La P.R.



Sexy pr

Mary sognava di fare la P.R. per quel locale dall’inizio dell’anno scolastico, quando quel club venne additato dai maggiori social network come il più cool dell’intera regione.
Avrebbe fatto carte false per entrare in quel gruppo di giovani lavoratori ammirati da tutti i suoi compagni. Il mondo del lavoro era molto attraente, al contrario del mondo scolastico che l’annoiava fino allo sfinimento.
Si era sempre considerata troppo matura per quel liceo dozzinale in cui non si faceva altro che studiare cose trite e ritrite che non le sarebbero mai servite a niente.
Aveva grandi ambizioni e per ottenerle sarebbe passata sopra chiunque, ma soprattutto, avrebbe permesso a chiunque di salirle sopra.
-A quanto pare sei veramente ostinata. Devi desiderarlo davvero tanto questo lavoro, eh ragazza?- disse Franco, il titolare del club.
-Può dirlo forte. Farei ogni cosa pur di avere questo posto… qualsiasi cosa.- sorrise ammiccante.
La sua bellezza era un’arma di seduzione di massa. Era alta, magra e con un bel seno. Il suo sguardo avrebbe potuto uccidere molti uomini.
Non si comportava come molte ragazze della sua età, sempre pronte a fingere di essere delle libertine, mentre in realtà non le si vedeva mai aprire le gambe; no, lei era una ragazza disposta a cedere il suo corpo come se non fosse nemmeno stato il suo.
Usare la fica come un vero e proprio dono del cielo era la scorciatoia migliore per ottenere un buon lavoro.
-Se io mi facessi scopare qui… sulla sua scrivania, mi darebbe il lavoro?- domandò con quello sguardo penetrante ed eccitante.
-Sei seria? Quanti anni hai?- disse l’uomo.
-Non dirmi che non sei curioso di scoparti una diciassettenne. Allora? Facciamo così, io mi metto qui.- sorrise la ragazza, mettendosi a novanta gradi, spiattellando il proprio petto sulla scrivania.
-Puoi farmi tutto quello che vuoi. Cose come alzarmi la gonna ed infilarmi quel tuo bel cazzo duro… sempre ammesso che ti serva una nuova P.R..- concluse.
Franco rimase a guardare quella ragazzina così ambiziosa da vendersi al miglior offerente solamente per un posto di lavoro che solo un’adolescente avrebbe trovato allettante. Non avrebbe mai potuto resistere ad un corpicino del genere; sarebbe stato disumano.
-Ok, ragazza! Hai appena ottenuto un nuovo lavoro. Prima, però, sarò io a lavorarmi un po’ questa fichetta stretta.
Si alzò, sollevò la gonna e le sfilò le mutandine. Era visibilmente arrapato. Quello era l’effetto che faceva a tutti gli uomini che incontrava; era praticamente impossibile non innamorarsi di lei.
Mary sentì la lingua di quell’uomo inumidirle la figa. Solitamente non si bagnava molto, quando si faceva scopare per quel genere di cose, tuttavia non le dispiaceva affatto farsi sbattere in quella maniera. Il sesso riusciva sempre ad eccitarla ad un livello psicologico.
-Hai messo il preservativo?- domandò.
-Certo, baby.- rispose l’uomo, penetrandola.
-Ah.
Le fece un po’ male. Non si poteva certamente descrivere come un amante delicato. Il suo punto forte era la grandezza del pene.
-Cazzo se è grosso!- disse la ragazza, leggermente dolorante.
-Grazie.
Era una visione celestiale. Guardare quella ragazza con le gambe a penzoloni, mentre il suo cazzo la penetrava a ripetizione lo faceva sentire un vero e proprio dio sceso in terra.
-Quanto mi piaci. Sei proprio bella. Hai un fidanzato?- chiese, scopandola con veemenza.
-Sì.
-E come si chiama?
Adorava sentirla parlare mentre la fotteva sulla sua scrivania.
-Andrea.
-Ragazzo fortunato.
Mary non rispose. Non le sembrava il caso. Stava nuovamente tradendo Andrea.
Doveva semplicemente lasciarsi scopare da quel bestione che le avrebbe dato un lavoro che tutti i suoi compagni di classe le avrebbero invidiato come non mai.
-Mi fotto la tua figa. Mi fotto la tua figa.
Era abbastanza umiliante essere scopata da dei personaggi del genere, tuttavia, quel cazzo la stava proprio facendo godere.
Ad un certo punto sentì l’uomo accasciarsi su di lei. Aveva finito.
Non era durato molto, ma quello era abbastanza normale. Nessuno durava tanto con lei, vista la sua estrema bellezza.

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