La parrucchiera calda

Parrucchiera sensuale racconto erotico

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Era arrivata da circa due settimane e durante le nostre pause sigaretta avevamo legato molto, parlando di musica e viaggi.
Ci piacevano gli stessi posti e, soprattutto, amavamo gli stessi generi musicali. Non mi capitava molto spesso d’incontrare ragazze così affini al mio pensiero e quando succedeva mi sentivo vivo come quando avevo sedici anni.
Barbara era appena uscita dalla scuola per parrucchieri ed era stata assunta nel mio stesso negozio, quindi ci vedevamo praticamente tutti i giorni.
La differenza d’età si sentiva appena, solamente quando si finiva a discutere di cose strettamente legate ai nostri dati anagrafici, ma per il resto potevamo sembrare assolutamente coetanei.
Era giovane, affascinante e ben messa. Magra con delle tette abbastanza grandi, più o meno una terza.
Ogni volta che ci ritrovavamo a fianco a lavorare, finivo col buttare un occhio nella scollatura gentile che fuoriusciva prepotentemente dal suo camice da lavoro.
-Visto che abito qui vicino… che ne diresti di venire a bere qualcosa a casa mia, dopo il lavoro? Potremmo ascoltare qualche disco…- mi disse, quel pomeriggio.
Riusciva a farmelo venire duro solamente parlando. Aveva delle labbra spettacolari, perennemente abbinate a dei rossetti che s’intonavano magnificamente con la sua carnagione chiara.
Accettai immediatamente e nella pausa sigaretta cercai d’immaginare se quell’invito nascondesse in sé un sottotesto erotico.
Avrebbe potuto anche interpretare le mie attenzioni come quelle d’un eventuale amico, relegato in quel limbo in cui il sesso diventa una semplice chimera.
Forse voleva parlare con me dei suoi amanti e roba del genere, pensai. Alla fine mi convinsi che il mio fascino da uomo maturo, invece, doveva averla conquistata.
Probabilmente quella sera avrei penetrato quella sua fichetta stretta, ascoltando Dylan nel suo appartamento. Sarebbe stato perfetto.
All’ora di chiusura, dopo aver pulito e messo in ordine il negozio per il giorno dopo, ci dirigemmo verso il suo appartamento.
La casa era graziosa. Abitava coi suoi genitori, ma in quella settimana erano partiti per le vacanze.
Bevemmo un paio di bicchieri, dopodiché Barbara mi guardò intensamente, dicendo -Ma se io ti baciassi, mi giudicheresti inappropriata?
-No. Credo che giudicherei molto più inappropriato il non baciarsi.- risposi, cercando di nascondere il sorriso da adolescente che mi si stava palesando in volto.
Ci baciammo.
-Sai che sei molto bello quando ridi? Non ridi quasi mai a lavoro.
-Hai ragione. Gli anni mi hanno un po’ incattivito.
Era vero, la vita mi aveva fatto crescere in cattività e provare emozioni forti mi sembrava oramai una possibilità del tutto immaginaria. A quanto pare mi sbagliavo, perché il mio corpo stava vivendo ancora quelle emozioni che fanno sentire gli uomini vivi.
-Voglio scoparti.- sussurrò Barbara al mio orecchio.
La guardai sfilarsi le mutandine, fissandomi dritto negli occhi, senza mai distogliere lo sguardo. Pareva quasi che riuscisse a penetrare i miei pensieri, arrivando fino alla mia anima.
Rimase vestita. Adoravo i suoi vestiti.
Mi slacciò i pantaloni, mettendosi a cavalcioni su di me. Eravamo seduti su di una vecchia sedia da cucina.
Prese il mio cazzo in mano e l’accompagnò fin dentro la sua vagina. Era umida e calda, esattamente come l’avevo immaginata.
Posai una mano sul suo culetto giovane e sodo e mi sentii veramente fortunato per poter usufruire per una volta di un corpo così giovane e caldo.
La vita era una cosa stupenda, certe volte. Con una mano le abbassai il vestito e il reggiseno, iniziando a ciucciarle una di quelle sue mammelle esagerate.
Ero completamente stregato da quel suo magnifico petto. Spingevo forte dentro di lei, impegnandomi con tutto me stesso per portarla all’orgasmo.
Far venire una ragazza come quella era una gran bella conquista. Come si poteva essere tristi in un un mondo con tanta bellezza.
-Fottimi. Fottimi, collega.
Senza accorgercene avevamo iniziato a scopare con forza, lasciando che i nostri genitali facessero quasi dei rumori imbarazzanti. Il mondo aveva smesso di contare.
Desideravamo solo i nostri corpi e vivere la nostra sessualità al meglio di noi stessi.
La sedia tremava al di sotto dei nostri corpi ansimanti e carichi di quella passione che da troppo tempo avevamo represso in noi.
Venimmo all’unisono, come se lo spazio e il tempo avessero trovato la pace all’interno dei nostri corpi.
La mia sborra le andò a finire sul vestito e le sue grida andarono a colpire i miri della casa, facendo tremare le pareti di piacere.

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