto e anche un sedere che sembrava scolpito nel marmo.

-Ma è tipo una candid camera?

-No, sono seria.

-Ah… ok.

-Quindi andiamo?

-Sì.

-Ok, seguimi. Io comunque mi chiamo Daniela.

-Piacere, Giacomo.

Io e il mio cane la seguimmo verso un piccolo gazebo immerso nel verde degli alberi. Era un posto molto nascosto, ma per farmi una scopata con una ragazza di quel calibro, mi sarei spogliato anche in mezzo ad un centro commerciale.

Farsi guardare da un cane, era una perversione che non avevo mai avuto.

Si tolse una scarpa e un gamba del pantalone da corsa, liberando una coscia liscia e vellutata.

-Avanti, non mi vuoi scopare?

-Sì, certo.

Legai il mio cane, dopo essermi calato i pantaloni, mi gettai su Daniela. Mi venne duro in pochi secondi, toccando quelle tette grosse come meloni maturi.

La stavo stimolando con il pisello, strusciandolo sulle sue mutandine rosa. Era molto bagnata. Doveva essere una ninfomane o qualcosa del genere.

-Ma, me l’infili?- disse, baciandomi lentamente con la sua lingua umida.

Le infilai il cazzo dentro. Era il mio sogno erotico da un po’ di tempo e adesso, mi stavo scopando la mia fantasia preferita.

I nostri corpi combaciavano alla perfezione, mentre i nostri respiri sembravano sincronizzarsi ad un metronomo immaginario. Il mio cane ci guardava, incuriosito da quello che stava accadendo.

Una vecchietta passò vicino a noi.

-Continua a scoparmi.- disse Daniela.

-Ok.

Era senza dubbio una ninfomane. Qualcosa stava accadendo in noi, come se le nostre mine stessero per bruciare all’inferno, ma in maniera piacevole ed inebriante.

Daniela giunse all’orgasmo gridando e stringendomi il culo con una mano. Io continuai a scoparla, cercando di prolungarle il piacere, arrivando anche al mio.

Estrassi il mio pisello e le sborrai sulla pancia bianca. Aveva un piercing all’ombelico. Un po’ di sperma andò proprio sopra quel gadget metallico.

-Allora? Dopodomani, stessa ora?- domandò, rivestendosi senza nemmeno pulirsi.

-Certo. Mi farebbe molto piacere.

Daniela iniziò a correre, dopo avermi dato un bacio, lasciandomi lì con le braghe calate e il pisello al vento.

Faceva freddo, quindi non era un sogno.



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