La mia migliore amica filippina

Troia filippina

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Eravamo solamente due adolescenti, quando un pomeriggio successe una cosa molto particolare.

Non ci conoscevamo da tanto, ma in poco tempo eravamo riusciti a legare come se ci fossimo conosciuti da sempre. Lei aveva passato l’infanzia in una piccola città del centro Italia, mentre io avevo sempre abitato a Cosenza.

Si trasferì nell’appartamento a fianco a quello della mia famiglia, per passare più tempo assieme alla madre che lavorava, appunto, nella mia città.

Parlava benissimo la nostra lingua, ma faticava con il dialetto. La incontrai per la prima volta quando stavo tornando da scuola. Lei se ne stava a leggere un libro, seduta davanti al portone del nostro palazzo, perché aveva dimenticato le chiavi di casa, così la invitai a passare un’oretta a casa mia, fino a quando i suoi genitori non sarebbero tornati da lavoro.

Lei accettò e da quel giorno diventammo molto amici. Io ero quello che si potrebbe a tutti gli effetti definire uno sfigato e lei, sebbene fosse di una bellezza disarmante, non era molto popolare nel quartiere. Insomma, io avevo lei e lei aveva me.

All’epoca non ero molto svelto con le donne e non sapevo bene come comportarmi. Volevo assolutamente baciare Nierva, ma quando provavo ad immaginare un modo per introdurre l’argomento mi sembrava quasi d’impazzire. Avevo la certezza matematica che prima o poi qualcuno me l’avrebbe portata via.

Così un bel giorno, affacciandomi dalla finestra della mia stanza, la vidi impegnata a baciarsi con un ragazzo del quartiere. Un vero e proprio imbecille patentato.

Lei mi vide dalla finestra e sono sicuro che capì perfettamente la situazione.

Smisi di frequentarla e per quanto risultasse difficile, vista la vicinanza delle nostre abitazioni, cercai di evitarla in tutti i modi.

Ogni volta chi mi capitava davanti, quando facevo le scale, la ignoravo o le lanciavo un freddissimo -Cià…-, continuando dritto per la mia strada, una strada che non centrava assolutamente niente con lei.

Un giorno, mentre stavo comprando un libro in libreria, sentii delle mani ghiacciate posarmisi sugli occhi.

-Chi è?- domandai, gentilmente.

Non avrei mai indovinato. Mi girai e scoprii con mio grande stupore che era lei, Nierva.

-Cosa vuoi?

-Voglio capire perché mi stai evitando? È per via di quel ragazzo che ho baciato?

-Mica stiamo assieme, Nierva… tu puoi fare il cazzo che ti pare.

-Lo so che posso fare il cazzo che mi pare… e che soprattutto posso baciare chi mi pare e piace.

-Bene.

-Bene. Allora perché mi stai trattando così, facendomi sentire una merda?

-Senti, non mi rompere.

-Perché non ti sei mai fatto avanti?

-Cosa?

-Ti piaccio?

-Ma che cazzo vuol dire?

Nierva mi bacio, così, senza preavviso, nel bel mezzo della libreria del centro. Vi giuro che ci rimasi di pietra.

-Vieni con me.- disse, prendendomi per una mano.

-Dove mi stai portando?

-In bagno.

Non ci parlavamo da più due settimane e adesso, di punto e in bianco mi stava trascinando nel bagno di una libreria. Da non crederci.

Entrammo in bagno, ricordo che pensai che era molto strano vedere una ragazza nel bagno degli uomini, ma fortunatamente non ebbi molto tempo per pensare.

Entrammo dentro una cabina bagno e Nierva chiuse la porta a chiava ed iniziò a slacciarmi la cintura.

Stava succedendo tutto in maniera così strana e veloce, come se non ci fosse un senso vero e proprio in quello che stavamo facendo in quel momento.

Nierva mi infilò una mano nelle mutande, iniziando a toccarmi il cazzo. Aveva le mani fredde e se mi sforzo molto bene, riesco perfino a ricordare la sensazione del freddo sul mio uccello, mentre stava per inturgidirsi.

-Cosa sta succedendo?- chiesi.

-Voglio farti una sega.

-Ok.

Nierva mi baciò. Fu un bacio differente da quello che mi aveva rubato poco prima, questo aveva qualcosa di molto intenso e passionale. Era il primo bacio veramente sensuale che avessi dato ad una ragazza.

Senza nemmeno accorgermene, iniziai a toccarle il piccolo e acerbo seno, sotto la maglietta etnica che indossava, facendomi strada sotto la tracolla della borsa che portava sempre con sé.

Non mi avevano mai fatto una sega. Nierva posò la sua fronte sulla mia, chiudendo gli occhi. Io non chiusi i miei, perché volevo vedere la sua mano mentre mi masturbava.

È strano da dire, ma la sua mano e il mio cazzo stavano molto bene vicini. Era una cosa che mi piaceva guardare.

Accarezzai Nierva, dandole un bacio molto lungo che si concluse quando le sborrai sulla maglietta.

-Scusa… ti ho sporcato la maglietta.

-Tranquillo, volevo che si sporcasse.

Aveva ancora il mio pisello tra le mani ed io mi sentivo strano. ero sicuro di amarla come non avrei mai amato nessun’altra in vita mia, sebbene non fossi proprio sicuro di poter definire quel sentimento adolescenziale come vero e proprio amore.

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